Violetta Bellocchio – Sono io che me ne vado
Dottor Carlo maggio 5th, 2009
POSSIBLE SPOILER ALERT!
Layla Nistri, gestendo un Bed&Breakfast, riesce a superare i suoi blocchi e a raccontare la sua storia, rivolgendosi alternativamente a noi e al suo amico Sean, un personaggio che appare in buona parte una proiezione del Narratore, e grazie al quale i lettori possono essere istituiti.
La storia, allora, è anche un percorso verso le persone cui raccontare, volto alla presa di coscienza di volerle o di non poterne in fondo fare a meno, sebbene pieno di reticenze; il Narratore vi appare guardingo, forse irretisce, quindi si offre ma poi si sottrae, torna sulle sue, ribalta.
A soccorrerlo, in questo, sono una serie di input e output culturali eterogenei e continui scivolamenti tra i codici della comunicazione.
A sorreggere e a motivare la materia finale, sembra stare tuttavia la concezione che gli effetti del Candyman si concretizzano a prescindere dal credere o meno in lui, che bisogna però scegliere il modo in cui reagire, e che tutto è collegato e porta a qualcos’altro.
Ma forse, questo tutto è a volte troppo, necessiterebbe di una riduzione, più che di un asciugamento (perché in effetti la prosa in sé è già piuttosto asciutta, essenziale).
Bellocchio sembra avere l’esuberanza delle tantissime cose da dire.
Una ricalibratura dei confini, non sempre bilanciati, tra una letteratura più classica* e le suggestioni moderniste e pop potrebbe portare a una maggiore coesione strutturale, nonché a una organicità più sensibile tra elementi densi, divertenti, intellettualmente stimolanti.
*Per non ripetere il "di massa" del solito Franco Moretti.
Violetta Bellocchio, Sono io che me ne vado, Milano, Mondadori, 2009, € 18,00.

eh?