Varie


I cani e i lupi è una storia di esilio e di amore.
Ada e Harry si cercano e si amano attraverso il tempo e le convenzioni sociali che li separano. Subendo e a tratti scegliendo un esilio dalla loro patria e dai loro sentimenti profondi, schiacciati in un mondo in cui non esistono vie di mezzo tra salvezza e perdizione.

Lo stesso esilio sperimentato dall’autrice.
Ebrea di origine ucraina, Irène Némirovsky (1903-1942) conosce in vita un discreto successo come autrice di romanzi e racconti pubblicati nella sua patria adottiva, la Francia.
Poi  arriva la guerra, e Irène, pur essendo agnostica, si converte al cattolicesimo per salvare la famiglia. Continua a pubblicare sotto pseudonimo su riviste di sinistra e soprattutto di destra. Invoca la cittadinanza francesce, sostenuta da autorevoli testimonianze.

Ma tutto questo non la salva da Auschwitz. Le sue opere inedite saranno salvate invece dalla figlia Denise, che nel 2004 vede ricompensati i suoi sforzi dalla consegna a Suite francese del premio Renaoudot. Un evento inconsueto, per un’opera postuma, che apre le porte alla riscoperta dell’autrice.

La malinconia russa mischiata alla nostalgia ebraica, lo spirito frizzante e mobile di Parigi tra le due guerre, il destino personale di un’autrice dimenticata… tutto si mescola e complotta a rendere I cani e i lupi uno di quei romanzi che bussano insieme alla fantasia e alla coscienza, risvegliandole.

È  così facile sparire in questa città, quando nessuno si cura di te… Perché lui non verrà a cercarmi. E proprio questo che mi rende disperata.
Mi ama, ma non verrà a cercarmi. È come quando hai la sincera intenzione di ucciderti, eppure, se ti levano l’arma, lasci fare senza opporre resistenza, perché in fondo hai paura della morte… E io, per lui, rappresento uno strappo, una seconda nascita, o una morte.

Irène Némirovsky, I cani e i lupi, Adelphi, 18,50€
Foto: sito ufficiale di Irène Némirovsky

Quando tutto sembra complicarsi, quando ci si sente in un vortice che risucchia e spazza via ogni cosa, quello è il momento giusto per leggere della signora Precious Ramotswe.

Fondatrice della Lady’s Detective Agency N.1 di Gaborone, la signora Ramotswe ha poche semplici regole che hanno tutte a che fare con la morale tradizionale del Botswana. Rispettare gli altri, essere sinceri e sollevare ogni tanto lo sguardo a contemplare il cielo azzurro bevendo un buon tè rosso, tanto per cominciare.

I casi che affronta con la fida assistente, la signorina Makutsi, sono semplici. Ma la mettono in contatto ogni giorno con una variegata umanità, permettendole di gettare uno sguardo benevolo sulle debolezze umane e al lettore, attraverso lei, di prendere un respiro lento e pacifico come il vento caldo che soffia dal Kahalari.

In questo vento vengono trasportate speranze e sogni di felicità, che siano un paio di scarpe azzurre o una poltrona comoda, sono lì a portata di mano per essere colte. E pazienza se le scarpe sono troppo strette e la poltrona è di cattivo gusto. La signora Precious Ramotswe e la sua “corporatura tradizionale” che sfugge ogni dieta hanno visto troppo per giudicare.

Alexander McCall Smith, Scarpe azzurre e felicità, Guanda, 14,50 €

Foto: Mario Rubio


Lasciamo da parte le previsioni sul futuro della carta e dell’ebook come possibile/improbabile sostituto del libro.
Diciamo solo che siete in metropolitana, o in coda alle poste, e proprio oggi avete dimenticato a casa il libro che stavate leggendo o magari siete a metà di un tomone intrasportabile che è rimasto sul comodino.

Se venite presi da una potente crisi di astinenza da lettura e avete la fortuna di possedere un iPhone o iPdod touch avete un’alternativa a fissarvi le punte delle scarpe: Stanza.

Si tratta di una delle apps (applicazioni) che potete scaricare gratuitamente dall’apps store e grazie alla quale avrete accesso a un’intera libreria digitale.
Al momento sono disponibili testi in inglese, francese, tedesco e spagnolo (pochini questi ultimi)  ricercabili per autore, epoca o popolarità. Una volta scaricato il libro, operazione che porta via pochi secondi, potete iniziare a leggere.

