Archive for dicembre, 2007

Benvenuto Dottor Carlo

Sdrucciola dicembre 29th, 2007

Avrete notato che nel post precedente si parla non solo di un libro ma del film che ne è stato tratto. Data la nostra nota incompetenza cinematografica abbiamo dovuto assoldare  un nuovo sottotomino, esperto in materia, che risponde al nome di Dottor Carlo.

Tanto per intenderci sappiate che il Dottor Carlo è uno di quelli che si sciroppa anche i mattoni più mostruosi senza battere ciglio ma è sempre in grado di risparmiarvi due ore di sofferenza con un parere ben motivato.

Cellulosa&Celluloide ci farà compagnia parlando dei tentativi di muoversi tra i due ambiti e forse scopriremo, come in questo caso, che non è sempre il romanzo a rimetterci.

Gus Van Sant – Paranoid Park

Dottor Carlo dicembre 29th, 2007

Paranoid ParkQuello di Blake Nelson è un romanzetto insulso, per il quale si dovrebbe istituire il reato di abuso citazionale e vilipendio al lettore, visto il riferimento epigrafico a Dostoevskij.
Trama piatta, nessuno scarto, banalità imbarazzanti, anche un buon grado di approssimatività narratologica, con la voce del personaggio che dice io che racconta spesso pensieri in contrasto più o meno marcato con quelli supposti di un sedicenne come lui, per quanto sensibile possa essere.

Gus Van Sant prende questo soggetto canovaccio, lo smonta e lo rimonta dal punto di vista temporale con salti continui piccoli e grandi, contrasta l’assoluta piattezza stilistica del libro con il ricorso a una pluralità di mezzi e di tecniche: 35 millimetri, super 8, camerine montate sugli skateboard, soliti ralenty, carrellate e nuche (ma anche volti).
Sembra voler tentare anche di più, generalizzando una questione esistenziale dell’adolescenza a partire dal singolo particolare, mediante una ricerca linguistica di sensi poetici aggiuntivi, attenta a inquadrature, tempi e movimenti, e con lo splendido supporto del sonoro.

Purtroppo il film pare incepparsi in eccessi di estetismo e maniera, intaccando anche il resto e facendolo in parte sfumare. (Qui un approfondimento.)
Tuttavia, si resta assai più stimolati e soddisfatti nel confrontarsi con questo genere di difetti, invece di perdere tempo dietro a un inutile e insensato romanzetto di formazione.

Blake Nelson, Paranoid Park, Rizzoli, 14 €

Gus Van Sant, Paranoid Park, Francia/USA, 2007

Muriel Barbery – L’eleganza del riccio

Sdrucciola dicembre 18th, 2007

riccio.jpgQuando di un libro vorresti citare una miriade di passaggi i casi sono due: o il libro è illuminante una pagina sì e l’altra pure (evento rarissimo ma non impossibile), o l’autore è un furbetto particolarmente bravo nel mestiere di generare citazioni.

In alcuni casi ancora più rari le due affermazioni sembrano entrambe vere ed è proprio quanto avviene con L’eleganza del riccio.

Renée non è una portinaia qualsiasi, anche se tutti i suoi sforzi sono concentrati nel sembrarlo. Le portinaie non leggono i grandi romanzi russi, non si commuovono di fronte a un dipinto e di sicuro non si appassionano per delicati film giapponesi, tutte cose che la brava Renée nasconde ai ricchi inquilini del suo palazzo per confermare la rassicurante immagine di una non-persona a base di cavolo e soap opera.

Qualcun’altro, con la complicità di una ragazzina altrettanto fuori dal normale e altrettanto impegnata nel sembrare qualcosa di meno di quel che è, provvederà a sconvolgere la routine della portinaia Renée e del palazzo.

Muriel Barbery, docente di filosofia e caso letterario proprio grazie a questo volume, è una gran furbacchiona. Non solo disegna dei personaggi assolutamente deliziosi a cui è impossibile non affezionarsi. Non solo costruisce una trama che rapisce fin dalla prima pagina, ma lo fa con parole e pensieri che suonano altrettanto “deliziosi”.

Forse un po’ troppo, quasi come se il mondo dei borghesi illuminati che il libro prende di mira avesse contaminato più di un po’ la sua autrice che mette in bocca ai suoi personaggi le riflessioni sue (come dichiara qui) e di qualche grande filosofo. Un po’ troppo, decisamente, anche a voler abbracciare la nobilissima intenzione di dare una scossa ai pregiudizi.

Resta che il libro è godibilissimo, alcuni passaggi sono davvero illuminanti, per la profondità e lo humor, e il tutto è “molto francese”. Che per alcuni sarà un difetto e per altri un pregio;-)

Muriel Barbery, L’eleganza del riccio, e/o, 18 €
Foto: Cirox

Murakami Haruki – L’uccello che girava le viti del mondo

Panzallaria dicembre 17th, 2007

Un libro lunghissimo: 833 pagine. Un viaggio onirico al fondo del pozzo della propria anima, della propria vita.

Un uomo ha costruito, ha lavorato, ha composto un quadro esatto della propria esistenza. Un giorno si ferma, decide di smettere di fare un lavoro che non ama. Poi perde il gatto. Poi riceve delle telefonate e sparisce la moglie.

Eventi apparentemente scollegati trovano un filo rosso che conduce il protagonista di questa storia a capire delle cose e a conoscere una selva di personaggi molto particolari, ognuno dei quali avrà qualcosa da insegnare, una catarsi da raccontare.

