Archive for the 'Iberica' Category

Agustín F. Mallo - Il sogno della Nocilla

Sdrucciola Gennaio 27th, 2008

nocilla.jpg«Una stupidaggine. E basta»
«Il grande poema dell’armonia che giace sotto lo strato superficiale della cultura precostituita. Un Internet tascabile. Una scossa»

Ad Augustin Mallo bisogna riconoscere perlomeno questo: a pagina 174 del suo romanzo è riuscito a riportare la sostanza delle stroncature e lodi che il suo libro poteva guadagnare. Il mio giudizio si colloca esattamente a metà tra queste due:-).

Il sogno della Nocilla è un romanzo che ci porta in giro per frammenti, facendo pensare più che alla Rete a una mappa mentale, partendo da uno duplice spunto: il deserto e un albero a cui sono appese delle scarpe.

Attorno e sotto (geograficamente e non), scorrono vite, sogni e illusioni accennate più che raccontate con un linguaggio che vorrebbe essere più innovativo di quel che è.

Leggetevelo se siete appassionati di Micronazioni, città sotterranee e strani fenomeni fisici, sapendo che si limita stuzzicare l’appetito, senza lasciare tracce.

Augustín F. Mallo, Il sogno della Nocilla, Neri Pozza € 15

Eugenio Fuentes - Le mani del pianista

Nathan Novembre 22nd, 2007

palazzacci1.jpgDavide Longo, giovane cavallo della scuderia Marcos y Marcos, in un’intervista di qualche anno fa a Scrittori in Città di Cuneo, a proposito del suo “Il mangiatore di pietre” dichiarò che «in realtà il mio intento non era quello di scrivere un giallo, di utilizzare questo meccanismo, ma di utilizzare in realtà il delitto e le indagini per portare alla luce altre cose che m’interessavano, che sono soprattutto le persone e le loro storie di montagna.»

Che il giallo (e il noir all’occasione) sia infatti diventato un genere così commercialmente importante da cannibalizzare temi e poetiche che non gli erano propri è da diverso tempo un fenomeno acquisito.

Delitto, mistero e suspence sono esche imprescindibili tra gli scaffali di una libreria. E allora succede che anche scrittori d’indubbio talento lancino la lenza nel fiume dei lettori distratti.

Scrive l’inserto libri dell’edizione on-line di El Mundo: « Que el género negro vive una edad dorada queda ratificado ante escritores como Eugenio Fuentes, un narrador que gusta tanto a los fanáticos del ‘noir’ como a los lectores ‘desgenerados’. Sus armas son tan sencillas como eficaces: la maestría en el retrato psicológico, el dominio de los tempos de la intriga y la descripción crítica de nuevas realidades sociales muy reconocibles. ‘Las manos del pianista’, su nueva novela, confirma que estamos uno de los renovadores del ‘thriller’ literario español.»

In questo libro di Eugenio Fuentes c’è una città di quarantamila abitanti dal nome di fantasia (Breda), della remota regione dell’Extremadura. E’ una città preda del convulso boom edilizio che negli ultimi quindi anni ha stravolto il paesaggio spagnolo. L’Extremadura è una terra difficile, tra le ultime coinvolte nella potente crescita economica della Spagna. Gli operai nei cantieri, i capomastri, in buona parte gli stessi titolari delle imprese portano ancora i segni della terra nelle mani.

Fuentes mette in scena una società che prova ad uscire dalla sua atavica condizione rurale occupando la terra con il cemento e i mattoni posati da ex contadini con le falangi tranciate dagli attrezzi agricoli.

Il pianista sognava di tenere concerti nei teatri ed è finito a suonare la tastiera alle feste. Si trova per caso a sopprimere professionalmente animali su commissione. Accetta l’incarico di uccidere Ordiales (socio ambizioso della Valparìaso Costruzioni), per conto di Miranda (architetto e figlia del fondatore della Valparaìso, intenzionata a conquistare un segmento di mercato più elevato), per una divergenza sulle scelte strategiche dell’impresa. Cupido (il detective seriale di Fuentes, alle prese con i sensi di colpa per una madre anziana autorelegatasi in casa di riposo dopo una frattura al femore) farà luce sull’omicidio fino a scoprire che i fatti si sono svolti in un modo del tutto imprevisto.

Se Fuentes, come scrive El Mundo, è un innovatore del thriller, il merito va alla sua capacità di costruire minuziosamente gli schemi mentali e affettivi di ogni personaggio, di intessere una delicata rete di legami affettivi e tensioni emotive sotto forma di invidie, frustrazioni, rancori, recriminazioni e di inserire il tutto in un contesto sociale e storico credibile. Il meccanismo del giallo è un pretesto per parlare d’altro, per intrecciare e infine sciogliere quella complessa architettura umana che riesce a solleticare il palato del lettore desgenerado e più esigente.

Se c’è un limite, ahimé, è proprio nell’inesorabile trama del thriller, in quei ritmi da orologiaio della suspence che vanno ad amplificare i rumori dell’ingranaggio e danno un’eco artificioso anche alle pagine più riuscite di questo scrittore certosino. L’intuizione finale del detective, infine, è talmente scontata e l’espediente che svela il vero assassino così banale e rapido che non si può non sperare che un giorno qualcuno lassù liberi le mani di Fuentes dalla camicia di forza del genere.

