Archive for the 'Freschi' Category

Valerio Varesi – Il paese di Saimir

Nathan luglio 2nd, 2009

Grazie all’ennesimo cappio al collo che chiamano questione di fiducia, il Parlamento italiano ha approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza. Con l’entrata in vigore di questa legge, gli stranieri privi di documenti regolari saranno processabili per il reato di clandestinità, la detenzione in un Centro di identificazione ed espulsione potrà arrivare a 180 giorni (6 mesi di detenzione per aver aspirato ad una vita dignitosa), i pubblici ufficiali saranno tenuti a denunciare gli irregolari e le organizzazioni d’ispirazione neo-nazista potranno pattugliare indisturbate le strade.

Sottotomo risponde a suo modo.

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Il paese di Saimir non è solo l’Albania. Il suo paese è l’Italia, dove Saimir vive e lavora da clandestino, dove imprenditori senza scrupoli preferiscono reclutare per strada chi è privo di documenti, chi è costantemente sotto il ricatto dell’espulsione (e da oggi di un’imputazione criminosa) e può essere pagato oppure no, rigorosamente in nero, privo di qualunque protezione sociale e fisica.

Saimir è la vittima di un sistema di leggi che hanno il preciso scopo di escludere invece di integrare, di soffiare sull’odio invece che sulla reciproca comprensione. E l’effetto di queste leggi è davanti agli occhi di chi è ancora in grado di vedere: lo sfruttamento di chi è privato dei più elementari diritti della persona, l’arricchimento di speculatori edilizi e di mercanti di schiavi. Ed è così che Saimir, senza un’identità perché clandestino e per questo sconosciuto alle autorità del paese in cui ha scelto di vivere e lavorare, non è più una persona, ma, in nome del profitto, soltanto un corpo da sacrificare.

Valerio Varesi, Il paese di Saimir, Edizioni Ambiente, € 13

Violetta Bellocchio – Sono io che me ne vado

Dottor Carlo maggio 5th, 2009

Ripeti per cinque volte il mio nome allo specchioPOSSIBLE SPOILER ALERT!

Layla Nistri, gestendo un Bed&Breakfast, riesce a superare i suoi blocchi e a raccontare la sua storia, rivolgendosi alternativamente a noi e al suo amico Sean, un personaggio che appare in buona parte una proiezione del Narratore, e grazie al quale i lettori possono essere istituiti.

La storia, allora, è anche un percorso verso le persone cui raccontare, volto alla presa di coscienza di volerle o di non poterne in fondo fare a meno, sebbene pieno di reticenze; il Narratore vi appare guardingo, forse irretisce, quindi si offre ma poi si sottrae, torna sulle sue, ribalta.
A soccorrerlo, in questo, sono una serie di input e output culturali eterogenei e continui scivolamenti tra i codici della comunicazione.
A sorreggere e a motivare la materia finale, sembra stare tuttavia la concezione che gli effetti del Candyman si concretizzano a prescindere dal credere o meno in lui, che bisogna però scegliere il modo in cui reagire, e che tutto è collegato e porta a qualcos’altro.

Ma forse, questo tutto è a volte troppo, necessiterebbe di una riduzione, più che di un asciugamento (perché in effetti la prosa in sé è già piuttosto asciutta, essenziale).
Bellocchio sembra avere l’esuberanza delle tantissime cose da dire.
Una ricalibratura dei confini, non sempre bilanciati, tra una letteratura più classica* e le suggestioni moderniste e pop potrebbe portare a una maggiore coesione strutturale, nonché a una organicità più sensibile tra elementi densi, divertenti, intellettualmente stimolanti.

*Per non ripetere il "di massa" del solito Franco Moretti.

Violetta Bellocchio, Sono io che me ne vado, Milano, Mondadori, 2009, € 18,00.

