Salvavita


Quando tutto sembra complicarsi, quando ci si sente in un vortice che risucchia e spazza via ogni cosa, quello è il momento giusto per leggere della signora Precious Ramotswe.

Fondatrice della Lady’s Detective Agency N.1 di Gaborone, la signora Ramotswe ha poche semplici regole che hanno tutte a che fare con la morale tradizionale del Botswana. Rispettare gli altri, essere sinceri e sollevare ogni tanto lo sguardo a contemplare il cielo azzurro bevendo un buon tè rosso, tanto per cominciare.

I casi che affronta con la fida assistente, la signorina Makutsi, sono semplici. Ma la mettono in contatto ogni giorno con una variegata umanità, permettendole di gettare uno sguardo benevolo sulle debolezze umane e al lettore, attraverso lei, di prendere un respiro lento e pacifico come il vento caldo che soffia dal Kahalari.

In questo vento vengono trasportate speranze e sogni di felicità, che siano un paio di scarpe azzurre o una poltrona comoda, sono lì a portata di mano per essere colte. E pazienza se le scarpe sono troppo strette e la poltrona è di cattivo gusto. La signora Precious Ramotswe e la sua “corporatura tradizionale” che sfugge ogni dieta hanno visto troppo per giudicare.

Alexander McCall Smith, Scarpe azzurre e felicità, Guanda, 14,50 €

Foto: Mario Rubio

Purtroppo o per fortuna, così come si dice spesso, questo libro ti lacera il cervello e ti si infila un reticolo di ricordi e una serie di ansiogene identificazioni a cui tu, anche con tutte le avvertenze del caso e ben sapendo cosa iniziavi a leggere prima di leggere, non sei comunque preparato. E ansimi e sbatti e sbotti contro il tuo dannato Super_Io che mica lo sapevi che era così strutturato e sospiri e credi e bevi ogni singola parola, ogni associazione di idee, ogni virgola mancata fino ad un lontano capoverso da cui riemergi intontito e incredulo.
Capita dunque che l’incoscio viva e faccia proseliti tra le tue cellule tutte, più di quanto potessi immaginare. Già!
Così deduco che senza Freud, il catechismo e la nutella forse sarei stata meno incazzata…

zombieLasciate un attimo da parte il titolo. Lasciate da parte il nome dell’autore (sì, è proprio il figlio di Mel Brooks). Insomma, mettete da parte ogni pregiudizio perché questo libro potrebbe salvarvi davvero la vita!

Forse non ci avete mai pensato, ma sapreste di progettare su due piedi una difesa della vostra dimora che vi permettesse di resistere a un lungo assedio? E se la vostra comunità fosse minacciata in modo così terribile da costringervi a rifugiarvi in una sperduta località montana, sapreste organizzare e gestire le risorse a vostra disposizione?

Questo testo spiega in modo dettagliato, semplice e soprattutto serissimo, come reagire a questi e altri accadimenti senza lasciarci le penne.
Il talento di Max Brooks è esattamente nel rendere pienamente plausibile ogni dettaglio, riprendendo il linguaggio e lo stile dei tanti manuali pratici sfornati dall’editoria americana.

Certo, capiterà anche a voi di leggere d’un fiato i capitoli dedicati ai migliori veicoli di fuga, trovarvi numerosi utilissimi suggerimenti e sobbalzare lievemente sulla sedia quando si specifica che no, i mezzi a motore non sono il massimo perché attirano i non morti, oppure sì, un paio di tappi per le orecchie sono indispensabili perché il loro lamento è davvero molto fastidioso.

In appendice non manca una lunga e documentata rassegna dei più efferati attacchi di zombie dall’antichità a oggi, a chiaro scopo esemplificativo di cosa è opportuno evitare se non si vuole diventare il prossimo pasto del vicino di casa passato a non vita.

Buona lettura e ricordate: nessun mitra può sostituire un bel colpo di ascia alla base del collo!

