Archive for the 'Altrove' Category

John Updike – Corri, coniglio.

Nathan gennaio 22nd, 2009

Harry Angstrom ha solo 26 anni, una moglie, un figlio piccolo e un secondo in arrivo. Commesso viaggiatore, con un passato da stella del basket dei campionati studenteschi, Harry guarda intorno e davanti a sé, gli occhi puntati al fondo del vicolo cieco in cui si è sorpreso a camminare. Sua moglie è un’inetta dalla personalità infantile che con lui condivide ormai solo l’amarezza di una quotidianità priva di scopi e di valore. Una casa angusta, sempre in disordine e quei stucchevoli programmi tv a corollario della sciocca dedizione di sua moglie ai super-alcolici.

Harry è in fondo alla sua strada.
Un muro di fronte e una vita da lasciarsi alle spalle.

Non rimane che correre, in fondo è ancora giovane e atletico come ai tempi del liceo, correre e scavalcare quel muro, incontro alla libertà, verso una nuova vita.
Conoscerà le strade che lo porteranno lontano, fin oltre i confini di un altro Stato, in un’America in cui si sente estraneo, da cui sente di essere respinto. E quelle stesse strade lo riporteranno alla sua città, nell’arco di una sola notte. La remota provincia del benessere americano anni ’50. Ma ancora fuori di casa, ancora alla ricerca di un giardino di libertà da coltivare per sé.

Conoscerà Ruth, una donna “libera”, come forse solo le prostitute potevano essere in quegli anni, in un contesto così piccolo, così provinciale, così borghese. Proverà a convincersi di amarla, vivendo con lei. Lascerà il lavoro per dedicarsi al giardino dell’anziana signora Smith, come fosse il suo giardino, metafora della sua libertà. Del suo ritrovato Eden.

Ma il paradiso agognato non è facile preda dell’uomo che cerca un altrove senza sapere come e soprattutto dove andarlo a cercare.
Harry è ancora una volta l’uomo senza qualità, il prodotto di una modernità raggiunta da chi è venuto prima, il prototipo dell’uomo occidentale del secondo Novecento, in cerca di una felicità che non è in grado di saper conquistare.

John Updike, Corri, coniglio, Guanda, € 17

Foto: Nut3lla

Murakami Haruki – After Dark

Nathan gennaio 15th, 2009

E questo potrebbe essere un libro del perdersi e, seppur timidamente, del cercarsi (con un romanzo un po’ corposo ci saremmo anche ritrovati).

Ma qui ci muoviamo nello spazio del racconto lungo, nell’arco temporale di una notte. Tokyo, dalla mezzanotte all’alba.
Una ragazza, Mari, che legge un libro in un bar.
Takahashi, jazzista, che la avvicina e inizia a parlare.
Lei sembra più interessata al suo libro che alle parole del ragazzo.
In mezzo, il love hotel e una prostituta cinese picchiata da un cliente. Mari, studentessa di cinese, che farà  da interprete. Il confronto con una ragazza della sua stessa età . Così lontana da lei.
E ancora Takahashi, le sue parole insistenti e il cuore di Mari che apre uno spiraglio alle confidenze. Lei ha una sorella dalla bellezza fuori dal comune, una modella sempre troppo occupata dalla propria carriera. Finché non si è sottratta tuffandosi in un sonno ininterrotto.

In questo libro di Murakami la notte è l’assenza in cui perdersi. E’ il regno del silenzio e dell’immobilità , il rifugio per chi non sa più trovare il proprio ruolo nel flusso delle giornate.

Quando infine la luce del giorno incalza e una nuova frenesia si appropria della città e tutti i personaggi, e non solo Mari, non solo sua sorella, non solo il cliente violento di una prostituta, avranno assunto la consapevolezza del proprio sottrarsi e l’inutilità  di un’attesa nel silenzio, solo allora un alito di speranza potrà soffiare sulla loro sterile immobilità.

Murakami Haruki, After Dark, Einaudi, € 18.

