Archive for the 'Italica' Category

Giuse Alemanno, Terra Nera – romanzo perfido e paradossale di cafoni e d’anarchia

LaLena ottobre 5th, 2009

terra-salento5Quando vado in vacanza mi viene sempre il desiderio che qualcuno per cui  quei posti non sono soltanto paesaggio me li venga a raccontare, illudendomi così di essere un po’ meno turista. In settembre le coste del Salento sono ogni giorno più vuote: nella seconda metà se ne vanno anche le persone del luogo, quelle che vivono soltanto qualche chilometro più all’interno, magari in campagna, dove rientrano per cominciare la vendemmia. Vorrei seguirli perché so che le loro case, i loro volti, il loro linguaggio, mi farebbero entrare questi luoghi sotto la pelle, che non mi piace quando la memoria sembra un album di cartoline. Per fortuna c’è Debora, che è di Taranto e anche se vive al nord la sua seconda bimba ha voluto nascere a tutti i costi a Manduria. E Debora mi regala questo romanzo, un libretto così sottile che te lo puoi portare dappertutto. Ci sono dentro i nomi dei posti che ho attorno: San Pietro in Bevagna, il bosco della Rosamarina. È una storia fatta di terra e sudore, di intelligenza crudele, fisicità che arriva diritta dalle cose, primitiva e perturbante. Il protagonista si chiama Nino: prende la parola che è ancora un bambino, suo padre muore quasi subito, cafone sfruttato e risucchiato dal suo amore per Annina dei secchi, la madre di Nino, “femmina carnale, [...] femmina insaziabile”, come aveva vaticinato Rosetta delle pezze, “mammana che sa pure le antiche cose”, vedendo i tre nei disposti a triangolo sotto il suo ombelico. Nino osserva e giudica – nulla gli sfugge – e Nino agisce, arriva a uccidere anche, perché il mondo in cui l’hanno messo non gli va giù: “Per i meridionali come me, dall’animo cafone, le cose che mancano valgono come le cose che ci sono. Le assenze si considerano presenze mancanti, le negazioni sono affermazioni ribaltate”. Mai un ammiccamento al lettore, mai un cedimento bonario, un tentativo di giustificare la propria freddezza e la determinazione rabbiosa che lo spinge a diventare a sua volta un padrone. Ricco, temuto e solo. Dentro a questo romanzo c’è una storia, il che non guasta. Ma c’è anche una scrittura estremamente efficace, fatta di parole che sembrano reliquie, impastate in frasi che non hanno niente di aulico tanto suonano naturali, e altre che ti viene da ripetertele in bocca perché non le hai mai sentite prima (io, per lo meno, che parlo una lingua fra Modena e Bologna), eppure ti mancavano. Ma non sono solo le parole: è come sono disposte nelle frasi. A creare un ritmo che spezza la cantilena quotidiana e inocula nell’italiano una densità diversa, come un nuovo sangue.

Giuse Alemanno, Terra Nera – romanzo perfido e paradossale di cafoni e d’anarchia, Stampa alternativa – Nuovi equilibri, 2005, 7 euro

Valerio Varesi – Il paese di Saimir

Nathan luglio 2nd, 2009

Grazie all’ennesimo cappio al collo che chiamano questione di fiducia, il Parlamento italiano ha approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza. Con l’entrata in vigore di questa legge, gli stranieri privi di documenti regolari saranno processabili per il reato di clandestinità, la detenzione in un Centro di identificazione ed espulsione potrà arrivare a 180 giorni (6 mesi di detenzione per aver aspirato ad una vita dignitosa), i pubblici ufficiali saranno tenuti a denunciare gli irregolari e le organizzazioni d’ispirazione neo-nazista potranno pattugliare indisturbate le strade.

Sottotomo risponde a suo modo.

More about Il paese di Saimir

Il paese di Saimir non è solo l’Albania. Il suo paese è l’Italia, dove Saimir vive e lavora da clandestino, dove imprenditori senza scrupoli preferiscono reclutare per strada chi è privo di documenti, chi è costantemente sotto il ricatto dell’espulsione (e da oggi di un’imputazione criminosa) e può essere pagato oppure no, rigorosamente in nero, privo di qualunque protezione sociale e fisica.

