Archive for the 'Groupieismi' Category

Anthony Bourdain- Un osso in gola

Sdrucciola maggio 27th, 2007

bourdain_osso.jpgGiovane sous chef al Dreadnaught, Tommy può sopportare tutto: lavorare sotto uno cuoco generoso ma eroinomane per un dentista-ristoratore senza spina dorsale, sottostare al giogo della Famiglia e alle richieste dello zio Parrucchino Sally, essere perseguitato da un agente dell’Fbi più fastidioso di un eczema.
Ma non chiedetegli di preparare un pasto a base di calamari fritti o lo vedrete perdere del tutto il controllo!

Anthony Bourdain ha deciso che fare la chef star trascinandoci in giro per il mondo con le sue avventure agrodolci non era abbastanza e da qualche anno (questo libro è del 1995) si è dedicato al romanzo.

Prendete Il Padrino, frullatelo con Kitchen confidential, cospargetelo di ironia e avrete Un osso in gola: un romanzo talmente pieno di cliché da risultare evidente omaggio alla letteratura che Tony ama di più e, cosa più importante, a non deludere chi è in cerca di una buona storia.

Certo, per quel che traspare dalla traduzione, le scelte lessicali e lo schema narrativo non lo candidano per il Booker Prize. Ma come direbbe Tony, questa storia è maledettamente avvincente, tanto per chi ama un buon lavoretto malavitoso all’italiana che per chi gode a spiare le cucine dal buco della serratura.

Anthony Bourdain, Un osso in gola, Mursia, 17€

Henning Mankell- La leonessa bianca

Sdrucciola maggio 6th, 2007

«Forse questa è la differenza fra noi due» disse Wallander.
«Io sono abituato e mi aspetto che ogni storia abbia una fine. Per te, una buona storia non finisce mai.»
«Forse è così» disse Victor Mabasha.
«Sapere che non si incontrerà più una persona, può essere una fortuna. Perché in quel caso c’è qualcosa che continua a vivere»

Una storia può partire nel 1918 in Sudafrica e approdare in Svezia negli anni Novanta; può legare il destino di Nelson Mandela, futuro presidente del paese, a quello di Kurt Wallander, ispettore di polizia di provincia.

Se a scriverla è Henning Mankell, questa può essere davvero una buona storia,
capace di gettare un po’ di luce su quella con la esse maiuscola senza farne semplicemente uno spunto o cadere nel didascalico.
Perché quel che conta è che una tranquilla agente immobiliare svedese è stata uccisa a sangue freddo, apparentemente senza motivo, e qualcuno deve trovare l’assassino.

In una recente intervista Mankell confessava di non amare particolarmente Wallander e per illustrare meglio concetto diceva: se lo incontrassi a una festa non mi siederei certo a parlare con lui.
Wallander
, spiegava, è un uomo di cui non condivido pensieri e opinioni.

Lo scollamento tra Mankell e Wallander qui è evidente. L’autore si muove su un campo lungo, coglie le contraddizioni e le ferite di un mondo in cambiamento. Il personaggio si interessa a ciò che è prossimo, perde il controllo quando gli omicidi entrano nel suo microcosmo, conversa con Victor Mabasha (il killer sudafricano), senza riuscire ad accorciare realmente le distanze, si scontra con la propria incapacità di comprendere.

«Non sempre si può capire» disse Victor Mabasha.
«Una storia è un viaggio che non ha mai fine»

La leonessa bianca è uno dei migliori romanzi di Mankell, qualche ingenuità narrativa è ampiamente riscattata dal talento con cui ci conduce attraverso i due piani di indagine senza mai perdere di vista l’essenziale: ogni viaggio ne contiene infiniti altri, ma nel mondo di Wallander tutto ha un inizio e una fine.

