Archive for the 'Americana' Category

Al-Aswani ‘Ala - Chicago

Sdrucciola Luglio 18th, 2008

Al-Aswani ‘Ala deve avere un debole per la polvere: quella della sua patria, l’Egitto, quella portata dal vento nella città americana che dà il titolo a questo romanzo, ma anche quella che siamo e che torneremo ad essere, come mostrano efficacemente le vicende dei suoi personaggi.

Dottorandi egiziani in cerca di un’occasione, americani stanchi di essere contro, uomini e donne che cercano disperatamente di “farcela”, che questo significhi avere successo o semplicemente sopravvivere alla propria cultura.

Ogni individuo è un mondo, una microstoria che si intreccia con vicende piccole e grandi che finiscono inesorabilmente per stritolarlo. Come in Palazzo Yacoubian , non c’è modo di sfuggire al proprio destino, colpevoli e innocenti sono piegati alla stessa logica che punisce ogni aspirazione.
Ma lo sguardo di Al-Aswani ‘Ala non è semplicemente cinico, c’è un voler bene a questi personaggi, come se anche lui sperasse che forse, in fondo, non tutto fosse perduto.

E forse la speranza c’è davvero, anche se non è mai detta: che i singoli si emancipino dai loro destini facendoli convergere e guardandoli dall’alto intessere le loro trame.
O forse la speranza è solo in chi legge…

Al-Aswani ‘Ala, Chicago, Feltrinelli, 17,50 €
Foto: Naked_eyes

Mark Vonnegut - Eden express

Sdrucciola Marzo 25th, 2008

cirox_eden.jpgNon quello di Mattatoio n.5.
Non quello che è stato prigioniero a Dresda durante la Seconda guerra mondiale.
Non quello che ci ha lasciato quasi un anno fa, probabilmente per Trafalmadore.

Non Kurt, ma Mark, suo figlio.

Mark che ha mollato tutto (anche lui, non si esce dal filone) per fondare una comune nella British Columbia e a un certo punto è semplicemente impazzito.

Non nel modo carino in cui pensiamo che impazzirebbe un hippie, ma come tutti quelli in cui un bel giorno la schizofrenia si sveglia e inizia a mordere.
Era la fine degli anni Sessanta, di droga ne girava, ma non lasciatevi fuorviare dalle note di colore: viveva nel modo più naturale/ eppure è impazzito, si strafaceva come tutti/e quindi è impazzito.

A distanza di vent’anni Mark, vinta la malattia e diventato pediatra, racconta quegli anni, rivive e fa vivere il flusso allucinatorio.
Per dire che semplicemente la pazzia la puoi avere dentro, e un bel giorno può mangiarti la vita, nel cuore della foresta come nel centro di New York. La differenza è che nel primo caso non puoi dire che la follia è “la risposta ragionevole a un mondo insensato”.

La colpa la puoi sempre dare ai tuoi gentiori, alla tua educazione, alla tua cultura, alle droghe, alla tua fidanzata, e saranno tutte risposte vere, nessuna delle quali ti aiuterà minimamente a guarire.

Mark Vonnegut ha trascorso parecchio tempo in clinica psichiatrica e ne è uscito, imparando molte cose su se stesso e sul modo in cui funzioniamo.
La cosa più rimarchevole è l’onestà con cui racconta ogni caduta e ogni illusoria risalita. Mettendo finalmente da parte ogni morale, non come un hippie ingenuo ma come chi ha attraversato il suo personale abisso e ha voluto comprendere ogni cosa: la ragione e il delirio.

Mark Vonnegut, Eden Express, Piemme, € 16,50
Foto: Cirox

Chaim Potok - Danny l’eletto

Nathan Marzo 20th, 2008

img_0737.JPGReuven e Danny vivono a Brooklyn, in quella parte di città popolata di sinagoghe e rifugio dell’ortodossia ashkenazita in fuga dall’Europa della prima metà del secolo scorso. Danny è un hassidim e figlio di un rabbino. Il padre di Reuven, invece, è un erudito studioso di Torah, tra coloro che applicano il metodo scientifico all’interpretazione.

Danny ha un destino già scritto e una mente che non sa accettare i limiti imposti dalla rigida tradizione familiare. Diventare Rabbino è invece l’aspirazione di Reuven.

