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	<title>Sottotomo &#187; Africana</title>
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	<description>Sottolineature e recensioni</description>
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		<title>Serge Latouche, Mondializzazione e decrescita – L’alternativa africana</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Dec 2009 23:49:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>LaLena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Africana]]></category>
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		<description><![CDATA[Nel 1943, con sguardo lucido e profetico, Simone Weil metteva in guardia l&#8217;Europa dai pericoli e da tutte le perdite che avrebbe comportato l&#8217;americanizzazione, per cui i tragici eventi in corso stavano contribuendo a gettare fondamenta a dir poco durature, e proponeva, come antidoto per rimanere &#8220;spiritualmente vivi&#8221;, &#8220;un contatto nuovo, vero, profondo con l&#8217;Oriente&#8221;.  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-637" title="mercato-senegal" src="http://sottotomo.com/wp-content/img/mercato-senegal-150x150.jpg" alt="mercato-senegal" width="150" height="150" />Nel 1943, con sguardo lucido e profetico, <a href="http://www.anobii.com/books/Sul_colonialismo/9788888130514/01585b0ecc8508d211/">Simone Weil </a>metteva in guardia l&#8217;Europa dai pericoli e da tutte le perdite che avrebbe comportato l&#8217;americanizzazione, per cui i tragici eventi in corso stavano contribuendo a gettare fondamenta a dir poco durature, e proponeva, come antidoto per rimanere &#8220;spiritualmente vivi&#8221;, &#8220;un contatto nuovo, vero, profondo con l&#8217;Oriente&#8221;.  Oggi, scrivono Mirella Giannini e Massimo D&#8217;Amico nell&#8217;interessante prefazione a questo libro di Latouche, l&#8217;Oriente non rappresenta più una vera alternativa al mondo occidentale, le cui logiche auto-annientanti potrebbero invece essere decostruite a partire dal continente più periferico nel sistema globale dei poteri: l&#8217;Africa. Non la &#8220;derelitta Africa ufficiale&#8221;, quella della decolonizzazione abortita, ma l&#8217;Africa informale, una società che Latouche chiama &#8220;vernacolare&#8221;, dove &#8220;si è ingegnosi senza essere ingegneri, intraprendenti senza essere imprenditori, industriosi senza essere industriali&#8221;. Un laboratorio che ricicla creativamente &#8220;gli scarti della modernità&#8221; e che trova la sua espressione più eloquente nei mercati-incontro, dove ci si scambiano prodotti e parole, dove economia e tecnica confluiscono, comunque e sempre, in un tessuto sociale estremamente ricco, la vera risorsa che permette di sopravvivere nel sottosviluppo. La proposta dello studioso non è basata su ipotesi puramente teoriche, ma parte da indagini sul campo &#8211; in Senegal &#8211; e analisi accurate degli equilibri economici mondiali (Latouche è antropologo ed economista), nonché corredata da suggerimenti sulle strategie praticabili perché l&#8217;esclusione dal progresso diventi un&#8217;occasione di cui approfittare per sottrarsi alle tentazioni del mimetismo culturale e industriale. Mentre prospetta questa società alternativa al capitalismo sviluppista, Latouche spiega come l&#8217;Africa possa contribuire a disintossicare l&#8217;Occidente, spingendolo pian piano ad adottare un&#8217;ottica &#8220;pluriversalista&#8221;, tesa a una crescita collettiva che privilegi finalmente l&#8217;attenzione per l&#8217;ambiente e per i legami sociali. Secondo Latouche, infatti, il grande insegnamento che l&#8217;Africa ci può dare, se solo ci decidiamo ad ascoltarla, riguarda proprio l&#8217;ambito in cui la civiltà occidentale è più carente: quello delle relazioni, grazie alle quali questo continente conserva una sua, altrimenti