Al-Aswani ‘Ala - Chicago

Sdrucciola Luglio 18th, 2008

Al-Aswani ‘Ala deve avere un debole per la polvere: quella della sua patria, l’Egitto, quella portata dal vento nella città americana che dà il titolo a questo romanzo, ma anche quella che siamo e che torneremo ad essere, come mostrano efficacemente le vicende dei suoi personaggi.

Dottorandi egiziani in cerca di un’occasione, americani stanchi di essere contro, uomini e donne che cercano disperatamente di “farcela”, che questo significhi avere successo o semplicemente sopravvivere alla propria cultura.

Ogni individuo è un mondo, una microstoria che si intreccia con vicende piccole e grandi che finiscono inesorabilmente per stritolarlo. Come in Palazzo Yacoubian , non c’è modo di sfuggire al proprio destino, colpevoli e innocenti sono piegati alla stessa logica che punisce ogni aspirazione.
Ma lo sguardo di Al-Aswani ‘Ala non è semplicemente cinico, c’è un voler bene a questi personaggi, come se anche lui sperasse che forse, in fondo, non tutto fosse perduto.

E forse la speranza c’è davvero, anche se non è mai detta: che i singoli si emancipino dai loro destini facendoli convergere e guardandoli dall’alto intessere le loro trame.
O forse la speranza è solo in chi legge…

Al-Aswani ‘Ala, Chicago, Feltrinelli, 17,50 €
Foto: Naked_eyes

Nota a margine di un romanzo – La diceria dell’untore

Jomarch Luglio 14th, 2008

Lo immagino a misurar virgole con ferri sconosciuti e rabboccare pipe con polpastrelli al dolce soffio di mandarino. C’è questa specie di figura vivida che viene fuori dalle pagine. Sarà la prosa cesellata finemente, parola per parola, in un azzardo costante… che ne so, macchia.
Ciascun personaggio ha la stessa lingua, infetta e moribonda, librata in aria, e ancora, arricciata e cadenzata, Marta come il Gran Magro.
“Ascoltami aggiunse, con una torva solennità, e ricordati. Io sola sono vera e sarò vera finché vivo. Voi, gli altri, siete appena barlumi e finzioni che sento respirare e parlare al mio fianco. E la storia non riguarda che voi, io non so cosa vuol dire. Capiscimi: nei miliardi di secoli passati e futuri io non so trovare evento più importante della mia morte. E tutte le carneficine e derive di continenti e scoppi di stelle sono soltanto canzonetta e commedia, al confronto di questo minuscolo e irrepetibile cataclisma, la morte di Marta. Cosa non farei per ritardarlo d un attimo. La puttana, la spia, l’aguzzina. E chissà che non l’abbia già fatto.”
Ecco, allora arriva questa improvvisa necessità: staccare una ad una le pagine e divorarle, mangiarle, ingoiarle, tale è il desiderio di possesso e l’incanto.
Mi prende d’un entusiasmo infantile ad immergermi in questo metronomo linguistico, di una musica che non so dire, ma che si attaglia perfettamente alla luce che entra dalla mia finestra.
Ed è pulviscolo al sole, così come un malandato in una campagna secca di Sicilia.
Tosse e umido, parole lippose e calde senza nessuna fretta della meta.
Sospese come una prognosi, perfettamente intrecciate come un’anamnesi, con quel po’ d’amore, o meglio incantesimo, incassato qua e là, che serve a far scivolare meglio l’anima tra terra arsa e crepitii di morti.
Sì, di “giovinezze cariate” nel corpo, di stanchezza dell’attesa, di ultimi scampoli di carezze e idee, è fatto di questo e di incedere eterno.
Pieno di orizzonti e di lunghissime pennellate, come un meriggio estivo ammirato all’ombra di pergolati. Una lingua umida di anima, gonfia, che tracima e nello stesso tempo affluisce in storia.

“E questo era bello: andarsene così a spasso con passi d’aria per montagne e pianure, clandestini senza biglietto, contrabbandieri di vita. Almeno finché la babilonia della luce non fosse tornata a proclamare sui tetti, per chi se ne stava dimenticando, che un altro giorno ci aspettava dietro l’angolo, con la sua razione infallibile di dileggio e di pena. E sarebbe stato un giorno di meno, uno dei pochi rimasti”.

Benvenuta JoMarch

Sdrucciola Luglio 10th, 2008

Siamo felici di dare il benvenuto a una nuova Sottotoma: JoMarch, una fanciulla il cui stile vi catturerà.
Mentre lei si presenta nel chi siamo, noi aspettiamo la sua prima recensione con molta impazienza

Max Brooks - Manuale per sopravvivere agli zombi

Sdrucciola Luglio 6th, 2008

zombieLasciate un attimo da parte il titolo. Lasciate da parte il nome dell’autore (sì, è proprio il figlio di Mel Brooks). Insomma, mettete da parte ogni pregiudizio perché questo libro potrebbe salvarvi davvero la vita!

