Archive for novembre, 2007

Gli ebook e la bella Cecilia

Sdrucciola novembre 26th, 2007

Massimo Mantellini su Punto Informatico spiega in modo chiaro e preciso caratteristiche e limiti di Kindle, quello che Amazon vorrebbe diventasse l’iPod dei libri e sembra invece non piacere a nessuno.

Tralasciando i soliti commenti sul valore del gesto, sull’odore della carta e sull’unicità dell’oggetto, l’unico sensato valore che riconoscerei a un lettore di questo tipo ha a che fare con il peso dei libri ed è un problema che i pendolari amanti di Mankell conoscono bene.

Se volete approfondire la faccenda dei DRM, suggerisco la lettura dei commenti all’editoriale, voci diverse che stimolano ulteriori riflessioni. La mia è che in linea di principio sono a favore della libera circolazione dei contenuti (mica bookcrosser per nulla). Però quando leggo frasi come “Kindle è il male allo stato puro” mi sorge il sospetto che Mantellini possa non avere tutti i torti…

R. Ash e B. Lake – I libri più assurdi del mondo

Sdrucciola novembre 25th, 2007

Scegliere i libri da regalare a Natale è sempre difficile. Meglio optare per l’ultimo best seller o puntare sulle rivelazioni di domani? E come cavarsela con parenti e amici dai gusti difficili? A venirvi incontro, se siete a corto d’idee, ci pensano Russel Ash e Brian Lake che si sono divertiti a scandagliare i cataloghi delle pubblicazioni alla ricerca dei titoli più singolari.

I nipoti si annoiano? Donate loro Divertirsi con i paguri.
Avete un’amica appassionata di letteratura inglese? Sfidatela con l’Analisi sessuologica delle frasi di Dickens. La zia Elvira ammorba i vostri natali con set di orridi calzini? Prendetele Il grande libro sul riciclo dei collant.

Senza contare il lungo elenco di testi salva-vita che ognuno dovrebbe avere, come: Afferrare una palla di cannone, L’aspetto romantico della lebbra, Cosa dire quando si parla da soli, Come proteggersi da una bomba atomica, La mitragliatrice fai da te, oppure due manuali per i manager: I segreti della leadership di Attila, re degli unni e Carriere nella droga.

Ci sono poi dei sicuri capolavori di narrativa come i Canti di un contabile iscritto all’albo oppure Piedi piatti sciabordanti, misteriosamente sconosciuti alle masse.

Tutti i titoli citati da I libri più assurdi del mondo sono rigorosamente autentici, gli autori riportano le indicazioni bibliografiche complete.
Il libro è consigliato a chi abbia voglia di un divertissement innocuo, a chi in effetti cerca un libro leggero da regalare a qualche amico bibliofilo e infine agli aspiranti autori, perché ne facciano tesoro prima di scegliere il titolo della loro immortale opera.

Russel Ash e Brian Lake, I libri più assurdi del mondo, Castelvecchio, 16 euro

Eugenio Fuentes – Le mani del pianista

Nathan novembre 22nd, 2007

palazzacci1.jpgDavide Longo, giovane cavallo della scuderia Marcos y Marcos, in un’intervista di qualche anno fa a Scrittori in Città di Cuneo, a proposito del suo “Il mangiatore di pietre” dichiarò che «in realtà il mio intento non era quello di scrivere un giallo, di utilizzare questo meccanismo, ma di utilizzare in realtà il delitto e le indagini per portare alla luce altre cose che m’interessavano, che sono soprattutto le persone e le loro storie di montagna.»

Che il giallo (e il noir all’occasione) sia infatti diventato un genere così commercialmente importante da cannibalizzare temi e poetiche che non gli erano propri è da diverso tempo un fenomeno acquisito.

Delitto, mistero e suspence sono esche imprescindibili tra gli scaffali di una libreria. E allora succede che anche scrittori d’indubbio talento lancino la lenza nel fiume dei lettori distratti.

Scrive l’inserto libri dell’edizione on-line di El Mundo: « Que el género negro vive una edad dorada queda ratificado ante escritores como Eugenio Fuentes, un narrador que gusta tanto a los fanáticos del ‘noir’ como a los lectores ‘desgenerados’. Sus armas son tan sencillas como eficaces: la maestría en el retrato psicológico, el dominio de los tempos de la intriga y la descripción crítica de nuevas realidades sociales muy reconocibles. ‘Las manos del pianista’, su nueva novela, confirma que estamos uno de los renovadores del ‘thriller’ literario español.»

In questo libro di Eugenio Fuentes c’è una città di quarantamila abitanti dal nome di fantasia (Breda), della remota regione dell’Extremadura. E’ una città preda del convulso boom edilizio che negli ultimi quindi anni ha stravolto il paesaggio spagnolo. L’Extremadura è una terra difficile, tra le ultime coinvolte nella potente crescita economica della Spagna. Gli operai nei cantieri, i capomastri, in buona parte gli stessi titolari delle imprese portano ancora i segni della terra nelle mani.

