Nota a margine di un romanzo – La diceria dell’untore

Jomarch luglio 14th, 2008

Lo immagino a misurar virgole con ferri sconosciuti e rabboccare pipe con polpastrelli al dolce soffio di mandarino. C’è questa specie di figura vivida che viene fuori dalle pagine. Sarà la prosa cesellata finemente, parola per parola, in un azzardo costante… che ne so, macchia.
Ciascun personaggio ha la stessa lingua, infetta e moribonda, librata in aria, e ancora, arricciata e cadenzata, Marta come il Gran Magro.
“Ascoltami aggiunse, con una torva solennità, e ricordati. Io sola sono vera e sarò vera finché vivo. Voi, gli altri, siete appena barlumi e finzioni che sento respirare e parlare al mio fianco. E la storia non riguarda che voi, io non so cosa vuol dire. Capiscimi: nei miliardi di secoli passati e futuri io non so trovare evento più importante della mia morte. E tutte le carneficine e derive di continenti e scoppi di stelle sono soltanto canzonetta e commedia, al confronto di questo minuscolo e irrepetibile cataclisma, la morte di Marta. Cosa non farei per ritardarlo d un attimo. La puttana, la spia, l’aguzzina. E chissà che non l’abbia già fatto.”
Ecco, allora arriva questa improvvisa necessità: staccare una ad una le pagine e divorarle, mangiarle, ingoiarle, tale è il desiderio di possesso e l’incanto.
Mi prende d’un entusiasmo infantile ad immergermi in questo metronomo linguistico, di una musica che non so dire, ma che si attaglia perfettamente alla luce che entra dalla mia finestra.
Ed è pulviscolo al sole, così come un malandato in una campagna secca di Sicilia.
Tosse e umido, parole lippose e calde senza nessuna fretta della meta.
Sospese come una prognosi, perfettamente intrecciate come un’anamnesi, con quel po’ d’amore, o meglio incantesimo, incassato qua e là, che serve a far scivolare meglio l’anima tra terra arsa e crepitii di morti.
Sì, di “giovinezze cariate” nel corpo, di stanchezza dell’attesa, di ultimi scampoli di carezze e idee, è fatto di questo e di incedere eterno.
Pieno di orizzonti e di lunghissime pennellate, come un meriggio estivo ammirato all’ombra di pergolati. Una lingua umida di anima, gonfia, che tracima e nello stesso tempo affluisce in storia.

“E questo era bello: andarsene così a spasso con passi d’aria per montagne e pianure, clandestini senza biglietto, contrabbandieri di vita. Almeno finché la babilonia della luce non fosse tornata a proclamare sui tetti, per chi se ne stava dimenticando, che un altro giorno ci aspettava dietro l’angolo, con la sua razione infallibile di dileggio e di pena. E sarebbe stato un giorno di meno, uno dei pochi rimasti”.

9 Risposte a “Nota a margine di un romanzo – La diceria dell’untore”

  1. tostoinion 14 lug 2008 at 11:02

    la diceria dell’untore è uno dei miei romanzi preferiti di sempre.e bufalino uno di quegli autori sulla cui tomba vorresti andare a dirgli ‘maledetto, ma perché hai esordito così tardi? eh? non ci hai pensato a me?’

  2. Mr. Allison 14 lug 2008 at 11:24

    secondo me jomarch ha una tua spilla nella giubba, sissì, me lo sento. quella con la tartaruga. sissì.
    cià
    (non ho ancora letto bufalino. è lì però, scalpita.)

  3. jomarchon 14 lug 2008 at 11:24

    e già, anch’io ho avuto una folgorazione senza precedenti…
    a proposito, ma sai che ho una tua spilletta sul giubbino? pensa…

  4. Jomarchon 14 lug 2008 at 11:43

    Una signora recensione, lo sapevo che avevamo fatto un ottimo acquisto;-)

  5. Nathanon 14 lug 2008 at 14:50

    ci voleva proprio, di questi tempi, una rispolverata a quella stagione di neo-barocco linguistico…
    grandeJo

    ps: hai un attacco di wuminghismo così grave da farti i complimenti da sola? ;-)

  6. jomarchon 14 lug 2008 at 16:50

    ehi, grazie nathan e sopratutto grazie “jomarch” che no, non sono io, per carità il wuminghismo ha effetti collaterali deleteri…nonnò…

  7. Milvanaon 16 lug 2008 at 09:25

    Anch’io adoro Gesualdo da sempre ed è sconfortante vedere quanto poco sia conosciuto. Ecco perchè questa recensione mi fa così piacere. Oltre al fatto che descrive molto meglio di quanto io abbia mai saputo fare il suo linguaggio da parole che rotolano in bocca.
    ‘Mo vado a rileggermi Argo il cieco.

  8. Dottor C.on 19 lug 2008 at 11:02

    Tanto bella che l’ho linkata sul mio tlog, seppure con colpevole ritardo.
    Complimenti anche da parte mia.

  9. tostoinion 20 lug 2008 at 17:34

    ..molto lusingata da presenze di spillette tostoine sulle giubbe altrui, o sì. Sissì.
    E per rendere questo commento un pochino più letterariamente accettabile, consiglio fervidamente la lettura di ‘Bluff di parole’, una raccolta smilza e sottile di aforismi di Bufalino che ti verrebbe voglia di scrivere agli angoli delle strade, giusto per esser sicuri che tutti abbiano la possibilità di leggerli.

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