Boris Pahor – Necropoli

Sdrucciola aprile 2nd, 2008

Un barbiere radeva la morte, un magazziniere la vestiva, un infermiere la spogliava, uno scritturale segnava delle date accanto ai numeri dopo che, per ciascuno di essi, l’alto camino aveva fumato in abbondanza.

Per dimenticare la retorica dei campi ci vogliono una trentina di pagine.
Gli aggettivi si assottigliano, le frasi si fanno più brevi e puntuali, senza capire bene quando è successo ci si ritova nella baracca di Dachau. Accanto a Boris Pahor, internato sloveno assegnato dal destino e dalla volontà alla cura degli infermi. Senza eroismo né l’orgoglio della vittima che porta in trionfo postumo la sua umiliazione.

Piuttosto come un testimone che non si rassegna a confinare lo sdegno in una giornata commemorativa, che si domanda com’è possibile che il rumore degli zoccoli di tela non sia nelle strade dove dovrebbe rivivere ogni giorno, come monito e denuncia.

Questo libro ha la forza straordinaria di ciò che non si accontenta di sembrare vero.
Le atrocità sono così calate nell’umanità delle vittime e dei carnefici da essere totalmente e dolorosamente presenti senza mai ricorrere a un sentimentalismo che davvero sarebbe umiliare nuovamente chi non è tornato.

Boris Pahor, Necropoli, Fazi, 16 €

4 Risposte a “Boris Pahor – Necropoli”

  1. Nathanon 03 apr 2008 at 10:21

    questo libro s’ha da comprare!
    recensione incisiva, Sdrucciolina, sì.

  2. Raffaon 12 apr 2008 at 14:05

    Questo libro sarà presto nella mia libreria! Ti segnalo anche l’intervista all’autore sul sito di Fazi.

  3. EllEon 16 feb 2009 at 20:31

    Rega io ve lo dico siamo in democrazia;
    credo sia il libro + “pa**oso che abbia mai letto il linguaggio è semplice però devo dire che certi punti nn si capiscono proprio!Similitudini che nn centrano nulla durante il racconto e altre cose del genere. Io vi consiglio che se volete avere una buona letture sul tema olocausto di leggervi o Se questo è un uomo o Anna Franz leggero ma riflessivo!

  4. llon 18 feb 2009 at 17:46

    va bene che de gustibus eccetera e che l’italiano ormai è un’opinione, ma leggero Anna Frank? ah beh.

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