Henning Mankell, La leonessa bianca, Marsilio, 18 €

Kurt Vonnegut – La colazione dei campioni

Sdrucciola marzo 18th, 2007

Ecco la trama: una creatura di nome Zog arriva sulla Terra su un disco volante per spiegare come evitare le guerre e curare il cancro. Porta queste sue informazioni da Margo, un pianeta i cui abitanti conversano tra loro emettendo scoregge e ballando il tip-tap.
Zog sbarca di notte nel Connecticut. Ha appena messo piede a terra che vede una casa in fiamme. Vi si precipita dentro, scoreggiando e ballando il tip-tap, per avvertire gli abitanti del terribile pericolo che corrono. Il padrone di casa gli spacca il cranio con una mazza da golf.

Se L’idiota ballerino di Kilgore Trout non sarà mai adottato dalle scuole è solo perché non esiste, esattamente come il suo autore.
Esiste invece, e si spera ancora per molto, il creatore di Kilgore Trout: quel Kurt Vonnegut che lo ha scelto come eteronimo per alcune delle sue produzioni migliori, tra cui La colazione dei campioni (Addio triste lunedì).

Benché privo del commovente lirismo di L’idiota ballerino, questo romanzo scritto nel 1973 è un ottimo esempio del talento del suo autore, capace di utilizzare humor e fantasia per raccontare la terra dei liberi com’è sotto la sottile e invitante crosta di normalità.

Kilgore Trout scrive racconti inspiegabilmente ignorati dalla critica e pubblicati nelle riviste porno, come quello di cui avete avuto un esempio, ed è in viaggio verso l’oscura località di Midland per partecipare a un festival delle arti. Ad attenderlo, Dwayne Hoover, venditore di Pontiac, padrone di mezza città nonché prossimo alla follia totale.
Nel ruolo del coro, una patetica brigata di personaggi alla disperata ricerca della felicità. Ad allietare il tutto, gli schizzi di Vonnegut che come un bravo scolaro illustra di volta in volta gli oggetti che menziona.

E così via

Vonnegut è conosciuto per Mattatoio n°5, un gran romanzo ma non il suo migliore (quello è Le sirene di titano). Se non avete avuto la fortuna di leggerlo, provate a immaginare Philip K. Dick sotto prozac e vi sarete fatti un’idea.
Douglas Adams gli deve molto, noi dobbiamo molto alla guerra e alla General Electrics per averlo risparmiato e a Feltrinelli che ha deciso di ristampare le sue opere.

Dal libro è stato tratto un film con Bruce Willis e Albert Finney che la critica ha quasi unanimamente stroncato.

Kurt Vonnegut, La colazione dei campioni, Feltrinelli, 15 euro

Il sito ufficiale di Vonnegut

Kurt Vonnegut intervistato in Second life

Palahniuk, Rant- In uscita

Sdrucciola marzo 4th, 2007

Apdeit: letto e digerito
Per tutti i Palafuff dipendenti: a Maggio uscirà negli Stati Uniti Rant, an oral biography of Buster Casey. Il libro può essere pre-ordinato su Amazon.
Da quel che sembra un progetto interessante, almeno stando alla presentazione che ne fa lo stesso Palahciuk:
Rant takes the form of a (fictional) oral history of Buster “Rant” Casey, in which an assortment of friends, enemies, admirers, detractors, and relations have their say on this evil character, who may or may not be the most efficient serial killer of our time.

Colgo l’occasione per ricordare che qui è possibile prenotare la propria copia autografata di un qualsiasi libro di Chuck. Una libreria di Portland infatti si incarica di raccogliere gli ordini e Palahniuk passa di tanto in tanto per firmare le copie.

Avete riconosciuto almeno uno degli spostati della foto? Eh già, quale scrittore poteva andare a trovare Anthony Bourdain se non lui? Ora tutto ha un senso:-)

Avventure agrodolci – Anthony Bourdain

Sdrucciola febbraio 18th, 2007

Per chi non lo conoscesse Anthony Bourdain è il geniale autore che ci ha fatto conoscere il lato oscuro della cucina in Kitchen confidential e ci ha portati in giro per il mondo con Un cuoco in viaggio.