Forse non ci avete mai pensato, ma sapreste di progettare su due piedi una difesa della vostra dimora che vi permettesse di resistere a un lungo assedio? E se la vostra comunità fosse minacciata in modo così terribile da costringervi a rifugiarvi in una sperduta località montana, sapreste organizzare e gestire le risorse a vostra disposizione?

Questo testo spiega in modo dettagliato, semplice e soprattutto serissimo, come reagire a questi e altri accadimenti senza lasciarci le penne.
Il talento di Max Brooks è esattamente nel rendere pienamente plausibile ogni dettaglio, riprendendo il linguaggio e lo stile dei tanti manuali pratici sfornati dall’editoria americana.

Certo, capiterà anche a voi di leggere d’un fiato i capitoli dedicati ai migliori veicoli di fuga, trovarvi numerosi utilissimi suggerimenti e sobbalzare lievemente sulla sedia quando si specifica che no, i mezzi a motore non sono il massimo perché attirano i non morti, oppure sì, un paio di tappi per le orecchie sono indispensabili perché il loro lamento è davvero molto fastidioso.

In appendice non manca una lunga e documentata rassegna dei più efferati attacchi di zombie dall’antichità a oggi, a chiaro scopo esemplificativo di cosa è opportuno evitare se non si vuole diventare il prossimo pasto del vicino di casa passato a non vita.

Buona lettura e ricordate: nessun mitra può sostituire un bel colpo di ascia alla base del collo!

Un doveroso grazie a Kaneda per la segnalazione

Max Brooks, Manuale per sopravvivere agli zombi, Einaudi, 14,50€

Foto: Drunken Monkey

Roberto Saviano/Matteo Garrone – Gomorra

Dottor Carlo Giugno 26th, 2008

Locandina Gomorra Gomorra è un libro sul potere.
Stabilire se si tratti di un romanzo o di altro è una “questione di lana caprina”, come del tutto condivisibilmente affermato da Wu Ming 1, che usa per esso l’espressione “oggetto narrativo non identificato” (”indifferentemente narrativa, saggistica e altro: prosa poetica che è giornalismo che è memoriale che è romanzo”).

Non costituisce un “semplice” (in accezione non limitativa) reportage sulla camorra e sugli eventi che hanno coinvolto Napoli, il casertano e in generale la Campania specie negli ultimi 15 anni, sebbene ovviamente sia anche questo, e gran parte della sua strutturazione ricordi per l’appunto una puntata di Report.
Ma da un lato i continui riferimenti all’organizzazione camorristica, al “Sistema” [cit.], come metafora esemplare del capitalismo corrotto (una similitudine frequente, che percorre, e si ripresenta in, quasi tutti i vari episodi*), e d’altro canto la rivendicazione teoretica e di poetica della “parola” quale unico e potente strumento per contrastarla (attribuzione attuata per mezzo di un linguaggio materico, con parole che si vogliono fare avvicinare al grado zero; e ribadita da un esplicito richiamo testuale a Pasolini, la cui importanza centrale è determinata dal fatto che costituisce una lunga dichiarazione dell’io narrante/narratore, il momento più esteso in cui compare direttamente), contribuiscono in maniera secondo me fondamentale a porre la soggettività romanzesca di Saviano, il cui unico punto debole mi sembra un inutile andare, a tratti, sopra le righe, un calcare la mano che svela la propria artificiosità.

Il film è liberamente tratto da alcune delle storie del libro.
Mentre questo possiede la precisione della forza documentaria, inappuntabile, indiscutibile, Garrone sceglie una maggiore evocatività, procede per passaggi allusivi, che a volte rasentano, in sé, l’incomprensibilità (come nella scena dell’asta per le sartorie).
Punta più decisamente sulla potenza delle immagini, segue con minore distanza analitica i personaggi, si confonde tra loro e le loro parlate dialettali nei panni di una camera a mano che tuttavia quando occorre sa tramutarsi, staccarsi in piani sequenza, campi lunghi e panoramiche.
Ma questa maniera di girare, pure affermando con decisione la presenza autoriale (e poetica), risulta in ogni caso messa al servizio della “gomorrità”, sceglie in sostanza un’altra strada per rendere lo stesso massimamente vivido il soggetto trattato.

Siamo dunque in presenza di due opere piuttosto differenti, per quanto palesemente basate sulla medesima traccia.
Due declinazioni dello stesso tema, che andrebbero fruite insieme per un disegno generale, ma a una certa distanza (anche temporale) l’una dall’altra per cogliere appieno la forza e l’artisticità di due grandi autori.

*Nel film questi riferimenti metaforici al Sistema sembrano mancare, trovandosi unicamente in brevi e ficcanti accenni/battute (assegnati al personaggio interpretato da Servillo, nel cui episodio compare non a caso, come coprotagonista, la figura incarnazione del narratore/cosceneggiatore Saviano).