Eugenio Fuentes, Le mani del pianista, Feltrinelli, € 10

Pablo Tusset - En nombre del cerdo/ Nel nome del porco

Sdrucciola Marzo 11th, 2007

Pablo Tusset è uno scrittore spagnolo noto per il brillante esordio di qualche anno fa: Il meglio che possa capitare a una brioche. Attirati dal titolo o spinti dal passaparola, molti fortunati lettori hanno potuto godere di un giallo pieno di humour e di invenzioni.
Personalmente è il libro che consiglio senza esitazioni a chi è in cerca di un divertimento intelligente e di una bella storia.

Si può quindi immaginare con quali aspettative abba iniziato En el nombre del cerdo (Nel nome del maiale), secondo romanzo di Tusset, non ancora tradotto in italiano.
Tanto lieve, bel congeniato e ricco di ritmo era il primo romanzo, tanto stanco e disomogeneo è questo secondo. Dopo un avvio che lascia ben sperare, con la comparsa in scena di un simpatico Commissario Pujol in crisi di mezza età e a un passo dalla pensione, il romanzo prende un doppio binario che si rivela… morto.
Il caso, un brutale omicidio in un mattatoio di provincia, è il pretesto attorno a cui si alternano le vicende di Pujol e di T., poliziotto in preda a misteriosi raptus violenti e in fuga da se stesso che cerca riscatto in New York e nell’amore.
Ma a Tusset non basta avere due buoni personaggi, si complica le cose riconducendo T. alle indagini sul mattatoio e concludendo il tutto in modo assai approssimativo, pescando a mani basse da Fight club (peraltro citato esplicitamente).

Pur potendo immaginare le ansie e le aspettative che accompagnano l’opera seconda, davvero non ci si spiega che ne sia stato dell’ironia e della leggerezza di Pablo Tusset, che pare sprofondato, lui sì, in una triste crisi di mezza età. Un tocco di rimpianti, una mano di violenza e molte pagine di noia.
Forse se il romanzo non è stato ancora tradotto c’è un perché…

L’ombra del vento - Carlos Ruiz Zafon

Panzallaria Ottobre 26th, 2006

Finalmente scrivo anche io Panzallaria, autore assente e fantasma di questo blog.

Ho avuto mesi un po’ intensi - mentalmente - che hanno sostituito alla gioia della lettura i pensieri di una 33enne che sta per diventare mamma. Mi scuso quindi per il mio non esserci stata, dettato da pigrizia unita a mancanza di stimoli culturali, o meglio a mancanza di volontà di cogliere gli stimoli culturali.
In questo periodo di scarse letture, sono rimasta affascinata da un libro che proprio Sdrucciola mi ha consigliato: L’ombra del vento di Carlos Ruis Zafon, edito negli Oscar Mondadori.

Attualmente tra i libri più letti, almeno a stare dalle classifiche dell’inserto culturale della domenica de “Il sole 24″, a buon merito è un libro che si divora.

La storia intreccia la vita di un ragazzo con quella del suo scrittore preferito, quello che ti cambia la vita e ti fa vedere cose che prima non vedevi, come un amico caro che non dimenticherai mai più.

E sulle orme di Julian Carax, l’autore de L’ombra del vento, il giovane Daniel scopre la sua vita, sperimenta gli anni della dittatura in Spagna e le repressioni, vivendo la seconda chanche di Carax: autore poco conosciuto e di cui - un’oscuro personaggio - vuole bruciare tutti i libri ancora esistenti.

Il noviziato alla vita di Daniel si compie seguendo le orme di Carax, ricostruendo il puzzle della sua vita, della sua storia d’amore e di un destino di espiazione.

E il libro, come un cerchio, si chiude sull’inizio, sul motore primo della storia: il rapporto con il proprio padre, con i ricordi e con i libri.

Il finale è consolatorio e accomoda gli strappi del destino. Di solito a me questo tipo di finali non piacciono, perché ho il dubbio che mi lascino sempre senza dubbi, ma in questo caso si confà al libro: ogni cerchio deve chiudersi e L’ombra del vento è un cerchio.

Mi ha affascinato in particolare il gioco al quadrato della letteratura che attua l’autore, un gioco dal vago sapore medievale, in cui in un libro si parla di un altro libro, in cui uno scrittore costruisce la vita di un altro scrittore e i personaggi fittizi e reali si mischiano, senza creare confusione ma armonia emozionale.

E forse, il senso di tutto il romanzo, sta in queste poche righe, scritte a conclusione del primo capitolo:

Un giorno sentii dire da un cliente della libreria che poche cose impressionano un lettore quanto il primo libro capace di toccargli davvero il cuore. L’eco di parole che crediamo dimenticate ci accompagna per tutta la vita ed erige nella nostra memoria un palazzo al quale - non importa quanti altri libri leggeremo, quanti mondi scopriremo, quante cose apprenderemo o dimenticheremo - prima o poi faremo ritorno.”

Perché leggere è sempre ri-leggere…