Ian McEwan – Il giardino di cemento

Nathan gennaio 1st, 2009

Che il più grande scrittore di lingua inglese vivente (obiezioni?) possa aver fatto in qualche rara occasione cilecca, non voglio e non posso davvero escluderlo. E’ successo con l’ambizioso Espiazione e parrebbe esserci ricaduto con quel Chesil beach che è stato probabilmente solo un tessuto connettivo infilato tra un romanzo e un altro per non perdere il contatto con un pubblico ormai affezionatissimo.

Ma dopo quelle immense pietre miliari dal titolo Bambini nel tempo e L’amore fatale, il nostro non ha smesso di tracciare la sua strada di narratore del più prezioso asfalto antisdrucciolo che ci possa capitare di solcare.

In questa caso il cemento. Quello steso in giardino da un padre malato di cuore che non ha più la forza, non solo fisica, di curare. Quello usato per nascondere un segreto agghiacciante. Quello che trasforma un quartiere residenziale in un agglomerato di grattacieli indifferenti alle atrocità.

Quattro bambini e la voce di uno di loro. Jack, le turbe di un preadolescente e il suo sguardo sospeso tra il sogno e un’immobile irrealtà. Alle sue parole non possiamo smettere di credere, ai suoi pensieri rimaniamo incollati. E’ un gioco cinico che McEwan maneggia come sa. A lui non basta la sospensione dell’incredulità, lui entra in casa tua, una mano sul collo, ti spinge la faccia sulle pagine, fin dentro alla testa dei suoi personaggi. E il pensiero deviato di Jack diventa il tuo, le pulsioni sessuali incontrollate ti crescono nella pancia, l’orrore di quella cantina ti scorre nelle vene.
Fino al risveglio (ma sonno non c’è), quando la normalità irrompe nell’ultima pagina, alzi la testa e scopri, con sollievo, che anche tu sei qui.

Ian McEwan, Il giardino di cemento, Einaudi, € 9.

Foto: L’archivio.com

9 Risposte a “Ian McEwan – Il giardino di cemento”

  1. laFranceseon 01 gen 2009 at 13:43

    Io obietto! Il più grande scrittore vivente in lingua inglese è Philip Roth, indiscusso!

    Del tuo protetto, ho letto solo questo libro anni fa, e non ho gradito l’agghiacciante spietatezza di cui è qui capace, tanto da precludermi tutta la sua restante produzione (mancherò forse di obiettività?). Posso dire che non mi piacque allora, ma che mi ripropongo di leggerlo con occhi nuovi, in un futuro molto futuro, quando capitasse carestia di libri.

    In merito alle pulsioni che ti ha trasmesso… mi sa che ti chiudò in garage ;)

  2. Panzallariaon 05 gen 2009 at 10:48

    io coniugo entrambe le tesi (Francese+ Nathan): McEwan a me ha dato tantissimo a livello emozionale e se ripenso all’Amore Fatale e a Bambini nel Tempo sento ancora il senso di vuoto e pieno che mi hanno procurato, quel sentimento che ti fa piangere i libri finiti perché vorresti che non succedesse mai…

    bellissima recensione
    panz

  3. Sdrucciolaon 05 gen 2009 at 12:27

    Bellissima recensione ma anch’io condivido lo scarso entusiasmo della Francese per l’autore. In compenso penso proprio che mi dedicherò a Roth;-)

  4. Christianon 18 gen 2009 at 18:20

    Non so chi sia il piu’ grande. Qualcuno diceUpdike. Probabilmente a livello di
    stile il mio scrittore preferito in lingua inglese(che e’ ormai l’unica lingua in cui
    leggo) e’ Paul Auster. Non avevo mai letto McEwan, ma The Cement Garden
    mi ha aperto un mondo. Il romanzo (novella?) e’ pressoche’ perfetto.
    La scrittura non permette cali di tensione. E’ trascinante, intenso. Raw,
    si direbbe quaggiu’.
    Ho fatto una fatica immane a scrivere queste poche righe. Forse e’ il caso che
    ritorni a leggere in italiano.

  5. giuliaon 20 gen 2009 at 13:00

    Non so dire chi sia più grande, ma amo anch’io questo autore ed il libro che recensisci così bene. Giulia

  6. Milvanaon 02 feb 2009 at 16:35

    Mi trovo completamente d’accordo con Nathan, leggere McEwan è un’esperienza a sè, anzi, ogni suo romanzo è un’esperienza diversa ( cosa che non si può dire spesso, anche dei più grandi). Io ho amato molto anche Espiazione e salvo anche Chesil Beach. Non ho letto soltanto Giardini di cemento, ma provvederò al più presto.
    Nella bagarre nata per stabilire il più grande scrittore di lingua inlese vivente, io oltre a McEwan, mi gioco la carta Antonia Byatt: il ciclo di Frederica Potter è splendido, e la scrittura è tra le più belle e precise che mi sia mai capitato di leggere.
    Milvana

  7. Nathanon 02 feb 2009 at 16:50

    Milvana,
    grazie per il suggerimento! L’Antonia ancora non si è vista su Sottotomo :-)
    Sarà l’ora di porvi rimedio…

  8. Milvanaon 02 feb 2009 at 16:56

    Ah L’Antonia merita assai, sì sì :P
    ( molto belle le tue ultime recensioni Nathan)

  9. la franceseon 10 feb 2009 at 22:28

    è arrivata anche l’Antonia, ed era in compagnia :) sentiamo che ci dirà il nostro Recensore settimanale!

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