Archive for the 'asSaggi' Category

Sergio Maistrello – La parte abitata della Rete

Panzallaria ottobre 8th, 2007

Immagine di La parte abitata della Rete

Una guida turistica: questo è – secondo una felice definizione dell’autore- La parte abitata della Rete.

Una guida per turisti a spasso per il Social web. Per chi vuole approfondire, trovare spunti di riflessione o anche solo conoscere gli strumenti che hanno sancito l’epoca del web 2.0.
Una guida turistica molto utile per chi lavora con la Rete ma anche per chi con la Rete fa viaggiare la propria immaginazione, conosce, trova libri interessanti da leggere, si forma pareri su questioni poco gettonate da altri media e – soprattutto – condivide opinioni e contenuti.

Un libro che consiglio vivamente. E non solo perché è scritto bene, è chiaro e arriva da chi con la Rete ci lavora quotidianamente, ma anche perché l’autore è da molto tempo uno dei pochi in Italia ad avere uno sguardo lungimirante e critico in maniera equilibrata su come certe forme di scrittura, condivisione e socialità virtuale stiano modificando i nostri sistemi di pensiero, le categorie dello spirito e le questioni di potere consolidate nel tempo.

S. Maistrello, La parte abitata della Rete, Hops, Tecniche Nuove, 2007, Euro 14,90

David Leavitt – L’uomo che sapeva troppo

Sdrucciola giugno 21st, 2007

Turing crede che le macchine pensino
Turing giace con gli uomini
Quindi le macchine non sanno pensare

turing.jpgIl sillogismo è opera dello stesso Alan Turing, il genio a cui David Leavitt dedica un’appassionata biografia.
Chi ha frequentato almeno un corso di informatica conosce il nome dell’autore della macchina alla base delle speculazioni logiche che hanno portato alla nascita dei computer.

Meno noto il suo fondamentale contributo alla decrittazione dei codici generati da Enigma, lo strumento utilizzato dai nazisti per proteggere le proprie comunicazioni.

Leavitt esordisce il suo tributo al genio soffermandosi in particolare su alcuni aspetti della sua vita privata che, secondo l’autore, ne spiegano in parte il pensiero originale e non allineato. Turing era omosessuale, e lo era in un’epoca in cui, in Inghilterra, era considerato un reato punibile con il carcere e la castrazione chimica (e naturalmente entrambe le fortune spettarono a Turing).

Ora, non occorre essere come Leavitt un paladino della causa, per comprendere quale incidenza ciò possa avere avuto nella vita di un uomo che si è dedicato interamente alla conoscenza e ha visto le proprie scoperte spesso ignorate, fraintese, quando non apertamente derise.

Perché Turing non si è limitato a sondare le possibilità della logica simbolica ma è andato oltre, immaginando un mondo in cui le macchine non solo cooperano con l’uomo ma mettono in discussione il suo concetto di intelligenza, esigono rispetto.

Sono moltissimi gli spunti di riflessione che questo libro è in grado di offrire, ma ci sono due grandi “ma”.

Il primo è che Leavitt insiste forse eccessivamente sul tema dell’omossessualità di Turing, sicuramente ingiustamente trascurato ma qui ribadito in modo ridondante.

Il secondo è che nonostante la premessa dell’autore che ci confessa di capirne poco di logica e matematica, il libro si addentra in questioni complesse.

Certo, si tratta di capire il valore degli studi di Turing.
Ma… le pagine sulla logica e sulla macchina di Turing sono ostiche, seguono quelle sulla matematica pura (e sono dolori) e quando ci si rilassa con la crittografia, immaginando il risvolto spionistico, si è stroncati dall’accurata descrizione di Enigma (una specie di flipperone per matematici).

Resta la suggestione evocata dai sogni di Alan Turing e dalla sua fine.
L’uomo che aveva spinto oltre il proprio pensiero, osando sfidare il mainstream e perseguendo, anche a costo di sbagliare, le proprie intuizioni, si tose la vita a 41 anni, mordendo una mela intinta nel cianuro.

