Archive for the 'Freschi' Category

Chuck Palahniuk – Rant

Sdrucciola giugno 6th, 2007

rant.jpgFresco di acquisto* e già divorato, Chuck è qui.
Dopo la parentesi di La scimmia pensa la scimmia fa, si torna a leggere una bella storia circolare, anzi episodico-circolare.

Perché Rant, come recita il titolo completo, è la biografia orale di Buster Casey, una vita raccontata attraverso le persone che hanno avuto la (s)fortuna di incrociarla nel proprio cammino.

Il buon Palafuff pare essersi almeno in parte liberato dalla sindrome delle prime 5 pagine, quella strana malattia che in alcuni sfortunati romanzi come Cavie lo obbligava a dare sfoggio della propria perversità nei primissimi passi del libro.
Qui, come si conviene, spunti di raccapriccio sono ben spalmati in tutta la lunghezza e sapientemente miscelati a un paio di invenzioni che non fanno rimpiangere i titoli più noti.

Anticiparle a chi aspetta l’uscita dell’edizione italiana sarebbe pura crudeltà, ma vale la pena di dire che Rant Casey è sì, come dichiarato nelle anteprime, un killer, ma di natura strettamente palahnukiana.
Ossessionato come il suo autore dal corpo e dalle sue mutazioni, riuscirà a fare di sé la più grande arma biologica che il mondo abbia conosciuto, somministrando morte e redenzione.

Accanto a questo, altri temi ricorrenti e qualche nuovo spunto frutto di suggestioni tecnologico apocalittiche. Di cui magari si poteva fare anche a meno, ma una spruzzata di Dick sta bene su tutto quindi è perdonabile.

Un consiglio di lettura: abbandonatevi alle pagine mantenendo un occhio sempre vigile. Palaciuk ha seminato indizi che assumono senso con il procedere della storia e suggeriscono succulente interpretazioni.

Chuck Palahniuk, Rant, an oral biography of Buster Casey, Doubleday

* per l’acquisto: comprando da uno dei sellers di Amazon uk ho ricevuto il libro (edizione americana con copertina originale) in 4 giorni al prezzo complessivo di 17,90 €, spedizione inclusa. Se volete seguire questa strada selezionate dalla ricerca il libro con la copertina che vedete qui e scegliete come rivenditore The book depository

Anthony Bourdain- Un osso in gola

Sdrucciola maggio 27th, 2007

bourdain_osso.jpgGiovane sous chef al Dreadnaught, Tommy può sopportare tutto: lavorare sotto uno cuoco generoso ma eroinomane per un dentista-ristoratore senza spina dorsale, sottostare al giogo della Famiglia e alle richieste dello zio Parrucchino Sally, essere perseguitato da un agente dell’Fbi più fastidioso di un eczema.
Ma non chiedetegli di preparare un pasto a base di calamari fritti o lo vedrete perdere del tutto il controllo!

Anthony Bourdain ha deciso che fare la chef star trascinandoci in giro per il mondo con le sue avventure agrodolci non era abbastanza e da qualche anno (questo libro è del 1995) si è dedicato al romanzo.

Prendete Il Padrino, frullatelo con Kitchen confidential, cospargetelo di ironia e avrete Un osso in gola: un romanzo talmente pieno di cliché da risultare evidente omaggio alla letteratura che Tony ama di più e, cosa più importante, a non deludere chi è in cerca di una buona storia.

Certo, per quel che traspare dalla traduzione, le scelte lessicali e lo schema narrativo non lo candidano per il Booker Prize. Ma come direbbe Tony, questa storia è maledettamente avvincente, tanto per chi ama un buon lavoretto malavitoso all’italiana che per chi gode a spiare le cucine dal buco della serratura.

Anthony Bourdain, Un osso in gola, Mursia, 17€

Kiran Desai – Eredi della sconfitta

Sdrucciola maggio 18th, 2007

Se il cognome dell’autrice vi dice qualcosa è perchè Kiran Desai è figlia della più nota Anita, uno dei nomi forti della letteratura indiana contemporanea.

