Archive for the 'Freschi' Category

Albert Sánchez Piñol- La pelle fredda

Sdrucciola Agosto 27th, 2007

pelle.jpgCapita che una mattina ti svegli e scopri che quello che ti circonda non ti assomiglia più.
Capita che mentre bevi un tè realizzi che quello per cui hai lottato ti è costato un pezzo di anima.
Capita che invece di limtarti a pensare che è il momento di andare, impacchetti le tue cose e parti.

Altrove, magari su un’isola, un pezzo di terra spazzato dal vento e dal mare dove ti aspetta un lavoro per cui non devi neanche fingere entusiasmo.
Nessuno che faccia domande, niente occhi in cui specchiare la tua umanità impoverita.

Il narratore di Albert Sánchez Piñol sceglie una sperduta isola al largo della Patagonia, convinto di trovare tutto questo. Ma il nuovo ufficiale meterologico avrà una sorpresa che lo costringerà a rivedere radicalmente i suoi piani e a riprendere la lotta, questa volta per la sua stessa vita.

In La pelle fredda siamo dalle parti di Robinson Crusoe (ma quello di Michel Tournier), de Il signore delle mosche e di Alien.
Una lettura a tratti disturbante ma sicuramente un libro interessante che coniuga il gusto per l’avventura con quello per l’introspezione.

Si finisce un po’ delusi per la chiusura del cerchio, ma resta in bocca un buon sapore di sale.

Albert Sánchez Piñol, La pelle fredda, Feltrinelli, 15 euro

H. Mankell - Il ritorno del maestro di danza

Sdrucciola Luglio 23rd, 2007

tango.jpgCosa può aver fatto un uomo per meritare di essere frustato a morte su ogni parte del corpo, trascinato come un sacco e deposto nel cuore di una foresta gelida?

Hanning Mankell riparte da qui e dalle altre domande che si pone Stefan Lindman, ispettore di polizia, per liberarsi dell’amato/odiato Wallander e dare corpo a un’indagine che attraversa ancora una volta i confini del presente, evocando i sinistri echi del nazismo.

Stefan Lindamn è anche e soprattutto un uomo dal fiore in bocca, che si getta in un’inchiesta che non gli compete pur di non affrontare l’idea della propria possibile morte, pur di distrarsi da se stesso. Mankell però lo costringerà a fare i conti con quel che è, con il suo futuro e con il suo passato.

Si dice che questo sia il migliore romanzo dell’autore svedese. Se Mankell non avesse scritto La leonessa bianca, potrei essere d’accordo.
Ma quel precedente pesa e deve saperlo anche il suo autore, che qui replica l’operazione di intrecciare storia e Storia, con meno successo.

L’autore prova a ribadire il cambiamento operando anche sul paesaggio, non siamo più nella relativamente assolata Scania ma nel profondo nord dello Härjedalen (meriterebbe il Nobel anche solo per averci creato una topografia immaginaria della Svezia), ma non è sufficiente.

Quando e se una recensione di Mankell sarà affidata a Iorek, scopriremo forse perché i suoi personaggi si fermino così spesso “a urinare fuori dalla macchina” e perché le donne siano presenze evanescenti confinate alla cornetta, in eterna attesa.

Per ora possiamo dire che sì, sarà un bieco impulso emotivo, sarà resistenza al cambiamento… ma quanto ci manca Wallander!

Henning Mankell, Il ritorno del maestro di danza, Marsilio, 18,50 euro

Foto: Bastet

David Leavitt - L’uomo che sapeva troppo

Sdrucciola Giugno 21st, 2007

Turing crede che le macchine pensino
Turing giace con gli uomini
Quindi le macchine non sanno pensare

turing.jpgIl sillogismo è opera dello stesso Alan Turing, il genio a cui David Leavitt dedica un’appassionata biografia.
Chi ha frequentato almeno un corso di informatica conosce il nome dell’autore della macchina alla base delle speculazioni logiche che hanno portato alla nascita dei computer.

Meno noto il suo fondamentale contributo alla decrittazione dei codici generati da Enigma, lo strumento utilizzato dai nazisti per proteggere le proprie comunicazioni.