Eleonora Danco, Ero purissima

Jomarch maggio 4th, 2009

 danco1La ferocia della lingua quotidiana,  la più schietta e limpida, quel dialetto immediato e nello stesso tempo immaginifico. La solitudine, le nevrosi, i rapporti e gli incastri tra genitori e figli. Di questa materia è fatto Ero purissima di Eleonora Danco. Della periferia grottesca e disperata, buffa di dolori che non si chiamano mai per nome, che quasi non sanno di essere, ma che si fanno guardare socchiusi e senza schemi e trucchi.  Ammalati di vuoto e insensatezza. Sgangherati negli inciampi continui, nei tic, nelle nevrosi archetipo  di questo pezzo di uomo suburbano di inizio millennio e intorno nessun appiglio di senso compiuto. Impazienti e immobili, i personaggi della Danco, che nei suoi monologhi trova la teatralità  dello sbrego e del sospeso, sono senza condanna e senza consolazione, fatti solo di una lingua spontanea e graffiante.
Purissimi appunto.  E infatti la Danco ha la lingua arrabbiata della periferia dell’anima, di quei luoghi fatti di grumi di sogni scaduti, precipitati, impotenti ormai. Una lingua irruenta e caustica, proscenio della stessa scena, su cui camminano lenti i personaggi; un materiale mai avvitato su se stesso, ma piuttosto aperto e sensuale che ti si attacca di angoscia e malinconia e poi brucia: il vuoto e l’incomunicabilità. Con un lirismo schietto di immagini spalancate, espressive, rivive il teatro della parola, il teatro che riacquista la sua funzione catartica, espiatrice, né consolatoria, né giudicante, ma solo il dispiegarsi asciutto della vita.

Eleonora Danco, Ero purissima – Minimum Fax, Roma 2009 – Pagine: 95, 10 euro

Christian Frascella – Mia sorella è una foca monaca

Dottor Carlo aprile 28th, 2009

Mia sorella è una foca monacaContinua a citare film americani di ogni tempo, il diciassettenne protagonista di Mia sorella è una foca monaca, ma è alla commedia all’italiana che il libro potrebbe avvicinarsi.
Di quella più valida possiede infatti l’equilibrio tra leggerezza di toni, divertimento saporoso, ambientazione sociale realistica, amarezza di fondo rispetto alla vita.
Come anche, alcune semplificazioni,* qualche tentennamento e almeno un paio di scivolate, che tuttavia si giustificano volentieri, inserite nell’insieme.

Perché questo insieme è un gradevolissimo e onesto romanzo di formazione, che strizza l’occhio all’Holden (anche con precise marche linguistiche: “eccetera” e “ci rimase secca”), ma che vuole e sa porsi nel novero della “letteratura di massa”, nel senso morettiano niente affatto deteriore di forma narrativa capace di parlare del presente riuscendo nel contempo a raccontare una storia con intreccio e personaggi in divenire.
E lo fa, peraltro, con una scrittura accorta, uno stile non anonimamente main-stream e un confidente utilizzo, virato al ludico, di un narratore per molti versi inattendibile, che il testo svela a sprazzi sapienti e ben collocati.

*Ma non sono affatto sicuro che il parlare del protagonista e di suo padre con una stessa voce, nel senso strettamente bachtiniano, non sia in realtà un accorgimento del tutto consapevole e mirato.

Christian Frascella, Mia sorella è una foca monaca, Roma, Fazi, 2009, € 17,50.

Murakami Haruki – After Dark

Nathan gennaio 15th, 2009

E questo potrebbe essere un libro del perdersi e, seppur timidamente, del cercarsi (con un romanzo un po’ corposo ci saremmo anche ritrovati).

Ma qui ci muoviamo nello spazio del racconto lungo, nell’arco temporale di una notte. Tokyo, dalla mezzanotte all’alba.
Una ragazza, Mari, che legge un libro in un bar.
Takahashi, jazzista, che la avvicina e inizia a parlare.
Lei sembra più interessata al suo libro che alle parole del ragazzo.
In mezzo, il love hotel e una prostituta cinese picchiata da un cliente. Mari, studentessa di cinese, che farà  da interprete. Il confronto con una ragazza della sua stessa età . Così lontana da lei.
E ancora Takahashi, le sue parole insistenti e il cuore di Mari che apre uno spiraglio alle confidenze. Lei ha una sorella dalla bellezza fuori dal comune, una modella sempre troppo occupata dalla propria carriera. Finché non si è sottratta tuffandosi in un sonno ininterrotto.

In questo libro di Murakami la notte è l’assenza in cui perdersi. E’ il regno del silenzio e dell’immobilità , il rifugio per chi non sa più trovare il proprio ruolo nel flusso delle giornate.

