Archive for the 'Nordica' Category

Stieg Larsson - La ragazza che giocava con il fuoco

Sdrucciola Agosto 24th, 2008

Vedere un libro che ti è piaciuto in cima alle classifiche dà un certo brivido di entusiasmo, che magari si vorrebbe provare più spesso tanto per avere fiducia nel proprio destino di lettore.

Se poi qualcuno come Bernardo Valli su Repubblica ci scrive su un bell’articolo che dice più o meno tutto quello che ha senso dire a chi non l’ha ancora letto, resta poco da aggiungere.

Henning Mankell - Scarpe italiane

Sdrucciola Aprile 30th, 2008

scarpe_italiane.jpgPrima cosa: dimenticatevi di Wallander. Non c’è, non è mai esistito, non ha diritto di cittadinanza in questa storia.

Mi ricordai che talvolta mi diceva che la vita assomiglia al rapporto che le persone hanno con le proprie scarpe. Non si può sperare o convincersi che vadano bene. Le scarpe strette appartengono alla realtà.

Dodici anni su un’isola deserta tra i ghiacci svedesi per dimenticare un tragico errore non bastano a farsi dimenticare dalla vita, che ripiomba su Fredrik Welin nei panni di una donna del passato. Gli errori si pagano, ma la scelta di sprofondare la propria anima nel ghiaccio può essere riscattata. Anche da chi, fino alla fine, ha da offrire solo le proprie debolezze.

In questo libro c’è molto dolore e molto amore, equamente distribuiti con parole essenziali messe in bocca a personaggi che tacciono più di quanto dicano e riescono ciò nonostante a farsi capire benissimo.

Henning Mankell, Scarpe italiane, Marsilio, € 18
Foto: Steffe

Stieg Larsson - Uomini che odiano le donne

Sdrucciola Aprile 13th, 2008

blood.jpgSe il titolo fa pensare a un manuale di auto aiuto non è colpa di Stieg Larsson, che aveva scelto, per il primo capitolo della trilogia Millenium, il più suggestivo The girl with the dragon tattoo.

Non solo, in questo come in altri casi (comprensibili alla luce del marketing per un paese dove si legge poco), La versione angolosassone del titolo sposta l’attenzione su uno dei centri pulsanti di questo giallo svedese: il personaggio di Lisbeth Salander, di professione ricercatrice per una ditta di security, di natura sociopatica borderline.

Perché nell’affannoso tentativo di Mikael Blomkvist, reporter investigativo, di immergersi nella famiglia Vanger fino a scoprire chi dei suoi membri ha ucciso molti anni prima la sedicenne Harriet, Lisbeth gioca un ruolo essenziale.

Riassumere il disagio di chi, a forza di sentirsi trattare da anormale, si convince di esserlo. Scardinare con la sua logica non lineare ma perfettamente razionale, i ruoli di vittima e carnefice.

Come dice Lisbeth, Mikael è invece afflitto dal complesso “dell’uomo perbene” ma questo non gli impedirà di arrivare a fondo in una storia familiare in cui non sembrano esistere innocenti.

Non vi lasciate spaventare dalle mole di 676 pagine, questo è davvero un giallo che si legge d’un fiato. Certo, si respira tutt’altra aria dalle indagini mankelliane, i tocchi di streotipo a partire dalla stessa Lisbeth non mancano, ma è una lettura coinvolgente che intreccia il gusto per le cronache familiari al tema del giornalismo investigativo e della sua etica.

Stieg Larsson, Uomini che odiano le donne, Marsilio, 19,50 €

Foto: Lastexit

Björn Larsson - Bisogno di libertà

Sdrucciola Settembre 29th, 2007

rami.jpg Björn Larsson è una persona come
tante altre.
Uno che a quindici anni è salpato per l’America e ha trascorso un anno in una scuola-ranch in Arizona.
Uno che andava benissimo a scuola, fino a quando non ha deciso che preferiva studiare da solo al parco.
Uno che dopo aver inziato il servizio militare, si è rifiutato di imbracciare un fucile ed è diventato un renitente.
In seguito a questa decisone, uno che ha poi trascorso un paio d’anni entrando e uscendo dal carcere.
Uno che ha rinunciato a un amore intenso, bruciante, di quelli che nella vita ti capitano poche volte, per andarsene a Parigi, con un vaghissimo programma circa quello che vi avrebbe fatto.
Uno che ha ripetutamente abbandonato parenti e amici per prendere il largo sulla sua barca.
Uno che ai funerali e ai matrimoni non ci va, resta fuori ad aspettare.
Uno che spera che il Nobel non glielo diano mai, così non si deve mettere la cravatta.
Uno che ha detto alla sua compagna, incinta, che accettava l’idea della paternità solo a patto di avere potersene andare per un mese all’anno e non dover svolgere tutte le obbligazioni pratiche della famiglia.
Uno che nelle biblioteche è presente con due schede autore, a seconda che si tratti dei romanzi o dei saggi scientifici e vive costantemente tra due mondi professionali rifiutando di appartenervi interamente.

Uno come tanti, uno che nella vita si è sempre trovato a fare i conti con un grido interiore che lo spingeva altrove: il bisogno di libertà.