Leavitt esordisce il suo tributo al genio soffermandosi in particolare su alcuni aspetti della sua vita privata che, secondo l’autore, ne spiegano in parte il pensiero originale e non allineato. Turing era omosessuale, e lo era in un’epoca in cui, in Inghilterra, era considerato un reato punibile con il carcere e la castrazione chimica (e naturalmente entrambe le fortune spettarono a Turing).

Ora, non occorre essere come Leavitt un paladino della causa, per comprendere quale incidenza ciò possa avere avuto nella vita di un uomo che si è dedicato interamente alla conoscenza e ha visto le proprie scoperte spesso ignorate, fraintese, quando non apertamente derise.

Perché Turing non si è limitato a sondare le possibilità della logica simbolica ma è andato oltre, immaginando un mondo in cui le macchine non solo cooperano con l’uomo ma mettono in discussione il suo concetto di intelligenza, esigono rispetto.

Sono moltissimi gli spunti di riflessione che questo libro è in grado di offrire, ma ci sono due grandi “ma”.

Il primo è che Leavitt insiste forse eccessivamente sul tema dell’omossessualità di Turing, sicuramente ingiustamente trascurato ma qui ribadito in modo ridondante.

Il secondo è che nonostante la premessa dell’autore che ci confessa di capirne poco di logica e matematica, il libro si addentra in questioni complesse.

Certo, si tratta di capire il valore degli studi di Turing.
Ma… le pagine sulla logica e sulla macchina di Turing sono ostiche, seguono quelle sulla matematica pura (e sono dolori) e quando ci si rilassa con la crittografia, immaginando il risvolto spionistico, si è stroncati dall’accurata descrizione di Enigma (una specie di flipperone per matematici).

Resta la suggestione evocata dai sogni di Alan Turing e dalla sua fine.
L’uomo che aveva spinto oltre il proprio pensiero, osando sfidare il mainstream e perseguendo, anche a costo di sbagliare, le proprie intuizioni, si tose la vita a 41 anni, mordendo una mela intinta nel cianuro.

Come un altro grande logico, Gödel, Turing era rimasto affascinato dall’edizione dinseyana di Biancaneve e i sette nani.
Leavitt lascia intendere che forse già quando percorreva i corridoi del King’s College cantando “Metti il frutto nel veleno fino a quando ne sia pieno” portava il germe della sua fine.
Non importa, così come non importa la leggenda che vuole il logo della Apple ispirato al grande logico.

Quello che conta è che, come ci ricorda David Leavitt, la mela di Biancaneve non la uccide, la fa cadere addormentata.
Forse Turing sta ancora sognando le sue macchine che scrivono sonetti e gustano le fragole con la panna…

David Leavitt, L’uomo che sapeva troppo, Codice Edizioni, 19 euro

Percival Everett - Glifo

Sdrucciola Giugno 13th, 2007

stewie.jpgSe amate I Griffin e il personaggio di Stewie, il diabolico infante, siete sulla buona strada per apprezzare questo piccolo libro che sta già diventando un culto.

Il protagonista di Glifo ha dieci mesi e, come Stewie, si diletta nell’osservare e formulare giudizi al vetriolo sugli adulti che lo circondano.
Il fatto è che il piccolo Ralphie non sa parlare, ma ha già sviluppato una padronanza del linguaggio che lo mette in grado di divorare qualsiasi libro gli si ponga nelle vicinanze, e non solo.

Affascinato proprio dal linguaggio e dalle sue straordinarie proprietà, Ralph comunica per scritto le sue elucubrazioni che attraversano con disinvoltura tutta la storia della filosofia del linguaggio, ironizzando senza pietà sui suoi “eroi”.

Tanto per darvi un’idea, tra i protagonisti del romanzo c’è un esilarante
Roland Barthes, che dopo averci provato con qualsiasi essere di sesso femminile precisa:

Sai, io sono francese

Tra una dissertazione e l’altra (tenere una garzantina a portata di mano non è una cattiva idea) c’è spazio per una sottotrama improbabile quanto divertente: il bambino prodigio viene rapito, ri-rapito, salvato e quindi ri-salvato.
Nel cast non mancano psico-antropologhe d’assalto, preti pedofili e carteggi immaginari tra i grandi del pensiero.

