Sdrucciola settembre 27th, 2008
I cani e i lupi è una storia di esilio e di amore.
Ada e Harry si cercano e si amano attraverso il tempo e le convenzioni sociali che li separano. Subendo e a tratti scegliendo un esilio dalla loro patria e dai loro sentimenti profondi, schiacciati in un mondo in cui non esistono vie di mezzo tra salvezza e perdizione.
Lo stesso esilio sperimentato dall’autrice.
Ebrea di origine ucraina, Irène Némirovsky (1903-1942) conosce in vita un discreto successo come autrice di romanzi e racconti pubblicati nella sua patria adottiva, la Francia.
Poi arriva la guerra, e Irène, pur essendo agnostica, si converte al cattolicesimo per salvare la famiglia. Continua a pubblicare sotto pseudonimo su riviste di sinistra e soprattutto di destra. Invoca la cittadinanza francesce, sostenuta da autorevoli testimonianze.
Ma tutto questo non la salva da Auschwitz. Le sue opere inedite saranno salvate invece dalla figlia Denise, che nel 2004 vede ricompensati i suoi sforzi dalla consegna a Suite francese del premio Renaoudot. Un evento inconsueto, per un’opera postuma, che apre le porte alla riscoperta dell’autrice.
La malinconia russa mischiata alla nostalgia ebraica, lo spirito frizzante e mobile di Parigi tra le due guerre, il destino personale di un’autrice dimenticata… tutto si mescola e complotta a rendere I cani e i lupi uno di quei romanzi che bussano insieme alla fantasia e alla coscienza, risvegliandole.
È così facile sparire in questa città, quando nessuno si cura di te… Perché lui non verrà a cercarmi. E proprio questo che mi rende disperata.
Mi ama, ma non verrà a cercarmi. È come quando hai la sincera intenzione di ucciderti, eppure, se ti levano l’arma, lasci fare senza opporre resistenza, perché in fondo hai paura della morte… E io, per lui, rappresento uno strappo, una seconda nascita, o una morte.
Irène Némirovsky, I cani e i lupi, Adelphi, 18,50€
Foto: sito ufficiale di Irène Némirovsky