Archive for the 'Americana' Category

Christopher Moore – Fool

Sdrucciola gennaio 31st, 2010

More about FoolIl sottotitolo potrebbe essere: Re Lear come non l’avete mai letto!
L’operazione non c’entra molto con quella relativa a Jane Austen e gli zombie, ma anche Moore sembra divertirsi parecchio a maneggiare un classico. Solo che lo fa alla Moore, quindi prendendosi tutte le libertà del caso.

Della tragedia di Shakspeare rimane qualcosa: padre travolto dall’ego spartisce il regno tra perfide figlie, perfide figlie che si comportano come tali, figlia buona scacciata, un po’ di ammazzamenti tra nobili che hanno troppo tempo libero, guerra, proclami nella tempesta ecc…

Solo che Moore racconta tutto ciò con la voce del Matto di corte, la cui stessa biografia è trama non secondaria, e condisce di abbondante turpiloquio per rendere il tutto più sapido. A volte ci riesce, a volte esagera e sembra di trovarsi in uno spogliatoio maschile delle medie (anche chi non ci è stato ha un’idea piuttosto precisa in merito).

In conclusione, parziale ripresa dallo scivolone di Suck (che questo blog non recensisce perché, davvero, non merita troppe parole), non all’altezza del Vanglo secondo Biff, nel complesso leggibile e con qualche buon momento, soprattutto se avete in mente l’originale (ma 18 euro son proprio troppi).

E qui concluderei dicendo che il merito di queste operazioni di riscrittura, riuscite o meno, è che quasi sempre fanno venire una gran voglia di leggere o rileggere l’originale, che non è mai male.

Christopher Moore, Fool, Elliot, 18.50 €

Orgoglio e pregiudizio e zombie

Sdrucciola dicembre 22nd, 2009

orgoglio e pregiudizio e zombie

Alzi la mano chi vedendo questo volume non ha pensato “Sarà una boiata pazzesca”. Ora la alzi chi incrociandolo non si è fermato incuriosito dal titolo (e dalla copertina).
Sono felice di deludere i primi e incoraggiare gli ultimi. Perché sì, il tentativo è audace, ma è anche piuttosto ben riuscito.
Certo, la rivisitazione del classico non può non generare un po’ di estraniamento (diciamo subito che lo stile di Grahame-Smith non può essere all’altezza dell’originale).
Ma la fedeltà al testo e la misura con cui mette le mani sul capolavoro di Jane Austen sono encomiabili e producono un libro assolutamente godibile.

La storia è quella che conosciamo, ripresa scena per scena e parola per parola. Solo, tra un ballo e uno struggimento, compaiono gli zombie, o meglio la lotta agli zombie. Al set di abilità di cui deve dar sfoggio una signorina per bene si aggiungono quindi, con sorprendente naturalezza, le “arti mortali”. Sarebbe a dire che se non sai maneggiare a dovere le stelle ninja non puoi sperare di trovare un buon marito.

Una bella scoperta per gli amanti (soprattutto “le” amanti) di Orgoglio e pregiudizio. Perché Elizabeth è esattamente come la ricordiamo, solo che manifesta il suo spirito intraprendente mozzando teste non-morte. E Darcy, beh diciamo che il perfido e pusillanime Wickam paga a caro prezzo il vizio di sedurre e abbandonare giovani fanciulle.

E si libro lo avete già letto, preparatevi al film che, come riporta Booksblog, sarà interpretato da Natalie Portman.

Jane Austen, Grahame-Smith Seth, Orgoglio e pregiudizio e zombie, Nord, 15 €

Christopher Moore – Il vangelo secondo Biff

Sdrucciola ottobre 19th, 2009

Diciamolo, non è che Biff sia esattamente un genio. Ma ha dalla sua una cosa non poco: è il miglior amico di Gesù da quando avevano 6 anni. Certo, essere il compagno di giochi e avventure del futuro messia non è facile, per quanto resuscitare lucertole sia un bel modo di passare i pomeriggi.
Ma che dire quando il tuo migliore amico divino ti trascina dall’altra parte del mondo alla ricerca di quei tre magi che hanno presenziato alla sua nascita?

