Archive for the 'asSaggi' Category

Alan Weisman - Il mondo senza di noi

Sdrucciola Luglio 30th, 2008

“Prima o poi gli umani si estingueranno. Tutto si estingue, almeno finora. È come la morte: non c’è ragione di pensare che noi siamo diversi. Ma la vita continuerà. Forse dapprima sarà solo vita microbica. Magari in giro ci saranno solo centopiedi. Poi la vita andrà sempre migliorando, con o senza di noi.”

L’esercizio di immaginazione di Alan Weisman è un lungo viaggio che attraversa il cosmo e le ere geologiche misurando l’effetto che la comparsa dei bipedi “intelligenti” ha avuto sul pianeta.

Un percorso che non lascia molte speranze a chi ancora crede le molteplici devastazioni perpetrate sull’ambiente dalla smodata crescita della razza umana siano riparabili e correggibili con una manciata di buoni consigli.

L’effetto immediato di questo libro, se superate le divagazioni un po’ tecniche su flora e chimica, è farci sentire quel che siamo: un minuscolo fastidioso foruncolo sul sedere della Terra che si è allargato a infettarne corpo e polomoni.

Ma anche cogliere e apprezzare l’infinita vastità delle forme di vita altre che con noi convivono e che ci sopravviveranno. Un giorno, in forza di una catastrofe e o di un virus che ci leverà di mezzo, saranno libere di riprendersi quel che rimane.

E se un giorno davvero un’intelligenza aliena avrà la sventurata idea di scendere su questo pianeta, speriamo non abbia la sfortuna di incappare in uno dei depositi dove pensiamo di archiviare i nostri rifiuti: spazzature nucleari e chimiche dissolvibili in migliaia di anni.

Una libro per riflettere anche sotto l’ombrellone, che si tiene tutto sommato lontano dalle prediche moraleggianti per dispiegare semplicemente il quadro di quel che abbiamo fatto e quel che lasceremo.

Alan Weisman, Il mondo senza di noi, Einaudi, 14,50 €
Foto: Azrainman

Paul Preston - La guerra civile spagnola 1936 - 1939

Nathan Febbraio 17th, 2008

Come spesso si è letto sui libri di storia, La guerra civile spagnola fu il banco di prova della seconda guerra mondiale. In essa Hitler testò gli armamenti che il suo apparato industriale e militare stava mettendo a punto. Il bombardamento di Guernica fu la prima operazione che portò alla totale distruzione di una città in un solo pomeriggio ad opera dell’aviazione. Mussolini s’impegnò inviando truppe e armamenti, a Guadalajara incassò un’umiliante sconfitta, a Santander si appropriò di una vittoria solo in parte sua facendo sfilare in pompa magna le sue (non troppo motivate) truppe nelle strade della città. Tutto come da copione.

fosas1.jpg

Ma il libro di Paul Preston ci mostra come la tragedia spagnola degli anni trenta abbia origini più lontane. Affonda le radici nella storica arretratezza di questo paese e nell’incapacità della sinistra di affrontare la complessa modernizzazione attraverso l’unità della sue forze. Le divisioni nei partiti che si richiamavano ai valori del progresso sociale e il complesso intrecciarsi di spinte radicali con scelte moderate indebolirono l’azione del governo a guida repubblicana e socialista, che nei primi anni trenta si trovò a dover affrontare il contraccolpo della crisi del ‘29 nella già difficile situazione economica del paese. Dall’altro lato, la violenta arroganza dei latifondisti al sud e della nascente borghesia industriale del nord, in un clima di sommosse contadine e proteste operaie, spostò progressivamente gli equilibri della destra verso posizioni meno legalitarie e più oltranziste.

Le elezioni del ‘36, dopo una parentesi di governo a guida conservatrice, riportarono la sinistra al potere. Fu l’avvio del colpo di stato, l’inizio di una guerra civile lunga tre anni che costerà al paese un milione di morti. Francisco Franco, il più giovane dei generali ribelli, tanto abile quanto privo di scrupoli, ne diverrà il Caudillo a colpi di stragi di massa e processi sommari, disseminando in tutto il paese centinaia di fosse comuni che solo negli ultimi anni gli spagnoli hanno deciso di riscoprire.