Vi sentirete terribilmente ignoranti, inadeguati e impacciati, ma vi divertirete comunque un sacco.

Un sentito grazie al mio pusher personale (di cui come nel caso di Ralphie condivido i geni) per questo e tutti gli altri consigli.

Percival Everett, Glifo, Nutrimenti, 15 euro

Chuck Palahniuk - Rant

Sdrucciola Giugno 6th, 2007

rant.jpgFresco di acquisto* e già divorato, Chuck è qui.
Dopo la parentesi di La scimmia pensa la scimmia fa, si torna a leggere una bella storia circolare, anzi episodico-circolare.

Perché Rant, come recita il titolo completo, è la biografia orale di Buster Casey, una vita raccontata attraverso le persone che hanno avuto la (s)fortuna di incrociarla nel proprio cammino.

Il buon Palafuff pare essersi almeno in parte liberato dalla sindrome delle prime 5 pagine, quella strana malattia che in alcuni sfortunati romanzi come Cavie lo obbligava a dare sfoggio della propria perversità nei primissimi passi del libro.
Qui, come si conviene, spunti di raccapriccio sono ben spalmati in tutta la lunghezza e sapientemente miscelati a un paio di invenzioni che non fanno rimpiangere i titoli più noti.

Anticiparle a chi aspetta l’uscita dell’edizione italiana sarebbe pura crudeltà, ma vale la pena di dire che Rant Casey è sì, come dichiarato nelle anteprime, un killer, ma di natura strettamente palahnukiana.
Ossessionato come il suo autore dal corpo e dalle sue mutazioni, riuscirà a fare di sé la più grande arma biologica che il mondo abbia conosciuto, somministrando morte e redenzione.

Accanto a questo, altri temi ricorrenti e qualche nuovo spunto frutto di suggestioni tecnologico apocalittiche. Di cui magari si poteva fare anche a meno, ma una spruzzata di Dick sta bene su tutto quindi è perdonabile.

Un consiglio di lettura: abbandonatevi alle pagine mantenendo un occhio sempre vigile. Palaciuk ha seminato indizi che assumono senso con il procedere della storia e suggeriscono succulente interpretazioni.

Chuck Palahniuk, Rant, an oral biography of Buster Casey, Doubleday

* per l’acquisto: comprando da uno dei sellers di Amazon uk ho ricevuto il libro (edizione americana con copertina originale) in 4 giorni al prezzo complessivo di 17,90 €, spedizione inclusa. Se volete seguire questa strada selezionate dalla ricerca il libro con la copertina che vedete qui e scegliete come rivenditore The book depository

Anthony Bourdain- Un osso in gola

Sdrucciola Maggio 27th, 2007

bourdain_osso.jpgGiovane sous chef al Dreadnaught, Tommy può sopportare tutto: lavorare sotto uno cuoco generoso ma eroinomane per un dentista-ristoratore senza spina dorsale, sottostare al giogo della Famiglia e alle richieste dello zio Parrucchino Sally, essere perseguitato da un agente dell’Fbi più fastidioso di un eczema.
Ma non chiedetegli di preparare un pasto a base di calamari fritti o lo vedrete perdere del tutto il controllo!

Anthony Bourdain ha deciso che fare la chef star trascinandoci in giro per il mondo con le sue avventure agrodolci non era abbastanza e da qualche anno (questo libro è del 1995) si è dedicato al romanzo.

Prendete Il Padrino, frullatelo con Kitchen confidential, cospargetelo di ironia e avrete Un osso in gola: un romanzo talmente pieno di cliché da risultare evidente omaggio alla letteratura che Tony ama di più e, cosa più importante, a non deludere chi è in cerca di una buona storia.

Certo, per quel che traspare dalla traduzione, le scelte lessicali e lo schema narrativo non lo candidano per il Booker Prize. Ma come direbbe Tony, questa storia è maledettamente avvincente, tanto per chi ama un buon lavoretto malavitoso all’italiana che per chi gode a spiare le cucine dal buco della serratura.