La recensione che ne ha fatto Francesco Prisco sul sito del sole è talmente puntuale che è davvero superfluo ripetere con altre parole gli stessi concetti: il romanzo ha dei limiti evidenti ed è sicuramente una promessa mancata.

Quanto possono essere credibili questi maldestri palpiti alle pendici dell’Himalaya mentre il mondo attorno si sgretola? Insomma, se avete voglia di una lettura alla Emily Brontë il consiglio è: leggete Emily Brontë!

Un vero peccato, perché sarebbe interessante leggere una voce indiana che abbia fatto i conti col passato e che sviluppi nuovi temi, come quello dell’emigrazione o dei rigurgiti di nazionalismo che pure qui vengono toccati.
Forse vale la pena di provare con Una notte al call center di Bhagat Chetan, anche se le reazioni all’uscita non lasciano sperare molto bene.

C’è da chiedersi che cosa scriva e soprattutto cosa legga la generazione di studenti, intellettuali e professionisti delle Silicon Valley indiane, piuttosto che il taxista che scivola per le strade di Manhattan.
Probabilmente aspettano anche loro l’arrivo dell’ultimo Palahniuk…

Kiran Desai, Eredi della sconfitta, Adelphi, 19.50 €

Wu Ming – Manituana

Sdrucciola aprile 15th, 2007

La storia è sempre scritta dai vincitori, lo sappiamo. Immaginate di essere nell’America del Nord del 1775: riuscite a pensare una situazione più infallibilmente votata allo scacco di quella degli indiani e dei bianchi fedeli alla corona inglese contro i primi sussulti d’indipendenza? La loro storia, è evidente, non poteva che essere condannata all’oblio. I destini individuali, così poco influenti sulle grandi strategie, eppure così importanti per cogliere la natura degli eventi, non potevano che perdersi nel resoconto spietato degli eroi trionfatori.

Manituana racconta questa storia e lo fa proprio attraverso le molte voci che le danno la sostanza, la vita, la dimensione mitica che meritano i grandi conflitti, siano sui campi di battaglia o nei cuori degli uomini.
Siete insensibili al fascino delle leggende native americane? Non è un buon motivo per non leggerlo, chi è sensibile al tema si farà catturare, chi è immune troverà altre ragioni per restare incollato alla pagina.
Siete stanchi di cercare di capire l’America leggendo nel suo passato? Neanche questa è una buona scusa, perché non è soltanto dell’America che si intuisce qualcosa.
In una classifica del tutto personale, Manituana è esattamente a metà strada tra Q e 54, con cui condivide un’estrema attenzione (di questi tempi insolita) per la struttura e la scrittura. Non all’altezza del primo perché meno denso e perché i gusti personali contano pur sempre qualcosa, non dopo il secondo perché il programma è più ambizioso e l’avventura più ardua.

Un consiglio: leggete con calma, anche se siete catturati dalla trama non abbiate fretta o vi perderete i particolari. E se potete, concedetevi il lusso di una seconda lettura. Alcuni personaggi, come Philippe Lacroix che mi ha fatto pensare molto all’Athos di Dumas, vi rimarranno dentro.
Come tutti i libri dei Wu Ming il romanzo è coperto da licenza copyleft

Manituana sul web
Manituana.com Il sito è ricco di informazioni e rispondendo a una domanda sulla trama del libro è possibile accedere al secondo livello dove, oltre alle schede dei personaggi, è possibile trovare spazi di condivisione. Nel secondo livello trovate anche altre parole su Athos e Philippe (grazie ai wu ming per averlo pubblicato)
Wikipedia
Se avete problemi a orientarvi tra la miriade di personaggi qui potete trovare una piccola descrizione che vi aiuterà senza rovinarvi il piacere della scoperta

Wu Ming, Manituana, Einaudi, 14 euro

Pablo Tusset – En nombre del cerdo/ Nel nome del porco

Sdrucciola marzo 11th, 2007

Pablo Tusset è uno scrittore spagnolo noto per il brillante esordio di qualche anno fa: Il meglio che possa capitare a una brioche. Attirati dal titolo o spinti dal passaparola, molti fortunati lettori hanno potuto godere di un giallo pieno di humour e di invenzioni.
Personalmente è il libro che consiglio senza esitazioni a chi è in cerca di un divertimento intelligente e di una bella storia.

