Christian Frascella – Mia sorella è una foca monaca

Dottor Carlo aprile 28th, 2009

Mia sorella è una foca monacaContinua a citare film americani di ogni tempo, il diciassettenne protagonista di Mia sorella è una foca monaca, ma è alla commedia all’italiana che il libro potrebbe avvicinarsi.
Di quella più valida possiede infatti l’equilibrio tra leggerezza di toni, divertimento saporoso, ambientazione sociale realistica, amarezza di fondo rispetto alla vita.
Come anche, alcune semplificazioni,* qualche tentennamento e almeno un paio di scivolate, che tuttavia si giustificano volentieri, inserite nell’insieme.

Perché questo insieme è un gradevolissimo e onesto romanzo di formazione, che strizza l’occhio all’Holden (anche con precise marche linguistiche: “eccetera” e “ci rimase secca”), ma che vuole e sa porsi nel novero della “letteratura di massa”, nel senso morettiano niente affatto deteriore di forma narrativa capace di parlare del presente riuscendo nel contempo a raccontare una storia con intreccio e personaggi in divenire.
E lo fa, peraltro, con una scrittura accorta, uno stile non anonimamente main-stream e un confidente utilizzo, virato al ludico, di un narratore per molti versi inattendibile, che il testo svela a sprazzi sapienti e ben collocati.

*Ma non sono affatto sicuro che il parlare del protagonista e di suo padre con una stessa voce, nel senso strettamente bachtiniano, non sia in realtà un accorgimento del tutto consapevole e mirato.

Christian Frascella, Mia sorella è una foca monaca, Roma, Fazi, 2009, € 17,50.

7 Risposte a “Christian Frascella – Mia sorella è una foca monaca”

  1. LaLenaon 14 mag 2009 at 15:37

    Ne ha scritto – e bene – anche Filippo La Porta che per me è bravo, molto

  2. LaLenaon 14 mag 2009 at 15:40

    ah be’ giusto
    http://christianfrascella.wordpress.com/2009/03/03/xl-di-repubblica-filippo-la-porta-su-mia-sorella-e-una-foca-monaca/

  3. mario rudeon 26 mag 2009 at 10:36

    E’ bravo? Sì, tecnicamente. Aprite gli occhi, e andate oltre le marchette dei giornalisti (trovatemi, al giorno d’oggi) un brutta recensione di un esordiente sui giornali…). Non c’è anima, in questo scritto. Si è detto della Torino anni ’80, ma sembra ambientato in uno di quei villaggi delle sitcom americane, e da sitcom americana è pure la famiglia. Secondo me, Frascella è bravo perchè è bravo a copiare: come tutti quelli che sono bravi critici, bravi recensori ma che si vogliono romanzieri. Ha detto: adesso faccio un nuovo libro sull’adolescente disturbato. Ha pescato qua e là e ha fatto il compitino, per bene. Ma rendiamoci conto: la storia è banale, le riflessioni scontate. Non basta padroneggiare la tecnica. Fazi ha annusato il colpaccio, sapendo che questo non è che il romanzo numero N della serie “vicenda di formazione di un giovane sfigato”. Nessuno può ragionevolmente dire più di questo. E anche se fosse davvero erede di Salinger o Fante, beh, sarebbe interessante leggere uno scrittore che non si rifà ai soliti autori. Quella sarebbe una novità. La Foca Monaca non lo è, qualunque cosa sia passata per la testa di Genna. Frascella dovrebbe fare il recensore: in quello è bravo. Peccato che la frustrazione di non essere uno scrittore vero lo trasformerebbe in un Cerbero.
    Per favore: ritroviamo il senso della misura. Mi sono rotto di questi casi letterari che si risolvono in fuffa.

  4. Dottor Carloon 26 mag 2009 at 14:35

    Parto dal fatto che Frascella neanche lontanamente, a mio avviso, potrebbe essere considerato erede di Salinger e di Fante, per quanto possa citarli.

    Alcuni libri, secondo me, più di altri andrebbero collocati e fruiti nei rispettivi contesti, senza pretendere che siano ciò che probabilmente non ambiscono neanche a essere. Forse anche in ciò andrebbe usato il senso della misura.
    Da questo presupposto, ribadisco che ho trovato piacevole e divertente la lettura.
    Non credo sia una presa in giro.

    Credo di comprendere che cosa intendi quando parli di marchette, e ne sono al corrente; ho inoltre letto pezzi positivi su esordi pessimi. Ma se ti riferisci a La Porta, posso dirmi quasi sicuro che lui vada al di là di tali giochini. Se poi, magari, hai letto anche i suoi libri e non ti piace il suo modo di fare critica, credo sia un’altra questione.

  5. Renato Beninion 28 mag 2009 at 23:05

    ho letto ii libro devo dire che mi ha veramente colpito!Sicuramente anche per il fatto che anch’io nel 1988 sono stato inserito in un reparto di stampaggio come operaio in uno stabilimento del gruppo Iveco Fiat a Brescia. E devo dire che in tanti passaggi del libro mi sono rivisto, anche perchè pochi mesi prima di essere assunto, mia Padre era passato a miglio vita (cancro ai polmoni) anche lui ex dipendente Iveco come responsabile reparto trattamenti termici!Io però ho scelto una strada diversa da Cristian…….non sono scappato da sotto un portone!Ora sono responsabile del personale nello stesso reparto di stampaggio, e avolte comunque mi chiedo…….chi me lo ha fatto fare!!!Certo è che tante sono le cose che vanno in un senso contrario al giusto!!A volte mi sembra di vivere in un ambiente dove le cose per essere giuste debbano appunto essere al contario del giusto!!

  6. Sdrucciolaon 29 mag 2009 at 10:27

    @Renato: forse bisognerebbe mettersi d’accordo sul concetto di “giusto”. Il libro non l’ho ancora letto ma me ne avete fatto venire una curiosità

  7. Dottor Carloon 29 mag 2009 at 10:41

    Renato, come saprai, nel caso dell’esperienza in fabbrica l’Autore conosce per vissuto personale ciò di cui parla, proveniendo esattamente da alcune determinate realtà.
    Direi che questa cosa è avvertibile in maniera nitida nella voce del narratore, e contribuisce alla riuscita del libro e alla simpatia che suscita la sua sincerità.

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