Il “Signor Giraviti” dovrà calarsi nel pozzo delle proprie inadeguatezze, della debolezza che ognuno di noi coltiva nella vita e passare attraverso a cose e persone che lo porteranno a capirci qualcosa in quel gran intrigo che sono gli eventi del momento.

Questo “librone” si legge con piacere, a tratti senza capire davvero dove voglia andare a parare ma con l’ansia di arrivare al fondo. Questo libro insegna che bisogna partire sempre dalle piccole cose senza importanza, per arrivare al nocciolo della questione.

Per alcuni, come la sottoscritta, diventa una scommessa.

Avevo scommesso che alla fine avrei capito delle cose di me. Avrei srotolato alcuni gomitoli, apparentemente lontani dal libro stesso.

Ho vinto la scommessa e la ripropongo a voi.

Murakami Haruki, L’uccello che girava le viti del mondo, Torino, Einaudi, 2007. € 16,50

L’annuncio di Terry Pratchett

Sdrucciola dicembre 13th, 2007

Terry Pratchett annuncia su Discoworld di avere una rara forma di Alzheimer. In puro stile pratchettiano, si premura di precisare che questo messaggio vuol essere un “non sono morto” e che ha tutte le intenzioni di darsi ancora da fare. Noi lo pensiamo e speriamo che la malattia sia pietosa con un cervello tanto brillante.

Via Guardian

Yasmina Khadra – Le sirene di Baghdad

Sdrucciola dicembre 10th, 2007

khadra1.jpg“Che cosa ho fatto del mio destino? Ho solo ventun anni e la certezza di avere mancato ventuno volte la mia vita.”

Il destino, per il ragazzo iracheno di Kafr Karam, è un germoglio schiacciato dallo scarpone marine che abbatte a terra il padre, esponendone la nudità.
È un villaggio che vorrebbe sottrarsi al tempo e lasciarsi cullare dalla musica ma è scosso dal cupo frastuono degli elicotteri. È un malato di mente che corre a braccia tese nel deserto e viene freddato da una raffica di mitra. È una coscienza che non fa in tempo a crescere che già qualcuno è pronto ad appropriarsene.

Il destino è quella cosa che ti ha rubato chi ha calpestato il tuo onore, la tua sola ricchezza, e chi dalle sue ceneri vuole creare il caos. Allora puoi solo partire, come il ragazzo di Kafr Karam, e andare a cercare di riprendertelo.

Yasmina Khadra, pseudonimo di un ex ufficiale dell’esercito algerino, ha una di quelle penne che ti inchiodano dalle prime pagine.
La polvere sa di polvere, ogni parola rimane negli occhi e ogni personaggio lascia una scia nell’anima. Che tutto questo sia messo al servizio del raccontare il mondo che viviamo, è un grande dono, proprio come dice Mohammed Seen nel romanzo:

La mia salvezza dipende da questa rivelazione: non voglio essere né padrone né profeta. Sono solo un romanziere che cerca di donare un po’ della propria generosità a chi voglia riceverla.

Il dono ha però un retrogusto amaro: ogni pagina è un vedere con gli occhi della “parte sbagliata” che scuote i pregiudizi ma non ha niente di consolatorio. Ad aspettare dall’altra parte c’è un’umanità calpestata e arrabbiata a cui si devono delle risposte.

Yasmina Khadra, Le sirene di Baghdad, Mondadori, € 15,50

Foto: Cirox

Ian McEwan – Chesil Beach

Nathan dicembre 4th, 2007

Una spiaggia ventosa della Manica e un albergo su un’altura erbosa, una casa vittoriana e la Oxford degli anni Cinquanta.

E i sentimenti repressi dalla buona educazione di due ventenni innamorati.

Florence, disciplinata e talentuosa violinista. Edward, studente universitario appassionato di rock ‘n roll, spinto da una passione tanto ingenua quando vorace, che lo porta a chiedere la mano di lei.

La prima notte di nozze. Le cautele alternate all’irruenza di lui, il desiderio che detta le sue timide mosse. La paura e poi il disgusto di Florence, il conflitto tra dovere coniugale e naturale repulsione.
E il susseguirsi di pensieri, l’ingarbuglio delle parole, il complicato equilibrio di un difficile approccio, l’esito di una notte che determinerà il resto delle loro vite.

Dopo la forza maestosa delle perfette trame psicologiche di Bambini nel tempo e L’amore fatale, Ian McEwan arriva a scarnificare l’intreccio di polpa e psiche che fa di un personaggio di carta una persona.

In un esile volumetto di 136 pagine McEwan modula la sua analisi sulle pulsioni e i sentimenti al livello primario delle esperienze della maturità. Le sue parole si calano nel dettaglio della prima esperienza erotica di due giovani poco più che adolescenti. Li misura con la cultura in cui sono cresciuti, quel viluppo di regole in cui si trovano obbligati. E pone al centro i loro Io,  l’intreccio di carne, di coscienza e di esperienze che porta inevitabilmente ogni essere umano di fronte all’urgenza di risolvere i conflitti fondamentali dell’esistenza. Trovare un equilibrio e saperlo fare attraverso l’incontro delle anime.

Ancora una volta di McEwan stupisce la profondità, la chirurgica abilità nel portare alla luce la vastità che è in noi.

Ian McEwan, Chesil Beach, Einaudi, € 15,50