Archive for aprile, 2009

Christian Frascella – Mia sorella è una foca monaca

Dottor Carlo aprile 28th, 2009

Mia sorella è una foca monacaContinua a citare film americani di ogni tempo, il diciassettenne protagonista di Mia sorella è una foca monaca, ma è alla commedia all’italiana che il libro potrebbe avvicinarsi.
Di quella più valida possiede infatti l’equilibrio tra leggerezza di toni, divertimento saporoso, ambientazione sociale realistica, amarezza di fondo rispetto alla vita.
Come anche, alcune semplificazioni,* qualche tentennamento e almeno un paio di scivolate, che tuttavia si giustificano volentieri, inserite nell’insieme.

Perché questo insieme è un gradevolissimo e onesto romanzo di formazione, che strizza l’occhio all’Holden (anche con precise marche linguistiche: “eccetera” e “ci rimase secca”), ma che vuole e sa porsi nel novero della “letteratura di massa”, nel senso morettiano niente affatto deteriore di forma narrativa capace di parlare del presente riuscendo nel contempo a raccontare una storia con intreccio e personaggi in divenire.
E lo fa, peraltro, con una scrittura accorta, uno stile non anonimamente main-stream e un confidente utilizzo, virato al ludico, di un narratore per molti versi inattendibile, che il testo svela a sprazzi sapienti e ben collocati.

*Ma non sono affatto sicuro che il parlare del protagonista e di suo padre con una stessa voce, nel senso strettamente bachtiniano, non sia in realtà un accorgimento del tutto consapevole e mirato.

Christian Frascella, Mia sorella è una foca monaca, Roma, Fazi, 2009, € 17,50.

Mia Couto, Terra sonnambula

LaLena aprile 9th, 2009

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Leggere Terra sonnambula è stato come ricongiungere tanti fili che da anni inseguivo e provavo a intrecciare, ha significato ritrovarli inaspettatamente tutti insieme a ordire un romanzo bellissimo, che ci parla da una diversità che subito sembra totale ma che, a poco a poco, sa raggiungerci attraverso il movimento universale dell’immaginazione che si schiude per cauterizzare la ferita, della catastrofe che lotta per riuscire a farsi racconto, riconquistando il diritto al sogno anche per gli ultimi, i “dannati della terra”.

Siamo nel Mozambico della guerra civile (1977-1992) e tutto è come giunto alla fine, le cose sembrano ormai assuefatte a una “rassegnata pratica della morte”. Anche la strada si è fermata, uccisa dalla guerra. Un vecchio e un bambino camminano lungo quella strada, in cerca di un rifugio: decidono di ripararsi dentro un autobus bruciato da poco, con a bordo ancora dei cadaveri, carbonizzati. Accanto a uno dei corpi, i due trovano dei quaderni, i “quaderni di Kindzu”, che il bambino comincia pian piano a leggere al vecchio, dapprima diffidente davanti a quelle parole per lui indecifrabili ma, ben presto, tanto coinvolto da non poter più fare a meno di quelle storie, non meno dure delle loro, ma trasformate in vite raccontate dalla voce del piccolo Muidinga e pervase dal fantastico, che nelle sue manifestazioni più alte non è mai invenzione gratuita ma piuttosto necessità inderogabile, unica via possibile per ritrovare un contatto con la realtà. Perché la parola davanti all’orrore è costretta ad ammutolire o a ripartire da zero, rimescolando le carte un tempo separate del vero e del falso: “Con la guerra capita una cosa: tutto diventa verità. Si varca la frontiera, morte e vita diventano gli intercambiabili lati di un’unica linea.”

