Venerdì 26 ottobre Tony Wheeler ha incontrato i lettori nello spazio White Stand Adventure a Milano, per presentare il suo nuovo libro Bad Lands.
Mr Lonely Planet, il cui humor avevo già avuto modo di apprezzare a Mantova, è reduce da un’impresa non trascurabile: tantare di raccontare il turismo in quei paesi che per qualche democrazia occidentale appartengono al cosidetto asse del male.
La prima domanda è abbastanza ovvia: quali sono stati i criteri di scelta per includere una nazione nel libro?
Tony sfodera a questo punto il suo “cattivometro”, un metodo di selezione che gli permette di creare gerarchie di malvagità in base a tre parametri:
1) il trattamento riservato ai propri cittadini
2) una politica estera più o meno aggressiva
3) il sostegno dato al terrorismo
La presenza di un dittatore aggiunge qualche punto extra.
Ora, a voler essere neanche troppo polemici si potrebbe chiedere a Tony Wheeler perché non ha incluso nella lista, che va dalla Corea del Nord alla Libia, gli Stati Uniti.
Per il primo punto basta pensare alle migliaia di vite lasciate perire dopo il passaggio di Katrina, per il secondo e il terzo non occorre andare a pescare nella controinformazione, basta un buon libro di storia.
Altro punto caldo, sollevato da Alfredo Somoza che con Claudio Agostoni interlocuiva con Wheeler, la questione della legittimità del turismo in nazioni schiacciate da dittature. Ovviamente il riferimento diretto è alla Birmania, Lonely Planet fu aspramente criticata quando ne pubblicò la guida perché secondo la stessa opposizione birmana il turismo viene utilizzato dal regime per mantenere una falsa immagine del paese.
Tony ha risposto che avendo molti amici birmani si è posto la stessa domanda, arrivando alla conclusione che se è vero che il turismo arricchisce la parte sbagliata della nazione è anche vero che è un veicolo unico di passaggio delle informazioni, ricordando che molte immagini e filmati birmani ci sono arrivati grazie appunto ai turisti.
La descrizione di Gheddafi, dittatore versione Michael Jackson, e gli aneddoti sulla metropolitana nord coreana sono molto divertenti.
La risposta data da Wheeler alla questione del terrorismo è però estremamente superficiale e lascia un po’ perplessi. Basta dire che si tratta di un crimine e non di una guerra per chiudere la questione? È possibile che un uomo che ha attraversato ogni angolo del pianeta non abbia qualcos’altro da dire sull’argomento?
La mia impressione è che si tratti di un impasto di diplomazia maturata sul campo e un po’ di leggerezza, spero che la lettura del libro offra considerazioni più significative per comprendere i paesi di cui parla.
P.s. La sorpresa più gradita dell’incontro è stata la presenza dell’ormai mitica Signora Interprete che anche questa volta ha fatto un lavoro eccellente