Archive for the 'Oriente' Category

Murakami Haruki – After Dark

Nathan gennaio 15th, 2009

E questo potrebbe essere un libro del perdersi e, seppur timidamente, del cercarsi (con un romanzo un po’ corposo ci saremmo anche ritrovati).

Ma qui ci muoviamo nello spazio del racconto lungo, nell’arco temporale di una notte. Tokyo, dalla mezzanotte all’alba.
Una ragazza, Mari, che legge un libro in un bar.
Takahashi, jazzista, che la avvicina e inizia a parlare.
Lei sembra più interessata al suo libro che alle parole del ragazzo.
In mezzo, il love hotel e una prostituta cinese picchiata da un cliente. Mari, studentessa di cinese, che farà  da interprete. Il confronto con una ragazza della sua stessa età . Così lontana da lei.
E ancora Takahashi, le sue parole insistenti e il cuore di Mari che apre uno spiraglio alle confidenze. Lei ha una sorella dalla bellezza fuori dal comune, una modella sempre troppo occupata dalla propria carriera. Finché non si è sottratta tuffandosi in un sonno ininterrotto.

In questo libro di Murakami la notte è l’assenza in cui perdersi. E’ il regno del silenzio e dell’immobilità , il rifugio per chi non sa più trovare il proprio ruolo nel flusso delle giornate.

Quando infine la luce del giorno incalza e una nuova frenesia si appropria della città e tutti i personaggi, e non solo Mari, non solo sua sorella, non solo il cliente violento di una prostituta, avranno assunto la consapevolezza del proprio sottrarsi e l’inutilità  di un’attesa nel silenzio, solo allora un alito di speranza potrà soffiare sulla loro sterile immobilità.

Murakami Haruki, After Dark, Einaudi, € 18.

Murakami Haruki – Kafka sulla spiaggia

Sdrucciola dicembre 21st, 2008

Kafka sulla spiaggia, dalla sua sdraio
Pensa al pendolo che fa muovere il mondo
Quando il cerchio del cuore si chiude
L’ombra della sfinge immobile
Diventa un coltello
Che trafigge i tuoi sogni

Le dita della ragazza annegata
Cercano la pietra dell’entrata.
Sollevando l’orlo del suo vestito azzurro
Guarda Kafka sulla spiaggia

Se non fossimo in un romanzo di Murakami sarebbe piuttosto difficile credere che questo sia il testo di una canzone pop degli anni Sessanta.

Ma questo autore straordinario ha la capacità di riuscire a sospenderci tra reale e immaginario e aprire innumerevoli varchi di passaggio tra uno e l’altro, fino a contaminarli entrambi.

Accanto a Tamura Kafka, il quindicenne più tosto del mondo, ci muoviamo tra boschi, libri e presagi, alla ricerca dell’entrata. Seguendo il vecchio signor Nakata, che ha perduto il senno per una comprensione più immediata del mondo, andiamo in cerca senza sapere cosa stiamo cercando.
Lasciandoci trasportare finché i fili si riuniscono a comporre la trama del mondo.

Leggere Murakami è un’esperienza del tutto singolare.
La cosa più simile che mi viene in mente è camminare sulla neve. A ogni passo in questo mondo ovattato si avverte uno scricchiolio che sottolinea il silenzio. Come L’uccello che girava le viti del mondo, anche questo è un libro del perdersi e ritrovarsi.

Murakami Haruki, Kafka sulla spiaggia, Einaudi, 20 €

Foto: Michael Mistretta

Gregory David Roberts – Shantaram

Sdrucciola agosto 17th, 2008

gregory roberts

“Ho impiegato molto tempo e ho girato quasi tutto il mondo per imparare quello che so dell’amore, del destino, e delle scelte che si fanno nella vita. Per capire l’essenziale però, mi è bastato un istante, mentre mi torturavano legato a un muro. Tra le urla silenziose che mi squarciavano la mente riuscì a comprendere che nonostante i ceppi e la devastazione del mio corpo ero ancora libero: libero di odiare gli uomini che mi stavano torturando oppure di perdonarli. Non sembra granché, me ne rendo conto.
Ma quando non hai altro (…) una libertà del genere rappresenta un universo sconfinato di possibilità. E la scelta che fai, odio o perdono, può diventare la storia della tua vita”

Il signore che ha scritto questo meraviglioso incipit e che vedete ritatto al centro della foto ha deciso di raccontare in Shantaram un pezzo della sua incredibile storia, quella che non inizia ai tempi dell’eroina e delle rapine, in Australia, ma nell’India in cui ripara dopo l’evasione dal carcere.