La politica dell’appeasement inglese, e il conseguente embargo internazionale, condannò le forze accorse in difesa della Repubblica a una sostanziale inferiorità di mezzi di fronte alle più moderne armi fornite da Hitler ai fascisti. Accettare il sostegno di Stalin non fu che una scelta obbligata, una decisione che creò nuove divisioni all’interno del fronte anti-franchista, uccisioni mirate di Trockisti e anarchici da parte di agenti russi e, non ultimo, scontri armati in campo aperto tra le milizie anarchiche della CNT, alleate ai comunisti dissidenti del POUM, e le forze del PCE, armate ed organizzate da Mosca.

Il 1° aprile del 1939 Franco ricevette un telegramma dal Papa per ringraziarlo per l’immensa gioia che la vittoria cattolica della Spagna gli aveva arrecato. Quella che lo stesso Franco che aveva ribattezzato “la nuova crociata contro gli infedeli” era conclusa. L’alleanza delle oligarchie industriali e agrarie con i militari e la Chiesa cattolica aveva trionfato.

Immagine: Carta delle fosse comuni franchiste (un censimento provvisorio), da Photospain, Flickr

Paul Preston, La guerra civile spagnola, Mondadori, € 7,80

Umberto Veronesi - Il diritto di morire. La libertà del laico di fronte alla sofferenza

Dottor Carlo Gennaio 15th, 2008

L’argomento dell’eutanasia è tra i più spinosi e correnti, specie in un Paese dove ancora a influenzare profondamente le decisioni politiche, nonostante una (ipocritamente) dichiarata laicità, è la morale cattolica.

A distanza di poco più di due anni dalla sua uscita (un anno dalla ristampa in una diversa collana), e visti alcuni recenti accadimenti nonché l’inasprimento dell’oscurantismo ratzingeriano, il libretto di Veronesi risulta quanto mai attuale.
Anche per il fatto che il suo discorso tocca il versante del rapporto tra la sofferenza, la medicina, la morte e il pensiero cristiano cattolico, per poi allargare lo sguardo a comprendere altre religioni, come l’ebraismo, il protestantesimo, l’islamismo; e le concezioni che a tale proposito avevano i Greci, i Romani, gli uomini del Medioevo; e quindi gli indiani, i Valdesi…

Tutto ciò soltanto in un quinto circa dell’intero libro, ossia in pressappoco 20 pagine.
Perché poi si deve parlare della vita e della consapevolezza del sé, delle condizioni della medicina contemporanea, del rapporto tra medico e paziente, del dolore e della sofferenza, dell’uso farmaceutico degli oppiacei, della trattazione dell’argomento della morte nel pensiero occidentale moderno, delle varie legislazioni in materia…

Troppo materiale, in sostanza; ciascun argomento avrebbe meritato un corposo saggio a sé. Non solo, ma quanto si trova risulta organizzato male, quasi in una serie di brevi riflessioni che appaiono sì lucide e chiaramente esposte, ma che forse avrebbero richiesto una diversa sistemazione in uno spazio per l’appunto più vasto.

L’effetto che si ottiene è probabilmente l’opposto di quello che si sarebbe voluto mediante questa sorta di pamphlet, non polemico ma divulgativo.
Il lettore rimane con una serie di nozioni che fa fatica ad assemblare in un pensiero coeso, e che hanno il potere di scivolare via senza molte tracce e di disperdersi.
Dispiace, perché si voleva parlare proprio bene di un libro con una tematica del genere.

Umberto Veronesi, Il diritto di morire. La libertà del laico di fronte alla sofferenza, Mondadori, 8,40 €

Ugo Cornia - Le pratiche del disgusto

Panzallaria Novembre 13th, 2007

Ugo Cornia scrive in un modo così dentro alle cose e alle emozioni che mi ha incantata fin dai tempi di Sulla felicità ad oltranza.

Con Le pratiche del disgusto lo scrittore modenese riesce a comporre una filosofia del quotidiano che rende il libercolo non solo una lettura appassionante ma anche grande spunto di riflessione.

In un’epoca corrotta - e non secondo la morale cattolica - dove cultura e intelligenza non sempre coesistono e corrispondono, bisogna fare molta attenzione a ciò che si assorbe dal mondo circostante. Potrebbe essere linfa vitale, ma potrebbe essere anche sterco.