Cuoco di provata esperienza, ama presentarsi come il Keith Reichards dei fornelli, e come dargli torto: dai suoi racconti il mondo della ristorazione appare né più né meno come il trionfo di sesso droga e rock’ n’roll. Ma dall’uscita italiana del suo primo libro è passato qualche tempo e il nostro Tony è diventato una celebrità con tanto di show su satellite (per chi ne dispone consiglio assolutamente di seguire le sue scorribande in giro per il pianeta).

In questo Avventure agrodolci sono raccolti testi e brevi articoli che hanno a che fare con la sua professione di cuoco famoso e riflessioni più o meno pertinenti al cibo.

La mia personale simpatia per Bourdain non conosce limiti ma c’è da ammettere che a volte è un po’ fastidioso nel suo ribadire il cliché del cuoco maledetto.

Le cose importanti che dovevamo sapere sulla sua professione ce le ha già dette nel primo libro. Le assurdità culinarie mondiali sono nel secondo. A cosa serve allora questo libro?

A riflettere sullo status di celebrità, a chiarire qualche giudizio e a formulare una visione del presente e del futuro della ristorazione visti da Tony.

Alla domanda “cosa c’è dietro al fenomeno degli chef di successo?“, Bourdian si risponde:

Forse la gente non scopa abbastanza

e non è solo una battuta ad effetto, Tony argomenta la cosa riuscendo persino convincente!

Per il suo e per il nostro bene c’è da augurarsi che rimanga in salute (cosa difficile data la quantità di sostanze più o meno lecite che ingurgita) e che maturi il proprio personaggio (più difficile ancora).

Abbiamo bisogno di gente che sdogani il buon cibo senza cedere alle mode, abbiamo bisogno di imparare che l’unica cosa che conta, in un tre stelle come in un pub, sono coerenza e onestà nel piatto che ci viene servito.

Anthony Bourdain, Avventure agrodolci, Feltrinelli, 16 euro

Mankell trailer: Delitto di mezza estate

Sdrucciola gennaio 26th, 2007

Il trailer

Curiosità: uno dei protagonisti (il cattivo?) è Peter Gantzler, il bravo interprete di Il grande capo, sugli schermi in questo periodo

Nota1: la biondina non è Ann-Britte

Nota3: se non avete ancora letto il libro, evitate di andare sulla pagina di Marsilio, rischio spoiler elevatissimo (accidenti a loro!)

Henning Mankell nobel subito!

Sdrucciola gennaio 22nd, 2007

mankell.jpgHenning Mankell dovrebbe essere dichiarato patrimonio dell’umanità. L’affermazione può suonare eccessiva, ma ci sono almeno due buone ragioni per sostenerla. La prima è la creazione della serie di romanzi che hanno per protagonista l’ispettore Kurt Wallander. La seconda è la rassegnazione con cui questo autore, che ha dedicato molti scritti e parte della sua vita all’Africa e ai suoi drammi, accetta di essere riconosciuto e apprezzato solo per i suoi romanzi di genere.

Tanto per non smentire il luogo comune, ammettiamo subito che della sua produzione africana non conosciamo nulla e, ripromettendoci di colmare la lacuna, caliamoci nell’affascinante panorama della Scania.
La regione meridionale della Svezia, in cui sono ambientare le inchieste di Wallander, è a prima vista il luogo meno eccitante che mente umana possa concepire: mare, pianura, vaste distese di nulla puntellate da piccoli centri in cui la vita scorre serena e il benessere è un dato acquisito.

Per rappresentare l’effetto che produce su un tale scenario l’irrompere del crimine violento basta pensare a un temporale estivo che si scatena su una spiaggia: il moto del mare sconvolto da raffiche che tagliano le onde, la sabbia che si solleva in vortici, i placidi simboli dell’estate travolti e ribaltati dal vento.