Christopher Moore si è preso un bel rischio quando ha scelto di raccontare la vita di Gesù  dal punto di vista di Biff. La cosa straordinaria è che ci è riuscito benissimo, tenendosi in equilibrio tra tradizione e blasfemia e scrivendo un libro decisamente divertente!

This book you’ve read is just a story. I made it up. It is not designed to change anyone’s beliefs or worldview, unless after reading it you’ve decided to be kinder to your fellow humans (which is okay), or you decide you really would like to teach yoga to an elephant, in which case, please get videotape

Il primo buon motivo per leggerlo è che, credenti o no, passerete dei bei momenti vi diverterte a pensare che forse, alla fine, non vi dispiacerebbe pensare che le cose siano andate come le racconta Biff.

Il secondo buon motivo è che l’ultimo libro di Moore pubblicato in Italia (Suck me) non è all’altezza di Un lavoro sporco e potrebbe deludervi molto. Quindi, leggete questo :-)

E già che ci siete fate un giro sul suo blog, dove potete trovare cosette come questa:

Christopher Moore, Il vangelo secondo Biff, Elliot, € 18,50
Consigliato se vi piace: Doulgas Adams, Terry Pratchett, Kurt Vonnegut e pensate che li citino nei retro di copertina sempre a sproposito

Richard Yates – Revolutionary road

Nathan giugno 28th, 2009

Su questo libro ci si può  limitare a pochissime parole:

ecco il prototipo del romanzo perfetto.

Dialoghi e pensieri che dicono tutto, compresi il contesto storico-sociale e il quadro di valori, con una esemplare economia di parole.
Profondità e rotondità dei personaggi come solo i migliori maestri…
L’alternarsi impeccabile di fabula e flashbacks.
Una scrittura che emoziona fin dalla prime pagine per una bellezza stilistica senza pari (lode ad Adriana dell’Orto per la traduzione).
La straordinaria capacità di trascinarti dentro la storia, di calarti nei pantaloni di questo o quel personaggio e di farti esclamare, almeno una volta ogni 10 pagine, “diomio, ma quanto mi assomiglia quell’idiota!”

Chi ancora non avesse letto, disgrazia sua, Francis Scott Fitzgerald, Raymond Carver, Richard Ford, Jonathan Franzen, non si affretti a recuperare il tempo perduto alla ricerca di tanti, forse per lui, troppi libri, perché sono tutti qui dentro, in questo imperdibile romanzo, forse solo un po’  caro, riproposto (già in un’edizione precedente e più economica e prima ancora di Hollywood) dalla sempre sorprendente minimumfax.

Richard Yates, Revolutionary road, minimumfax, € 18

Raymond Carver – Principianti

Nathan maggio 11th, 2009

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Di cosa parliamo quando parliamo d’amore, prima di essere tagliato si chiamava Principianti. Quell’editor, Gordon Lish, non risparmiò sforbiciate feroci, tagliando la metà del manoscritto di un Carver (lo leggiamo nelle lettere a corredo di questa edizione Einuadi) irreparabilmente costernato. Ed Einaudi, appunto, scaduti i diritti di Minimumfax, lo pubblica “in anteprima mondiale”, come urla la più classica delle fascette rosse su coperta bianca.

E così, lo hanno detto un po’ tutti, ci ritroviamo tra le mani un Carver diverso, in parte già conosciuto in Da dove sto chiamando. Un autore che lascia parlare i suoi personaggi, dove invece l’editor aveva scelto i silenzi, che procede lento indugiando nei finali, riempiendo gli spazi bianchi di quegli stop sospesi nel vuoto.

Ma non c’è solo questo. Scrisse un Baricco d’annata, in quel falso scoop di Repubblica:

(Carver) costruiva paesaggi di ghiaccio ma poi li venava di sentimenti, come se avesse bisogno di convincersi che, nonostante tutto quel ghiaccio, erano vivibili. Umani. Alla fine la gente piange. O dice Ti amo. E la tragedia è spiegabile. Non è un mostro senza nome. Gordon Lish dovette intuire che, al contrario, la visione pura e semplice di quei deserti ghiacciati era ciò che di rivoluzionario aveva quell’ uomo in testa. Ed era ciò che i lettori avevano voglia di sentirsi raccontare. Cancellò minuziosamente tutto ciò che poteva scaldare quei paesaggi, e quando ce n’ era bisogno, aggiunse perfino del ghiaccio.

