Dottor Carlo marzo 10th, 2009
Watchmen, per molti versi, è il capolavoro fumettistico di sempre.
Un romanzo grafico che tratta, con taglio molte volte filosofico, di questioni fisiche e temporali, di psicologia criminale e psicanalisi, di etica, di politica, di società.
L’opera, allo stesso tempo, si pone come riflessione metaletteraria sul genere supereroistico, con conseguenti decostruzione e demolizione strutturale, immergendo “le maschere”, sia come personaggi finzionali di un modo narrativo, sia come metafore rappresentative di caratteri umani tanto specifici quanto generali, in un contesto ucronico realistico.
Tale realizzazione avviene in un testo densissimo e stratificato: dal punto di vista dei codici, per cui alla narrazione fumettistica si accompagnano estratti di romanzo, interventi saggistici di scienza naturale, stralci di giornalismo scandalistico, referti medici, verbali polizieschi, programmi aziendali; e dal punto di vista della stessa strutturazione narrativa, nella quale vari sottotesti si intrecciano anche in una stessa vignetta, si richiamano a distanza, alludono ad altri.
Un simile lavoro rifondativo caratterizza anche i disegni. Gibbons infatti usa un tratto pulito e una costruzione classica della tavola, con cui tuttavia compone vignette intensissime e cariche, corrispettivo visivo della stratificazione testuale, e spesso in una scansione che si pone già come filmica.
Appariva impossibile, date queste premesse e la lunghezza stessa del romanzo grafico, che la riduzione cinematografica non risultasse comunque semplificata.
Il film, infatti, asciuga e destratifica; abbandona le profondità delle riflessioni sul tempo, tralascia la rappresentazione dolorosa del rapporto psicanalitico, e abolisce anche i geniali intrecci intertestuali e di codici linguistici.
Il restare fedelissimi al libro avrebbe portato, per coerenza, a una miniserie di, tipo, otto/nove ore. Il film prodotto si ferma pertanto a una tentata fedeltà, peraltro perseguita in maniera pedissequa, al puro livello visivo e del testo più immediato.
A questo scopo puntano la ricostruzione sorprendente e maniacale delle tavole di Gibbons, nella loro ricchezza e pienezza (parecchie inquadrature sembrano raccontare una storia di per sé); la scelta azzeccatissima degli interpreti (su tutti Rorschach e il Comico, e con l’unica, ma grossa, eccezione di Ozymandias).
La produzione, affidando il film a uno come Snyder, fino dall’inizio sembra avere puntato sul grande pubblico, sul main-stream, anche per il taglio tonale dark e cupo già abbondantemente sdoganato e di facile riconoscimento.
In questa direzione vanno anche le poche parti in cui agli sceneggiatori è stata concessa un po’ di libertà: ed ecco allora Snyder sbizzarrirsi con una ultraviolenza iperrealistica alla maniera tamarra di 300 e con ralenti e spettacolarizzazioni di impronta matrixiana (laddove Gibbons si moderava con grande misura).*
Del progetto di Moore di decostruzione e demistificazione del supereroe sembra restare solo qualche accenno, al di là del mero livello testuale: nella resa della buffoneria di costumi e maschere in contesti “reali”, e negli (in realtà non troppo percettibili) accenni visivi ad alcune caratteristiche fisiche poco consone all’immaginario supereroistico classico.
Ma anche molti degli stessi elementi testuali risultano come svuotati dall’interno, a causa della estrema velocizzazione del narrato e dei tagli in sceneggiatura, che più che a una condensazione portano a uno sparpagliato accumulo orizzontale. Della pregnanza rimane spesso solo una patina.
La realtà e la portata innovativa profonde del romanzo paiono allora per lo più perdute quando non, a volte, snaturate. (Non a caso Alan Moore si è fatto togliere dai crediti.)
Mentre in superficie il film si presenta in sostanza come un compitino illustrativo, che pure strappando una sufficienza abbondante, secondo canoni e terminologia classici riesce a essere infinitamente più “fumettistico” del romanzo grafico.
*Bisogna ammettere che delle due differenze rispetto all'originale, l'una appare coerente con il restante testo filmico, l'altra addirittura migliora un piccolo punto debole.
Alan Moore, Dave Gibbons, Watchmen, Planeta DeAgostini, 2007, 35,00 €
Zack Snyder, Watchmen, USA, 2009