Roberto Saviano, Gomorra, Mondadori, 2006, 15,50 €

Matteo Garrone, Gomorra, Italia, 2008

Paladipendenti a rapporto, arriva Snuff

Sdrucciola Maggio 6th, 2008

Nel gruppo anobii dedicato a Palahniuk Derf segnala che il 20 maggio uscirà negli Stati Uniti Snuff, e che il libro è già prenotabile su amazon. Suggerisco ai palafuffdipendenti il barbatrucco dell’ordine su amazon.co.uk dove stando bene accorti è possibile recuperare l’edizione con copertina originale (quella inglese è terribile) da uno dei rivenditori, risparmiando qualcosa sulle spede di spedizione.

Tanto per darvi un’idea, se non bastasse il titolo, il promo recita:

Six hundred dudes
One porn queen
A world record for the ages

Inizia il conto alla rovescia…

adv.jpgAggiornamento: le perverse leggi del web advertising colpiscono anche il sito ufficiale di Palaciuk. Oltre al banner notevole anche il rettangolo (sempre dedicato a Virgola, mentre scrivo) abbinato a un post sui Fight club

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Henning Mankell - Scarpe italiane

Sdrucciola Aprile 30th, 2008

scarpe_italiane.jpgPrima cosa: dimenticatevi di Wallander. Non c’è, non è mai esistito, non ha diritto di cittadinanza in questa storia.

Mi ricordai che talvolta mi diceva che la vita assomiglia al rapporto che le persone hanno con le proprie scarpe. Non si può sperare o convincersi che vadano bene. Le scarpe strette appartengono alla realtà.

Dodici anni su un’isola deserta tra i ghiacci svedesi per dimenticare un tragico errore non bastano a farsi dimenticare dalla vita, che ripiomba su Fredrik Welin nei panni di una donna del passato. Gli errori si pagano, ma la scelta di sprofondare la propria anima nel ghiaccio può essere riscattata. Anche da chi, fino alla fine, ha da offrire solo le proprie debolezze.

In questo libro c’è molto dolore e molto amore, equamente distribuiti con parole essenziali messe in bocca a personaggi che tacciono più di quanto dicano e riescono ciò nonostante a farsi capire benissimo.

Henning Mankell, Scarpe italiane, Marsilio, € 18
Foto: Steffe

Rocco Tanica - Scritti scelti male

Sdrucciola Aprile 27th, 2008

Dato che chi passa di qui poi si lamenta della piega depressiva delle ultime letture, un consiglio in linea con l’arrivo della luce e della primavera.

Tre buoni motivi per leggerlo:
1) a differenza dei libri di McCarthy non fa venire voglia di partire a cavallo per la prateria per farsi ammazzare sulla frontiera mentre si cerca qualcosa che tanto non c’è
2) ci trovate davvero di tutto (e non tutto è allo stesso livello), ma gli “articoli rifiutati da Rolling Stone” sono davvero esilaranti e il linguaggio ombelicistico-epico degli originali è centrato in pieno
3) pesa poco ed entra in borsetta, in più le comode fascette risparmiano l’uso del segnalibro

Un buon motivo per tenerlo sullo scaffale: la copertina

Rocco Tanica, Scritti scelti male, Bompiani 14 €

Eileen Favorite - Il bosco delle storie perdute

Sdrucciola Aprile 20th, 2008

favorite.jpgSe doveste preparare un tè per Emma Bovary sapreste resistere alla tentazione di convincerla a lasciar perdere Rodolphe e trovarsi un’occupazione?
Se Anna Karenina vi chiedesse la marmellata riuscireste a non suggerirle di tenersi lontana dai binari?

Anne-Marie e Penny, madre e figlia, sono le proprietarie di un bed&breakfast davvero singolare. Perché le ospiti più frequenti sono le eroine in temporanea fuga dalle loro tormentatissime storie e per Penny, quindicenne, non è sempre facile rispettare la regola e non interferire.

Per fortuna le eroine non ascoltano molto, più che altro spiluccano con aria drammatica il cibo in circolazione, versano fiumi di lacrime e dormono moltissimo.

La trovata di Eileen Favorite ha i suoi risvolti leggeri, ma non lasciatevi ingannare, non siamo dalle parti spensierate di Jasper FForde.
I tormenti de Il bosco delle storie perdute non sono solo quelli delle eroine dei romanzi ma delle donne reali che lo abitano, perse a loro volta nell’espiazione del passato (Anne-Marie) e nella conquista della propria identità (Penny).

Eileen Favorite non gestisce al meglio il passaggio tra registri e punti di vista; molti passaggi, compresa la fine, galleggiano privi di un’intenzione.
La lettura resta piacevole e i ritratti delle eroine così come i capitoli dedicati alle ragazze interrotte la suggeriscono.

Eileen Favorite, Il bosco delle storie perdute, Elliot, 17,50 €
Foto: Consumerfriendly

5° Concorso letterario bookcrosser

Sdrucciola Aprile 17th, 2008

Per i lettori/scrittori ansiosi di cimentarsi con un breve racconto sul tema “1908-2008 Cent’anni di donne” segnalo che ha appena preso il via il quinto concorso letterario legato al bookcrossing.

Per partecipare basta avere un account su bookcrossing.com, qui trovate il bando e tutte le info

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