inspiegabile, vitalità. Profonda e indelebile. Vista così,  l&#8217;Africa può diventare il paradigma di quel progetto di <a href="http://www.youtube.com/watch?v=0JXB3tIBLfM">&#8220;decrescita serena&#8221;</a> che Latouche va delineando e diffondendo ormai da parecchi anni, teso a &#8220;reintrodurre una forte dose di saper vivere, in un mondo che soffre per un eccesso di saper fare&#8221;. A tal fine una convergenza tra la saggezza africana e l&#8217;esperienza storica europea potrebbe essere estremamente propizia, a patto però che essa avvenga all&#8217;insegna di una consapevolezza profonda, di un desiderio di conoscenza reale, che non si esaurisca nel solito ritornello delle &#8220;ibridazioni&#8221; e dei &#8220;meticciati&#8221;, originariamente intuizioni brillanti ma che ormai appartengono a un&#8217;ortodossia multiculturalista spesso superficiale e modaiola. Perché la vera sfida, come sostiene il teologo indo-catalano Panikkar, è intraculturale ancor più che interculturale. La convivialità è, infatti, qualcosa di molto più forte della tolleranza reciproca, perché parte dalla presa d&#8217;atto che l&#8217;alterità è intrinseca al soggetto: se io non trovo in me lo spazio in cui ospitare l&#8217;indù, il musulmano, l&#8217;ebreo, l&#8217;ateo, l&#8217;altro &#8211; nel mio cuore, nella mia intelligenza, nella mia vita &#8211; non potrò mai entrare veramente in dialogo con lui.<br />
Questa Africa con la sua economia informale, la persistenza della solidarietà quotidiana, la sua logica del dono e una paradossale saggezza democratica basata sulla parola dà vita a un pensiero in grado di agire nel sociale, a una forma di giustizia basata sulla vicinanza e sul contatto diretto, a una precisa formulazione di un senso profondo, in cui le relazioni e il calore umano hanno un ruolo di primo piano. L&#8217;ottica di Latouche è problematizzante, a tratti le sue analisi lasciano il lettore confuso e titubante, mettono in crisi i suoi parametri. Il tratto meno convincente è forse la contrapposizione un po&#8217; manicheistica tra un&#8217;Africa ambigua e corrotta e un&#8217;Africa, invece, che pare completamente virtuosa (per compensare la quale propongo la lettura del bellissimo saggio di <a href="http://www.anobii.com/books/Postcolonialismo/9788883533679/01d33d72f6846fae3f/">Achille Mbembe,</a> <a href="http://www.anobii.com/books/Postcolonialismo/9788883533679/01d33d72f6846fae3f/"><em>Postcolonialismo</em></a>), eppure il suo discorso è avvincente. Per i ribaltamenti di prospettiva che implica, le potenzialità che schiude, il ritratto complesso del continente africano come prezioso intreccio di voci e di storie finalmente da ascoltare. Per (de)crescere.</p>
<p><a href="http://www.anobii.com/books/Mondializzazione_e_decrescita._Lalternativa_africana/9788822063052/0145822268e4dab371/">Serge Latouche, Mondializzazione e decrescita &#8211; L&#8217;alternativa africana, Bari, Edizioni Dedalo, 2009, traduzione di Vito Carrassi, 14 euro</a><a href="[http://www.anobii.com/books/Mondializzazione_e_decrescita._Lalternativa_africana/9788822063052/0145822268e4dab371/]"><br />
</a></p>
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		<title>Mia Couto, Terra sonnambula</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Apr 2009 17:26:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>LaLena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Africana]]></category>
		<category><![CDATA[Altrove]]></category>

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		<description><![CDATA[Leggere Terra sonnambula è stato come ricongiungere tanti fili che da anni inseguivo e provavo a intrecciare, ha significato ritrovarli inaspettatamente tutti insieme a ordire un romanzo bellissimo, che ci parla da una diversità che subito sembra totale ma che, a poco a poco, sa raggiungerci attraverso il movimento universale dell&#8217;immaginazione che si schiude per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-483" title="mozambico-tsonnambula" src="http://sottotomo.com/wp-content/img/mozambico-tsonnambula.jpeg" alt="mozambico-tsonnambula" width="137" height="103" /></p>
