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	<title>Sottotomo &#187; Jomarch</title>
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	<description>Sottolineature e recensioni</description>
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		<title>Eleonora Danco, Ero purissima</title>
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		<pubDate>Mon, 04 May 2009 12:20:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jomarch</dc:creator>
				<category><![CDATA[Freschi]]></category>

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		<description><![CDATA[ La ferocia della lingua quotidiana,  la più schietta e limpida, quel dialetto immediato e nello stesso tempo immaginifico. La solitudine, le nevrosi, i rapporti e gli incastri tra genitori e figli. Di questa materia è fatto Ero purissima di Eleonora Danco. Della periferia grottesca e disperata, buffa di dolori che non si chiamano mai per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> <img class="alignleft size-medium wp-image-515" title="danco1" src="http://sottotomo.com/wp-content/img/danco1-221x300.jpg" alt="danco1" width="155" height="210" />La ferocia della lingua quotidiana,  la più schietta e limpida, quel dialetto immediato e nello stesso tempo immaginifico. La solitudine, le nevrosi, i rapporti e gli incastri tra genitori e figli. Di questa materia è fatto Ero purissima di Eleonora Danco. Della periferia grottesca e disperata, buffa di dolori che non si chiamano mai per nome, che quasi non sanno di essere, ma che si fanno guardare socchiusi e senza schemi e trucchi.  Ammalati di vuoto e insensatezza. Sgangherati negli inciampi continui, nei tic, nelle nevrosi archetipo  di questo pezzo di uomo suburbano di inizio millennio e intorno nessun appiglio di senso compiuto. Impazienti e immobili, i personaggi della Danco, che nei suoi monologhi trova la teatralità  dello sbrego e del sospeso, sono senza condanna e senza consolazione, fatti solo di una lingua spontanea e graffiante.<br />
Purissimi appunto.  E infatti la Danco ha la lingua arrabbiata della periferia dell’anima, di quei luoghi fatti di grumi di sogni scaduti, precipitati, impotenti ormai. Una lingua irruenta e caustica, proscenio della stessa scena, su cui camminano lenti i personaggi; un materiale mai avvitato su se stesso, ma piuttosto aperto e sensuale che ti si attacca di angoscia e malinconia e poi brucia: il vuoto e l’incomunicabilità. Con un lirismo schietto di immagini spalancate, espressive, rivive il teatro della parola, il teatro che riacquista la sua funzione catartica, espiatrice, né consolatoria, né giudicante, ma solo il dispiegarsi asciutto della vita.</p>
<p style="font-size: 12px; line-height: 0.5cm; font-style: normal; font-family: Georgia, Times New Roman, Times, serif;"><strong>Eleonora Danco, Ero purissima &#8211; Minimum Fax, Roma 2009 &#8211; Pagine: 95, 10 euro</strong></p>
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		<title>Graziano Cernoia, Marco Pasquini &#8211; Volk</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Dec 2008 22:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jomarch</dc:creator>
				<category><![CDATA[Freschi]]></category>
		<category><![CDATA[Graziano Cernoia]]></category>
		<category><![CDATA[M. Edizioni]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Pasquini]]></category>
		<category><![CDATA[volk]]></category>

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		<description><![CDATA[Una serie di immagini, una fotografia senza trucchi, pura e cruda. Stai lì in questa sequenza mozzafiato, un po’ caotica, un po’ incazzata, e vivi piccoli viaggi. Sali  a bordo di qualsiasi mezzo disponibile e percorri km di cellulosa che in poche frasi diventa celluloide per ritornare cellulosa in accenti di lirismo e flusso di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una serie di immagini, una fotografia senza trucchi, pura e cruda.<br />
Stai lì in questa sequenza mozzafiato, un po’ caotica, un po’ incazzata, e vivi piccoli viaggi. Sali  a bordo di qualsiasi mezzo disponibile e percorri km di cellulosa che in poche frasi diventa celluloide per ritornare cellulosa in accenti di lirismo e flusso di coscienza vomitato a bordo strada.<br />
