Boris Pahor - Necropoli
Sdrucciola Aprile 2nd, 2008
Un barbiere radeva la morte, un magazziniere la vestiva, un infermiere la spogliava, uno scritturale segnava delle date accanto ai numeri dopo che, per ciascuno di essi, l’alto camino aveva fumato in abbondanza.
Per dimenticare la retorica dei campi ci vogliono una trentina di pagine.
Gli aggettivi si assottigliano, le frasi si fanno più brevi e puntuali, senza capire bene quando è successo ci si ritova nella baracca di Dachau. Accanto a Boris Pahor, internato sloveno assegnato dal destino e dalla volontà alla cura degli infermi. Senza eroismo né l’orgoglio della vittima che porta in trionfo postumo la sua umiliazione.
Piuttosto come un testimone che non si rassegna a confinare lo sdegno in una giornata commemorativa, che si domanda com’è possibile che il rumore degli zoccoli di tela non sia nelle strade dove dovrebbe rivivere ogni giorno, come monito e denuncia.
Questo libro ha la forza straordinaria di ciò che non si accontenta di sembrare vero.
Le atrocità sono così calate nell’umanità delle vittime e dei carnefici da essere totalmente e dolorosamente presenti senza mai ricorrere a un sentimentalismo che davvero sarebbe umiliare nuovamente chi non è tornato.
Boris Pahor, Necropoli, Fazi, 16 €
