Archive for the 'Groupieismi' Category

Chuck Palahniuk - Gang bang

Sdrucciola Ottobre 19th, 2008

Inutile tergiversare, ormai le voci sull’ultima fatica di Palafuff hanno preso a girare e bisogna pure dire qualcosa ai paladipendenti che ancora non hanno sborsato i loro 16 euro…

Qualcosa tipo: magari aspettate l’edizione economica, se proprio volete farvi del male… non per lo scandalo ma per la noia.

Il tema era dei più promettenti: una porno star sul viale del tramonto organizza una gigantesca gang bang per dire addio alle scene, coinvolgendo 600 uomini tra cui un avvizzito ex collega, un fan e un improbabile figlio.

Ma le battute sui titoli dei film porno che ricalcano gli originali sono cose da scuola media, caro adorabile Chuck. Da te ci aspettiamo qualcosa di più, decisamente. E qui qualcuno potrebbe dire che c’era da aspettarselo, ma i veri fan di Palaciuk sanno che bisogna essere pazienti (come dimostra Rabbia) e la roba buona ogni tanto arriva.

Non qui, dove le gag sono stantie e le idee narrative poche, tanto che l’unica sorpresa si intuisce prima della metà del libro. Resta la ricerca dell’effetto disgusto, ma come sempre quando Palagniuc è a corto di idee il tutto rimane fine a se stesso e produce l’unica conseguenza, temporanea si spera, di abbassare la libido a livelli di guardia.

Chuck Palahniuk, Gang Bang, Mondadori, 16 euro

Henning Mankell - Muro di fuoco

Sdrucciola Settembre 14th, 2008

muro di fuoco

Poliziotto, 50 anni, diabetico e divorziato, una figlia adulta, cerca una persona con cui stare quando lo desidera. La donna che cerco deve essere attraente, avere un bel corpo ed essere sensuale. Rispondere a “Vecchio lupo”.

La scorta di romanzi che hanno per protagonista l’ispettore Wallander è praticamente esaurita (ahimè). Ma questo Muro di fuoco, nonostante non sia all’altezza di molti precedenti, è un metadone passabile.

Nello sciogliere i nodi che legano due delitti apparentemente isolati e nel calarsi nei misteri del crimine informatico, Mankell trova il tempo di fare il punto sulla vita del suo protagonista. Che seppure dimagrito e apparentemente più sano di come lo avevamo lasciato, si macera nella solitudine e nei sogni di un’altra vita. Magari raggiungibile attraverso un annuncio su un’agenzia per cuori solitari…

Per fortuna a salvare Kurt Wallander ci pensa il suo inattaccabile spirito di servizio (verso gli umani piuttosto che verso le istituzioni) che lo porta, tra mille incertezze, sulla strada di una verità che non guarisce le ferite ma aiuta in qualche modo ad andare avanti.

Henning Mankell, Muro di fuoco, Marsilio, 18 €

Foto: Redspotted

Dedicato ai droghelli wallanderiani

Il municipio di Ystad ha pensato di bene di sfruttare la popolarità regalatagli dai romanzi di Mankell organizzando una serie di tour guidati: In the footstep of Wallander.

Che ne dite di una cena all’Hotel Continetal o un caffè da Fridolfs? Per i più avventurosi, si può addirittura risolvere un vero giallo o percorrere le strade di Ystad a bordo di un camion dei pompieri (ecco qui, l’attinenza mi sfugge un po’ ma la cosa deve avere il suo fascino).

Se volete saperne di più da chi ci è stato leggete il secondo commento di questo post mente per ammirare Ystad con il sole gustatevi le foto di Stefania.

Paladipendenti a rapporto, arriva Snuff

Sdrucciola Maggio 6th, 2008

Nel gruppo anobii dedicato a Palahniuk Derf segnala che il 20 maggio uscirà negli Stati Uniti Snuff, e che il libro è già prenotabile su amazon. Suggerisco ai palafuffdipendenti il barbatrucco dell’ordine su amazon.co.uk dove stando bene accorti è possibile recuperare l’edizione con copertina originale (quella inglese è terribile) da uno dei rivenditori, risparmiando qualcosa sulle spede di spedizione.

Tanto per darvi un’idea, se non bastasse il titolo, il promo recita:

Six hundred dudes
One porn queen
A world record for the ages

Inizia il conto alla rovescia…

adv.jpgAggiornamento: le perverse leggi del web advertising colpiscono anche il sito ufficiale di Palaciuk. Oltre al banner notevole anche il rettangolo (sempre dedicato a Virgola, mentre scrivo) abbinato a un post sui Fight club

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Henning Mankell - Scarpe italiane

Sdrucciola Aprile 30th, 2008

scarpe_italiane.jpgPrima cosa: dimenticatevi di Wallander. Non c’è, non è mai esistito, non ha diritto di cittadinanza in questa storia.