Configurando l’applicazione in base alle vostre preferenze potete definire l’aspetto del testo e minimizzare il fastidio della lettura a schermo o quantomeno scegliere il fastidio che vi è più congeniale.
Tutte le operzioni di download avvengono via wi fi, ovvio quindi che conviene scaricare un po’ di libri da tenere a disposizione.

I testi spaziano tra i grandi classici della letteratura e al di là delle ovvie motivazioni legate ai diritti direi che si tratta d una selezione funzionale al mezzo. Perché magari qualcuno storcerà il naso per il supporto ma  per molti si tratta esattamente dei libri che  “nonhotempodirileggere”, “midimenticosempre” e “hovistosoloilfilmchevergogna”.

Ho questa maledetta ostinazione di amare i libri che parlano di libri. Così ho tirato giù tutto d’un fiato Hrabal rosicchiando un fruttino di marzapane per circa 88 pagine. “Perchè io sono un po’ uno spaccone dell’infinito e dell’eternità e l’Infinito e l’Eternità forse hanno un debole per le persone come me”.
Ho sempre questa maledetta predilizione per i libri dolenti ed emotivi e poi nello stesso tempo asciutti, quasi crudeli, in questo caso carnali.
Allora, oggi è sabato, rosicchio un fruttino di marzapane, il cielo è proprio azzurro azzurro e c’è Vivaldi nell’aria, tra le mani carta.
Già, perchè la materia ultima di questo libro è la carta, uguale alla materia prima, poi a plasmarla il fuoco intellettuale che nasce dalla stessa carta. 35 anni di pressa e birra e Praga. 35 anni e quintali di libri salvati dal macero che pesano sulla testa di Hanta, portati a casa in un’ispirazione subliminare, contro la propria volontà .
“Così adesso presso in quella mia pressa meccanica carta vecchia, nel cuore di ogni pacco inserisco un libro aperto di un filosofo classico”.
Una solitudine troppo rumorosa, fitta di vociare, chè i libri non smettono mai parole, poi suggestioni di un ubriaco, ubriaco di classici dimenticati, alcool, e bottoni da pigiare, zingari e Kant, surmolotti, fogne, carta putrescente o insanguinata, resti di macellerie. Tutto intorno una “luce ricciolina” che viene da un forno di ghisa spaccato e travi che scricchiolano per il peso di libri.
Una scrittura minuta che sembra quasi nata alla luce di una candela. La carta “corrente”, eco della vita che scorre quotidianamente, libri, storia di quella vita. Tutto in punta di piedi, pudico e sottovoce. Tutto per cercare di salvare qualche frasetta-caramella da succhiare in solitudine.
Hanta è così, il sogno, l’archetipo dell’operaio che trova nella sua “meccanica” il luogo delle idee, un’appendice spirituale, a volte mistica, alla routine lavorativa. Hanta si trova sullo spartiacque, sotto quella trave su cui preme quell’altro lavoro e sotto cui sente scricchiolii continui, fin quando quella trave non potrà  che cedere.

Vedere un libro che ti è piaciuto in cima alle classifiche dà un certo brivido di entusiasmo, che magari si vorrebbe provare più spesso tanto per avere fiducia nel proprio destino di lettore.

Se poi qualcuno come Bernardo Valli su Repubblica ci scrive su un bell’articolo che dice più o meno tutto quello che ha senso dire a chi non l’ha ancora letto, resta poco da aggiungere.

gregory roberts

“Ho impiegato molto tempo e ho girato quasi tutto il mondo per imparare quello che so dell’amore, del destino, e delle scelte che si fanno nella vita. Per capire l’essenziale però, mi è bastato un istante, mentre mi torturavano legato a un muro. Tra le urla silenziose che mi squarciavano la mente riuscì a comprendere che nonostante i ceppi e la devastazione del mio corpo ero ancora libero: libero di odiare gli uomini che mi stavano torturando oppure di perdonarli. Non sembra granché, me ne rendo conto.
Ma quando non hai altro (…) una libertà del genere rappresenta un universo sconfinato di possibilità. E la scelta che fai, odio o perdono, può diventare la storia della tua vita”

Il signore che ha scritto questo meraviglioso incipit e che vedete ritatto al centro della foto ha deciso di raccontare in Shantaram un pezzo della sua incredibile storia, quella che non inizia ai tempi dell’eroina e delle rapine, in Australia, ma nell’India in cui ripara dopo l’evasione dal carcere.

Un’avventura tra chi è miserabile perché il fato lo ha fatto nascere in uno slum e chi lo diventa tradendo amici e amanti per il denaro che soffoca ogni residua dignità.