E con lo sterco arriva il disgusto. E del disgusto a volte vale la pena scrivere. Soprattutto se sai farlo con il tratto personale con cui Cornia dipinge un mondo.

Chi ha detto che si tratta di un libro misogino non ha capito quasi nulla del libro.

Secondo me.

Ugo Cornia, Le pratiche del disgusto, Sellerio, € 9,00

Sergio Maistrello - La parte abitata della Rete

Panzallaria Ottobre 8th, 2007

Immagine di La parte abitata della Rete

Una guida turistica: questo è - secondo una felice definizione dell’autore- La parte abitata della Rete.

Una guida per turisti a spasso per il Social web. Per chi vuole approfondire, trovare spunti di riflessione o anche solo conoscere gli strumenti che hanno sancito l’epoca del web 2.0.
Una guida turistica molto utile per chi lavora con la Rete ma anche per chi con la Rete fa viaggiare la propria immaginazione, conosce, trova libri interessanti da leggere, si forma pareri su questioni poco gettonate da altri media e - soprattutto - condivide opinioni e contenuti.

Un libro che consiglio vivamente. E non solo perché è scritto bene, è chiaro e arriva da chi con la Rete ci lavora quotidianamente, ma anche perché l’autore è da molto tempo uno dei pochi in Italia ad avere uno sguardo lungimirante e critico in maniera equilibrata su come certe forme di scrittura, condivisione e socialità virtuale stiano modificando i nostri sistemi di pensiero, le categorie dello spirito e le questioni di potere consolidate nel tempo.

S. Maistrello, La parte abitata della Rete, Hops, Tecniche Nuove, 2007, Euro 14,90

David Leavitt - L’uomo che sapeva troppo

Sdrucciola Giugno 21st, 2007

Turing crede che le macchine pensino
Turing giace con gli uomini
Quindi le macchine non sanno pensare

turing.jpgIl sillogismo è opera dello stesso Alan Turing, il genio a cui David Leavitt dedica un’appassionata biografia.
Chi ha frequentato almeno un corso di informatica conosce il nome dell’autore della macchina alla base delle speculazioni logiche che hanno portato alla nascita dei computer.

Meno noto il suo fondamentale contributo alla decrittazione dei codici generati da Enigma, lo strumento utilizzato dai nazisti per proteggere le proprie comunicazioni.

Leavitt esordisce il suo tributo al genio soffermandosi in particolare su alcuni aspetti della sua vita privata che, secondo l’autore, ne spiegano in parte il pensiero originale e non allineato. Turing era omosessuale, e lo era in un’epoca in cui, in Inghilterra, era considerato un reato punibile con il carcere e la castrazione chimica (e naturalmente entrambe le fortune spettarono a Turing).

Ora, non occorre essere come Leavitt un paladino della causa, per comprendere quale incidenza ciò possa avere avuto nella vita di un uomo che si è dedicato interamente alla conoscenza e ha visto le proprie scoperte spesso ignorate, fraintese, quando non apertamente derise.

Perché Turing non si è limitato a sondare le possibilità della logica simbolica ma è andato oltre, immaginando un mondo in cui le macchine non solo cooperano con l’uomo ma mettono in discussione il suo concetto di intelligenza, esigono rispetto.

Sono moltissimi gli spunti di riflessione che questo libro è in grado di offrire, ma ci sono due grandi “ma”.

Il primo è che Leavitt insiste forse eccessivamente sul tema dell’omossessualità di Turing, sicuramente ingiustamente trascurato ma qui ribadito in modo ridondante.

Il secondo è che nonostante la premessa dell’autore che ci confessa di capirne poco di logica e matematica, il libro si addentra in questioni complesse.

Certo, si tratta di capire il valore degli studi di Turing.
Ma… le pagine sulla logica e sulla macchina di Turing sono ostiche, seguono quelle sulla matematica pura (e sono dolori) e quando ci si rilassa con la crittografia, immaginando il risvolto spionistico, si è stroncati dall’accurata descrizione di Enigma (una specie di flipperone per matematici).

Resta la suggestione evocata dai sogni di Alan Turing e dalla sua fine.
L’uomo che aveva spinto oltre il proprio pensiero, osando sfidare il mainstream e perseguendo, anche a costo di sbagliare, le proprie intuizioni, si tose la vita a 41 anni, mordendo una mela intinta nel cianuro.