Il Carver “originale” è allora meno efficacie e le sue non sono le stilettate che conoscevamo nella versione “rivisitata”. In questi racconti “integrali”, però, il suo è un affondo prolungato nella vita dei personaggi, che finalmente assumono uno spessore inedito e dove mai come prima il gioco dell’empatia personaggio-lettore si svela in tutta la sua forza.

E sarà che a me i personaggi che trovano una qualche via di salvezza mi danno un certo sollievo, sarà che ritrovo le mie contraddizioni nel rovello interiore di queste nuove pagine, ma a me questo Carver, pur con le sue pecche, mi piace assai. Solo per fare un esempio, vorrei che qualcuno mi convincesse che il racconto Una cosa piccola ma buona, mantiene, nella versione di Lish priva di finale, la stessa sapiente metamorfosi di una storia così emotivamente greve che sfuma in un finale inaspettatamente dolce e intensamente riconciliante.

Ancora Baricco:

C’ è una compassione per loro, e una comprensione di loro, che ottiene l’ acrobazia insensata di farti sentire dalla parte del cattivo. Io conoscevo il Carver che sapeva descrivere il male come cancro cristallizzato sulla superficie della normalità. Ma lì (nei racconti originali, oggi di Einaudi) era diverso. Lì era uno scrittore che provava disperatamente a trovare un risvolto umano al male, a dimostrare che se il male è inevitabile, dentro di esso c’ è una sofferenza, e un dolore, che sono il rifugio dell’ umano – il riscatto dell’ umano – nel glaciale paesaggio della vita.

Sbaglio o allora ci troviamo di fronte a un narratore meno cinico, ma finalmente votato alla rappresentazione della complessità umana e in definitiva più maturo?

Raymond Carver, Principianti, Einaudi

Foto: avventore di un pub londinese (di Sonia Squilloni)

John Updike – Terrorista

Nathan aprile 1st, 2009

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John Updike è stato un narratore straordinario. Nella sua lunga attività di scrittore, ha dato forma e profondità alla remota provincia americana. Ha giocato con i cliché che la vogliono pigra, superficiale, individualista, raccolta in un quadro di valori auto-centrati. E miope, dotata di una limitata coscienza di sé, votata al perseguimento di una predeterminata direzione, ma senza comprenderne il senso e i significati profondi e per tutti questi motivi destinata al fallimento.

Ma i luoghi comuni culturali sono delle gabbie che limitano lo sguardo dentro uno schema coerente ma parziale, spesso fuorviante.
Occorre superarli, come fa Updike in questo splendido romanzo, un’opera immancabile per chi ama la grande letteratura. Di oggi e di sempre.

Ahmad ha 18 anni e vive nel New Jersey.
Irlandese da parte di madre ed egiziano per eredità di un padre che li ha abbandonati quando era un bambino, Ahmad è soggiogato dal fascino di una verità intransigente. L’islam propugnato da un vecchio iman yemenita è ai suoi occhi il necessario argine ad una società disorientata e debole. Gli insegnamenti coranici gli offrono una rigida linea di condotta, un quadro di valori che contrasta con quello della città in cui vive, che lo spingono all’isolamento, suggerendo giudizi severi nei confronti dei compagni di scuola e di sua madre.
Sola, con un figlio inafferrabile, Teresa ha affrontato la sfida della propria sopravvivenza e di quella di Ahmad. Fragile ed esuberante, superati i quarant’anni Teresa ha imparato a convivere con la collezione dei fallimenti sentimentali che ancora non si è lasciata alle spalle.
E poi il signor  Levy, un’opaco consulente scolastico che tenta, senza il necessario convincimento, di persuadere Ahmad dalla sua scelta di prendere la patente di camionista alla fine della scuola, invece di iscriversi all’università. E sua moglie, grassa bibliotecaria adagiata sulle consuetudini quotidiane che si accontenta dello svago di uno show televisivo….