Questo è <strong>Volk</strong>. Un <strong>esperimento linguistico a metà tra la narrazione e la fotografia</strong>, un groviglio di sensazioni, sciolte e poi legate, che ti ferma e ti dà strada, allacciandoti sotto quella potente spinta della libertà di cercare, esplorare, capire. Si può fare epica perfino in flashback, fotogrammi e  lingua gergale incrociata ed abbracciata a storie di fatica e morte. Volk è fatto di materia organica, è un fiume vischioso difficile da guadare, di quella resina malinconica e mitteleuropea, senza un’estetica codificata, né manierismo post-moderno già confezionato: qui il garbuglio è di pancia, emotivo, ruvido. Come la storia fuori dal manuale, come suonare fuori dal palco…<br />
“Sì, dormire e viaggiare.<br />
Sentire che tutto quello che ho alle spalle si congela, diventa davvero un ricordo.<br />
Andare il più lontano possibile, fin dove non c’è legge”.</p>
<p>Graziano Cernoia, Marco Pasquini, <a href="http://www.anobii.com/books/Volk/9788895638010/01d7212c59dd467787/" target="_blank"><em>Volk</em></a>, M. Edizioni, 10 €</p>
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		<title>Dalla A allo Zammù:: alfabeto letterario</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Oct 2008 10:07:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jomarch</dc:creator>
				<category><![CDATA[Annunciazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[bologna]]></category>
		<category><![CDATA[casa lettrice malicuvata]]></category>
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		<description><![CDATA[Dalla A allo Zammù :: alfabeto letterario a cura di Zammù Libreria e Casa Lettrice Malicuvata Negli spazi di Zammù, tra sculture di cartapesta, vini e formaggi, una rassegna letteraria per tutti i gusti, un vero e proprio alfabeto letterario Parte il 23 Ottobre alle ore 19.30 la rassegna letteraria di Zammù Libreria in collaborazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><strong>Dalla A allo Zammù :: alfabeto letterario<br />
a cura di <a href="http://myspace.com/zammu">Zammù Libreria</a> e <a href="http://malicuvata.wordpress.com/">Casa Lettrice Malicuvata</a></strong></div>
<div><a href="http://sottotomo.com/wp-content/img/zammu_rassegna3.jpg"></a>Negli spazi di Zammù, tra sculture di cartapesta, vini e formaggi, una rassegna letteraria per tutti i gusti, un vero e proprio alfabeto letterario<a href="http://sottotomo.com/wp-content/img/zammu_rassegna2.jpg"></a></div>
<div>
<div><strong>Parte il 23 Ottobre alle ore 19.30 la rassegna letteraria di Zammù Libreria in collaborazione con la Casa Lettrice Malicuvata. Otto mesi in compagnia di libri e autori, reading, installazioni video, teatro.<br />
</strong>Tutti i Giovedì allo Zammù va in scena l’alfabeto letterario: Filippo Tuena, Cristiano Armati, Ettore Malacarne, Gianluca Morozzi, Paolo Mascheri, Francesca Mazzucato, Vanni Santoni, Remo Bassini, Alberto Sebastiani, Andrea Caterini, Cristiano Ferrarese, Vincenzo Latronico, Demetrio Paolin, Alice Suella, Gabriele Dadati, Paolo Grugni, Alcide Pierantozzi, Marcello Fois, Marco Missiroli, Angelo Zabaglio, Eliselle, Gianluca Mercadante, Marco Nar<a href="http://sottotomo.com/wp-content/img/zammu_rassegna1.jpg"></a>dini, Francesca Bonafini, Andrea Malabaila, Gianmichele Lisai, Barbara Baraldi, Francesco Fumelli, Eros Druisani, Romano Pasquini, Gianluca Liguori, Andrea Coffami, Carlo Palizzi, Marco Rossari, Paolo Giacomini, Alessandro Castellari, Piero Pieri, Simone Rossi, Claudio Morandini, Michele Petrucci, Alessandro Castellari, Caterina Falconi, Grazia Perugini, Antonio Tirelli, Giovanni Curreli, Fabio Geda, Giovanni Curreli e tanti altri.</div>
<p><a href="http://malicuvata.wordpress.com/dalla-a-allo-zammu-alfabeto-letterario/"><strong><span style="color: #265e15;">Vai al calendario completo&gt;&gt;</span></strong></a><br />
<strong>Informazioni</strong><br />
sito web: <a href="http://myspace.com/zammu" target="_blank"><span style="color: #265e15;">myspace.com/zammu</span></a> &#8211; <a href="http://malicuvata.wordpress.com/" target="_blank"><span style="color: #265e15;">malicuvata.wordpress.com</span></a><br />
e-mail: <a href="mailto:zammu@tiscali.it"><span style="color: #265e15;">zammu@tiscali.it</span></a> – <a href="mailto:malicuvata@gmail.com"><span style="color: #265e15;">malicuvata@gmail.com</span></a><br />
telefono: 051-330303</p>
</div>
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		<title>Il male oscuro &#8211; Giuseppe Berto</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Sep 2008 12:47:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jomarch</dc:creator>
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		<category><![CDATA[giuseppe berto]]></category>
