Sdrucciola novembre 26th, 2008

Privi di gioia siamo poveri di tutto. La sovrabbondanza trabocca da ogni significato di questa parola che in italiano indica un sentimento soffice e intangibile come la felicità e una sostanza dura e concreta come la gemma.
Anche solo per sopravvivere, abbiamo bisogno di entrambe.
Questo consiglio di lettura è dedicato a chi le ha smarrite perché segua l’esempio della protagonista Modesta e non perda la voglia, la forza e la speranza di riconquistarle.
Come Modesta che impara l’arte della gioia da ogni dolore che vive o le passa accanto. Modesta che si ribella alle rotte già disegnate in nome della libertà di pensiero e sentimento. Modesta che oppone sempre l’autenticità delle proprie imperfezioni e debolezze all’ipocrisia del conformismo e così facendo le trasforma in forza, investendo come un’onda d’urto vitale ogni persona o cosa che incontra.
Modesta figlia di contadini diventata principessa con passi accorti e sguardo curioso, bramosa e prodiga di conoscenza e di parole quanto di gesti e carezze. Modesta solo nel nome, eccezionale nell’impresa di resistere, morire e rinascere senza mai abbandonare chi prende per mano.
Lasciatevi anche voi prendere per mano da lei. Rendete onore alla sua autrice Goliarda Sapienza, che in vita non ne conobbe, e non ve ne pentirete.
Grazie a Panzallaria per aver svelato questa gioia e averla condivisa.
Goliarda Sapienza, L’arte della gioia, Einaudi, 20 €
Sdrucciola novembre 16th, 2008
Tutta colpa della guerra, dice Luqman. Se non fosse finita, se non avesse lasciato questo tempo vuoto di pace, sarebbero ancora i padroni della città.
La pace si è portata via l’Albino e ha costretto Najib a trovare un nuovo nemico, i ratti, su cui sperimentare torture e ossessioni. La pace ha sospeso la loro eccezionalità, che ora va riconquistata e difesa a ogni costo. Frugando tra le macerie della città, al riparo di nuove forze che vigilano sull’ordine e sulla normalità che soffoca ogni inziativa.
Come Salam, la zitella rimasta vedova di un amore inventato che prova a crearne uno nuovo sacrificando ad esso vita, affetti e senno.
Come Luqman, che però ha ancora un asso nella manica. Lui non si farà prendere, non tornerà a essere un nulla, si dedicherà da solo alla conquista di un dominio extra territoriale che gli spetta.
Najwa Barakat è una scrittrice libanese che vive in Francia e questi sono i protagonisti che ha scelto per raccontare la fine della guerra civile che per quindici anni ha devastato il Libano.
Non sono simpatici, non sono tristi reduci che si interrogano sulle sorti della patria. Sono furfanti, torturatori e assassini senza una coscienza. Sono la rappresentazione di uno degli effetti della pace in un paese impreparato ad accoglierla, incapace di fare i conti con le forze che lo hanno nutrito e dissanguato allo stesso tempo.
Sono i ratti che prosperano nella miseria e sopravvivono a ogni ecatombe aspettando con pazienza che si prepari la successiva.
Najwa Barakat, Ya salam!, Epochè, 13,50 €
Foto: Styal
Panzallaria novembre 7th, 2008
Una raccolta di racconti. Un puzzle di emozioni. Una ballata di parole che ti può accompagnare per un giorno o per molte tappe. Sulle tristezze e i ragionamenti è l’ultimo libro di Ugo Cornia, scrittore modenese che coniuga filosofia e quotidiano e riesce a trovare le parole giuste, più dirette e di pancia per descrivere stati d’animo spesso molto complessi. L’assenza, l’amore, l’amicizia e la gioia e la tristezza: temi astratti ma anche molto concreti nella vita di ogni uomo.
Si legge in un giorno. Ma si può rileggere a lungo.
Ci sono racconti che fanno ridere come quello “sull’illogicità della riproduzione sessuata” e racconti che fanno più che altro pensare.
A me Ugo Cornia piace, fin dai tempi di Sulla felicità ad oltranza che resta uno dei miei libri preferiti e di lui ho già parlato anche qui scrivendo di Sulle pratiche del disgusto.
Io questo post, per convincervi che è un libro da leggere, fosse solo durante un viaggio in treno che quella del treno è forse una delle sue dimensioni migliori, lo chiudo citando un pezzo del libro, uno di quei pezzi che io – a rileggerlo – ci trovo dentro la mia estate.
Perché le tristezze che non ti affogano sono tristezze che fanno buon sangue, cioé hanno la dote principale che già nella quantità di tristezza più infinita che si possa afferrare, sia che siano bagliori di tristezze o macigni di tristezze, si sfondano verso l’allegria, come quando si parla dei propri cosiddetti morti, in quello stato glorioso delle cose in cui alla tristezza, in questo caso buona, accade di sfondarsi assolutamente e sicuramente verso l’allegria incollando le due facce della medaglia (…).
Ugo Cornia, Sulle tristezze e i ragionamenti, Quodlibet, 2008. (non so quanto costa perché me lo hanno regalato)