Hanif Kureishi – Ho qualcosa da dirti
Nathan gennaio 8th, 2009
Io non lo so com’è. Ma di Hanif Kureishi ne conosco due. Uno riflessivo e barbone, quello di Il mio orecchio sul tuo cuore o Il dono di Gabriel, per intenderci, di una lentezza asfissiante, un cazzeggio verboso.
E poi un’altro.
Una volta pensavo che questo secondo Kureishi, veloce e sincopato, bizzarro, divertente e insieme trasversalmente malinconico, fosse ormai perso nei lontani anni del Budda delle periferie e di The black album, nella sua personale epopea del melting pot londinese (per favore, non pensate a Un bacio appassionato. Altra robba).
E invece no.
Il Budda è tornato. Ed è diventato grande. Addirittura uno psicanalista, uno che con le parole è capace di curare. Prima di tutto se stesso, come ogni analista abilitato, del resto. E lo fa tornando ai ricordi, inseguendoli là dove non vogliono stare. Perché il passato ritorna, prima o poi, a saldare un conto che non si è pagato.
Jamal ha un segreto che si perde negli anni, una sorella con una pattuglia di figli avuti con padri diversi, un miglior amico drammaturgo sessualmente compulsivo e dedito a un ventaglio di droghe da invidia. E un amore scomparso nelle pieghe del tempo.
Pieghe, sì, non è solo un luogo comune linguistico. Perché per Kureishi il tempo narrativo è una coperta che lui non smette di arricciare e distendere. Può farvi arrabbiare o divertire. Ma in questo libro c’è una velocità di virata che vi stupirà, una voce che corre e salta, si arrampica sulla stoffa e precipita in volata e che pennella, sempre sulla stessa coperta, personaggi che s’innalzano davanti a te e ti toccano proprio lì, in mezzo al petto.
E la forza di questo libro è tutta qui. Una voce che corre e saltella con una leggerezza che nemmeno il tuo peso avrà più importanza e la forza di personaggi che bilanciano (e anche qualcosa in più) i difetti di una trama che qui mostra una crepa e là un cedimento.
Hanif Kureishi, Ho qualcosa da dirti, Bompiani, € 19,50