Jamaica Kincaid – Lucy

Nathan dicembre 29th, 2008

“Ci sedemmo per terra e mangiammo. Intorno a noi c’erano i resti del suo matrimonio: calici da vino e da acqua in cristallo, piatti di porcellana con i bordi profilati in oro zecchino, vera argenteria. Avrebbe dato via tutto ciò insieme a molte altre cose che erano appartenute alla sua vita coniugale. Mi disse di prendere ciò che volevo, ma io non volli nulla. Non riuscivo a immaginare di vivere con nessuna di quelle cose; tutto mi ricordava, come credo ricordasse anche a lei, il peso del mondo”.

Lucy è un marziano sceso sulla Terra. Arriva dalle Antille, lei, e approda a Manhattan. Un’altra isola. Altro pianeta. Ragazza alla pari in una famiglia da rivista patinata. Dalla siccità dei rapporti bruciati dal sole alle porcellane dei buoni sentimenti, il mondo si capovolge. Quello che viene con te è un’aridità che ti porti dentro e che ha il potere di asciugare le parole e annichilire l’affettività, ma anche quella di guardare dove gli altri non guardano.

Lucy, come Jamaica Kincaid, è una profuga volontaria che guarda il nostro mondo per dirci come stanno le cose. Nelle sue parole nessuna empatia con la nuova città, nessun nuovo sentimento che confonda la severità dello sguardo, in un fluire di eventi che giorno dopo giorno passano e vanno via, come acqua sulle ferite.

“Ero sola al mondo. Non era un risultato di poco conto. Pensavo che nel frattempo sarei morta. Non ero felice, ma mi sembrava chiedere troppo”.

 

 Jamaica Kincaid, Lucy, Adelphi, € 11 

Foto: FrizzText

Tim Burton – The melancholy death of Oyster boy

iorek dicembre 22nd, 2008

Noi tutti amiamo Tim Burton, qui dentro.

Lo porteremmo fuori a cena. Guarderemmo il Palio dell’Assunta, con lui, e gli chiederemmo consiglio per la tonalita’ di malva dell’interno auto. Lo aiuteremmo a suonare al citofono di Moccia alle tre di notte, e se ci beccano diremmo che eravamo noi. Non lui.

Nella trionfale mediocrita’ del Natale 2008, per guadagnarmi il congruo assegno che Sottotomo – all’insaputa degli altri autori del blog – mi passa annualmente, ci terrei a consigliarvi un libricino. Un libricino che – L’Orrore! L’Orrore! – costa piuttosto, pur leggendosi in circa 40 minuti (comprese pause pane e Nutella).

Di norma, a chi vi scrive vengono le bolle quando l’Autore Ce Prova (leggi: pubblico 14 parole a 8 euro e 50).

The Melancholy Death of Oyster Boy and other stories, tuttavia, va letto.

E’ il Tim Burton che amiamo. E’ una sag(r)a di personaggi inumani, osceni, terrificanti e deliziosamente teneri. Nessuno di essi puo’ esistere, e malgrado cio’ non c’e’ niente di strano a leggerne le gesta. Perche’ noi amiamo Tim Burton.

Mentre faccio una pausa pane e Nutella, allego un paio link.

Se siete proprio contrari a comprare il libricino (disegnato da Tim in persona, mica cotica), mettervi sul divano, luci basse, iPhone spento, Nutella a portata di mano e Ghana dei Mountain Goats in sottofondo, potete sempre cliccare questo link e leggerlo online. Con la stessa carica artistica di brani di Elianto letti da Calderoli, ma c’e’ recessione, e Noi lo capiamo.

Qui invece un video carino.

Murakami Haruki – Kafka sulla spiaggia

Sdrucciola dicembre 21st, 2008

Kafka sulla spiaggia, dalla sua sdraio
Pensa al pendolo che fa muovere il mondo
Quando il cerchio del cuore si chiude
L’ombra della sfinge immobile
Diventa un coltello
Che trafigge i tuoi sogni

Le dita della ragazza annegata
Cercano la pietra dell’entrata.
Sollevando l’orlo del suo vestito azzurro
Guarda Kafka sulla spiaggia

Se non fossimo in un romanzo di Murakami sarebbe piuttosto difficile credere che questo sia il testo di una canzone pop degli anni Sessanta.

Ma questo autore straordinario ha la capacità di riuscire a sospenderci tra reale e immaginario e aprire innumerevoli varchi di passaggio tra uno e l’altro, fino a contaminarli entrambi.