Un doveroso grazie a Kaneda per la segnalazione

Max Brooks, Manuale per sopravvivere agli zombi, Einaudi, 14,50€

Foto: Drunken Monkey

Dato che chi passa di qui poi si lamenta della piega depressiva delle ultime letture, un consiglio in linea con l’arrivo della luce e della primavera.

Tre buoni motivi per leggerlo:
1) a differenza dei libri di McCarthy non fa venire voglia di partire a cavallo per la prateria per farsi ammazzare sulla frontiera mentre si cerca qualcosa che tanto non c’è
2) ci trovate davvero di tutto (e non tutto è allo stesso livello), ma gli “articoli rifiutati da Rolling Stone” sono davvero esilaranti e il linguaggio ombelicistico-epico degli originali è centrato in pieno
3) pesa poco ed entra in borsetta, in più le comode fascette risparmiano l’uso del segnalibro

Un buon motivo per tenerlo sullo scaffale: la copertina

Rocco Tanica, Scritti scelti male, Bompiani 14 €

cirox_eden.jpgNon quello di Mattatoio n.5.
Non quello che è stato prigioniero a Dresda durante la Seconda guerra mondiale.
Non quello che ci ha lasciato quasi un anno fa, probabilmente per Trafalmadore.

Non Kurt, ma Mark, suo figlio.

Mark che ha mollato tutto (anche lui, non si esce dal filone) per fondare una comune nella British Columbia e a un certo punto è semplicemente impazzito.

Non nel modo carino in cui pensiamo che impazzirebbe un hippie, ma come tutti quelli in cui un bel giorno la schizofrenia si sveglia e inizia a mordere.
Era la fine degli anni Sessanta, di droga ne girava, ma non lasciatevi fuorviare dalle note di colore: viveva nel modo più naturale/ eppure è impazzito, si strafaceva come tutti/e quindi è impazzito.

A distanza di vent’anni Mark, vinta la malattia e diventato pediatra, racconta quegli anni, rivive e fa vivere il flusso allucinatorio.
Per dire che semplicemente la pazzia la puoi avere dentro, e un bel giorno può mangiarti la vita, nel cuore della foresta come nel centro di New York. La differenza è che nel primo caso non puoi dire che la follia è “la risposta ragionevole a un mondo insensato”.

La colpa la puoi sempre dare ai tuoi gentiori, alla tua educazione, alla tua cultura, alle droghe, alla tua fidanzata, e saranno tutte risposte vere, nessuna delle quali ti aiuterà minimamente a guarire.

Mark Vonnegut ha trascorso parecchio tempo in clinica psichiatrica e ne è uscito, imparando molte cose su se stesso e sul modo in cui funzioniamo.
La cosa più rimarchevole è l’onestà con cui racconta ogni caduta e ogni illusoria risalita. Mettendo finalmente da parte ogni morale, non come un hippie ingenuo ma come chi ha attraversato il suo personale abisso e ha voluto comprendere ogni cosa: la ragione e il delirio.

Mark Vonnegut, Eden Express, Piemme, € 16,50
Foto: Cirox

bennett.jpgPer molti la lettura è un vizio, una specie di malattia più o meno segreta da crescere in solitudine e nutrire poi di affinità condivise. E come tutti i vizi, se lo si prende in tarda età, si impossessa dei giorni facendo piazza pulita delle vecchie abitudini, perché si sa che il tempo per consumarlo è poco.

Supponiamo con Alan Bennett che vittima del mal di lettura sia niente meno che la Regina D’Inghilterra.
Lei, Elisabetta II, la signora dai cappellini orrbili e dallo sguardo lievemente ottuso. In teoria, una delle donne più influenti del globo; in pratica, una creatura stanca imprigionata dai riti di corte.

Una donna che un bel giorno si imbatte in una biblioteca circolante e dà vita a una storia diversa. Una storia inverosimile ma raccontata con grazia, umorismo e molte idee sul rapporto tra i libri, le persone che li leggono e il mondo.