Si può quindi immaginare con quali aspettative abba iniziato En el nombre del cerdo (Nel nome del maiale), secondo romanzo di Tusset, non ancora tradotto in italiano.
Tanto lieve, bel congeniato e ricco di ritmo era il primo romanzo, tanto stanco e disomogeneo è questo secondo. Dopo un avvio che lascia ben sperare, con la comparsa in scena di un simpatico Commissario Pujol in crisi di mezza età e a un passo dalla pensione, il romanzo prende un doppio binario che si rivela… morto.
Il caso, un brutale omicidio in un mattatoio di provincia, è il pretesto attorno a cui si alternano le vicende di Pujol e di T., poliziotto in preda a misteriosi raptus violenti e in fuga da se stesso che cerca riscatto in New York e nell’amore.
Ma a Tusset non basta avere due buoni personaggi, si complica le cose riconducendo T. alle indagini sul mattatoio e concludendo il tutto in modo assai approssimativo, pescando a mani basse da Fight club (peraltro citato esplicitamente).

Pur potendo immaginare le ansie e le aspettative che accompagnano l’opera seconda, davvero non ci si spiega che ne sia stato dell’ironia e della leggerezza di Pablo Tusset, che pare sprofondato, lui sì, in una triste crisi di mezza età. Un tocco di rimpianti, una mano di violenza e molte pagine di noia.
Forse se il romanzo non è stato ancora tradotto c’è un perché…

Avventure agrodolci – Anthony Bourdain

Sdrucciola febbraio 18th, 2007

Per chi non lo conoscesse Anthony Bourdain è il geniale autore che ci ha fatto conoscere il lato oscuro della cucina in Kitchen confidential e ci ha portati in giro per il mondo con Un cuoco in viaggio.

Cuoco di provata esperienza, ama presentarsi come il Keith Reichards dei fornelli, e come dargli torto: dai suoi racconti il mondo della ristorazione appare né più né meno come il trionfo di sesso droga e rock’ n’roll. Ma dall’uscita italiana del suo primo libro è passato qualche tempo e il nostro Tony è diventato una celebrità con tanto di show su satellite (per chi ne dispone consiglio assolutamente di seguire le sue scorribande in giro per il pianeta).

In questo Avventure agrodolci sono raccolti testi e brevi articoli che hanno a che fare con la sua professione di cuoco famoso e riflessioni più o meno pertinenti al cibo.

La mia personale simpatia per Bourdain non conosce limiti ma c’è da ammettere che a volte è un po’ fastidioso nel suo ribadire il cliché del cuoco maledetto.

Le cose importanti che dovevamo sapere sulla sua professione ce le ha già dette nel primo libro. Le assurdità culinarie mondiali sono nel secondo. A cosa serve allora questo libro?

A riflettere sullo status di celebrità, a chiarire qualche giudizio e a formulare una visione del presente e del futuro della ristorazione visti da Tony.

Alla domanda “cosa c’è dietro al fenomeno degli chef di successo?“, Bourdian si risponde:

Forse la gente non scopa abbastanza

e non è solo una battuta ad effetto, Tony argomenta la cosa riuscendo persino convincente!

Per il suo e per il nostro bene c’è da augurarsi che rimanga in salute (cosa difficile data la quantità di sostanze più o meno lecite che ingurgita) e che maturi il proprio personaggio (più difficile ancora).

Abbiamo bisogno di gente che sdogani il buon cibo senza cedere alle mode, abbiamo bisogno di imparare che l’unica cosa che conta, in un tre stelle come in un pub, sono coerenza e onestà nel piatto che ci viene servito.