Ancora una volta Potok, attraverso la voce di un giovanissimo studente di Torah, porta il nostro sguardo sull’universo dell’ebraismo tradizionale. Attraverso le parole di Reuven e la sua amicizia con Danny, percorriamo la storia del Chassidismo e scorgiamo l’immensità delle mille sfaccettature della religione del Libro. Ascoltiamo gli echi di guerra che giungono dall’Europa, incassiamo il colpo delle notizie sconvolgenti sulla shoah, seguiamo la nascita dello Stato d’Israele, la guerra scatenata dai paesi confinanti. E osserviamo l’opposizione interna anti-sionista, la dura protesta della corrente Chassidica che non vuole accettare una Eretz Israel che non coincida con l’avvento del Messiah.

Danny l’eletto è allo stesso tempo un romanzo di formazione, un affascinante affresco storico e una preziosa fonte di informazione su una religione così importante per la storia d’Europa, quanto sconosciuta e complessa.

Chaim Potok, Danny l’eletto, Garzanti, € 16,60

Foto: La Francese, UnMondodiBene

Cormac McCarthy - La strada

Sdrucciola Marzo 13th, 2008

lastrada.jpgDi questo libro vi rimarranno due cose: il pungo nello stomaco di una storia inquitante e i dialoghi magistrali.

Un uomo e un bambino, di cui sappiamo poco oltre al fatto che sono tali, viaggiano a piedi per un’America devastata da tempo da un’imprecisata catastrofe che ha raso al suolo ogni cosa e quasi sterminato l’umanità.
Viaggiano senza mezzi, viaggiano verso sud, McCarthy ci parla ancora di una frontiera e di un’orizzonte in cui viene riposta l’ultima speranza.

I dialoghi sono asciutti, essenziali e incredibilmente verosimili e toccanti. Il bambino fa domande da bambino, e non è poco. Arrivati a uno specchio d’acqua in cui il padre si immerge chiede solo: “Ma io tocco?” e in mezzo al dramma della fuga e della morte che li circonda quello che rimane è la verità di quel momento.

Cormac McCarthy, La strada, Einaudi, 16.80 euro

Foto: Cirox

Into the wild/Nelle terre estreme

Sdrucciola Febbraio 29th, 2008

intothewild.jpg Il Dottor Carlo mi perdonerà se usurpo la sua rubrica-categoria, ma ci tenevo a essere la prima a parlare di un libro e di un film che ho trovato eccezionali per molti versi. Chi teme gli spoiler è messo in guardia, ma ormai della vicenda si sa quasi tutto.

La storia, vera, è quella del giovane che Chris McCandless, che un giorno del 1992 iniziò la sua avventura nelle terre estreme dell’Alaska e vi trovò la morte stremato dalla fame.

Qualcuno sostiene che il libro di Krakauer e il film di Penn raccontino cose diverse. Non ho avuto questa impressione, il libro (sul piano della qualità inferiore al film, c’è poco da fare) aggiunge degli elementi alla ricostruzione della vicenda e la innesta in un quadro più ampio arricchito da esperienze simili.

Sean Penn, di suo, ne approfitta per ricordarci che l’America non è solo la superpotenza bushista ma un paese che mantiene vivo il mito della frontiera nei suoi paesaggi e nelle sue persone.

McCandless era solo un giovane ingenuo e arrogante che ha sfidato la natura senza preparazione? Krakauer sembra più severo di Sean Penn, ma in fin dei conti entrambi ci lasciano l’opportunità di giudicare per conto nostro, basta sentire i discorsi all’uscita del cinema per accorgersene, del tipo per cui ti chiedi se hanno tutti visto lo stesso film.

A me è venuto in mente il bisogno di libertà di Larsson, con cui alcuni di noi dovranno sempre fare i conti. Che decidano di nutrirsi di bacche in Alaska, diventino disertori o non possano impedirsi di immaginare, almeno ogni tanto, che un’altra vita è possibile.

Menzione finale per la colonna sonora di Eddie Vedder, che non crea solo un supporto al film ma fornisce una terza chiave di lettura della vita di Chris.