Quando infine la luce del giorno incalza e una nuova frenesia si appropria della città e tutti i personaggi, e non solo Mari, non solo sua sorella, non solo il cliente violento di una prostituta, avranno assunto la consapevolezza del proprio sottrarsi e l’inutilità  di un’attesa nel silenzio, solo allora un alito di speranza potrà soffiare sulla loro sterile immobilità.

Murakami Haruki, After Dark, Einaudi, € 18.

Graziano Cernoia, Marco Pasquini – Volk

Jomarch dicembre 23rd, 2008

Una serie di immagini, una fotografia senza trucchi, pura e cruda.
Stai lì in questa sequenza mozzafiato, un po’ caotica, un po’ incazzata, e vivi piccoli viaggi. Sali  a bordo di qualsiasi mezzo disponibile e percorri km di cellulosa che in poche frasi diventa celluloide per ritornare cellulosa in accenti di lirismo e flusso di coscienza vomitato a bordo strada.
Questo è Volk. Un esperimento linguistico a metà tra la narrazione e la fotografia, un groviglio di sensazioni, sciolte e poi legate, che ti ferma e ti dà strada, allacciandoti sotto quella potente spinta della libertà di cercare, esplorare, capire. Si può fare epica perfino in flashback, fotogrammi e  lingua gergale incrociata ed abbracciata a storie di fatica e morte. Volk è fatto di materia organica, è un fiume vischioso difficile da guadare, di quella resina malinconica e mitteleuropea, senza un’estetica codificata, né manierismo post-moderno già confezionato: qui il garbuglio è di pancia, emotivo, ruvido. Come la storia fuori dal manuale, come suonare fuori dal palco…
“Sì, dormire e viaggiare.
Sentire che tutto quello che ho alle spalle si congela, diventa davvero un ricordo.
Andare il più lontano possibile, fin dove non c’è legge”.

Graziano Cernoia, Marco Pasquini, Volk, M. Edizioni, 10 €

Marc Levy – I figli della libertà

Sdrucciola ottobre 12th, 2008

biciclettaE io, al loro posto, cosa avrei fatto?
Questa è la domanda che nasce quando si leggono libri come questo, che rievocano gli sforzi e i sacrifici dei resistenti.
Io, proprio io, avrei avuto il coraggio di lasciare tutto per arrampicarmi sulle montagne o per vivere da clandestino nella mia città, senza la sicurezza degli affetti e correndo ad ogni passo terribili rischi?
Avrei amato così tanto i miei ideali e il mio paese da sacrficare la mia vita? Saresi stato in grado di uccidere un uomo guardandolo negli occhi? Avrei sopportato la vista dei miei compagni torturati e uccisi?

Molti di noi cercano di dare la loro risposta, scavando dentro le proprie riserve di coraggio e facendo i conti con la tentazione di voltarsi dall’altra parte che ci appartiene oggi come ieri.
Gli altri si occupino pure di fare del revisionismo e si mettano a tavolino a giudicare i buoni e i cattivi, se preferiscono.

Marc Levy, direttamente, non ci domanda nulla, ma racconta la storia di un ragazzo (suo nonno) e suo fratello, che a quell’inferno sono miracolosamente sopravvissuti.
Rievocando la vita di chi combatteva strada per strada, appeso alla forza dei compagni e alla solidarietà dei civili. Schivando i colpi bassi del nemico e della sua stessa parte. Muovendosi agili, veloci, sempre un attimo prima che la bomba esplodesse.

C’è molta emozione in questo libro, ma Levy esagera un po’ e perde proprio l’autenticità a cui aspira. E qui mi viene in mente il bellissimo Senza tregua di Giovanni Pesce, testimonianza profonda e di prima mano di quegli anni che consiglierei davvero a tutti. Perché Giovanni Pesce, proprio perchè quel che racconta l’ha vissuto, riesce meglio di Levy a tenere insieme la tensione emotiva e la riflessione su un momento che ha cambiato la vita di tutti e che vive e respira ancora oggi generando non giudizi ma domande.

Marc Levy, I figli della libertà, Rizzoli, 19 €
Foto: prakhar

Eileen Favorite – Il bosco delle storie perdute

Sdrucciola aprile 20th, 2008

favorite.jpgSe doveste preparare un tè per Emma Bovary sapreste resistere alla tentazione di convincerla a lasciar perdere Rodolphe e trovarsi un’occupazione?
Se Anna Karenina vi chiedesse la marmellata riuscireste a non suggerirle di tenersi lontana dai binari?