Anthony Bourdain, Avventure agrodolci, Feltrinelli, 16 euro

Rob Brezsny – Pronoia

Sdrucciola gennaio 16th, 2007

rob.jpgRecensire un libro in corso di lettura è una brutta cosa vero? Nei casi in cui il libro si presta più alla consultazione che alla lettura tutta d’un fiato credo si possa fare un’eccezione, ed è questo il caso.

Per chi non lo conoscesse, Rob Brezsny è il geniale autore dell’oroscopo più amato nel mondo, quello pubblicato settimanalmente su Internazionale. Il successo delle sue raccomandazioni astrali, e il motivo per cui comprare Pronoia, è nel talento immaginifico con cui Rob riesce a manipolare il linguaggio per sottrarci a una visione grigia del quotidiano.

Se gli altri astrologi si limitano a predire il classico vaso che cadrà dalla finestra, Rob pesca nell’esperienza propria e altrui per ideare situazioni improbabili ma suggestive che illumino i nostri passi. Manco a dirlo, lo humor è elemento essenziale e imprescindibile.

Pronoia utilizza lo stesso metodo per convincerci che l’universo è un luogo magnifico e, soprattutto, ogni sua particella complotta per assicurare il nostro benessere. Non ci credete? Rob spende un bel po’ di pagine proponendo esilaranti esercizi di meditazione per farne la prova.

Confesso che dopo le prime trenta pagine la reazione è stata esattamente contraria: mai provato un impulso altrettanto forte di distruggere, altro che verità e bellezza!

Da qui il consiglio di abbandonare la lettura lineare (anche a causa delle numerose ripetizioni) e affrontare il libro con un approccio più sgarzolino: qualche pagina al giorno è più che sufficiente per godere della fantasia di Rob e trarre qualche spunto di riflessione.

Perché sì, l’inno all’ottimismo sarà stucchevole, ma sostenere che forse il cinismo è un modo abusato e noioso per manifestare intelligenza non è un’idea così balzana. In pieno spirito Brezsneyano suggerisco il seguente esercizio: chiedetevi quante persone conoscete che riescano a esprimere il proprio talento intellettuale senza ricorrere al sarcasmo…

Rob Brezsny, Pronoia, Rizzoli, 17,50 euro

Giovanni Lindo Ferretti – Reduce

Sdrucciola novembre 28th, 2006

ferrettiIl titolo del libro di Ferretti riflette e sintetizza alla perfezione il suo contenuto: non una semplice autobiografia ma il racconto per parole e immagini del viaggio di ritorno verso le proprie radici. Chi si aspetta un’analisi degli anni che hanno visto l’autore protagonista della scena musicale indipendente rimarrà deluso. Qui non è il racconto della “guerra”, intravista appena attraverso lampi istantanei, ma del lento ritorno a casa.

Sconfitto o vittorioso? Nessuno dei due, probabilmente, ma di certo più consapevole. Pure troppo viene da dire in qualche capitolo, dove il linguaggio cede alla tentazione del vaticinio (i pericoli legati all’uso e abuso della scienza) e il richiamo alla fede ostentato. Non mi viene parola migliore, è quasi come se Ferretti sapesse di suscitare perplessità per certe affermazioni e calcasse volontariamente la mano. Come dire: questa è la mia strada, non mi interessa essere seguito ma non chiedetemi di essere diverso.

Bellissime le parti dedicate ai viaggi, dove bastano poche essenziali parole per disegnare mondi e scenari. Preciso e poetico, nel senso di fondante, il linguaggio sostenuto da un ritmo incredibile (e non è un caso).

Chiudo la riflessione con una citazione dal libro:

Dato il luogo e il tempo sono stato un giovane estremista sciocco stupido e di buon cuore. Non mi rinnego nè mi consolo, per quello che oggi sono non posso che accettare quello che sono stato

Giovanni Lindo Ferretti, Reduce, Mondadori, 13 euro

Chuck Palahniuk- La scimmia pensa, la scimmia fa

Sdrucciola ottobre 25th, 2006

Palafuff è tornato:-)
La scimmia pensa, la scimmia fa non è il romanzo che i fan di Invisible Monsters e Fight club aspettano da tempo (soprassediamo su Cavie) ma una saporita raccolta di articoli scritti dal buon Chuck sui più disparati argomenti.