Come suggerisce Bennett, si dovrebbe ricordare che la lettura oltre che vizio è azione, che ogni lettore ha ilsuo personale percorso ma che compito di ogni buon libro è farci andare oltre. Come una storia d’amore, l’incontro con la pagina cambia o dovrebbe cambiare non solo il modo in cui guardiamo il mondo, ma il ruolo che ci scegliamo in esso.

Come l’Elisabetta di Bennett, nei giorni fortunati ci soprendiamo non solo a guardare, ma a trattare gli altri in modo diverso, a capovolgere anche solo per un momento le abitudini quotidiane. Piccoli e grandi gesti che segnano il passaggio di quelle pagine negli occhi e nella mente, ben al di là di recensioni e statistiche di vendita.

E allora, se ne avete voglia, usate i commenti per raccontare uno di questi giorni fortunati:-)

Alan Bennett, La sovrana lettrice, Adelphi, € 12

moore.jpgSe vi capitasse di veder comparire sul comodino un foglietto con un nome e una data, se la frequenza con cui trovate nei paraggi di un deceduto diventasse insolitamente alta, se oggetti dal bagliore rossastro giungessero a voi e se infine udiste delle voci sinistre provenire dalle fogne… beh, ci sono buone possibilità che siate diventati un Mercante di Morte.

Se invece avete solo avuto una giornata pesante, difficilmente potrete battere Charlie Asher, almeno da quando deve dividere il proprio tempo tra la sua bambina e l’incarico di setacciare la città a caccia di anime cercando di battere sul tempo le forze oscure.

Il libro di Christopher Moore è estremamente divertente, e questo è il primo buon motivo per leggerlo. Il secondo è che le scorribande di Charlie per le strade di San Francisco restituiscono l’immagine di una città dai mille volti.
Il terzo, è che questo libro riesce a fare tutto questo e parlare del delicatissimo rapporto tra chi resta e chi lascia facendo filtrare una genuina sensibilità e una profonda comprensione della frustrazione che ciascuno di noi prova incrociando l’ombra della morte sul volto dei propri cari.

Farlo strappando più di un sorriso non è poco. Complimenti anche a Elliot, casa editrice nata nel 2007, decisamente da tenere d’occhio.

Christopher Moore Myspace
Giancarlo Di Cataldo su Un Lavoro Sporco

Christopher Moore, Un lavoro sporco, Elliot, € 16,50
Foto Cirox

Un libro lunghissimo: 833 pagine. Un viaggio onirico al fondo del pozzo della propria anima, della propria vita.

Un uomo ha costruito, ha lavorato, ha composto un quadro esatto della propria esistenza. Un giorno si ferma, decide di smettere di fare un lavoro che non ama. Poi perde il gatto. Poi riceve delle telefonate e sparisce la moglie.

Eventi apparentemente scollegati trovano un filo rosso che conduce il protagonista di questa storia a capire delle cose e a conoscere una selva di personaggi molto particolari, ognuno dei quali avrà qualcosa da insegnare, una catarsi da raccontare.

Il “Signor Giraviti” dovrà calarsi nel pozzo delle proprie inadeguatezze, della debolezza che ognuno di noi coltiva nella vita e passare attraverso a cose e persone che lo porteranno a capirci qualcosa in quel gran intrigo che sono gli eventi del momento.

Questo “librone” si legge con piacere, a tratti senza capire davvero dove voglia andare a parare ma con l’ansia di arrivare al fondo. Questo libro insegna che bisogna partire sempre dalle piccole cose senza importanza, per arrivare al nocciolo della questione.

Per alcuni, come la sottoscritta, diventa una scommessa.

Avevo scommesso che alla fine avrei capito delle cose di me. Avrei srotolato alcuni gomitoli, apparentemente lontani dal libro stesso.

Ho vinto la scommessa e la ripropongo a voi.

Murakami Haruki, L’uccello che girava le viti del mondo, Torino, Einaudi, 2007. € 16,50

funder.jpgSappiamo quello dici, perché ti ascoltiamo; quello che pensi, perché siamo noi a convincertene; quello che sogni, perché siamo noi ad avertelo negato; quello che vedi, perché il tuo orizzonte è quello che abbiamo costruito per te… ciò che nessuno sceneggiatore di fantascienza riuscirebbe mai a concepire con tanta precisione è esistito e si chiamava Stasiland.