Accanto a Tamura Kafka, il quindicenne più tosto del mondo, ci muoviamo tra boschi, libri e presagi, alla ricerca dell’entrata. Seguendo il vecchio signor Nakata, che ha perduto il senno per una comprensione più immediata del mondo, andiamo in cerca senza sapere cosa stiamo cercando.
Lasciandoci trasportare finché i fili si riuniscono a comporre la trama del mondo.

Leggere Murakami è un’esperienza del tutto singolare.
La cosa più simile che mi viene in mente è camminare sulla neve. A ogni passo in questo mondo ovattato si avverte uno scricchiolio che sottolinea il silenzio. Come L’uccello che girava le viti del mondo, anche questo è un libro del perdersi e ritrovarsi.

Murakami Haruki, Kafka sulla spiaggia, Einaudi, 20 €

Foto: Michael Mistretta

Najwa Barakat- Ya salam!

Sdrucciola novembre 16th, 2008

Tutta colpa della guerra, dice Luqman. Se non fosse finita, se non avesse lasciato questo tempo vuoto di pace, sarebbero ancora i padroni della città.
La pace si è portata via l’Albino e ha costretto Najib a trovare un nuovo nemico, i ratti, su cui sperimentare torture e ossessioni. La pace ha sospeso la loro eccezionalità, che ora va riconquistata e difesa a ogni costo. Frugando tra le macerie della città, al riparo di nuove forze che vigilano sull’ordine e sulla normalità che soffoca ogni inziativa.

Come Salam, la zitella rimasta vedova di un amore inventato che prova a crearne uno nuovo sacrificando ad esso vita, affetti e senno.

Come Luqman, che però ha ancora un asso nella manica. Lui non si farà prendere, non tornerà a essere un nulla, si dedicherà da solo alla conquista di un dominio extra territoriale che gli spetta.

Najwa Barakat è una scrittrice libanese che vive in Francia e questi sono i protagonisti che ha scelto per raccontare la fine della guerra civile che per quindici anni ha devastato il Libano.
Non sono simpatici, non sono tristi reduci che si interrogano sulle sorti della patria. Sono furfanti, torturatori e assassini senza una coscienza. Sono la rappresentazione di uno degli effetti della pace in un paese impreparato ad accoglierla, incapace di fare i conti con le forze che lo hanno nutrito e dissanguato allo stesso tempo.
Sono i ratti che prosperano nella miseria e sopravvivono a ogni ecatombe aspettando con pazienza che si prepari la successiva.

Najwa Barakat, Ya salam!, Epochè, 13,50 €
Foto: Styal

Ugo Cornia – Sulle tristezze e i ragionamenti

Panzallaria novembre 7th, 2008

Una raccolta di racconti. Un puzzle di emozioni. Una ballata di parole che ti può accompagnare per un giorno o per molte tappe. Sulle tristezze e i ragionamenti è l’ultimo libro di Ugo Cornia, scrittore modenese che coniuga filosofia e quotidiano e riesce a trovare le parole giuste, più dirette e di pancia per descrivere stati d’animo spesso molto complessi. L’assenza, l’amore, l’amicizia e la gioia e la tristezza: temi astratti ma anche molto concreti nella vita di ogni uomo.

Si legge in un giorno. Ma si può rileggere a lungo.

Ci sono racconti che fanno ridere come quello “sull’illogicità della riproduzione sessuata” e racconti che fanno più che altro pensare.

A me Ugo Cornia piace, fin dai tempi di Sulla felicità ad oltranza che resta uno dei miei libri preferiti e di lui ho già parlato anche qui scrivendo di Sulle pratiche del disgusto.

Io questo post, per convincervi che è un libro da leggere, fosse solo durante un viaggio in treno che quella del treno è forse una delle sue dimensioni migliori, lo chiudo citando un pezzo del libro, uno di quei pezzi che io – a rileggerlo – ci trovo dentro la mia estate.

Perché le tristezze che non ti affogano sono tristezze che fanno buon sangue, cioé hanno la dote principale che già nella quantità di tristezza più infinita che si possa afferrare, sia che siano bagliori di tristezze o macigni di tristezze, si sfondano verso l’allegria, come quando si parla dei propri cosiddetti morti, in quello stato glorioso delle cose in cui alla tristezza, in questo caso buona, accade di sfondarsi assolutamente e sicuramente verso l’allegria incollando le due facce della medaglia (…).