<p style="text-align: justify;">Leggere <a href="http://www.anobii.com/books/Terra_sonnambula/9788882464615/015ec8b13bdd3c8d31/"><em>Terra sonnambula</em></a> è stato come ricongiungere tanti fili che da anni inseguivo e provavo a intrecciare, ha significato ritrovarli inaspettatamente tutti insieme a ordire un romanzo bellissimo, che ci parla da una diversità che subito sembra totale ma che, a poco a poco, sa raggiungerci attraverso il movimento universale dell&#8217;immaginazione che si schiude per cauterizzare la ferita, della catastrofe che lotta per riuscire a farsi racconto, riconquistando il diritto al sogno anche per gli ultimi, i &#8220;dannati della terra&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Siamo nel <a href="http://www.altromercato.it/it/produttori/schede_produttori/africa/Mozambico">Mozambico</a> della <a href="http://www.sissco.it//index.php?id=489">guerra civile</a> (1977-1992) e tutto è come giunto alla fine, le cose sembrano ormai assuefatte a una &#8220;rassegnata pratica della morte&#8221;. Anche la strada si è fermata, uccisa dalla guerra. <a href="http://www.youtube.com/watch?v=zro5Hwpw0yQ">Un vecchio e un bambino</a> camminano lungo quella strada, in cerca di un rifugio: decidono di ripararsi dentro un autobus bruciato da poco, con a bordo ancora dei cadaveri, carbonizzati. Accanto a uno dei corpi, i due trovano dei quaderni, i &#8220;quaderni di Kindzu&#8221;, che il bambino comincia pian piano a leggere al vecchio, dapprima diffidente davanti a quelle parole per lui indecifrabili ma, ben presto, tanto coinvolto da non poter più fare a meno di quelle storie, non meno dure delle loro, ma trasformate in vite raccontate dalla voce del piccolo Muidinga e pervase dal fantastico, che nelle sue manifestazioni più alte non è mai invenzione gratuita ma piuttosto necessità inderogabile, unica via possibile per ritrovare un contatto con la realtà. Perché la parola davanti all&#8217;orrore è costretta ad ammutolire o a ripartire da zero, rimescolando le carte un tempo separate del vero e del falso: &#8220;Con la guerra capita una cosa: tutto diventa verità. Si varca la frontiera, morte e vita diventano gli intercambiabili lati di un&#8217;unica linea.&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">Leggendo e ascoltando le storie di Kindzu, confondendosi con loro, il bambino e il vecchio riescono finalmente a riappropriarsi della loro storia e ritrovano la loro infanzia che sembrava irrimediabilmente azzittita dal vuoto che li circonda. L&#8217;indigenza assoluta in cui sopravvivono riesce, grazie ai quaderni, a lasciare un piccolo spazio per il desiderio, &#8220;desiderio del testo&#8221;, certo, se vogliamo scomodare Barthes, ma di un testo che recupera e amplia la sua radice etimologica, quel <em>textum</em> che è, sì, tessuto, ma anche e soprattutto nel senso di tessuto corporeo, fatto di carne muscoli pelle e sangue. Persone. Percorsi. Ogni persona con una vita che è unica, ma spesso è solo quando questa vita diventa racconto che ce ne accorgiamo. Inventandosi una nuova lingua, attraverso un&#8217;originalissima manipolazione del portoghese trapiantato in Africa dai colonizzatori europei, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mia_Couto">Mia Couto</a> arriva a farci capire davvero che è proprio l&#8217;unicità ciò che ci accomuna tutti, facendoci sentire elementi irripetibili di un universo condiviso che sulle nostra singole, ineludibili, alterità intesse la sua trama, annullando le dicotomie a cui ci siamo assuefatti e creando terze, quarte, infinite vie, senza mai rimuovere il tragico, senza mai farsi annientare dalla morte.</p>