Anna Funder è una giornalista australiana che si è assunta un compito davvero improbo: raccogliere le memorie e i racconti di persone che, da un lato e dall’altro della dittatura, hanno vissuto la lunga stagione della Ddr.

Le storie, grazie alla scrittura scorrevole e partecipe di Anna, diventano vive e sembra quasi di vedere i volti di Julia, di Miriam, di tutti coloro che sono caduti vittime di un regime che non si accontentava di essere rispettato ma pretendeva amore e costruiva un “muro mentale” penetrando nelle coscienze delle persone.

Come dice perfettamente Nick Hornby nella recensione apparsa su Internazionale:

Uno degli inattesi punti di forza del libro è che le storie trovate da Funder sono inverosimili. Ma nonostante tutto, e contro qualunque regola del buon senso, sembrano rievocare, illuminare e illustrare verità più grandi.

Basta leggere uno dei dialoghi surreali riportati nel libro:

“Signorina, lei non è disoccupata” tuonò.
“Certo che sono disoccupata” disse Julia. “Se no che ci farei qui?”.
“Questo è l’ufficio per l’occupazione, non l’ufficio per la disoccupazione. Lei non è disoccupata, è in cerca di lavoro.”
Julia non si scompose. “Sono in cerca di lavoro” disse “perché sono disoccupata.”
La donna si mise a gridare così forte che quelli in coda si fecero piccoli piccoli. “ho detto che lei non è disoccupata! Sta cercando lavoro!” E poi, quasi isterica: “Non esiste la disoccupazione nella Repubblica democratica tedesca!”

Fa sorridere, ha ragione Hornby, ma prima e dopo questo dialogo ci sono persone straziate spiritualmente e fisicamente, ci sono gli allucinanti ricordi degli agenti che hanno fino all’ultimo istante servito la grande macchina che doveva proteggere la Ddr dal suo grande nemico, il suo popolo…

Un grazie fortissimo a Michela per avermi consigliato un libro che ha il raro talento di informare ed emozionare insieme!

Anna Funder, C’era una volta la Ddr, Feltrinelli, 15 €

gaiman1.jpg

Ragazzi! Provocare Armageddon può essere pericoloso. Non tentate di farlo entro le pareti domestiche

Nel 1990 è successa una cosa davvero straordinaria: due brillanti autori inglesi con una spiccata predilezione per l’assurdo e un certo tipo di scrittura paradossale hanno deciso di unire penne, humor e cervelli per dare vita a un romanzo che avesse per tema l’Apocalisse.

Sono una coppia professionale anche due dei protagonisti, Crowley e Azraphel, demone e angelo da qualche secolo distaccati tra gli umani col preciso scopo di portare acqua al rispettivo mulino. Nel romanzo si parla della tangenziale di Londra, ma è abbastanza sicuro che anche il Grande Raccordo Anulare sia opera del diabolico Crowley.

Immaginate i due come consulenti sguinzagliati a tempo idefinito in una grande azienda… ovviamente faranno l’ indispensabile per portare ai capi qualche risultato e per il resto, beh se la godranno alla grande procastinando la fine il più a lungo possibile.

Per loro sfortuna, La Fine è già stata scritta nel libro dell’Apocalisse e nelle belle e accurate profezie di Agnes Nutter e non sarà semplice seguire le tracce del giovane Anticristo per scongiurarla.

Certo, nel 1990 forse leggere un libro sull’Apocalisse aveva tutto un altro senso rispetto a oggi, ma nonostante l’enorme, incomprensibile ritardo con cui questa storia ci è arrivata e qualche incertezza nella traduzione, rimane una delle letture più divertenti e “salvavita” dell’anno.

Terry Pratchett, Neil Gaiman, Buona Apocalisse a tutti!, Mondadori, 16 euro

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