Anne-Marie e Penny, madre e figlia, sono le proprietarie di un bed&breakfast davvero singolare. Perché le ospiti più frequenti sono le eroine in temporanea fuga dalle loro tormentatissime storie e per Penny, quindicenne, non è sempre facile rispettare la regola e non interferire.

Per fortuna le eroine non ascoltano molto, più che altro spiluccano con aria drammatica il cibo in circolazione, versano fiumi di lacrime e dormono moltissimo.

La trovata di Eileen Favorite ha i suoi risvolti leggeri, ma non lasciatevi ingannare, non siamo dalle parti spensierate di Jasper FForde.
I tormenti de Il bosco delle storie perdute non sono solo quelli delle eroine dei romanzi ma delle donne reali che lo abitano, perse a loro volta nell’espiazione del passato (Anne-Marie) e nella conquista della propria identità (Penny).

Eileen Favorite non gestisce al meglio il passaggio tra registri e punti di vista; molti passaggi, compresa la fine, galleggiano privi di un’intenzione.
La lettura resta piacevole e i ritratti delle eroine così come i capitoli dedicati alle ragazze interrotte la suggeriscono.

Eileen Favorite, Il bosco delle storie perdute, Elliot, 17,50 €
Foto: Consumerfriendly

Stieg Larsson – Uomini che odiano le donne

Sdrucciola aprile 13th, 2008

blood.jpgSe il titolo fa pensare a un manuale di auto aiuto non è colpa di Stieg Larsson, che aveva scelto, per il primo capitolo della trilogia Millenium, il più suggestivo The girl with the dragon tattoo.

Non solo, in questo come in altri casi (comprensibili alla luce del marketing per un paese dove si legge poco), La versione angolosassone del titolo sposta l’attenzione su uno dei centri pulsanti di questo giallo svedese: il personaggio di Lisbeth Salander, di professione ricercatrice per una ditta di security, di natura sociopatica borderline.

Perché nell’affannoso tentativo di Mikael Blomkvist, reporter investigativo, di immergersi nella famiglia Vanger fino a scoprire chi dei suoi membri ha ucciso molti anni prima la sedicenne Harriet, Lisbeth gioca un ruolo essenziale.

Riassumere il disagio di chi, a forza di sentirsi trattare da anormale, si convince di esserlo. Scardinare con la sua logica non lineare ma perfettamente razionale, i ruoli di vittima e carnefice.

Come dice Lisbeth, Mikael è invece afflitto dal complesso “dell’uomo perbene” ma questo non gli impedirà di arrivare a fondo in una storia familiare in cui non sembrano esistere innocenti.

Non vi lasciate spaventare dalle mole di 676 pagine, questo è davvero un giallo che si legge d’un fiato. Certo, si respira tutt’altra aria dalle indagini mankelliane, i tocchi di streotipo a partire dalla stessa Lisbeth non mancano, ma è una lettura coinvolgente che intreccia il gusto per le cronache familiari al tema del giornalismo investigativo e della sua etica.

Stieg Larsson, Uomini che odiano le donne, Marsilio, 19,50 €

Foto: Lastexit

Agustín F. Mallo – Il sogno della Nocilla

Sdrucciola gennaio 27th, 2008

nocilla.jpg«Una stupidaggine. E basta»
«Il grande poema dell’armonia che giace sotto lo strato superficiale della cultura precostituita. Un Internet tascabile. Una scossa»

Ad Augustin Mallo bisogna riconoscere perlomeno questo: a pagina 174 del suo romanzo è riuscito a riportare la sostanza delle stroncature e lodi che il suo libro poteva guadagnare. Il mio giudizio si colloca esattamente a metà tra queste due:-).

Il sogno della Nocilla è un romanzo che ci porta in giro per frammenti, facendo pensare più che alla Rete a una mappa mentale, partendo da uno duplice spunto: il deserto e un albero a cui sono appese delle scarpe.

Attorno e sotto (geograficamente e non), scorrono vite, sogni e illusioni accennate più che raccontate con un linguaggio che vorrebbe essere più innovativo di quel che è.

Leggetevelo se siete appassionati di Micronazioni, città sotterranee e strani fenomeni fisici, sapendo che si limita stuzzicare l’appetito, senza lasciare tracce.

Augustín F. Mallo, Il sogno della Nocilla, Neri Pozza € 15

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