Saimir è la vittima di un sistema di leggi che hanno il preciso scopo di escludere invece di integrare, di soffiare sull’odio invece che sulla reciproca comprensione. E l’effetto di queste leggi è davanti agli occhi di chi è ancora in grado di vedere: lo sfruttamento di chi è privato dei più elementari diritti della persona, l’arricchimento di speculatori edilizi e di mercanti di schiavi. Ed è così che Saimir, senza un’identità perché clandestino e per questo sconosciuto alle autorità del paese in cui ha scelto di vivere e lavorare, non è più una persona, ma, in nome del profitto, soltanto un corpo da sacrificare.

Valerio Varesi, Il paese di Saimir, Edizioni Ambiente, € 13

Christian Frascella – Mia sorella è una foca monaca

Dottor Carlo aprile 28th, 2009

Mia sorella è una foca monacaContinua a citare film americani di ogni tempo, il diciassettenne protagonista di Mia sorella è una foca monaca, ma è alla commedia all’italiana che il libro potrebbe avvicinarsi.
Di quella più valida possiede infatti l’equilibrio tra leggerezza di toni, divertimento saporoso, ambientazione sociale realistica, amarezza di fondo rispetto alla vita.
Come anche, alcune semplificazioni,* qualche tentennamento e almeno un paio di scivolate, che tuttavia si giustificano volentieri, inserite nell’insieme.

Perché questo insieme è un gradevolissimo e onesto romanzo di formazione, che strizza l’occhio all’Holden (anche con precise marche linguistiche: “eccetera” e “ci rimase secca”), ma che vuole e sa porsi nel novero della “letteratura di massa”, nel senso morettiano niente affatto deteriore di forma narrativa capace di parlare del presente riuscendo nel contempo a raccontare una storia con intreccio e personaggi in divenire.
E lo fa, peraltro, con una scrittura accorta, uno stile non anonimamente main-stream e un confidente utilizzo, virato al ludico, di un narratore per molti versi inattendibile, che il testo svela a sprazzi sapienti e ben collocati.

*Ma non sono affatto sicuro che il parlare del protagonista e di suo padre con una stessa voce, nel senso strettamente bachtiniano, non sia in realtà un accorgimento del tutto consapevole e mirato.

Christian Frascella, Mia sorella è una foca monaca, Roma, Fazi, 2009, € 17,50.

Marco Rovelli – Lager italiani

Nathan febbraio 4th, 2009

Stasera (mercoledì 4 febbraio) il governo è stato battuto sulla proposta di portare a 18 mesi (dai 60 giorni attuali) il periodo di detenzione in un Centro di Identificazione ed Espulsione (ex Cpt). Un segnale insperato che mostra come, sulla linea della cattiveria annunciata dal Ministro degli Interni, la maggioranza sia tutt’altro che compatta.

Ma che cosa sono i CIE? Qual è la “qualità di vita” di un immigrato che incorre nella reclusione in uno di questi centri che, nell’intenzione del legislatore, avrebbero dovuto essere delle “sale di attesa” affacciate sull’espulsione?

Marco Rovelli, in questo libro dato alle stampe ormai tre anni fa, racconta un’umanità con la forza dell’attualità più stringente. Che siano del Sud America o del Nord Africa, Pachistani o Senegalesi, gli “irregolari” di Rovelli raccontano, a volte in prima persona, altre con la mediazione della voce dell’autore, le proprie traiettorie personali, vicende intime che diventano corali, all’insegna del denominatore comune della privazione della libertà e spesso della speranza.

Detenuti in locali per una gran parte fatiscenti, nella generale carenza di assistenza sanitaria e legale, privati, in molti casi, anche della più elementare informazione sulla condizione di “clandestino in attesa di espulsione” ed esposti alle violenze di altri detenuti e del personale addetto alla sorveglianza, gli “ospiti” dei Centri di Identificazione ed Espulsione si trovano a vivere in una vera e propria condizione di internati, con la sola colpa di non essere in regola con i documenti, privati della libertà senza aver commesso reati, subito processi, né condanne.

