Archive for dicembre, 2009

Nuova generazione di lettori

Panzallaria dicembre 30th, 2009

Panzallaria fa gli auguri a tutti i lettori di Sottotomo per voce e “gambe” di Frollina figlia sua, che ha già imparato il gusto della lettura in cui – come vedrete – si IMMERGE totalmente!

Serge Latouche, Mondializzazione e decrescita – L’alternativa africana

LaLena dicembre 29th, 2009

mercato-senegalNel 1943, con sguardo lucido e profetico, Simone Weil metteva in guardia l’Europa dai pericoli e da tutte le perdite che avrebbe comportato l’americanizzazione, per cui i tragici eventi in corso stavano contribuendo a gettare fondamenta a dir poco durature, e proponeva, come antidoto per rimanere “spiritualmente vivi”, “un contatto nuovo, vero, profondo con l’Oriente”.  Oggi, scrivono Mirella Giannini e Massimo D’Amico nell’interessante prefazione a questo libro di Latouche, l’Oriente non rappresenta più una vera alternativa al mondo occidentale, le cui logiche auto-annientanti potrebbero invece essere decostruite a partire dal continente più periferico nel sistema globale dei poteri: l’Africa. Non la “derelitta Africa ufficiale”, quella della decolonizzazione abortita, ma l’Africa informale, una società che Latouche chiama “vernacolare”, dove “si è ingegnosi senza essere ingegneri, intraprendenti senza essere imprenditori, industriosi senza essere industriali”. Un laboratorio che ricicla creativamente “gli scarti della modernità” e che trova la sua espressione più eloquente nei mercati-incontro, dove ci si scambiano prodotti e parole, dove economia e tecnica confluiscono, comunque e sempre, in un tessuto sociale estremamente ricco, la vera risorsa che permette di sopravvivere nel sottosviluppo. La proposta dello studioso non è basata su ipotesi puramente teoriche, ma parte da indagini sul campo – in Senegal – e analisi accurate degli equilibri economici mondiali (Latouche è antropologo ed economista), nonché corredata da suggerimenti sulle strategie praticabili perché l’esclusione dal progresso diventi un’occasione di cui approfittare per sottrarsi alle tentazioni del mimetismo culturale e industriale. Mentre prospetta questa società alternativa al capitalismo sviluppista, Latouche spiega come l’Africa possa contribuire a disintossicare l’Occidente, spingendolo pian piano ad adottare un’ottica “pluriversalista”, tesa a una crescita collettiva che privilegi finalmente l’attenzione per l’ambiente e per i legami sociali. Secondo Latouche, infatti, il grande insegnamento che l’Africa ci può dare, se solo ci decidiamo ad ascoltarla, riguarda proprio l’ambito in cui la civiltà occidentale è più carente: quello delle relazioni, grazie alle quali questo continente conserva una sua, altrimenti inspiegabile, vitalità. Profonda e indelebile. Vista così, l’Africa può diventare il paradigma di quel progetto di “decrescita serena” che Latouche va delineando e diffondendo ormai da parecchi anni, teso a “reintrodurre una forte dose di saper vivere, in un mondo che soffre per un eccesso di saper fare”. A tal fine una convergenza tra la saggezza africana e l’esperienza storica europea potrebbe essere estremamente propizia, a patto però che essa avvenga all’insegna di una consapevolezza profonda, di un desiderio di conoscenza reale, che non si esaurisca nel solito ritornello delle “ibridazioni” e dei “meticciati”, originariamente intuizioni brillanti ma che ormai appartengono a un’ortodossia multiculturalista spesso superficiale e modaiola. Perché la vera sfida, come sostiene il teologo indo-catalano Panikkar, è intraculturale ancor più che interculturale. La convivialità è, infatti, qualcosa di molto più forte della tolleranza reciproca, perché parte dalla presa d’atto che l’alterità è intrinseca al soggetto: se io non trovo in me lo spazio in cui ospitare l’indù, il musulmano, l’ebreo, l’ateo, l’altro – nel mio cuore, nella mia intelligenza, nella mia vita – non potrò mai entrare veramente in dialogo con lui.
Questa Africa con la sua economia informale, la persistenza della solidarietà quotidiana, la sua logica del dono e una paradossale saggezza democratica basata sulla parola dà vita a un pensiero in grado di agire nel sociale, a una forma di giustizia basata sulla vicinanza e sul contatto diretto, a una precisa formulazione di un senso profondo, in cui le relazioni e il calore umano hanno un ruolo di primo piano. L’ottica di Latouche è problematizzante, a tratti le sue analisi lasciano il lettore confuso e titubante, mettono in crisi i suoi parametri. Il tratto meno convincente è forse la contrapposizione un po’ manicheistica tra un’Africa ambigua e corrotta e un’Africa, invece, che pare completamente virtuosa (per compensare la quale propongo la lettura del bellissimo saggio di Achille Mbembe, Postcolonialismo), eppure il suo discorso è avvincente. Per i ribaltamenti di prospettiva che implica, le potenzialità che schiude, il ritratto complesso del continente africano come prezioso intreccio di voci e di storie finalmente da ascoltare. Per (de)crescere.

