Archive for the 'Reminders' Category

Amin Maalouf – Le crociate viste dagli arabi

Sdrucciola gennaio 3rd, 2007

maalouf.jpgDopo un ciclo di letture insoddisfacenti (di cui vi ho risparmiato le impietose recensioni) inauguriamo l’anno con un libro davvero consigliato a tutti.

Amin Maalouf è uno scrittore libanese dotato di tre qualità importanti: sintesi, chiarezza e immaginazione. Quando nel 1983 ha deciso di dedicarsi alla divulgazione storica ha impiegato al meglio queste qualità, creando un’opera snella e avvincente.

Delle crociate sappiamo quello che abbiamo appreso a scuola o quello che la nostra curiosità ci ha spinti a indagare, restando in entrambi i casi nei limiti di una lettura più o meno filoccidentale, se non nel giudizio perlomeno nel punto d’osservazione.

Il libro di Maalouf, semplicemente, riscrive quella storia dal punto di vista di coloro che, arabi ma non solo, subirono l’invasione dei “franchi”. Non si tratta di un pamphlet, la narrazione si tiene lontana dai giudizi e quando li esprime cerca di comprendere gli avvenimenti più che distribuire colpe e meriti.

Detto questo, il quadro d’insieme che ne deriva è radicalmente diverso da quello a cui siamo abituati.
In primo luogo, appare evidente che il conflitto è davvero uno scontro tra civilità… medicina, giustizia, arte, sono moltissimi i settori in cui il confronto è tutto a svantaggio degli occidentali, che compensano le mancanze con il coraggio militare e la ferocia.
In secondo luogo, emerge dalla parte dell’islam uno scenario politico estremamente variegato e complesso.

Particolarismi e ambizioni personali sono in effetti le caratteristiche che accomunano tutti i protagonisti di queste vicende, dando luogo a infiniti intrecci che sono quanto di più lontano si possa immaginare dalla visione manichea delle crociate.

Se però volete a tutti i costi trovare i “buoni” Maalouf non vi deluderà. Sono molti i gesti di coraggio e lealtà e in alcuni preziosi momenti, la sincera curiosità di incontrare l’altro, mettendo assai pragmaticamente da parte le differenze religiose.

Ecco un altro punto essenziale: consapevolmente o meno, Maalouf ridimensiona il peso assegnato dalla fantasia popolare al contenzioso religioso. Certo, la fede gioco un ruolo importante in questa lunga storia, ma a conti fatti si tratta pur sempre di un’arma nelle mani della politica.

Un libro consigliato a chi ha voglia di abbandonare qualche pregiudizio e a chi pensa che la storia sia spesso più avvincente della finzione.

Amin Maalouf, Le crociate viste dagli arabi, SEI, 9,30 euro

Dello stesso autore consiglio: Samarcanda

Nota: il libro non è facilissimo da trovare. Io ho letto l’edizione tascabile francese ma so che nelle librerie Feltrinelli hanno qualche copia di quella della SEI

Ali Smith – Hotel world

Sdrucciola dicembre 14th, 2006

smith.jpgQuesto è il mese dei salvati dall’oblio, rassegnatevi perché la pila dei to be read è altissima!

Ali Smith è un’autrice scozzese, Hotel World è il primo libro che ha pubblicato in Italia. Una città che potrebbe essere la vostra, cinque persone che potreste essere voi, cinque storie che potrebbero accadere in qualsiasi momento e che si legano l’una all’altra fino a disegnare un circolo perfetto. Al centro, l’hotel mondo del titolo, un non luogo che fa da collante alle diverse vicende.

E’ brava, Ali Smith. Ogni parola sembra al posto giusto, ogni pausa e ripetizione è proprio dove dovrebbe essere. Ma il tutto ha il gusto sciapo dei piatti propinati dagli studenti dei corsi di scrittura creativa: il meccanismo gira, gli ingredienti ci sono, ma il risultato lascia indifferenti. Il compitino della Smith non è malvagio, intendiamoci. Sociologicamente e politicamente corretti, i personaggi risultano però narrativamente poco incisivi e in qualche caso, credibili.

La recensione è più cattiva di quel che vorrei: se non condividete con me l’odio viscerale per i trucchi da bottega, il libro è godibile ;-)

Ali Smith, Hotel world, Minimum Fax, 13 euro

Javier Cercas- Soldati di Salamina

Sdrucciola dicembre 4th, 2006

cercas.jpg
E’ da settembre che mi riproponevo di leggere qualcosa di Javier Cercas, grazie all’ottima impressione ricavata dall’incontro di Mantova. Soldati di Salamina ha più o meno confermato l’impressione: Cercas è un autore appassionato e soprattutto curioso, che ama giocare con il proprio alter ego romanzesco e sviluppare intrecci che attingono dalla storia del suo paese e scavano nella profondità degli individui, alla ricerca del segreto impulso di ogni azione.

Un giornalista e scrittore deluso, un Javier Cercas da non confondere con l’autore, si lascia poco a poco catturare da una vicenda accaduta durante la guerra civile: un illustre intellettuale falangista scampa alla fucilazione grazie all’inspiegabile aiuto di una guardia repubblicana che, scopertolo, lo lascia andare.