Leggendo e ascoltando le storie di Kindzu, confondendosi con loro, il bambino e il vecchio riescono finalmente a riappropriarsi della loro storia e ritrovano la loro infanzia che sembrava irrimediabilmente azzittita dal vuoto che li circonda. L’indigenza assoluta in cui sopravvivono riesce, grazie ai quaderni, a lasciare un piccolo spazio per il desiderio, “desiderio del testo”, certo, se vogliamo scomodare Barthes, ma di un testo che recupera e amplia la sua radice etimologica, quel textum che è, sì, tessuto, ma anche e soprattutto nel senso di tessuto corporeo, fatto di carne muscoli pelle e sangue. Persone. Percorsi. Ogni persona con una vita che è unica, ma spesso è solo quando questa vita diventa racconto che ce ne accorgiamo. Inventandosi una nuova lingua, attraverso un’originalissima manipolazione del portoghese trapiantato in Africa dai colonizzatori europei, Mia Couto arriva a farci capire davvero che è proprio l’unicità ciò che ci accomuna tutti, facendoci sentire elementi irripetibili di un universo condiviso che sulle nostra singole, ineludibili, alterità intesse la sua trama, annullando le dicotomie a cui ci siamo assuefatti e creando terze, quarte, infinite vie, senza mai rimuovere il tragico, senza mai farsi annientare dalla morte.

Mia Couto, Terra sonnambula, Guanda, € 7,50.

John Updike – Terrorista

Nathan aprile 1st, 2009

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John Updike è stato un narratore straordinario. Nella sua lunga attività di scrittore, ha dato forma e profondità alla remota provincia americana. Ha giocato con i cliché che la vogliono pigra, superficiale, individualista, raccolta in un quadro di valori auto-centrati. E miope, dotata di una limitata coscienza di sé, votata al perseguimento di una predeterminata direzione, ma senza comprenderne il senso e i significati profondi e per tutti questi motivi destinata al fallimento.

Ma i luoghi comuni culturali sono delle gabbie che limitano lo sguardo dentro uno schema coerente ma parziale, spesso fuorviante.
Occorre superarli, come fa Updike in questo splendido romanzo, un’opera immancabile per chi ama la grande letteratura. Di oggi e di sempre.

Ahmad ha 18 anni e vive nel New Jersey.
Irlandese da parte di madre ed egiziano per eredità di un padre che li ha abbandonati quando era un bambino, Ahmad è soggiogato dal fascino di una verità intransigente. L’islam propugnato da un vecchio iman yemenita è ai suoi occhi il necessario argine ad una società disorientata e debole. Gli insegnamenti coranici gli offrono una rigida linea di condotta, un quadro di valori che contrasta con quello della città in cui vive, che lo spingono all’isolamento, suggerendo giudizi severi nei confronti dei compagni di scuola e di sua madre.
Sola, con un figlio inafferrabile, Teresa ha affrontato la sfida della propria sopravvivenza e di quella di Ahmad. Fragile ed esuberante, superati i quarant’anni Teresa ha imparato a convivere con la collezione dei fallimenti sentimentali che ancora non si è lasciata alle spalle.
E poi il signor  Levy, un’opaco consulente scolastico che tenta, senza il necessario convincimento, di persuadere Ahmad dalla sua scelta di prendere la patente di camionista alla fine della scuola, invece di iscriversi all’università. E sua moglie, grassa bibliotecaria adagiata sulle consuetudini quotidiane che si accontenta dello svago di uno show televisivo….

La sapienza di Updike nel disegnare le psicologie dei suoi personaggi è quella dei grandi maestri del romanzo, la sua abilità nella costruzione del contesto ha il valore di un saggio sociologico e la solidità della trama, che in questo libro volge a un finale da thriller, fa arrossire di vergogna qualunque incensato autore da bestseller.

Ahmad si lascerà manipolare dagli uomini che hanno deciso di avvelenare la sua mente per fare del suo corpo un’arma letale.
In un finale da suspense, senza essere barbaramente concitato, Updike scaglia la sua arma di distruzione sulla massa degli scrittori da strapazzo che affollano le classifiche di vendita. E l’uomo qualunque di una molle provincia americana rovescerà un destino già scritto per affermare un inaspettato e stupefacente riscatto.

John Updike , Terrorista, Guanda, € 15