Serge Latouche, Mondializzazione e decrescita – L’alternativa africana, Bari, Edizioni Dedalo, 2009, traduzione di Vito Carrassi, 14 euro

Orgoglio e pregiudizio e zombie

Sdrucciola dicembre 22nd, 2009

orgoglio e pregiudizio e zombie

Alzi la mano chi vedendo questo volume non ha pensato “Sarà una boiata pazzesca”. Ora la alzi chi incrociandolo non si è fermato incuriosito dal titolo (e dalla copertina).
Sono felice di deludere i primi e incoraggiare gli ultimi. Perché sì, il tentativo è audace, ma è anche piuttosto ben riuscito.
Certo, la rivisitazione del classico non può non generare un po’ di estraniamento (diciamo subito che lo stile di Grahame-Smith non può essere all’altezza dell’originale).
Ma la fedeltà al testo e la misura con cui mette le mani sul capolavoro di Jane Austen sono encomiabili e producono un libro assolutamente godibile.

La storia è quella che conosciamo, ripresa scena per scena e parola per parola. Solo, tra un ballo e uno struggimento, compaiono gli zombie, o meglio la lotta agli zombie. Al set di abilità di cui deve dar sfoggio una signorina per bene si aggiungono quindi, con sorprendente naturalezza, le “arti mortali”. Sarebbe a dire che se non sai maneggiare a dovere le stelle ninja non puoi sperare di trovare un buon marito.

Una bella scoperta per gli amanti (soprattutto “le” amanti) di Orgoglio e pregiudizio. Perché Elizabeth è esattamente come la ricordiamo, solo che manifesta il suo spirito intraprendente mozzando teste non-morte. E Darcy, beh diciamo che il perfido e pusillanime Wickam paga a caro prezzo il vizio di sedurre e abbandonare giovani fanciulle.

E si libro lo avete già letto, preparatevi al film che, come riporta Booksblog, sarà interpretato da Natalie Portman.

Jane Austen, Grahame-Smith Seth, Orgoglio e pregiudizio e zombie, Nord, 15 €

Aspettando La strada – il film

Sdrucciola dicembre 8th, 2009

In attesa dell’uscita nelle sale della versione grande schermo del capolavoro di McCarthy possiamo scaldarci con il giochino “Trova le differenze” che propone il Guardian: qui il trailer originale, qui la versione british.

Personalmente preferisco la versione british con meno catastrofismo iniziale. I lettori del Guardian, in buona parte, non la pensano come me e c’è chi accusa i distributori di aver inserito elementi confortanti (es. la musica) per non dare l’immagine di un film troppo deprimente. In rete si trova anche una curiosa recensione italiana che lo liquida con un:  “il film più deprimente che sia mai stato girato”. Non deprimente quanto alcune recensioni, direi.

Auguriamoci che il film trovi presto un distributore italiano!