Un ottimo spunto, peccato che nella prima parte del libro proprio non si riesca a volare. La storia del Cercas personaggio, il suo girare intorno alla storia fino a farsene prendere, è un susseguirsi di riferimenti storici che affaticano e non catturano l’attenzione.

Continuate però la lettura e sarete premiati: la ricostruzione della vicenda entra nel vivo a metà del romanzo e da qui alla fine si rimane incatentati alla pagina e al lento ricostruirsi della storia, in un continuo scambio tra presente e passato, Storia e racconto.

Un libro da leggere per riflettere sulla guerra civile, sugli esseri umani e sul gioco della scrittura

Javier Cercas, Soldati di Salamina, Guanda, 8 euro

Ohran Pamuk- Il mio nome è Rosso

Sdrucciola luglio 24th, 2006


Siamo a Istanbul, sul finire del XVI secolo, e alla corte del sultano si è consumato un efferato delitto: il miniaturista Raffinato Effendi è stato ucciso e gettato in un pozzo. Al centro dell’intrigo i maestri del laboratorio di miniatura del sultano e i misteriosi disegni segretamente commissionati da Zio Effendi, anch’egli vittima dell’oscuro traditore.
Nei panni dell’investigatore, ma non sempre dell’io narrante, Nero, ritornato dopo quindici anni nella città da cui lo allontanò la scoperta del suo amore per Sekure, figlia di Zio Effendi.

Le complicate vicende familiari e amorose raccontate da Pamuk si intrecciano delicatamente al giallo di corte, costruendo un paesaggio narrativo del tutto simile alle miniature descritte.
Lo scrittore turco cerca di alternare levità e incisività, come appunto in un disegno, soffermandosi di volta in volta su un particolare del quadro con parole spesso ricche di suggestioni.

E’ sempre imbarazzante ammettere che un libro che riteniamo complessivamente buono e meritevole ci ha occasionalmente annoiato a morte.
Si tende a cercare la causa nel ritmo o nella prolissità e quasi sempre si trova la chiave del mistero ma il senso di colpa rimane.
L’unico rimedio in questi casi, è il conforto di aver condiviso la sensazione con qualcun altro.
Sperando quindi che altri ammiratori di Pamuk facciano outing non esito a dire che senza una cinquantina di pagine la lettura di Il mio nome è Rosso sarebbe stata un’esperienza più piacevole e avrebbe meritato all’opera un posto di primo piano tra i miei preferiti.

Per attenuare il senso di colpa e consigliarne comunque la lettura vale la pena di evidenziare un aspetto significativo del libro. Il giallo trae spunto dalla diatriba tra miniatura tradizionale e disegno europeo. Il confronto tra i due stili, si evince dalle pagine più stimolanti di Pamuk, non è semplicemente una questione di soggetti. L’artista europeo ritrae il mondo dal suo punto di vista, cosa che si esprime prima di tutto sul piano tecnico (la prospettiva, la verosomiglianza).
Il miniaturista, invece, si colloca ai piedi di Allah e ritrae, spesso a memoria, il mondo immaginato da Dio.
Il merito di Pamuk è calarci lentamente in un orizzonte del tutto differente, in cui le basi della nostra estetica vengono radicalmente messe in discussione. Gli spunti di riflessione sono infiniti e molto stimolanti, non soltanto per comprendere le diverse evoluzioni dell’arte ma l’irriducibile e proficua diversità tra le culture.

Il consiglio quindi è: leggetelo. Con calma, senza il sole a picco, saltando qualche riga e magari qualche pagina, senza sensi di colpa:)

Ohran Pamuk, Il mio nome è Rosso, Einaudi, 8.26 euro

Il sito dello scrittore: www.orhanpamuk.net

E.Morante – Menzogna e sortilegio

Sdrucciola maggio 29th, 2006

Per lo sconforto di chi ritiene questo blog troppo “rosa”, ripeschiamo un volume che più femminile non potrebbe essere.

A dirla tutta nel volumionso volume il colore dominante è piuttosto il nero, colore che carratterizza vesti e umori delle donne ritratte dalla protagonista Elisa.
Schiva, solitaria all’eccesso e autoreclusa, la ragazzina rimasta orfana di qualsaiasi affetto dialoga con i fantasmi delle donne della sua famiglia, ripercorrendone le storie e i drammi.

Nella rievocazione di Elisa avvenimenti e personaggi si succedono ma è come se il dramma che si svolge avesse sempre la stessa protagonista, incarnatasi di volta in volta in una figura diversa.
Ognuna di esse consacra la propria vita al raggiungimento di due obiettivi strettamente congiunti: amore e affermazione sociale. Ognuna di esse sembra raggiungere un gradino in più ma finisce con il ricadere in un abisso di occasioni sprecate e speranze disilluse.

Impostazione tradizionale, spazio alle rivendicazioni sociali e al conflitto tra classi, il romanzo della Morante è indifendibile sul piano dell’attualità ma la scrittura a tratti riesce comunque a incantare.

Da leggere: a casa con l’influenza, di pomeriggio, possibilmente in una stagione piovosa

« Prev