Come un altro grande logico, Gödel, Turing era rimasto affascinato dall’edizione dinseyana di Biancaneve e i sette nani.
Leavitt lascia intendere che forse già quando percorreva i corridoi del King’s College cantando “Metti il frutto nel veleno fino a quando ne sia pieno” portava il germe della sua fine.
Non importa, così come non importa la leggenda che vuole il logo della Apple ispirato al grande logico.

Quello che conta è che, come ci ricorda David Leavitt, la mela di Biancaneve non la uccide, la fa cadere addormentata.
Forse Turing sta ancora sognando le sue macchine che scrivono sonetti e gustano le fragole con la panna…

David Leavitt, L’uomo che sapeva troppo, Codice Edizioni, 19 euro

Quelli che non leggono

Sdrucciola settembre 21st, 2006

blind.jpgRepubblica riporta una statistica secondo la quale il 57% degli italiani, nel 2005, non ha aperto un libro.

Dato interessante quello relativo al parallelismo letture/pil:

Le regioni del nord, che contribuiscono per il 54,02% al Pil, raccolgono il 53,4% dei lettori; quelle del centro, che portano il 21,03% del Pil contano il 20,24 % dei lettori e il sud, infine, che contribuisce per il 24,94% al Pil, totalizza il 26,2% degli affezionati alla parola scritta.

e la rilevazione rispetto alle professioni:

se le famiglie di operai destinano lo 0,67% della spesa complessiva nell’acquisto di libri, all’incirca la stessa quota è riservata dai dirigenti e liberi professionisti

Quindi riassumendo si evince che: le regioni più ricche leggono di più, ma gli stipendi non c’entrano nulla.
A leggere, per esclusione, è la classe media di impiegati e piccoli professionisti. Guarda un po’, proprio coloro che in questi anni si stanno impoverendo di più.

E’ lecito pensare, quindi, che il futuro sia tutt’altro che roseo: i lettori forti leggeranno di meno perché avranno meno soldi (speriamo che leggano meglio e che facciano più bookcrossing), i lettori deboli continueranno a non farlo.

A meno che, come suggerisce lo stesso articolo di Repubblica, non si intervenga in modo deciso, a cominciare dalla scuola che investe pochissimo in iniziative per la lettura e in biblioteche scolastiche.

Come dire che se non cresciamo da ora i lettori di domani ci ritroveremo in un paese in cui i volumi saranno solo quelli dei televisori.

Deboli lettori

Sdrucciola luglio 19th, 2006

bookshop.jpgSecondo uno studio dell’Associazione italiana editori gli italiani si collocano al terz’ultimo posto nella classifica dei lettori europei per quantità di libri comprati. L’indice considerato è la spesa: 65 euro all’anno è quanto investe mediamente in libreria l’italiano medio.

Prima osservazione: l’associazione libri comprati=libri letti non tiene evidentemente conto di biblioteche, bookcrossing e scambi a vario titolo. Sarebbe interessante incrociare i dati per verificare quanto si discostino e realizzare un quadro più realistico del lettore italiano.

Seconda osservazione: per l’Istat è “forte” un lettore da più di 12 libri l’anno, cifra davvero desolante se consideriamo che per guadagnarsi la qualifica in Francia ne servono almeno 20. Un buon rapporto sull’argomento, a cura dell’Osservatorio Permanente sulla lettura (che cita anche la distinzione acquirente-utente), è disponibile sul sito del Grinzane.

Terza osservazione: come prevedibile i generi più popolari sono gialli, rosa, fantasy e così via. Ci dovremmo stupire di non veder comparire i saggi? Per farsi un’idea dei gusti dei lettori è più istruttivo un giro in metropolitana di uno in libreria. La distinzione, per quanto comprensibile, è però sempre venata dall’implicito riferimento a quella tra letteratura alta e bassa. Come dire che Dan Brown e Scerbanenco in fondo sono la stessa cosa.

Conclusione: che in Italia si legga poco già lo sapevamo. Che si compra poco, era intuibile, ma forse dovrebbe far riflettere editori e istituzioni sull’opportunità di incentivare, anche economicamente, i lettori.
Un investimento in questo senso potrebbe cambiare le cose? Forse no, ma di certo renderebbe la vita più facile ai lettori forti, i quali come è noto sono dotati di un’incredibile capacità di contagio.

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