Dovrebbero leggere questo libro, e non sono pochi, tutti quelli che sperimentano il conflitto tra questo urgentissimo bisogno e tutte le cose della vita, anche splendide come l’amore, che vi si oppongono. Leggetelo sapendo che vi farà male, molto.
Ma in qualche modo vi farà sentire meno soli e questo credo sia esattamente il suo scopo.

Non importa se a dispetto delle intenzioni a volte le pagine suonano un po’ troppo enfatiche e pazienza se gli ultimi quindici anni della vita di Larsson sembrano una parziale smentita della vita che predica. Perché non va presa per nulla come una predica.

Per alcuni, sarà appunto un modo per scoprire che questo “generatore di disapprovazione sociale” è qualcosa con cui si può convivere, a patto di sapere che per ogni scelta qualcuno chiederà sempre il conto o lo pagherà al posto nostro.

Per gli altri, un’occasione per riflettere su quanto in ogni ambito siamo facilemente disposti a barattare la nostra libertà in cambio di sicurezza, di un’identità, di un’uniformità che umilia le nostre aspirazioni profonde.

Per tutti, un esempio di una vita nient’affatto esemplare, moralmente discutibile, indubbiamente autentica e intensa.

Björn Larsson, Bisogno di libertà, Iperborea, 14 euro
Foto: Cirox

H. Mankell - Il ritorno del maestro di danza

Sdrucciola Luglio 23rd, 2007

tango.jpgCosa può aver fatto un uomo per meritare di essere frustato a morte su ogni parte del corpo, trascinato come un sacco e deposto nel cuore di una foresta gelida?

Hanning Mankell riparte da qui e dalle altre domande che si pone Stefan Lindman, ispettore di polizia, per liberarsi dell’amato/odiato Wallander e dare corpo a un’indagine che attraversa ancora una volta i confini del presente, evocando i sinistri echi del nazismo.

Stefan Lindamn è anche e soprattutto un uomo dal fiore in bocca, che si getta in un’inchiesta che non gli compete pur di non affrontare l’idea della propria possibile morte, pur di distrarsi da se stesso. Mankell però lo costringerà a fare i conti con quel che è, con il suo futuro e con il suo passato.

Si dice che questo sia il migliore romanzo dell’autore svedese. Se Mankell non avesse scritto La leonessa bianca, potrei essere d’accordo.
Ma quel precedente pesa e deve saperlo anche il suo autore, che qui replica l’operazione di intrecciare storia e Storia, con meno successo.

L’autore prova a ribadire il cambiamento operando anche sul paesaggio, non siamo più nella relativamente assolata Scania ma nel profondo nord dello Härjedalen (meriterebbe il Nobel anche solo per averci creato una topografia immaginaria della Svezia), ma non è sufficiente.

Quando e se una recensione di Mankell sarà affidata a Iorek, scopriremo forse perché i suoi personaggi si fermino così spesso “a urinare fuori dalla macchina” e perché le donne siano presenze evanescenti confinate alla cornetta, in eterna attesa.

Per ora possiamo dire che sì, sarà un bieco impulso emotivo, sarà resistenza al cambiamento… ma quanto ci manca Wallander!

Henning Mankell, Il ritorno del maestro di danza, Marsilio, 18,50 euro

Foto: Bastet

Henning Mankell- La leonessa bianca

Sdrucciola Maggio 6th, 2007

«Forse questa è la differenza fra noi due» disse Wallander.
«Io sono abituato e mi aspetto che ogni storia abbia una fine. Per te, una buona storia non finisce mai.»
«Forse è così» disse Victor Mabasha.
«Sapere che non si incontrerà più una persona, può essere una fortuna. Perché in quel caso c’è qualcosa che continua a vivere»

Una storia può partire nel 1918 in Sudafrica e approdare in Svezia negli anni Novanta; può legare il destino di Nelson Mandela, futuro presidente del paese, a quello di Kurt Wallander, ispettore di polizia di provincia.

Se a scriverla è Henning Mankell, questa può essere davvero una buona storia,
capace di gettare un po’ di luce su quella con la esse maiuscola senza farne semplicemente uno spunto o cadere nel didascalico.
Perché quel che conta è che una tranquilla agente immobiliare svedese è stata uccisa a sangue freddo, apparentemente senza motivo, e qualcuno deve trovare l’assassino.

In una recente intervista Mankell confessava di non amare particolarmente Wallander e per illustrare meglio concetto diceva: se lo incontrassi a una festa non mi siederei certo a parlare con lui.
Wallander
, spiegava, è un uomo di cui non condivido pensieri e opinioni.

Lo scollamento tra Mankell e Wallander qui è evidente. L’autore si muove su un campo lungo, coglie le contraddizioni e le ferite di un mondo in cambiamento. Il personaggio si interessa a ciò che è prossimo, perde il controllo quando gli omicidi entrano nel suo microcosmo, conversa con Victor Mabasha (il killer sudafricano), senza riuscire ad accorciare realmente le distanze, si scontra con la propria incapacità di comprendere.

«Non sempre si può capire» disse Victor Mabasha.
«Una storia è un viaggio che non ha mai fine»

La leonessa bianca è uno dei migliori romanzi di Mankell, qualche ingenuità narrativa è ampiamente riscattata dal talento con cui ci conduce attraverso i due piani di indagine senza mai perdere di vista l’essenziale: ogni viaggio ne contiene infiniti altri, ma nel mondo di Wallander tutto ha un inizio e una fine.

Henning Mankell, La leonessa bianca, Marsilio, 18 €