<p style="text-align: justify;">Mia Couto, <em>Terra sonnambula</em>, Guanda, € 7,50.</p>
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		<title>Chimamanda Ngozi Adichie &#8211; Metà di un sole giallo</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Feb 2009 04:00:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nathan</dc:creator>
				<category><![CDATA[Africana]]></category>

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		<description><![CDATA[Se questo libro ha un pregio (un grande pregio), è quello di riportare alla luce ciò che nessuno ricorda più. Chi si ricorda dell&#8217;Africa? Sui giornali italiani nessuno spazio per i 4.000.000 di cadaveri che dalla caduta di Mobutu nel 1997 concimano la terra della Repubblica Democratica del Congo, funestata da guerre, violenze, epidemie e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://sottotomo.com/wp-content/img/flag.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-421" title="flag" src="http://sottotomo.com/wp-content/img/flag.png" border="0" alt="" width="125" height="71" align="left" /></a>Se questo libro ha un pregio (un grande pregio), è quello di riportare alla luce ciò che nessuno ricorda più.<br />
Chi si ricorda dell&#8217;Africa?</p>
<p>Sui giornali italiani nessuno spazio per i 4.000.000 di cadaveri che dalla caduta di Mobutu nel 1997 concimano la terra della Repubblica Democratica del Congo, funestata da guerre, violenze, epidemie e malnutrizione.</p>
<p>Avare le parole utilizzate per scoperchiare l&#8217;abisso in cui è sprofondato lo Zimbabwe di Mugabe, dove il 35% della popolazione è sieropositivo o malato di  AIDS, il 50% della terra un tempo coltivata è oggi incolta e il 90% della popolazione attiva non ha un lavoro e vive di espedienti in un paese in cui l&#8217;inflazione, di cui si è ormai perso il conto degli zeri,  ha ridotto le banconote a cartastraccia.</p>
<p>E il Biafra?<br />
Braccia scheletriche e pance gonfie, la fortuna dei fotografi di guerra, il tormentone rivolto ai bambini oggi trentenni: “mangia! ché nel Biafra muoiono di fame”.</p>
<p>La <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Biafra">Repubblica del Biafra</a>, appunto,  la regione che nel 1967 si autoproclamò indipendente, sancendo una sanguinosa secessione dalla Nigeria.<br />
Con un raffazzonato esercito regolare e gli scarsi appoggi internazionali, il piccolo Stato del Biafra seppe resistere per 4 anni all&#8217;aggressione nigeriana. Una guerra estenuante e lunga, che lasciò in eredità “la più grave crisi umanitaria dalla seconda guerra mondiale”.</p>
<p>Attraverso gli occhi di Odenigbo, intellettuale rivoluzionario, quelli di Olanna, la sua bellissima donna, e poi Richard, l&#8217;inglese che farà sua la causa biafrana, e tutti gli altri personaggi che amano, vivono e combattono nelle pagine di questo romanzo corale, la parabola del Biafra si affaccia al ricordo sbiadito scavalcando quarant&#8217;anni di oblìo.</p>
<p>Sviluppato su due piani temporali &#8211; le speranze dell&#8217;Africa, che nei primi anni Sessanta prende coscienza di sé, e la rovinosa escalation dal &#8217;67 in poi -, <em>Metà di un sole giallo</em> è un romanzo che mette a nudo le ipocrisie dell&#8217;Occidente indifferente e bugiardo, le atrocità della guerra e la metamorfosi della speranza che si scioglie in miseria, non solo materiale.</p>
<p><em>Il mondo taceva mentre noi morivamo. </em><br />