Se in mezzo a tutto questo vedeste comparire un bagnino di mezza età che scruta l’orizzonte con lo sguardo esperto di chi conosce il mare e proprio per questo sa che nulla è prevedibile, avreste una sensazione piuttosto simile a quella che si prova leggendo i romanzi di Mankell.

Calma e turbamento sono infatti sapientemente miscelati, dimostrando quello che è forse il talento maggiore per un giallista: mantenere la suspance in modo naturale, alternando azione e pause senza che la tensione cali nè diventi insopportabile.

Kurt Wallander non è un eroe, non è uomo da grandi slanci anche se interroga l’orizzonte. Non conosco molti svedesi ma ho la quasi certezza che sia molto ma molto svedese il suo modo di imporre razionalità alle indagini accettando allo stesso tempo l’ineluttabile entropia del cosmo.
In questo, anche nei momenti peggiori, è splendidamente rassicurante, proprio come il bagnino. Forse non vincerà i flutti per salvare il naufrago, ma di certo troverà nella sua imperfetta umanità le risorse per raggiungerlo.

Avvertenza: Il settembre scorso, al Festival di Mantova, si è svolta una fantastica sessione di auto aiuto di numerosi Wallanderdipendenti, che hanno coraggiosamente ammesso il loro problema: intere famiglie trascinate a trascorrere le vacanze in Svezia, pellegrinaggi votivi a Ystad ed episodi analoghi che illustrano molto bene la presa che il personaggio di Mankell ha avuto sul pubblico italiano.
Se decidete quindi di prendere in mano un suo libro (consigliato l’ordine cronologico per seguire la sottotrama, ma se ne può anche fare a meno) sappiate che state probabilmente dando origine a una dipendenza che avrà ripercussioni sulla vostra vita*, ma anche che se vi capiterà di muovervi in acque agitate potrete contare sulle sue pagine per tenervi a galla

Henning Mankell: Assassino senza volto, I cani di Riga, La falsa pista ecc…, tutti editi da Marsilio

* Nota per wallanderdipendenti. La cattiva notizia è che Mankell è stufo del suo protagonista: Kurt Wallander lascerà la scena. La buona notizia è che passerà il testimone alla figlia Linda, cosa che ci permetterà di tanto in tanto di rincontrarlo.

Sito ufficiale di Henning Mankell (in inglese). Sul sito sono disponibili i trailer dei film (svedesi) tratti dai romanzi
Sito dedicato a Kurt Wallander (in inglese)

Festivaletteratura 9- Henning Mankell con Massimo Cirri

Sdrucciola settembre 18th, 2006

008.jpgHenning Mankell è un distinto signore svedese che con una disinvoltura molto nordica si presenta all’appuntamento in anticipo e si mette tranquillo a passeggiare nel cortile della Cavallerizza senza attirare l’attenzione su di sé.

Le sue parole sul palco sono precise e interessanti ma l’incontro non sarebbe così divertente senza la presenza di Massimo Cirri che esordisce presentando una petizione in favore di Kurt Wallander. L’investigatore, protagonista di tanti romanzi di Mankell tra cui l’ultimo Piramide, sarebbe infatti stato congedato dal suo autore, stanco del personaggio.

Ma il pubblico di Mantova accoglie entusiasta l’appello di Cirri e le testimonianze dei “drogati” di Wallander convincono Mankell a ripensarci. Come precisa meglio, la sua intenzione è di passare il testimone alla figlia dell’investigatore, permettendoci così di non abbandonarlo e anzi, di vederlo sotto una nuova luce.

Mankell però divide la propria vita tra la Svezia e l’Africa e appena può accenna ai romanzi non wallanderiani a cui tiene molto. Il discorso si sposta di continuo sul poliziesco e va a merito dello scrittore la flemma con cui reagisce all’evidente disinteresse del pubblico nei confronti del resto della sua produzione. Un vero signore!

Giudizio>> godevole e arguto

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