Un’avventura tra chi è miserabile perché il fato lo ha fatto nascere in uno slum e chi lo diventa tradendo amici e amanti per il denaro che soffoca ogni residua dignità.

Gregory Roberts non è solo uno spettatore di ciò che racconta, è lo specchio dei volti che incontra e che deforma con le sue reazioni spostando di continuo il confine tra il bene e il male. Regalando onore ai peggiori criminali che lo accolgono come un figlio, riaccendendo qualcosa che somiglia all’amore, e forse lo è, in chi non crede in nulla.

Un libro intenso, da leggere con la calma estiva, senza sentirsi troppo in colpa se si salta qualche pagina e senza scomporsi troppo per le cadute retoriche e qualche frase troppo limata. La sua autenticità è nei suoi vizi quanto nelle sue virtù.

Gregory David Roberts, Shantaram, Neri Pozza, 23 €

Foto: Stéphane Gautronneau

Kazuo Ishiguro – Un artista del mondo fluttuante

Sdrucciola novembre 15th, 2007

geisha.jpgDopo una serie di libri dedicati ai sistemi di governo che hanno infestato e infestano il pianeta, una lettura che riprende il filo rosso, svolgendolo però attraverso un percorso del tutto singolare.

Masuji Ono è un pittore in pensione nel Giappone post bellico, un paese alle prese con la sconfitta e con un passato difficile da digerire, sia per chi ne ha preso parte attiva, come Ono, che per chi l’ha ricevuto in eredità.

Ogni tanto capita la fortuna di leggere un libro il cui protagonista suscita sentimenti ambigui che rendono difficile giudicarlo. Il pittore Ono suscita allo stesso tempo orrore, per l’incapacità di assumersi le responsabilità per le sue azioni, e tenerezza, per il suo continuo scontrarsi con un mondo che non è più evidentemente in grado di capire.
Potrebbe essere come quei nonni a cui non si può non voler bene, anche quando dicono che con Lui si stava meglio, ma più spesso assomiglia a un incosciente, immune alla colpa che porta altri al suicidio.

Perché affrontare il proprio fallimento in Giappone, non è proprio come farlo da noi, e Ishiguro questo lo mostra molto bene anche se a Ono fa dire che il fallimento non può toccare chi ha tentato dove altri non hanno osato.

Kazuo Ishiguro, Un artista del mondo fluttuante, Einaudi €9.50

Kiran Desai – Eredi della sconfitta

Sdrucciola maggio 18th, 2007

Se il cognome dell’autrice vi dice qualcosa è perchè Kiran Desai è figlia della più nota Anita, uno dei nomi forti della letteratura indiana contemporanea.

La recensione che ne ha fatto Francesco Prisco sul sito del sole è talmente puntuale che è davvero superfluo ripetere con altre parole gli stessi concetti: il romanzo ha dei limiti evidenti ed è sicuramente una promessa mancata.

Quanto possono essere credibili questi maldestri palpiti alle pendici dell’Himalaya mentre il mondo attorno si sgretola? Insomma, se avete voglia di una lettura alla Emily Brontë il consiglio è: leggete Emily Brontë!

Un vero peccato, perché sarebbe interessante leggere una voce indiana che abbia fatto i conti col passato e che sviluppi nuovi temi, come quello dell’emigrazione o dei rigurgiti di nazionalismo che pure qui vengono toccati.
Forse vale la pena di provare con Una notte al call center di Bhagat Chetan, anche se le reazioni all’uscita non lasciano sperare molto bene.