Gregory Roberts non è solo uno spettatore di ciò che racconta, è lo specchio dei volti che incontra e che deforma con le sue reazioni spostando di continuo il confine tra il bene e il male. Regalando onore ai peggiori criminali che lo accolgono come un figlio, riaccendendo qualcosa che somiglia all’amore, e forse lo è, in chi non crede in nulla.

Un libro intenso, da leggere con la calma estiva, senza sentirsi troppo in colpa se si salta qualche pagina e senza scomporsi troppo per le cadute retoriche e qualche frase troppo limata. La sua autenticità è nei suoi vizi quanto nelle sue virtù.

Gregory David Roberts, Shantaram, Neri Pozza, 23 €

Foto: Stéphane Gautronneau

“Prima o poi gli umani si estingueranno. Tutto si estingue, almeno finora. È come la morte: non c’è ragione di pensare che noi siamo diversi. Ma la vita continuerà. Forse dapprima sarà solo vita microbica. Magari in giro ci saranno solo centopiedi. Poi la vita andrà sempre migliorando, con o senza di noi.”

L’esercizio di immaginazione di Alan Weisman è un lungo viaggio che attraversa il cosmo e le ere geologiche misurando l’effetto che la comparsa dei bipedi “intelligenti” ha avuto sul pianeta.

Un percorso che non lascia molte speranze a chi ancora crede le molteplici devastazioni perpetrate sull’ambiente dalla smodata crescita della razza umana siano riparabili e correggibili con una manciata di buoni consigli.

L’effetto immediato di questo libro, se superate le divagazioni un po’ tecniche su flora e chimica, è farci sentire quel che siamo: un minuscolo fastidioso foruncolo sul sedere della Terra che si è allargato a infettarne corpo e polomoni.

Ma anche cogliere e apprezzare l’infinita vastità delle forme di vita altre che con noi convivono e che ci sopravviveranno. Un giorno, in forza di una catastrofe e o di un virus che ci leverà di mezzo, saranno libere di riprendersi quel che rimane.

E se un giorno davvero un’intelligenza aliena avrà la sventurata idea di scendere su questo pianeta, speriamo non abbia la sfortuna di incappare in uno dei depositi dove pensiamo di archiviare i nostri rifiuti: spazzature nucleari e chimiche dissolvibili in migliaia di anni.

Una libro per riflettere anche sotto l’ombrellone, che si tiene tutto sommato lontano dalle prediche moraleggianti per dispiegare semplicemente il quadro di quel che abbiamo fatto e quel che lasceremo.

Alan Weisman, Il mondo senza di noi, Einaudi, 14,50 €
Foto: Azrainman

TostoiniPer tutti i fan della tartartista preferita da Sottotomo: su Etsy sono finalmente in vendita le magliette con il mitico Alphonse, la borsa, le spillette, gli specchietti da borsa, gli anelli e le nuovissime t shirt di gatto acido!

Aspettiamo i segnalibri;-)

Al-Aswani ‘Ala deve avere un debole per la polvere: quella della sua patria, l’Egitto, quella portata dal vento nella città americana che dà il titolo a questo romanzo, ma anche quella che siamo e che torneremo ad essere, come mostrano efficacemente le vicende dei suoi personaggi.

Dottorandi egiziani in cerca di un’occasione, americani stanchi di essere contro, uomini e donne che cercano disperatamente di “farcela”, che questo significhi avere successo o semplicemente sopravvivere alla propria cultura.

Ogni individuo è un mondo, una microstoria che si intreccia con vicende piccole e grandi che finiscono inesorabilmente per stritolarlo. Come in Palazzo Yacoubian , non c’è modo di sfuggire al proprio destino, colpevoli e innocenti sono piegati alla stessa logica che punisce ogni aspirazione.
Ma lo sguardo di Al-Aswani ‘Ala non è semplicemente cinico, c’è un voler bene a questi personaggi, come se anche lui sperasse che forse, in fondo, non tutto fosse perduto.

E forse la speranza c’è davvero, anche se non è mai detta: che i singoli si emancipino dai loro destini facendoli convergere e guardandoli dall’alto intessere le loro trame.
O forse la speranza è solo in chi legge…

Al-Aswani ‘Ala, Chicago, Feltrinelli, 17,50 €
Foto: Naked_eyes

Siamo felici di dare il benvenuto a una nuova Sottotoma: JoMarch, una fanciulla il cui stile vi catturerà.
Mentre lei si presenta nel chi siamo, noi aspettiamo la sua prima recensione con molta impazienza

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