Mi ricordai che talvolta mi diceva che la vita assomiglia al rapporto che le persone hanno con le proprie scarpe. Non si può sperare o convincersi che vadano bene. Le scarpe strette appartengono alla realtà.

Dodici anni su un’isola deserta tra i ghiacci svedesi per dimenticare un tragico errore non bastano a farsi dimenticare dalla vita, che ripiomba su Fredrik Welin nei panni di una donna del passato. Gli errori si pagano, ma la scelta di sprofondare la propria anima nel ghiaccio può essere riscattata. Anche da chi, fino alla fine, ha da offrire solo le proprie debolezze.

In questo libro c’è molto dolore e molto amore, equamente distribuiti con parole essenziali messe in bocca a personaggi che tacciono più di quanto dicano e riescono ciò nonostante a farsi capire benissimo.

Henning Mankell, Scarpe italiane, Marsilio, € 18
Foto: Steffe

Cormac McCarthy - La strada

Sdrucciola Marzo 13th, 2008

lastrada.jpgDi questo libro vi rimarranno due cose: il pungo nello stomaco di una storia inquitante e i dialoghi magistrali.

Un uomo e un bambino, di cui sappiamo poco oltre al fatto che sono tali, viaggiano a piedi per un’America devastata da tempo da un’imprecisata catastrofe che ha raso al suolo ogni cosa e quasi sterminato l’umanità.
Viaggiano senza mezzi, viaggiano verso sud, McCarthy ci parla ancora di una frontiera e di un’orizzonte in cui viene riposta l’ultima speranza.

I dialoghi sono asciutti, essenziali e incredibilmente verosimili e toccanti. Il bambino fa domande da bambino, e non è poco. Arrivati a uno specchio d’acqua in cui il padre si immerge chiede solo: “Ma io tocco?” e in mezzo al dramma della fuga e della morte che li circonda quello che rimane è la verità di quel momento.

Cormac McCarthy, La strada, Einaudi, 16.80 euro

Foto: Cirox

Henning Mankell, I cani di Riga

Sdrucciola Febbraio 17th, 2008

Altro giro, altro Mankell (e di questo passo, anche se rigorosamente in disordine, li recensiremo tutti).

Con i Cani di Riga l’ispettore Wallander lascia per la prima volta la sua Scania per un’avventurosa indagine che lo spinge in Lettonia. Una terra sconosciuta, persa nel dedalo geografico post-sovietico che tra nomi impronunciabili e assonanze finisce per sembrare un tutto compatto e indistinguibile.

Un mondo ancora grigio che si dibatte tra le tentazioni tutte consumistiche dell’Occidente, le spinte nazionaliste e una sola impresa di successo: la criminalità organizzata.

L’indagine sulla morte del maggiore Liepa, poliziotto lettone, coinvolge Wallander nei costumi di un paese dove si sussurra e si intende più che dire, e il suo coraggio è messo a dura prova.

Una volta di più, la forza del racconto è tutta nella miscela dei delitti, delle atmosfere evocate e della sbilenca normalità di Wallander. Uno che pensa seriamente di mollare tutto per andare a fare l’esperto di sicurezza, ma non può fare a meno di assecondare quella voce interiore che senza retorica lo spinge ad arrivare fino in fondo.

Henning Mankell, I cani di Riga, Marsilio, € 8

Ian McEwan - Chesil Beach

Nathan Dicembre 4th, 2007

Una spiaggia ventosa della Manica e un albergo su un’altura erbosa, una casa vittoriana e la Oxford degli anni Cinquanta.

E i sentimenti repressi dalla buona educazione di due ventenni innamorati.

Florence, disciplinata e talentuosa violinista. Edward, studente universitario appassionato di rock ‘n roll, spinto da una passione tanto ingenua quando vorace, che lo porta a chiedere la mano di lei.

La prima notte di nozze. Le cautele alternate all’irruenza di lui, il desiderio che detta le sue timide mosse. La paura e poi il disgusto di Florence, il conflitto tra dovere coniugale e naturale repulsione.
E il susseguirsi di pensieri, l’ingarbuglio delle parole, il complicato equilibrio di un difficile approccio, l’esito di una notte che determinerà il resto delle loro vite.