Ugo Cornia, Sulle tristezze e i ragionamenti, Quodlibet, 2008. (non so quanto costa perché me lo hanno regalato)

Alexander McCall Smith – Scarpe azzurre e felicità

Sdrucciola settembre 21st, 2008

Quando tutto sembra complicarsi, quando ci si sente in un vortice che risucchia e spazza via ogni cosa, quello è il momento giusto per leggere della signora Precious Ramotswe.

Fondatrice della Lady’s Detective Agency N.1 di Gaborone, la signora Ramotswe ha poche semplici regole che hanno tutte a che fare con la morale tradizionale del Botswana. Rispettare gli altri, essere sinceri e sollevare ogni tanto lo sguardo a contemplare il cielo azzurro bevendo un buon tè rosso, tanto per cominciare.

I casi che affronta con la fida assistente, la signorina Makutsi, sono semplici. Ma la mettono in contatto ogni giorno con una variegata umanità, permettendole di gettare uno sguardo benevolo sulle debolezze umane e al lettore, attraverso lei, di prendere un respiro lento e pacifico come il vento caldo che soffia dal Kahalari.

In questo vento vengono trasportate speranze e sogni di felicità, che siano un paio di scarpe azzurre o una poltrona comoda, sono lì a portata di mano per essere colte. E pazienza se le scarpe sono troppo strette e la poltrona è di cattivo gusto. La signora Precious Ramotswe e la sua “corporatura tradizionale” che sfugge ogni dieta hanno visto troppo per giudicare.

Alexander McCall Smith, Scarpe azzurre e felicità, Guanda, 14,50 €

Foto: Mario Rubio

Stieg Larsson – La ragazza che giocava con il fuoco

Sdrucciola agosto 24th, 2008

Vedere un libro che ti è piaciuto in cima alle classifiche dà un certo brivido di entusiasmo, che magari si vorrebbe provare più spesso tanto per avere fiducia nel proprio destino di lettore.

Se poi qualcuno come Bernardo Valli su Repubblica ci scrive su un bell’articolo che dice più o meno tutto quello che ha senso dire a chi non l’ha ancora letto, resta poco da aggiungere.

Gregory David Roberts – Shantaram

Sdrucciola agosto 17th, 2008

gregory roberts

“Ho impiegato molto tempo e ho girato quasi tutto il mondo per imparare quello che so dell’amore, del destino, e delle scelte che si fanno nella vita. Per capire l’essenziale però, mi è bastato un istante, mentre mi torturavano legato a un muro. Tra le urla silenziose che mi squarciavano la mente riuscì a comprendere che nonostante i ceppi e la devastazione del mio corpo ero ancora libero: libero di odiare gli uomini che mi stavano torturando oppure di perdonarli. Non sembra granché, me ne rendo conto.
Ma quando non hai altro (…) una libertà del genere rappresenta un universo sconfinato di possibilità. E la scelta che fai, odio o perdono, può diventare la storia della tua vita”

Il signore che ha scritto questo meraviglioso incipit e che vedete ritatto al centro della foto ha deciso di raccontare in Shantaram un pezzo della sua incredibile storia, quella che non inizia ai tempi dell’eroina e delle rapine, in Australia, ma nell’India in cui ripara dopo l’evasione dal carcere.

Un’avventura tra chi è miserabile perché il fato lo ha fatto nascere in uno slum e chi lo diventa tradendo amici e amanti per il denaro che soffoca ogni residua dignità.

Gregory Roberts non è solo uno spettatore di ciò che racconta, è lo specchio dei volti che incontra e che deforma con le sue reazioni spostando di continuo il confine tra il bene e il male. Regalando onore ai peggiori criminali che lo accolgono come un figlio, riaccendendo qualcosa che somiglia all’amore, e forse lo è, in chi non crede in nulla.

Un libro intenso, da leggere con la calma estiva, senza sentirsi troppo in colpa se si salta qualche pagina e senza scomporsi troppo per le cadute retoriche e qualche frase troppo limata. La sua autenticità è nei suoi vizi quanto nelle sue virtù.

Gregory David Roberts, Shantaram, Neri Pozza, 23 €

Foto: Stéphane Gautronneau

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