Anthony Bourdain, Un osso in gola, Mursia, 17€

Kiran Desai - Eredi della sconfitta

Sdrucciola Maggio 18th, 2007

Se il cognome dell’autrice vi dice qualcosa è perchè Kiran Desai è figlia della più nota Anita, uno dei nomi forti della letteratura indiana contemporanea.

La recensione che ne ha fatto Francesco Prisco sul sito del sole è talmente puntuale che è davvero superfluo ripetere con altre parole gli stessi concetti: il romanzo ha dei limiti evidenti ed è sicuramente una promessa mancata.

Quanto possono essere credibili questi maldestri palpiti alle pendici dell’Himalaya mentre il mondo attorno si sgretola? Insomma, se avete voglia di una lettura alla Emily Brontë il consiglio è: leggete Emily Brontë!

Un vero peccato, perché sarebbe interessante leggere una voce indiana che abbia fatto i conti col passato e che sviluppi nuovi temi, come quello dell’emigrazione o dei rigurgiti di nazionalismo che pure qui vengono toccati.
Forse vale la pena di provare con Una notte al call center di Bhagat Chetan, anche se le reazioni all’uscita non lasciano sperare molto bene.

C’è da chiedersi che cosa scriva e soprattutto cosa legga la generazione di studenti, intellettuali e professionisti delle Silicon Valley indiane, piuttosto che il taxista che scivola per le strade di Manhattan.
Probabilmente aspettano anche loro l’arrivo dell’ultimo Palahniuk…

Kiran Desai, Eredi della sconfitta, Adelphi, 19.50 €

Wu Ming - Manituana

Sdrucciola Aprile 15th, 2007

La storia è sempre scritta dai vincitori, lo sappiamo. Immaginate di essere nell’America del Nord del 1775: riuscite a pensare una situazione più infallibilmente votata allo scacco di quella degli indiani e dei bianchi fedeli alla corona inglese contro i primi sussulti d’indipendenza? La loro storia, è evidente, non poteva che essere condannata all’oblio. I destini individuali, così poco influenti sulle grandi strategie, eppure così importanti per cogliere la natura degli eventi, non potevano che perdersi nel resoconto spietato degli eroi trionfatori.

Manituana racconta questa storia e lo fa proprio attraverso le molte voci che le danno la sostanza, la vita, la dimensione mitica che meritano i grandi conflitti, siano sui campi di battaglia o nei cuori degli uomini.
Siete insensibili al fascino delle leggende native americane? Non è un buon motivo per non leggerlo, chi è sensibile al tema si farà catturare, chi è immune troverà altre ragioni per restare incollato alla pagina.
Siete stanchi di cercare di capire l’America leggendo nel suo passato? Neanche questa è una buona scusa, perché non è soltanto dell’America che si intuisce qualcosa.
In una classifica del tutto personale, Manituana è esattamente a metà strada tra Q e 54, con cui condivide un’estrema attenzione (di questi tempi insolita) per la struttura e la scrittura. Non all’altezza del primo perché meno denso e perché i gusti personali contano pur sempre qualcosa, non dopo il secondo perché il programma è più ambizioso e l’avventura più ardua.

Un consiglio: leggete con calma, anche se siete catturati dalla trama non abbiate fretta o vi perderete i particolari. E se potete, concedetevi il lusso di una seconda lettura. Alcuni personaggi, come Philippe Lacroix che mi ha fatto pensare molto all’Athos di Dumas, vi rimarranno dentro.
Come tutti i libri dei Wu Ming il romanzo è coperto da licenza copyleft

Manituana sul web
Manituana.com Il sito è ricco di informazioni e rispondendo a una domanda sulla trama del libro è possibile accedere al secondo livello dove, oltre alle schede dei personaggi, è possibile trovare spazi di condivisione. Nel secondo livello trovate anche altre parole su Athos e Philippe (grazie ai wu ming per averlo pubblicato)
Wikipedia
Se avete problemi a orientarvi tra la miriade di personaggi qui potete trovare una piccola descrizione che vi aiuterà senza rovinarvi il piacere della scoperta

Wu Ming, Manituana, Einaudi, 14 euro

Pablo Tusset - En nombre del cerdo/ Nel nome del porco

Sdrucciola Marzo 11th, 2007

Pablo Tusset è uno scrittore spagnolo noto per il brillante esordio di qualche anno fa: Il meglio che possa capitare a una brioche. Attirati dal titolo o spinti dal passaparola, molti fortunati lettori hanno potuto godere di un giallo pieno di humour e di invenzioni.
Personalmente è il libro che consiglio senza esitazioni a chi è in cerca di un divertimento intelligente e di una bella storia.