Dopo la forza maestosa delle perfette trame psicologiche di Bambini nel tempo e L’amore fatale, Ian McEwan arriva a scarnificare l’intreccio di polpa e psiche che fa di un personaggio di carta una persona.

In un esile volumetto di 136 pagine McEwan modula la sua analisi sulle pulsioni e i sentimenti al livello primario delle esperienze della maturità. Le sue parole si calano nel dettaglio della prima esperienza erotica di due giovani poco più che adolescenti. Li misura con la cultura in cui sono cresciuti, quel viluppo di regole in cui si trovano obbligati. E pone al centro i loro Io,  l’intreccio di carne, di coscienza e di esperienze che porta inevitabilmente ogni essere umano di fronte all’urgenza di risolvere i conflitti fondamentali dell’esistenza. Trovare un equilibrio e saperlo fare attraverso l’incontro delle anime.

Ancora una volta di McEwan stupisce la profondità, la chirurgica abilità nel portare alla luce la vastità che è in noi.

Ian McEwan, Chesil Beach, Einaudi, € 15,50

Cormac McCarthy - Oltre il confine

Sdrucciola Novembre 1st, 2007

oltre.jpgTrecento pagine possono contenere una miriade di storie, se scritte da Cormac McCarthy. Tutte avvincenti, autentiche e in grado di restituire cose e persone sospese in un momento che è qualsiasi tempo, in questo caso un confine che è qualsiasi confine.

Il viaggio del giovane cowboy Billy attraverso la frontiera del Messico e dell’età adulta, ne contiene e ne produce infiniti altri. Ogni volto incontrato, anche solo per un attimo, è una storia, un percorso, un intreccio di avvenimenti ed emozioni che sono poi quelli che disegnano le nostre vite.

Quando si parla di questo autore, oltre a ricordare a ragione i grandi classici della narrazione americana, si cita la sua abilità nei dialoghi. McCarthy restituisce davvero il senso di ogni scambio usando poche essenziali parole.

Certo, la tensione non è la stessa in tutte le pagine e alcune, di collegamento, sono piuttosto fiacche, stanche come i cavalli di Bill. In qualche pagina centrale poi, entra un filo di retorica che guasta il racconto, peraltro molto bello, dell’uomo che si fa testimone di Dio.

Ma la parte sulla lupa vale da sola tutto il libro. Non mostriamo mai la nostra umanità quanto nel rapporto con gli animali, quell’ “altro” che non si può sottrarre:

Le parlò a lungo e, dal momento che il guardiano non capiva che cosa diceva, le disse ciò che aveva nel cuore. Le fece delle promesse e le giurò che le avrebbe mantenute. Che l’avrebbe portata tra le montagne, dove avrebbe trovato altri della sua specie. Lei lo guardò con quei suoi occhi gialli, che tradivano non disperazione, ma soltanto quell’insondabile, profonda solitudine che è l’impronta più tipica di questo mondo.

Cormac McCarthy, Oltre il confine, Einaudi, € 11,50

Foto: Cirox

Björn Larsson - Bisogno di libertà

Sdrucciola Settembre 29th, 2007

rami.jpg Björn Larsson è una persona come
tante altre.
Uno che a quindici anni è salpato per l’America e ha trascorso un anno in una scuola-ranch in Arizona.
Uno che andava benissimo a scuola, fino a quando non ha deciso che preferiva studiare da solo al parco.
Uno che dopo aver inziato il servizio militare, si è rifiutato di imbracciare un fucile ed è diventato un renitente.
In seguito a questa decisone, uno che ha poi trascorso un paio d’anni entrando e uscendo dal carcere.
Uno che ha rinunciato a un amore intenso, bruciante, di quelli che nella vita ti capitano poche volte, per andarsene a Parigi, con un vaghissimo programma circa quello che vi avrebbe fatto.
Uno che ha ripetutamente abbandonato parenti e amici per prendere il largo sulla sua barca.
Uno che ai funerali e ai matrimoni non ci va, resta fuori ad aspettare.
Uno che spera che il Nobel non glielo diano mai, così non si deve mettere la cravatta.
Uno che ha detto alla sua compagna, incinta, che accettava l’idea della paternità solo a patto di avere potersene andare per un mese all’anno e non dover svolgere tutte le obbligazioni pratiche della famiglia.
Uno che nelle biblioteche è presente con due schede autore, a seconda che si tratti dei romanzi o dei saggi scientifici e vive costantemente tra due mondi professionali rifiutando di appartenervi interamente.

Uno come tanti, uno che nella vita si è sempre trovato a fare i conti con un grido interiore che lo spingeva altrove: il bisogno di libertà.