Solo alla fine delle 283 pagine di questo libro ottimamente documentato e corredato in appendice di un censimento dei Cpt ancora attivi all’uscita del volume, potremo rispondere con piena consapevolezza alla domanda “Lager italiani: è solo un titolo sensazionalistico?”

Un link che suggerisce la risposta: “Io, clandestino a Lampedusa” di Fabrizio Gatti

Marco Rovelli, Lager italiani, BUR, € 9,80

Ugo Cornia – Sulle tristezze e i ragionamenti

Panzallaria novembre 7th, 2008

Una raccolta di racconti. Un puzzle di emozioni. Una ballata di parole che ti può accompagnare per un giorno o per molte tappe. Sulle tristezze e i ragionamenti è l’ultimo libro di Ugo Cornia, scrittore modenese che coniuga filosofia e quotidiano e riesce a trovare le parole giuste, più dirette e di pancia per descrivere stati d’animo spesso molto complessi. L’assenza, l’amore, l’amicizia e la gioia e la tristezza: temi astratti ma anche molto concreti nella vita di ogni uomo.

Si legge in un giorno. Ma si può rileggere a lungo.

Ci sono racconti che fanno ridere come quello “sull’illogicità della riproduzione sessuata” e racconti che fanno più che altro pensare.

A me Ugo Cornia piace, fin dai tempi di Sulla felicità ad oltranza che resta uno dei miei libri preferiti e di lui ho già parlato anche qui scrivendo di Sulle pratiche del disgusto.

Io questo post, per convincervi che è un libro da leggere, fosse solo durante un viaggio in treno che quella del treno è forse una delle sue dimensioni migliori, lo chiudo citando un pezzo del libro, uno di quei pezzi che io – a rileggerlo – ci trovo dentro la mia estate.

Perché le tristezze che non ti affogano sono tristezze che fanno buon sangue, cioé hanno la dote principale che già nella quantità di tristezza più infinita che si possa afferrare, sia che siano bagliori di tristezze o macigni di tristezze, si sfondano verso l’allegria, come quando si parla dei propri cosiddetti morti, in quello stato glorioso delle cose in cui alla tristezza, in questo caso buona, accade di sfondarsi assolutamente e sicuramente verso l’allegria incollando le due facce della medaglia (…).

Ugo Cornia, Sulle tristezze e i ragionamenti, Quodlibet, 2008. (non so quanto costa perché me lo hanno regalato)

Simonetta Agnello Hornby – La mennulara

Sdrucciola giugno 28th, 2007

agnello_hornby.jpgForse ha ragione chi dice che non bisognerebbe mai incontrare gli scrittori per evitare delusioni.
A volte però capita, come in questo caso, che l’incontro preceda la lettura e la arricchisca.

Perché se non si ha nelle orecchie la voce di Simonetta Agnello Hornby che racconta la propria scrittura con la modestia e la determinazione di un artigiano, forse si perde qualcosa.

Siciliana trapiantata in Inghilterra dove esercita come avvocato, ha acquisito il pragmatismo della patria di adozione senza perdere in passione.
Il risultato è miscela esplosiva, in grado di gelare con un solo sguardo chi insiste con l’evocare le sue ascendenze nobili come un titolo di merito.

La Sicilia raccontata nella Mennulara è quella degli anni ’60, un mondo che in tutte le sue facce è travolto dal cambiamento e cerca con più o meno voglia un modo per traghettarsi nella modernità.
Fil rouge è la progressiva scoperta dei segreti della defunta Mennù, serva e sostegno della famiglia Alfallipe.

Le parole che Simonetta Agnello Hornby scrive sono pungenti come quelle che pronuncia ma il romanzo in sé resta nel limbo indefinito delle storie di cui coinvolge più l’atmosfera della trama e che si finiscono senza troppi rimpianti.

Una buona lettura estiva, in ogni caso

Simonetta Agnello Hornby, La Mennulara, Feltrinelli, 14 euro

Apdeit: qui potete vedere/sentire Simonetta Agnello Hornby