C’è da chiedersi che cosa scriva e soprattutto cosa legga la generazione di studenti, intellettuali e professionisti delle Silicon Valley indiane, piuttosto che il taxista che scivola per le strade di Manhattan.
Probabilmente aspettano anche loro l’arrivo dell’ultimo Palahniuk…

Kiran Desai, Eredi della sconfitta, Adelphi, 19.50 €

Federico Rampini – L’impero di Cindia

Sdrucciola febbraio 5th, 2007

Quello di Federico Rampini è prima di tutto un viaggio nei nostri pregiudizi, quelli che ci impediscono di cogliere una realtà in mutamento che sta già producendo i suoi frutti, buoni o cattivi che siano.

Si parla di Cindia: come Cina e India, le due potenze economiche che sono pronte a conquistare il mondo scalzando le egemonie tradizionali.

Partiamo dall’India per scoprire, ad esempio, il distretto di Bengalore, la Silicon Valley indiana dove non si produce hardware sottocosto ma si disegnano software e carrozzerie ad elevatissimo valore tecnologico.

Secondo pregiudizio abbattuto: gli studenti indiani considerano Harvard una seconda scelta, nel loro paese esiste una serie di poli universitari che hanno guadagnato l’eccellenza.
Non solo il numero di laureati indiani è nettamente superiore a quello dei paesi ritenuti avanzati, ma le occasioni di impiego non mancano dato che le maggiori imprese americane ed europee scelgono di investire qui le loro risorse. Certo, un ingegnere indiano costa meno ma, sorpresa, spesso è anche più capace*.

L’immagine un po’ fricchettona di un paese ammalato di spiritualità cozza brutalmente con i casi portati ad esempio da Rampini, e non è tutto.
Perché l’India è anche la più grande democrazia del mondo, con una percentuale di affluenza alle urne superiore a quella degli Stati Uniti (ok, qui non ci vuole molto) e una dialettica tra le grandi religioni che le consente di avere primo ministro, presidente e capo del maggiore partito politico di tre religioni diverse.

Il tutto accanto alla sopravvivenza delle caste, a un sistema sanitario inefficente, alla scarsità di infrastrutture e alla più che migliorabile distribuzione delle ricchezze.

Se nonostante questo i primi capitoli, dedicati all’India, sono tutto sommato all’insegna della positività, quelli riservati alla Cina non possono che destare turbamento.

Il gigante cinese appare come un mostro dominato dal pericoloso abbraccio tra capitalismo e autoritarismo.
Qui, davvero, troviamo gli operai letteralmente incantenati alla macchina, schiavi senza via d’uscita di un sistema che stritola ogni dissenso.

Gli aneddoti non mancano e nessuno di essi è piacevole. Ma Rampini avverte: la leggitima preoccupazione per la tutela dei diritti umani non può essere usata come scusa per un ritorno al protezionismo.

Perché, come spiega bene l’autore, quella di Cindia non è solo una minaccia, è un’occasione che l’Occidente deve saper cogliere per cambiare. Imporre dazi per proteggere l’industria locale non farà che rallentare un processo irreversibile e non riuscirà sicuramente a cambiare le condizioni degli operai cinesi.

Abbiamo di fronte delle culture millenarie che stanno riprendendo la posizione di primo piano che hanno avuto in passato. Abbiamo due scelte: nascondere la testa sotto la sabbia, oppure guardarle negli occhi.

Il giudizio complessivo sul libro è più che buono. Rampini riesce a insinuare qualche dubbio nelle nostre, spesso stolte, certezze.

* Ho scelto qualche esempio che mi ha colpita ma sono davvero molti gli spunti offerti dal libro, dalla gestione della democrazia alla coesistenza di valori tradizionali e moderni, in un quadro senza dubbio contradditorio ai nostri occhi

Federico Rampini, L’impero di Cindia, Mondadori, 15 euro

Aggiornamento: sulla Cina e il suo futuro consigliato anche lo scambio epistolare tra il giornalista Will Hutton (liberal) e l’economista Meghnad Desai (laburista) apparso sull’ultimo numero di Internazionale (grazie a Pelo per la segnalazione).  Leggete e giudicate, a me pare che la verità sia in mezzo…