Come un altro grande logico, Gödel, Turing era rimasto affascinato dall’edizione dinseyana di Biancaneve e i sette nani.
Leavitt lascia intendere che forse già quando percorreva i corridoi del King’s College cantando “Metti il frutto nel veleno fino a quando ne sia pieno” portava il germe della sua fine.
Non importa, così come non importa la leggenda che vuole il logo della Apple ispirato al grande logico.

Quello che conta è che, come ci ricorda David Leavitt, la mela di Biancaneve non la uccide, la fa cadere addormentata.
Forse Turing sta ancora sognando le sue macchine che scrivono sonetti e gustano le fragole con la panna…

David Leavitt, L’uomo che sapeva troppo, Codice Edizioni, 19 euro

Quelli che non leggono

Sdrucciola Settembre 21st, 2006

blind.jpgRepubblica riporta una statistica secondo la quale il 57% degli italiani, nel 2005, non ha aperto un libro.

Dato interessante quello relativo al parallelismo letture/pil:

Le regioni del nord, che contribuiscono per il 54,02% al Pil, raccolgono il 53,4% dei lettori; quelle del centro, che portano il 21,03% del Pil contano il 20,24 % dei lettori e il sud, infine, che contribuisce per il 24,94% al Pil, totalizza il 26,2% degli affezionati alla parola scritta.

e la rilevazione rispetto alle professioni:

se le famiglie di operai destinano lo 0,67% della spesa complessiva nell’acquisto di libri, all’incirca la stessa quota è riservata dai dirigenti e liberi professionisti

Quindi riassumendo si evince che: le regioni più ricche leggono di più, ma gli stipendi non c’entrano nulla.
A leggere, per esclusione, è la classe media di impiegati e piccoli professionisti. Guarda un po’, proprio coloro che in questi anni si stanno impoverendo di più.

E’ lecito pensare, quindi, che il futuro sia tutt’altro che roseo: i lettori forti leggeranno di meno perché avranno meno soldi (speriamo che leggano meglio e che facciano più bookcrossing), i lettori deboli continueranno a non farlo.

A meno che, come suggerisce lo stesso articolo di Repubblica, non si intervenga in modo deciso, a cominciare dalla scuola che investe pochissimo in iniziative per la lettura e in biblioteche scolastiche.

Come dire che se non cresciamo da ora i lettori di domani ci ritroveremo in un paese in cui i volumi saranno solo quelli dei televisori.

Deboli lettori

Sdrucciola Luglio 19th, 2006

bookshop.jpgSecondo uno studio dell’Associazione italiana editori gli italiani si collocano al terz’ultimo posto nella classifica dei lettori europei per quantità di libri comprati. L’indice considerato è la spesa: 65 euro all’anno è quanto investe mediamente in libreria l’italiano medio.

Prima osservazione: l’associazione libri comprati=libri letti non tiene evidentemente conto di biblioteche, bookcrossing e scambi a vario titolo. Sarebbe interessante incrociare i dati per verificare quanto si discostino e realizzare un quadro più realistico del lettore italiano.

Seconda osservazione: per l’Istat è “forte” un lettore da più di 12 libri l’anno, cifra davvero desolante se consideriamo che per guadagnarsi la qualifica in Francia ne servono almeno 20. Un buon rapporto sull’argomento, a cura dell’Osservatorio Permanente sulla lettura (che cita anche la distinzione acquirente-utente), è disponibile sul sito del Grinzane.

Terza osservazione: come prevedibile i generi più popolari sono gialli, rosa, fantasy e così via. Ci dovremmo stupire di non veder comparire i saggi? Per farsi un’idea dei gusti dei lettori è più istruttivo un giro in metropolitana di uno in libreria. La distinzione, per quanto comprensibile, è però sempre venata dall’implicito riferimento a quella tra letteratura alta e bassa. Come dire che Dan Brown e Scerbanenco in fondo sono la stessa cosa.

Conclusione: che in Italia si legga poco già lo sapevamo. Che si compra poco, era intuibile, ma forse dovrebbe far riflettere editori e istituzioni sull’opportunità di incentivare, anche economicamente, i lettori.
Un investimento in questo senso potrebbe cambiare le cose? Forse no, ma di certo renderebbe la vita più facile ai lettori forti, i quali come è noto sono dotati di un’incredibile capacità di contagio.