La sapienza di Updike nel disegnare le psicologie dei suoi personaggi è quella dei grandi maestri del romanzo, la sua abilità nella costruzione del contesto ha il valore di un saggio sociologico e la solidità della trama, che in questo libro volge a un finale da thriller, fa arrossire di vergogna qualunque incensato autore da bestseller.

Ahmad si lascerà manipolare dagli uomini che hanno deciso di avvelenare la sua mente per fare del suo corpo un’arma letale.
In un finale da suspense, senza essere barbaramente concitato, Updike scaglia la sua arma di distruzione sulla massa degli scrittori da strapazzo che affollano le classifiche di vendita. E l’uomo qualunque di una molle provincia americana rovescerà un destino già scritto per affermare un inaspettato e stupefacente riscatto.

John Updike , Terrorista, Guanda, € 15

John Updike – Corri, coniglio.

Nathan gennaio 22nd, 2009

Harry Angstrom ha solo 26 anni, una moglie, un figlio piccolo e un secondo in arrivo. Commesso viaggiatore, con un passato da stella del basket dei campionati studenteschi, Harry guarda intorno e davanti a sé, gli occhi puntati al fondo del vicolo cieco in cui si è sorpreso a camminare. Sua moglie è un’inetta dalla personalità infantile che con lui condivide ormai solo l’amarezza di una quotidianità priva di scopi e di valore. Una casa angusta, sempre in disordine e quei stucchevoli programmi tv a corollario della sciocca dedizione di sua moglie ai super-alcolici.

Harry è in fondo alla sua strada.
Un muro di fronte e una vita da lasciarsi alle spalle.

Non rimane che correre, in fondo è ancora giovane e atletico come ai tempi del liceo, correre e scavalcare quel muro, incontro alla libertà, verso una nuova vita.
Conoscerà le strade che lo porteranno lontano, fin oltre i confini di un altro Stato, in un’America in cui si sente estraneo, da cui sente di essere respinto. E quelle stesse strade lo riporteranno alla sua città, nell’arco di una sola notte. La remota provincia del benessere americano anni ’50. Ma ancora fuori di casa, ancora alla ricerca di un giardino di libertà da coltivare per sé.

Conoscerà Ruth, una donna “libera”, come forse solo le prostitute potevano essere in quegli anni, in un contesto così piccolo, così provinciale, così borghese. Proverà a convincersi di amarla, vivendo con lei. Lascerà il lavoro per dedicarsi al giardino dell’anziana signora Smith, come fosse il suo giardino, metafora della sua libertà. Del suo ritrovato Eden.

Ma il paradiso agognato non è facile preda dell’uomo che cerca un altrove senza sapere come e soprattutto dove andarlo a cercare.
Harry è ancora una volta l’uomo senza qualità, il prodotto di una modernità raggiunta da chi è venuto prima, il prototipo dell’uomo occidentale del secondo Novecento, in cerca di una felicità che non è in grado di saper conquistare.

John Updike, Corri, coniglio, Guanda, € 17

Foto: Nut3lla

Jamaica Kincaid – Lucy

Nathan dicembre 29th, 2008

“Ci sedemmo per terra e mangiammo. Intorno a noi c’erano i resti del suo matrimonio: calici da vino e da acqua in cristallo, piatti di porcellana con i bordi profilati in oro zecchino, vera argenteria. Avrebbe dato via tutto ciò insieme a molte altre cose che erano appartenute alla sua vita coniugale. Mi disse di prendere ciò che volevo, ma io non volli nulla. Non riuscivo a immaginare di vivere con nessuna di quelle cose; tutto mi ricordava, come credo ricordasse anche a lei, il peso del mondo”.

Lucy è un marziano sceso sulla Terra. Arriva dalle Antille, lei, e approda a Manhattan. Un’altra isola. Altro pianeta. Ragazza alla pari in una famiglia da rivista patinata. Dalla siccità dei rapporti bruciati dal sole alle porcellane dei buoni sentimenti, il mondo si capovolge. Quello che viene con te è un’aridità che ti porti dentro e che ha il potere di asciugare le parole e annichilire l’affettività, ma anche quella di guardare dove gli altri non guardano.