E&#8217; il mantra &#8211; e l&#8217;epitaffio di un intero continente &#8211; che insegue il lettore di questo appassionato libro della talentuosa <a href="http://www.halfofayellowsun.com/content.php?page=author&amp;n=1&amp;f=2">Chimamanda Ngozi Adichie,</a> che per la complessità dell&#8217;intreccio (alcuni tagli sarebbero stati necessari)  la grandezza epocale del tema (il tentativo di una tensione epica spesso sfuma senza essere sfruttata come meriterebbe), l&#8217;architettura narrativa (i salti temporali non riescono sempre a imporre la suggestione del binomio speranze/sconfitta) e le psicologie articolate (ma spesso troppe schematiche), non si dimostra fino in fondo all&#8217;altezza degli ambiziosi obiettivi che si è posta.</p>
<p>Chimamanda Ngozi Adichie, <a href="http://www.anobii.com/books/Met%C3%A0_di_un_sole_giallo/9788806179977/01c11b20771abc08c0/">Metà di un sole giallo, </a>Einuadi, € 19,50</p>
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		<title>Calixthe Beyala &#8211; Gli onori perduti</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Feb 2008 11:05:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nathan</dc:creator>
				<category><![CDATA[Africana]]></category>
		<category><![CDATA[Reminders]]></category>

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		<description><![CDATA[Saida nasce a New-Bell, che lei chiama anche Cuscus, un remoto villaggio nel cuore del Camerun francofono. Cuscus è un paradigma africano, affetta da tutte le malattie del continente che la ospita, le stesse infezioni virali, quelle mani di colonialisti prima e presidenti poi, dotati di una identica paternalistica rapacità. Saida cresce nella vivacità esuberante [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.centroculturalebinocolo.com/files/81/thumb_bimba%20africana.jpg" alt="" width="188" height="188" align="left" />Saida nasce a New-Bell, che lei chiama anche Cuscus, un remoto villaggio nel cuore del Camerun francofono.</p>
<p>Cuscus è un paradigma africano, affetta da tutte le malattie del continente che la ospita, le stesse infezioni virali, quelle mani di colonialisti prima e presidenti poi, dotati di una identica paternalistica rapacità.</p>
<p>Saida cresce nella vivacità esuberante del villaggio, diverrà donna conservando la sua verginità come un tesoro da destinare al marito che non verrà.</p>
<p>Saida partirà per Parigi, alla conquista del sogno africano, di quello di una donna in cerca di sicurezza familiare e di un uomo.</p>
<p>Troverà una società sradicata, solidale e dura allo stesso tempo. Sarà ospitata da una cugina che la metterà alla porta dopo due anni e da una signora, la &#8220;negra-principessa-e-dignitaria&#8221;, che la ospiterà in cambio dei suoi servizi domestici.</p>
<p>Conoscerà la solitudine dell&#8217;emigrato, la lontananza e la nostalgia e sarà ancora donna da marito, a cinquant&#8217;anni, fedele al suo &#8220;certificato di verginità valido dieci anni&#8221; rilasciato dal farmacista di Cuscus.</p>
<p>La bravura della Beyala sta nel mescolare i toni del dramma a quelli della commedia, sta nella giocosità delle descrizioni, l&#8217;ironia che utilizza per raccontare la tragedia di un continente e dei suoi abitanti.<br />
Una lezione di leggerezza e vivacità che non stride, che anzi è la perfetta icona di un popolo che nonostante tutto continua a scambiare sorrisi.</p>
<p><a href="http://www.anobii.com/books/Gli_onori_perduti/9788807818448/016855df6a74b9fd32/">Calixthe Beyala, <em>Gli onori perduti,</em> Feltrinelli, € 8,50</a></p>
<p>Immagine: <a href="http://www.centroculturalebinocolo.com/esposizione_81.html">Bimba Africana, Simone Melle </a></p>
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		<title>Ryszard Kapuscinski &#8211; Ebano</title>
		<link>http://sottotomo.com/2007/11/14/ryszard-kapuscinski-ebano/</link>
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		<pubDate>Wed, 14 Nov 2007 08:23:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nathan</dc:creator>
				<category><![CDATA[Africana]]></category>
		<category><![CDATA[Reminders]]></category>

