John Updike – Terrorista
Nathan aprile 1st, 2009
John Updike è stato un narratore straordinario. Nella sua lunga attività di scrittore, ha dato forma e profondità alla remota provincia americana. Ha giocato con i cliché che la vogliono pigra, superficiale, individualista, raccolta in un quadro di valori auto-centrati. E miope, dotata di una limitata coscienza di sé, votata al perseguimento di una predeterminata direzione, ma senza comprenderne il senso e i significati profondi e per tutti questi motivi destinata al fallimento.
Ma i luoghi comuni culturali sono delle gabbie che limitano lo sguardo dentro uno schema coerente ma parziale, spesso fuorviante.
Occorre superarli, come fa Updike in questo splendido romanzo, un’opera immancabile per chi ama la grande letteratura. Di oggi e di sempre.
Ahmad ha 18 anni e vive nel New Jersey.
Irlandese da parte di madre ed egiziano per eredità di un padre che li ha abbandonati quando era un bambino, Ahmad è soggiogato dal fascino di una verità intransigente. L’islam propugnato da un vecchio iman yemenita è ai suoi occhi il necessario argine ad una società disorientata e debole. Gli insegnamenti coranici gli offrono una rigida linea di condotta, un quadro di valori che contrasta con quello della città in cui vive, che lo spingono all’isolamento, suggerendo giudizi severi nei confronti dei compagni di scuola e di sua madre.
Sola, con un figlio inafferrabile, Teresa ha affrontato la sfida della propria sopravvivenza e di quella di Ahmad. Fragile ed esuberante, superati i quarant’anni Teresa ha imparato a convivere con la collezione dei fallimenti sentimentali che ancora non si è lasciata alle spalle.
E poi il signor Levy, un’opaco consulente scolastico che tenta, senza il necessario convincimento, di persuadere Ahmad dalla sua scelta di prendere la patente di camionista alla fine della scuola, invece di iscriversi all’università. E sua moglie, grassa bibliotecaria adagiata sulle consuetudini quotidiane che si accontenta dello svago di uno show televisivo….
La sapienza di Updike nel disegnare le psicologie dei suoi personaggi è quella dei grandi maestri del romanzo, la sua abilità nella costruzione del contesto ha il valore di un saggio sociologico e la solidità della trama, che in questo libro volge a un finale da thriller, fa arrossire di vergogna qualunque incensato autore da bestseller.
Ahmad si lascerà manipolare dagli uomini che hanno deciso di avvelenare la sua mente per fare del suo corpo un’arma letale.
In un finale da suspense, senza essere barbaramente concitato, Updike scaglia la sua arma di distruzione sulla massa degli scrittori da strapazzo che affollano le classifiche di vendita. E l’uomo qualunque di una molle provincia americana rovescerà un destino già scritto per affermare un inaspettato e stupefacente riscatto.
John Updike , Terrorista, Guanda, € 15

ah ma senti, l’Updike… un po’ come il film di Clift ^_^
Mi toccherà proprio iniziare a leggere Updike:-)
non ho capito questa frase:
Updike sfodera l’arma di sterminio di ogni altro scrittore da strapazzo che affolla le classifiche di vendita.
non mi sembrava che lo considerassi uno scrittore da trapazzo :/
@francese
Clift Eantwood?
@ sdrucciola
e cosa diavolo stai aspettando? :-p
@ll
ovviamente no.
ma quella frase, hai ragione, si prestava ad ambiguità e fraintendimenti.
vedi se ora va meglio.
l’importante insomma è lo sterminio di quella genìa…
(ora sono certo che i lettori di sottotomo non sono mai distratti ;-)
no, sii solo certo che c’è una lettrice pignola :D
(grazie)
Lessi qualcosa di Updike anni addietro, e mi piacque anche molto…perchè allora non ho più letto altro di suo? forse perchè quando ho a che fare con gli scrittori americani, tendo a rimuovere i tasselli positivi per poterne parlare con insofferenza e fastidio in tutta serenità.
Aaah, ma adesso mi metto in pari.
@milvana
si può essere forti lettori e snobbare i narratori americani?
l’immondizia che certe major dell’editoria nostrana ci propinano non potrà mai coprire lo splendore di autori come updike…
io credo
Nathan hai ragione, ma di solito è proprio il tipo di scrittura che non apprezzo, e non parlo solo di robaccia…la mia insofferenza ha inizio proprio dai più grandi ( Hemingway, Steinbeck e via discorrendo).
Poi certo, Updike merita di essere scoperto meglio e ho certe buone amiche che mi passano McCarthy, quindi alzo le braccia e cerco di mettere da parte i miei pregiudizi ;)
milvana,
tutta la mia solidarietà, ma sappi che da certe intolleranze e allergie è possibile guarire :)
ma purtroppo McCarthy, secondo me, potrebbe peggiorare i tuoi sintomi.
prova con Philip Roth o Franzen o Adam Langer…
oppure ecco:
ricomincia da sottotomo…
http://sottotomo.com/2007/10/25/nathan-englander-il-ministero-dei-casi-speciali/
Ah sì, Franzen ! mi piace molto e avevo rimosso anche lui :P