Lucy, come Jamaica Kincaid, è una profuga volontaria che guarda il nostro mondo per dirci come stanno le cose. Nelle sue parole nessuna empatia con la nuova città, nessun nuovo sentimento che confonda la severità dello sguardo, in un fluire di eventi che giorno dopo giorno passano e vanno via, come acqua sulle ferite.

“Ero sola al mondo. Non era un risultato di poco conto. Pensavo che nel frattempo sarei morta. Non ero felice, ma mi sembrava chiedere troppo”.

 

 Jamaica Kincaid, Lucy, Adelphi, € 11 

Foto: FrizzText

Tim Burton – The melancholy death of Oyster boy

iorek dicembre 22nd, 2008

Noi tutti amiamo Tim Burton, qui dentro.

Lo porteremmo fuori a cena. Guarderemmo il Palio dell’Assunta, con lui, e gli chiederemmo consiglio per la tonalita’ di malva dell’interno auto. Lo aiuteremmo a suonare al citofono di Moccia alle tre di notte, e se ci beccano diremmo che eravamo noi. Non lui.

Nella trionfale mediocrita’ del Natale 2008, per guadagnarmi il congruo assegno che Sottotomo – all’insaputa degli altri autori del blog – mi passa annualmente, ci terrei a consigliarvi un libricino. Un libricino che – L’Orrore! L’Orrore! – costa piuttosto, pur leggendosi in circa 40 minuti (comprese pause pane e Nutella).

Di norma, a chi vi scrive vengono le bolle quando l’Autore Ce Prova (leggi: pubblico 14 parole a 8 euro e 50).

The Melancholy Death of Oyster Boy and other stories, tuttavia, va letto.

E’ il Tim Burton che amiamo. E’ una sag(r)a di personaggi inumani, osceni, terrificanti e deliziosamente teneri. Nessuno di essi puo’ esistere, e malgrado cio’ non c’e’ niente di strano a leggerne le gesta. Perche’ noi amiamo Tim Burton.

Mentre faccio una pausa pane e Nutella, allego un paio link.

Se siete proprio contrari a comprare il libricino (disegnato da Tim in persona, mica cotica), mettervi sul divano, luci basse, iPhone spento, Nutella a portata di mano e Ghana dei Mountain Goats in sottofondo, potete sempre cliccare questo link e leggerlo online. Con la stessa carica artistica di brani di Elianto letti da Calderoli, ma c’e’ recessione, e Noi lo capiamo.

Qui invece un video carino.

Al-Aswani ‘Ala – Chicago

Sdrucciola luglio 18th, 2008

Al-Aswani ‘Ala deve avere un debole per la polvere: quella della sua patria, l’Egitto, quella portata dal vento nella città americana che dà il titolo a questo romanzo, ma anche quella che siamo e che torneremo ad essere, come mostrano efficacemente le vicende dei suoi personaggi.

Dottorandi egiziani in cerca di un’occasione, americani stanchi di essere contro, uomini e donne che cercano disperatamente di “farcela”, che questo significhi avere successo o semplicemente sopravvivere alla propria cultura.

Ogni individuo è un mondo, una microstoria che si intreccia con vicende piccole e grandi che finiscono inesorabilmente per stritolarlo. Come in Palazzo Yacoubian , non c’è modo di sfuggire al proprio destino, colpevoli e innocenti sono piegati alla stessa logica che punisce ogni aspirazione.
Ma lo sguardo di Al-Aswani ‘Ala non è semplicemente cinico, c’è un voler bene a questi personaggi, come se anche lui sperasse che forse, in fondo, non tutto fosse perduto.

E forse la speranza c’è davvero, anche se non è mai detta: che i singoli si emancipino dai loro destini facendoli convergere e guardandoli dall’alto intessere le loro trame.
O forse la speranza è solo in chi legge…

Al-Aswani ‘Ala, Chicago, Feltrinelli, 17,50 €
Foto: Naked_eyes

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