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		<description><![CDATA[Il primo impatto è con il Ghana degli anni ’50. Le speranze della decolonizzazione incendiano i cuori quando la chimera dell’indipendenza diventa una conquista concreta, un virus che si diffonde rapidamente in tutta l’area sub-sahariana. La nuova classe dirigente è giovane e inesperta, spesso ingenua ed entusiasta. Il tabù della superiorità dell’uomo bianco si è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p ><img src="http://giotto.internetbookshop.it/cop/copj13.asp?f=9788807817069" style="width: 134px; height: 208px" align="left" border="0" height="208" width="134" />Il primo impatto è con il Ghana degli anni ’50. </p>
<p >Le <strong>speranze della decolonizzazione</strong> incendiano i cuori quando la chimera dell’indipendenza diventa una conquista concreta, un virus che si diffonde rapidamente in tutta <strong>l’area sub-sahariana</strong>. </p>
<p >La nuova classe dirigente è giovane e inesperta, spesso ingenua ed entusiasta. Il tabù della <strong>superiorità dell’uomo bianco</strong> si è infranto nella carneficina della seconda guerra mondiale. I reduci africani assoldati dagli eserciti europei tornano alle loro città portando con sé il segreto della vulnerabilità dei loro padroni. Hanno osservato gli europei sopraffarsi l’uno con l’altro, hanno vissuto la capitolazione della Francia, i bombardamenti di Londra, osservato colonne di uomini scheletriti coperti di stracci. L’uomo bianco è capitolato davanti agli occhi degli africani che hanno combattuto in Europa a fianco dei loro colonizzatori. Questi reduci hanno imparato che <strong>l’uomo bianco non è invincibile</strong>. Forti di questa scoperta, saranno loro, questi reduci, a guidare i primi movimenti di liberazione dei popoli africani. </p>
<p>Ebano è un dispenser di pillole, un libro per principianti dell’Africa. Kapuscinski, da inviato qual era, ha un approccio a volte antropologico, moderatamente storico, spesso aneddotico, alla <strong>condizione del continente nero</strong> della seconda metà del Novecento</p>
<p >Questo bignami dell’universo africano è un concentrato di personaggi e avvenimenti, scontri e paesaggi, un’introduzione affascinante e feroce ai drammi silenziosi di un continente. </p>
<p >Chi conosce la genesi e la contrapposizioni sociali e culturali che hanno fatto della <strong>Liberia il paese dell’apartheid</strong> tra neri-amercani e neri-africani ben prima che gli afrikaneer mettessero il loro marchio su questa pratica? Chi conosce l’origine della guerra sudanese che da vent’anni <strong>affama il Darfur</strong>? Quanto abbiamo letto e ascoltato negli ultimi tredici anni su ciò che è successo in <strong>Ruanda</strong>? Chi è sufficientemente informato da conoscere le responsabilità dei colonizzatori belgi di questo paese, dei loro “esperimenti” sociali e della logica di potenza ottocentesca che la Francia ancora gioca in quest’area?</p>
<p >Il vento che soffiava sulla grande stagione della decolonizzazione non ha fatto altro che inaridire la terra e prosciugare le sorgenti. <strong>L’economia predatoria</strong> non ha mai cessato di allungare le sue mani sulle ricchissime risorse di questa parte di mondo. E ne ha fatto la sua condanna. Ai bwana bianchi si sono sostituiti i <strong>signori della guerra</strong>, i tirannelli tanto sciocchi quanto brutali che si avvicendano nel succedersi dei colpi di mano. Razzie, guerre, fame e malattie. Questa l’eredità.</p>
<p >Ebano è un libro che getta un fascio di luce sulla storia, la società e la psicologia di un continente che non riesce a sollevarsi. E’ un libro che fa male, quando scava nelle ragioni, quando illumina le responsabilità. Chi ha condannato l’Africa <strong>all’eterna infanzia dell’umanità</strong>?</p>
<p>Un primo passo per capire.</p>
<p class="dati">Ryszard Kapuscinski, Ebano, Feltrinelli, € 7,50</p>
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