J. Krakauer, Nelle terre estreme, Corbaccio, 16,60 €
Sean Penn, Into the wild, 2007

Cormac McCarthy - Oltre il confine

Sdrucciola Novembre 1st, 2007

oltre.jpgTrecento pagine possono contenere una miriade di storie, se scritte da Cormac McCarthy. Tutte avvincenti, autentiche e in grado di restituire cose e persone sospese in un momento che è qualsiasi tempo, in questo caso un confine che è qualsiasi confine.

Il viaggio del giovane cowboy Billy attraverso la frontiera del Messico e dell’età adulta, ne contiene e ne produce infiniti altri. Ogni volto incontrato, anche solo per un attimo, è una storia, un percorso, un intreccio di avvenimenti ed emozioni che sono poi quelli che disegnano le nostre vite.

Quando si parla di questo autore, oltre a ricordare a ragione i grandi classici della narrazione americana, si cita la sua abilità nei dialoghi. McCarthy restituisce davvero il senso di ogni scambio usando poche essenziali parole.

Certo, la tensione non è la stessa in tutte le pagine e alcune, di collegamento, sono piuttosto fiacche, stanche come i cavalli di Bill. In qualche pagina centrale poi, entra un filo di retorica che guasta il racconto, peraltro molto bello, dell’uomo che si fa testimone di Dio.

Ma la parte sulla lupa vale da sola tutto il libro. Non mostriamo mai la nostra umanità quanto nel rapporto con gli animali, quell’ “altro” che non si può sottrarre:

Le parlò a lungo e, dal momento che il guardiano non capiva che cosa diceva, le disse ciò che aveva nel cuore. Le fece delle promesse e le giurò che le avrebbe mantenute. Che l’avrebbe portata tra le montagne, dove avrebbe trovato altri della sua specie. Lei lo guardò con quei suoi occhi gialli, che tradivano non disperazione, ma soltanto quell’insondabile, profonda solitudine che è l’impronta più tipica di questo mondo.

Cormac McCarthy, Oltre il confine, Einaudi, € 11,50

Foto: Cirox

Armistead Maupin - 28 Barbary Lane

Sdrucciola Marzo 30th, 2007

Mary Ann non vorrebbe un figlio, o forse sì. Michael vorrebbe dimenticare il suo compagno morto, o forse no. Mona gioca a fare la regina, Simon fugge dalla regina (quella vera).

Armistead Maupin è uno di quei giornalisti americani che, senza sapere neanche bene come, diventano scrittori. Dalle pagine del San Francisco Chronicle, a partire dagli anni ‘70, ha intrattenuto i suoi lettori con i suoi Tales of the city che sono poi diventati una serie di fortunati libri.

Attivista del movimento gay della città, ha raccontato amori e dolori degli abitanti del 28 di Barbary Lane, di cui l’omonimo libro è il quarto capitolo. Pubblicato in Italia con un certo ritardo, dato che è stato scritto negli anni Ottanta, come traspare da ogni pagina.

Ma il rammarico per la scoperta tardiva di questo autore è compensato dal piacere che si prova calandosi nelle tipiche atmosfere di quella decade. Il libro, anche se poco impegnativo, ha il merito di rappresentare l’esatto momento in cui un certo spensierato modo di vivere urtò per la prima volta contro il flagello dell’Aids.

Navigando si scopre che Maupin è stato il primo autore a parlare della malattia in un romanzo ed è un esercizio interessante leggere le sue pagine immaginando l’effetto che potesse produrre all’epoca.

Sempre in rete si scopre anche che Maupin ha tra i suoi più fervidi fan Ian McKellen che di lui dice:

“Armistead is a true original. His tales are bang up-to-date. They will surprise and maybe even shock you, but, I promise, they will make you laugh.”

e anche oggi non gli si può proprio dare torto, dato che accanto al tema, in realtà sfiorato, dell’aids, c’è spazio per intrecci comico-sentimentali decisamente lievi.
Il sito di Maupin

Armistead Maupin, 28 Barbery Lane, Rizzoli, 17 euro

Kurt Vonnegut - La colazione dei campioni

Sdrucciola Marzo 18th, 2007

Ecco la trama: una creatura di nome Zog arriva sulla Terra su un disco volante per spiegare come evitare le guerre e curare il cancro. Porta queste sue informazioni da Margo, un pianeta i cui abitanti conversano tra loro emettendo scoregge e ballando il tip-tap.
Zog sbarca di notte nel Connecticut. Ha appena messo piede a terra che vede una casa in fiamme. Vi si precipita dentro, scoreggiando e ballando il tip-tap, per avvertire gli abitanti del terribile pericolo che corrono. Il padrone di casa gli spacca il cranio con una mazza da golf.