Il titolo originale, Stranger than fiction, richiama il nostro strano ma vero e rispecchia buona parte dei contributi. Passando dal demolition derby di mietitrebbie alla festa del testicolo Palahniuk ci racconta l’America della provincia e le sue piccole follie, più assurde di qualsiasi invenzione eppure perfettamente integrate nel sistema.

Ampio spazio all’aneddottica personale, uno dei capitoli più interessanti per il Palaciuk-dipendente è il primo, in cui si racconta la genesi di molti romanzi di successo. Chi più chi meno ci siamo tutti chiesti dove andasse a prendere le idee che sono alla base delle sue storie. Tralasciando la storia della famiglia, costellata di fatti di sangue piuttosto inquietanti di per sé, scopriamo che Chuck barattò con un’amica una presentazione a Brad Pitt in cambio della possibilità di assistere alla dissezione di un cadavere.

Grazie Chuck, per un bel pezzo abbiamo sospettato che le tue conoscenze in materia di defunti fossero frutto di un altro tipo di esperienza personale;-)

Merita una menzione speciale Voi siete qui, dove Palahniuk riesce brillantemente a mostrare gli effetti devastanti della spettacolarizzazione della vita, immaginando un futuro (forse già presente) in cui ogni esperienza è vissuta per essere raccontata, sulla pagina o sullo schermo. Uno scenario un po’ agghiacciante in cui ogni evento ha valore solo se adatto a diventare libro o film, quasi un reality all’ennesima potenza (arg).

Difficile fare una media tra i diversi livelli qualitativi degli articoli. In alcuni casi si avvertono le scintille del genio malefico che tanto amiamo, in altri l’approccio puramente descrittivo lascia a bocca asciutta.

In ogni caso consigliato ai Palahniuk-dipendenti e ai single, a cui consiglio di leggere la lista di domande che Juliette Lewis dichiara di aver preparato per ogni aspirante fidanzato;-)
Un estratto dal libro

Il sito di Palahniuk

Banana Yoshimoto – Ricordi di un vicolo cieco

Sdrucciola ottobre 19th, 2006

yoshimoto

Capita di leggere un libro bello e interessante, come Kitchen, e avere la sensazione di aver scoperto un’autrice che merita.
Capita di leggere un altro libro della stessa autrice, Sonno profondo, e di promettere a se stessi che non si punteranno mai più soldi e aspettative su quel nome.
Dopo qualche anno capita di ricevere in regalo un libro come Ricordi di un vicolo cieco, leggerlo per gratitudine verso la persona che l’ha donato e scoprire che giudicare un autore a volte è davvero difficile.

La strategia, in questo caso, è tentare di astrarre il libro che si ha sotto mano da tutto quello che è venuto prima, nel bene e nel male. Il risultato non chiarisce più di tanto il giudizio, i cinque racconti non hanno tutti la stessa intensità, ma è comunque un buon esercizio critico.

Cinque racconti appunto, e cinque personaggi che si confrontano con il tema della felicità raccontandosi in un momento della vita.

Nelle mani di Banana Yoshimoto gioie e dolori piccoli e grandi si mescolano senza confondersi fino a realizzare un piatto unico dai mille sapori.
A volte la ricetta non riesce, come se l’autrice avesse finito un ingrediente fondamentale o l’avesse sostituito con uno all’apparenza simile, come nel racconto di Tomo-chan dove si avverte chiaramente la mancanza di spezie. Altre volte la Yoshimoto sorprende il palato con un gusto inaspettato, come i coniugi fantasmi del primo racconto, ed è una delizia assaporare il piatto.

Nonostante l’esercizio di astrazione, però, questo libro conferma una sensazione già provata con i precedenti: nonostante la perizia della cuoca, rimane poca traccia del suo lavoro. Niente di indigesto, ma neppure niente di indimenticabile, come se la scrittura di Banana Yoshimoto, nei momenti di grazia, finissse comunque per scivolare addosso.

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