Si può quindi immaginare con quali aspettative abba iniziato En el nombre del cerdo (Nel nome del maiale), secondo romanzo di Tusset, non ancora tradotto in italiano.
Tanto lieve, bel congeniato e ricco di ritmo era il primo romanzo, tanto stanco e disomogeneo è questo secondo. Dopo un avvio che lascia ben sperare, con la comparsa in scena di un simpatico Commissario Pujol in crisi di mezza età e a un passo dalla pensione, il romanzo prende un doppio binario che si rivela… morto.
Il caso, un brutale omicidio in un mattatoio di provincia, è il pretesto attorno a cui si alternano le vicende di Pujol e di T., poliziotto in preda a misteriosi raptus violenti e in fuga da se stesso che cerca riscatto in New York e nell’amore.
Ma a Tusset non basta avere due buoni personaggi, si complica le cose riconducendo T. alle indagini sul mattatoio e concludendo il tutto in modo assai approssimativo, pescando a mani basse da Fight club (peraltro citato esplicitamente).

Pur potendo immaginare le ansie e le aspettative che accompagnano l’opera seconda, davvero non ci si spiega che ne sia stato dell’ironia e della leggerezza di Pablo Tusset, che pare sprofondato, lui sì, in una triste crisi di mezza età. Un tocco di rimpianti, una mano di violenza e molte pagine di noia.
Forse se il romanzo non è stato ancora tradotto c’è un perché…

Avventure agrodolci - Anthony Bourdain

Sdrucciola Febbraio 18th, 2007

Per chi non lo conoscesse Anthony Bourdain è il geniale autore che ci ha fatto conoscere il lato oscuro della cucina in Kitchen confidential e ci ha portati in giro per il mondo con Un cuoco in viaggio.

Cuoco di provata esperienza, ama presentarsi come il Keith Reichards dei fornelli, e come dargli torto: dai suoi racconti il mondo della ristorazione appare né più né meno come il trionfo di sesso droga e rock’ n’roll. Ma dall’uscita italiana del suo primo libro è passato qualche tempo e il nostro Tony è diventato una celebrità con tanto di show su satellite (per chi ne dispone consiglio assolutamente di seguire le sue scorribande in giro per il pianeta).

In questo Avventure agrodolci sono raccolti testi e brevi articoli che hanno a che fare con la sua professione di cuoco famoso e riflessioni più o meno pertinenti al cibo.

La mia personale simpatia per Bourdain non conosce limiti ma c’è da ammettere che a volte è un po’ fastidioso nel suo ribadire il cliché del cuoco maledetto.

Le cose importanti che dovevamo sapere sulla sua professione ce le ha già dette nel primo libro. Le assurdità culinarie mondiali sono nel secondo. A cosa serve allora questo libro?

A riflettere sullo status di celebrità, a chiarire qualche giudizio e a formulare una visione del presente e del futuro della ristorazione visti da Tony.

Alla domanda “cosa c’è dietro al fenomeno degli chef di successo?“, Bourdian si risponde:

Forse la gente non scopa abbastanza

e non è solo una battuta ad effetto, Tony argomenta la cosa riuscendo persino convincente!

Per il suo e per il nostro bene c’è da augurarsi che rimanga in salute (cosa difficile data la quantità di sostanze più o meno lecite che ingurgita) e che maturi il proprio personaggio (più difficile ancora).

Abbiamo bisogno di gente che sdogani il buon cibo senza cedere alle mode, abbiamo bisogno di imparare che l’unica cosa che conta, in un tre stelle come in un pub, sono coerenza e onestà nel piatto che ci viene servito.

Anthony Bourdain, Avventure agrodolci, Feltrinelli, 16 euro

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