Dovrebbero leggere questo libro, e non sono pochi, tutti quelli che sperimentano il conflitto tra questo urgentissimo bisogno e tutte le cose della vita, anche splendide come l’amore, che vi si oppongono. Leggetelo sapendo che vi farà male, molto.
Ma in qualche modo vi farà sentire meno soli e questo credo sia esattamente il suo scopo.

Non importa se a dispetto delle intenzioni a volte le pagine suonano un po’ troppo enfatiche e pazienza se gli ultimi quindici anni della vita di Larsson sembrano una parziale smentita della vita che predica. Perché non va presa per nulla come una predica.

Per alcuni, sarà appunto un modo per scoprire che questo “generatore di disapprovazione sociale” è qualcosa con cui si può convivere, a patto di sapere che per ogni scelta qualcuno chiederà sempre il conto o lo pagherà al posto nostro.

Per gli altri, un’occasione per riflettere su quanto in ogni ambito siamo facilemente disposti a barattare la nostra libertà in cambio di sicurezza, di un’identità, di un’uniformità che umilia le nostre aspirazioni profonde.

Per tutti, un esempio di una vita nient’affatto esemplare, moralmente discutibile, indubbiamente autentica e intensa.

Björn Larsson, Bisogno di libertà, Iperborea, 14 euro
Foto: Cirox

Festivaletteratura 2007- Chuck Palahniuk

Sdrucciola Settembre 10th, 2007

palahniuk.jpgPremessa: questo post si autodenuncia immediatamente come groupistico e letterariamente irrilvante, ma data la portata dell’incontro so che capirete.
Del resto non capita tutti i giorni di trovarsi faccia a faccia con Chuck e farsi fotografare con lui tenendo in mano un bouquet da sposa insieme ad altre due pregevoli squinternate (grazie a Pelo e Gavino per la pazienza e la presenza).
Turbamenti a parte, l’evento ha permesso di apprendere quanto segue:

1. Si pronuncia Polenik, non Palaniuk. Pazienza, resterà comunque e sempre Palafuff, Palaciucc e quant’altro la fantasia ci suggerisca.

2. Tullio Avoledo è come i suoi libri: supponente. Azzeccare qualche domanda non gli fa perdonare una frase decisamente infelice all’indirizzo del tendone (”e dopo ci saranno delle domande del pubblico che si spera siano intelligenti quanto le risposte”)

3. Chuck è disponibile, si vede che prende come un ingrato lavoro questi tour promozionali ma in fondo non lo fa pesare più di tanto. Passate voi due ore a farvi fotografare e firmare autografi…

4. Di tutte le cose dette, e sono molte, quella che mi è rimasta impressa è la semplice dichiarazione: “io non invento niente, mi limito ad ascoltare storie e trasformarle in altre parole”.
Nello specifico, sostiene, il suo ruolo è tirar fuori quelle parole che ci permettono di discutere le storie e le cose. Esisteva gente che si picchiava in quel modo e con quei riti anche prima del fight club, ma ora c’è la parola e quel mondo può diventare oggetto di un discorso, il suo e naturalmente il nostro.

5. Le grandi orecchie di Palaciucc sono al servizio dei suoi amici e di chiunque abbia una storia da raccontare.

6. Se show ha da essere, Palaciucc fa le cose per bene, invitando il pubblico a prendere una cartolina precompilata e inviargli una domanda in cambio di un prezioso gadget. La folla si avventa su di lui, Avoledo finge indifferenza, i timidi rosicano.

7. La lavorazione di Fight Club, a detta di Palafuff, è stata un vero incubo. Quella di Choke, con Angelica Houston e Sam Rockwell, estremamente divertente e i presupposti perché il film sia un successo ci sono tutti (spendendo pure molto ma molto meno). L’altra buona notizia, o cattiva a seconda dei punti di vista, è che è in lavorazione un film tratto da Invisible Monsters.

8. Avoledo a volte ha ragione. Le domande sono demenziali e ruotano attorno all’asse “hai letto/ti sei ispirato a” suscitando occhiate al cielo e sospiri del povero Chuck che di certo non pensava di dover discutere dei suoi ipotetici legami con uno sconosciuto scrittore anarchico.

9. La frase “beata Anna Frank, lei almeno non ha dovuto fare il tour promozionale” è stata effettivamente pronunciata da un’amica scrittrice di Palafuff, di cui non ritiene opportuno svelare il nome.

10. Mille domande sono rimaste senza risposta, semplicemente perchè nessuno le ha poste. Peccato

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