Se L’idiota ballerino di Kilgore Trout non sarà mai adottato dalle scuole è solo perché non esiste, esattamente come il suo autore.
Esiste invece, e si spera ancora per molto, il creatore di Kilgore Trout: quel Kurt Vonnegut che lo ha scelto come eteronimo per alcune delle sue produzioni migliori, tra cui La colazione dei campioni (Addio triste lunedì).

Benché privo del commovente lirismo di L’idiota ballerino, questo romanzo scritto nel 1973 è un ottimo esempio del talento del suo autore, capace di utilizzare humor e fantasia per raccontare la terra dei liberi com’è sotto la sottile e invitante crosta di normalità.

Kilgore Trout scrive racconti inspiegabilmente ignorati dalla critica e pubblicati nelle riviste porno, come quello di cui avete avuto un esempio, ed è in viaggio verso l’oscura località di Midland per partecipare a un festival delle arti. Ad attenderlo, Dwayne Hoover, venditore di Pontiac, padrone di mezza città nonché prossimo alla follia totale.
Nel ruolo del coro, una patetica brigata di personaggi alla disperata ricerca della felicità. Ad allietare il tutto, gli schizzi di Vonnegut che come un bravo scolaro illustra di volta in volta gli oggetti che menziona.

E così via

Vonnegut è conosciuto per Mattatoio n°5, un gran romanzo ma non il suo migliore (quello è Le sirene di titano). Se non avete avuto la fortuna di leggerlo, provate a immaginare Philip K. Dick sotto prozac e vi sarete fatti un’idea.
Douglas Adams gli deve molto, noi dobbiamo molto alla guerra e alla General Electrics per averlo risparmiato e a Feltrinelli che ha deciso di ristampare le sue opere.

Dal libro è stato tratto un film con Bruce Willis e Albert Finney che la critica ha quasi unanimamente stroncato.

Kurt Vonnegut, La colazione dei campioni, Feltrinelli, 15 euro

Il sito ufficiale di Vonnegut

Kurt Vonnegut intervistato in Second life

J. Carroll- Il paese delle pazze risate

Sdrucciola Giugno 28th, 2006

Thomas Abbey, di professione insegnante di letteratura, nutre una sola grande passione: le opere di Marshall France, acclamato e scomparso narratore per l’infanzia. Quando la vita lo fa inciampare in Saxony, altrettanto ossessiva fan dello scrittore, la sua esistenza sembra finalmente coagularsi attorno a un obiettivo, scrivere la prima biografia di France.

Abbey e Saxony partono quindi alla volta di Galen, sperduto paesino in cui lo scrittore ha consumato gran parte della propria esistenza. Ad accoglierli troveranno Anna, figlia di France, e un atmosfera densa di mistero.

Il tentativo di Carroll di diluire l’azione e portare impercettibilmente il lettore alla soluzione è riuscito solo in parte e non evita il banale espediente “rivelazione della terz’ultima pagina” con colpo di coda finale.

Alcuni elementi che caratterizzano i protagonisti sono abbozzati e abbandonati (le maschere di Abbey, le marionette di Saxony) non contribuendo nè alla storia nè al delineamento dei personaggi.
In generale, verrebbe da domandare al protagonista: “scusa, potresti guardare là oppure parlare con la tal persona?” tanto per ampliare il respiro del romanzo ed esplorare il paese delle pazze risate.

L’elemento migliore del libro (a parte il titolo) è probabilmente il mondo creato da Marshall France di cui, purtroppo, abbiamo solo pochi ma saporiti assaggi, cenni appena tratteggiati di personaggi folli e fantastici.

Forse il difetto principale di Jonathan Carroll è non riuscire ad essere all’altezza di Marshall France:-)

Jonathan Carrol, Il paese delle pazze risate, 2004 Mondadori
Da leggere: in spiaggia, anche sotto sole cocente