Murakami Haruki – L’uccello che girava le viti del mondo

Panzallaria dicembre 17th, 2007

Un libro lunghissimo: 833 pagine. Un viaggio onirico al fondo del pozzo della propria anima, della propria vita.

Un uomo ha costruito, ha lavorato, ha composto un quadro esatto della propria esistenza. Un giorno si ferma, decide di smettere di fare un lavoro che non ama. Poi perde il gatto. Poi riceve delle telefonate e sparisce la moglie.

Eventi apparentemente scollegati trovano un filo rosso che conduce il protagonista di questa storia a capire delle cose e a conoscere una selva di personaggi molto particolari, ognuno dei quali avrà qualcosa da insegnare, una catarsi da raccontare.

Il “Signor Giraviti” dovrà calarsi nel pozzo delle proprie inadeguatezze, della debolezza che ognuno di noi coltiva nella vita e passare attraverso a cose e persone che lo porteranno a capirci qualcosa in quel gran intrigo che sono gli eventi del momento.

Questo “librone” si legge con piacere, a tratti senza capire davvero dove voglia andare a parare ma con l’ansia di arrivare al fondo. Questo libro insegna che bisogna partire sempre dalle piccole cose senza importanza, per arrivare al nocciolo della questione.

Per alcuni, come la sottoscritta, diventa una scommessa.

Avevo scommesso che alla fine avrei capito delle cose di me. Avrei srotolato alcuni gomitoli, apparentemente lontani dal libro stesso.

Ho vinto la scommessa e la ripropongo a voi.

Murakami Haruki, L’uccello che girava le viti del mondo, Torino, Einaudi, 2007. € 16,50

6 Risposte a “Murakami Haruki – L’uccello che girava le viti del mondo”

  1. Nathanon 19 dic 2007 at 00:07

    io credo sinceramente che Murakami sia dotato di oscuri poteri stregoneschi.

    i suoi libri mi lasciano sempre addosso quel gusto impalpabile dell’enigma.

    il suo filone intimista, quello che parte da Tokyo blues passando per La ragazza dello Sputnik e A sud del confine a ovest del sole è quello che mi lascia più basito. Sono libri in cui sembra che non succeda nulla, che i personaggi siano lì a soffiarsi il fumo in faccia ascoltando il rumore che fa l’angoscia che si agita nel loro animo. E io me lo chiedo: che ci stanno a fare questi personaggi messi lì a guardarsi e che ci faccio io qui in questo momento a guardare loro? Me lo chiedo mentre sto leggendo. Ma solo alla fine mi do una risposta, quando chiudo il libro e gli assegno un posto sulla libreria, quando uscendo di casa cammino sul cordolo del marciapiede riascoltando le voci di Toru e di Hajime che mi risuonano tra le orecchie e mi accorgo che mi mancano e sento palpabile la certezza che hanno portato con sé qualcosa di profondo che c’è in me.

    E poi c’è questo Uccello che girava le viti del mondo (che non ho ancora letto) oppure
    La fine del mondo e il paese delle meraviglie, l’altro lato di Murakami, quello filosofico-allegorico, la faccia opposta della sua (quell’altra) scrittura depressiva, quella in cui esplodono le immagini, i concatenamenti, le trame complesse, i significati reconditi. Quella che so apprezzare di meno, per un limite mio.

    ma è un mago quest’uomo, il più americano dei giapponesi, lo scrittore dalla poetica bifacciale…

    sono anni che non prendo in mano un suo libro. i tempi sono di nuovo maturi.

    grazie panz!

    uff, quanto scrivo però

  2. Sdrucciolaon 19 dic 2007 at 10:11

    Mhm… io di Murakami ho letto poco ma ho ricavato un’impressione molto simile alla tua

  3. Panzallariaon 31 dic 2007 at 13:40

    Nathan sono pienamente d’accordo con te. La recensione forse dovevi farla tu perché sei riuscito a dire quel che per me era intricato.

    Io me li sento addosso tutti. E quando ho letto Tokio Blues ecco, ricordo perfettamente il senso di pieno e vuoto che ho provato quando l’ho finito su di una spiaggia dell’Isola del giglio e quanto l’ho sentito mio.

    Verissimo quel che dici sull’impressione di non capire bene i fili e poi scoprire che ad un certo punto servono tutti…

    questo libro, in particolare mi ha chiamata, in un momento in cui anche io, come il protagonista, ho bisogno di andare in fondo ad un pozzo…

  4. Nathanon 03 gen 2008 at 19:52

    @panz
    come avrei potuto scrivere la recensione di un libro che non ho letto?
    fossi capace, avrei fatto il giornalista :-)

  5. Sdrucciolaon 03 ott 2008 at 17:44

    Bellissimo, non ho quasi parole, grazie di cuore a Panzallaria per il conisglio e a Nathan per le sottolineature

  6. [...] A ogni passo in questo mondo ovattato si avverte uno scricchiolio che sottolinea il silenzio. Come L’uccello che girava le vite del mondo, anche questo è un libro del perdersi e [...]

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