		<category><![CDATA[il male oscuro]]></category>

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		<description><![CDATA[Purtroppo o per fortuna, così come si dice spesso, questo libro ti lacera il cervello e ti si infila un reticolo di ricordi e una serie di ansiogene identificazioni a cui tu, anche con tutte le avvertenze del caso e ben sapendo cosa iniziavi a leggere prima di leggere, non sei comunque preparato. E ansimi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;">Purtroppo o per fortuna, così come si dice spesso, questo libro ti lacera il cervello e ti si infila un reticolo di ricordi e una serie di ansiogene identificazioni a cui tu, anche con tutte le avvertenze del caso e ben sapendo cosa iniziavi a leggere prima di leggere, non sei comunque preparato. E ansimi e sbatti e sbotti contro il tuo dannato Super_Io che mica lo sapevi che era così strutturato e sospiri e credi e bevi ogni singola parola, ogni associazione di idee, ogni virgola mancata fino ad un lontano capoverso da cui riemergi intontito e incredulo.</div>
<div style="text-align: justify;">Capita dunque che l&#8217;incoscio viva e faccia proseliti tra le tue cellule tutte, più di quanto potessi immaginare. Già!</div>
<div style="text-align: justify;">Così deduco che senza Freud, il catechismo e la nutella forse sarei stata meno incazzata&#8230;</div>
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		<title>Una solitudine troppo rumorosa, Bohumil Hrabal</title>
		<link>http://sottotomo.com/2008/08/26/tragica-notizia-poetica-dal-sottosuolo/</link>
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		<pubDate>Tue, 26 Aug 2008 09:27:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jomarch</dc:creator>
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		<category><![CDATA[einaudi]]></category>
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		<description><![CDATA[Ho questa maledetta ostinazione di amare i libri che parlano di libri. Così ho tirato giù tutto d&#8217;un fiato Hrabal rosicchiando un fruttino di marzapane per circa 88 pagine. &#8220;Perchè io sono un po&#8217; uno spaccone dell&#8217;infinito e dell&#8217;eternità e l&#8217;Infinito e l&#8217;Eternità forse hanno un debole per le persone come me&#8221;. Ho sempre questa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="post-body entry-content" style="text-align: justify;"><strong></strong></div>
<div class="post-body entry-content" style="text-align: justify;">Ho questa maledetta ostinazione di amare i libri che parlano di libri. Così ho tirato giù tutto d&#8217;un fiato Hrabal rosicchiando un fruttino di marzapane per circa 88 pagine. &#8220;Perchè io sono un po&#8217; uno spaccone dell&#8217;infinito e dell&#8217;eternità e l&#8217;Infinito e l&#8217;Eternità forse hanno un debole per le persone come me&#8221;.</div>
<div class="post-body entry-content" style="text-align: justify;">Ho sempre questa maledetta predilizione per i libri dolenti ed emotivi e poi nello stesso tempo asciutti, quasi crudeli, in questo caso carnali.</div>
<div class="post-body entry-content" style="text-align: justify;">Allora, oggi è sabato, rosicchio un fruttino di marzapane, il cielo è proprio azzurro azzurro e c&#8217;è Vivaldi nell&#8217;aria, tra le mani carta.</div>
<div class="post-body entry-content" style="text-align: justify;">Già, perchè la materia ultima di questo libro è la carta, uguale alla materia prima, poi a plasmarla il fuoco intellettuale che nasce dalla stessa carta. 35 anni di pressa e birra e Praga. 35 anni e quintali di libri salvati dal macero che pesano sulla testa di Hanta, portati a casa in un&#8217;ispirazione subliminare, contro la propria volontà .</div>
<div class="post-body entry-content" style="text-align: justify;">&#8220;Così adesso presso in quella mia pressa meccanica carta vecchia, nel cuore di ogni pacco inserisco un libro aperto di un filosofo classico&#8221;.</div>
<div class="post-body entry-content" style="text-align: justify;"><em>Una solitudine troppo rumorosa</em>, fitta di vociare, chè i libri non smettono mai parole, poi suggestioni di un ubriaco, ubriaco di classici dimenticati, alcool, e bottoni da pigiare, zingari e Kant, surmolotti, fogne, carta putrescente o insanguinata, resti di macellerie. Tutto intorno una &#8220;luce ricciolina&#8221; che viene da un forno di ghisa spaccato e travi che scricchiolano per il peso di libri.</div>
<div class="post-body entry-content" style="text-align: justify;">Una scrittura minuta che sembra quasi nata alla luce di una candela. La carta &#8220;corrente&#8221;, eco della vita che scorre quotidianamente, libri, storia di quella vita. Tutto in punta di piedi, pudico e sottovoce. Tutto per cercare di salvare qualche frasetta-caramella da succhiare in solitudine.</div>
<div class="post-body entry-content" style="text-align: justify;">Hanta è così, il sogno, l&#8217;archetipo dell&#8217;operaio che trova nella sua &#8220;meccanica&#8221; il luogo delle idee, un&#8217;appendice spirituale, a volte mistica, alla routine lavorativa. Hanta si trova sullo spartiacque, sotto quella trave su cui preme quell&#8217;<em>altro</em> lavoro e sotto cui sente scricchiolii continui, fin quando quella trave non potrà  che cedere.</div>
]]></content:encoded>
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		<title>Nota a margine di un romanzo – La diceria dell’untore</title>
		<link>http://sottotomo.com/2008/07/14/nota-a-margine-di-un-romanzo-la-diceria-delluntore/</link>
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		<pubDate>Mon, 14 Jul 2008 08:50:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jomarch</dc:creator>
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		<category><![CDATA[bufalino]]></category>
		<category><![CDATA[diceria dell'untore]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo immagino a misurar virgole con ferri sconosciuti e rabboccare pipe con polpastrelli al dolce soffio di mandarino. C’è questa specie di figura vivida che viene fuori dalle pagine. Sarà la prosa cesellata finemente, parola per parola, in un azzardo costante… che ne so, macchia. Ciascun personaggio ha la stessa lingua, infetta e moribonda, librata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lo immagino a misurar virgole con ferri sconosciuti e rabboccare pipe con polpastrelli al dolce soffio di mandarino. C’è questa specie di figura vivida che viene fuori dalle pagine. Sarà la prosa cesellata finemente, parola per parola, in un azzardo costante… che ne so, macchia.<br />
Ciascun personaggio ha la stessa lingua, infetta e moribonda, librata in aria, e ancora, arricciata e cadenzata, Marta come il Gran Magro.<br />
&#8220;Ascoltami aggiunse, con una torva solennità, e ricordati. Io sola sono vera e sarò vera finché vivo. Voi, gli altri, siete appena barlumi e finzioni che sento respirare e parlare al mio fianco. E la storia non riguarda che voi, io non so cosa vuol dire. Capiscimi: nei miliardi di secoli passati e futuri io non so trovare evento più importante della mia morte. E tutte le carneficine e derive di continenti e scoppi di stelle sono soltanto canzonetta e commedia, al confronto di questo minuscolo e irrepetibile cataclisma, la morte di Marta. Cosa non farei per ritardarlo d un attimo. La puttana, la spia, l’aguzzina. E chissà che non l’abbia già fatto.&#8221;<br />
Ecco, allora arriva questa improvvisa necessità: staccare una ad una le pagine e divorarle, mangiarle, ingoiarle, tale è il desiderio di possesso e l’incanto.<br />
Mi prende d’un entusiasmo infantile ad immergermi in questo metronomo linguistico, di una musica che non so dire, ma che si attaglia perfettamente alla luce che entra dalla mia finestra.<br />
Ed è pulviscolo al sole, così come un malandato in una campagna secca di Sicilia.<br />
Tosse e umido, parole lippose e calde senza nessuna fretta della meta.<br />
Sospese come una prognosi, perfettamente intrecciate come un’anamnesi, con quel po’ d’amore, o meglio incantesimo, incassato qua e là, che serve a far scivolare meglio l’anima tra terra arsa e crepitii di morti.<br />
Sì, di “giovinezze cariate” nel corpo, di stanchezza dell’attesa, di ultimi scampoli di carezze e idee, è fatto di questo e di incedere eterno.<br />
Pieno di orizzonti e di lunghissime pennellate, come un meriggio estivo ammirato all’ombra di pergolati. Una lingua umida di anima, gonfia, che tracima e nello stesso tempo affluisce in storia.</p>
<p>“E questo era bello: andarsene così a spasso con passi d’aria per montagne e pianure, clandestini senza biglietto, contrabbandieri di vita. Almeno finché la babilonia della luce non fosse tornata a proclamare sui tetti, per chi se ne stava dimenticando, che un altro giorno ci aspettava dietro l’angolo, con la sua razione infallibile di dileggio e di pena. E sarebbe stato un giorno di meno, uno dei pochi rimasti”.</p>
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