Fuentes mette in scena una società che prova ad uscire dalla sua atavica condizione rurale occupando la terra con il cemento e i mattoni posati da ex contadini con le falangi tranciate dagli attrezzi agricoli.

Il pianista sognava di tenere concerti nei teatri ed è finito a suonare la tastiera alle feste. Si trova per caso a sopprimere professionalmente animali su commissione. Accetta l’incarico di uccidere Ordiales (socio ambizioso della Valparìaso Costruzioni), per conto di Miranda (architetto e figlia del fondatore della Valparaìso, intenzionata a conquistare un segmento di mercato più elevato), per una divergenza sulle scelte strategiche dell’impresa. Cupido (il detective seriale di Fuentes, alle prese con i sensi di colpa per una madre anziana autorelegatasi in casa di riposo dopo una frattura al femore) farà luce sull’omicidio fino a scoprire che i fatti si sono svolti in un modo del tutto imprevisto.

Se Fuentes, come scrive El Mundo, è un innovatore del thriller, il merito va alla sua capacità di costruire minuziosamente gli schemi mentali e affettivi di ogni personaggio, di intessere una delicata rete di legami affettivi e tensioni emotive sotto forma di invidie, frustrazioni, rancori, recriminazioni e di inserire il tutto in un contesto sociale e storico credibile. Il meccanismo del giallo è un pretesto per parlare d’altro, per intrecciare e infine sciogliere quella complessa architettura umana che riesce a solleticare il palato del lettore desgenerado e più esigente.

Se c’è un limite, ahimé, è proprio nell’inesorabile trama del thriller, in quei ritmi da orologiaio della suspence che vanno ad amplificare i rumori dell’ingranaggio e danno un’eco artificioso anche alle pagine più riuscite di questo scrittore certosino. L’intuizione finale del detective, infine, è talmente scontata e l’espediente che svela il vero assassino così banale e rapido che non si può non sperare che un giorno qualcuno lassù liberi le mani di Fuentes dalla camicia di forza del genere.

Eugenio Fuentes, Le mani del pianista, Feltrinelli, € 10

Berlino (lato inverno)

Sdrucciola novembre 20th, 2007

berlin.jpgTecnicamente è ancora autunno, ma diciamo che per farsi un’idea di Berlino col freddo novembre va benissimo.

Dopo l’entusiasmo di questa estate per una città infinita e piena di sorprese, aggiungo qualche nota ad uso di chi vi si trovi a passare.

Martin Gropius Bau: il nonno del Gropius per noi più celebre (quello del Bauhaus) ci ha lasciato questo edificio che merita una visita per due motivi. Il primo è la sua collocazione ad un passo dagli edifici ultracontemporanei di Postdamer Platz, per capire appieno cosa si intende quando si dice che Berlino cambia da un isolato all’altro. Il secondo sono le esibizioni che ospita. Se capitate in città prima del 14 Gennaio, non lasciatevi sfuggire Vom funken zur pixel, vi lascerà letteralmente elettrizzati!

Brücke Museum: Arrivarci non è facilissimo, dato che il museo si trova nella zona sud occidentale della città (metro U3 fino a Oksar Helene Heim, poi 5 fermate sul bus 115 in direzione nord) ma ne vale comunque la pena se vi interessa l’epressionismo. I quadri non sono moltissimi ma il percorso è stimolante e il museo è a un passo dalla foresta.

Bauhaus Archive: il museo dedicato al Bauhaus è talmente stiloso che persino i bagni sono un capolavero di design. Il percorso è breve ma periodicamente si tengono delle mostre temporanee. Da non perdere lo shop pieno di mai-più-senza e la tavoletta di cioccolato sweet support grazie a cui l’archivio si autofinanzia.

Neue Nationalegalerie: Dall’espressionismo all’astrattismo più spinto, è il tempio berlinese dell’arte moderna. L’edificio è imponente e le tele numerose e ben rappresentative. La scelta di non strutturare uno o più percorsi tra i quadri però mi lascia perplessa, basta distrarasi un attimo e si ha una non sempre gradevole sovrapposizione di stili.
Fino al 24 febbraio il Museo ospita la mostra di Jannis Kounellis, un singolare labiritno che guida alla scoperta delle sue opere. Il genere personlamente non mi entusiasma (sacchi di carbone, ferri da stiro ecc…) ma l’incontro improvviso con una guardia del museo (una guardia in un labirinto è un bel paradosso) ha dato un perché alla visita.

Note generali: Questa visita conferma l’impressione che, quando possono, i berlinesi dedicano molto spazio all’arte. Sia negli investimenti (v. anche il bellissimo Birrificio Culturale) che negli allestimenti. Sale enormi, dove ogni opera può davvero respirare e il visitatore coltivare l’illusione di essere solo.

Infine, se riuscite a resistere alla tentazione di guardare la cartina ogni 30 secondi (io ci ho provato con alterni successi), provate a perdervi:

“Non sapersi orientare in una città non significa molto.
Ci vuole invece una certa pratica per smarrirsi in essa
come ci si smarrisce in una foresta”
W. Benjamin, Infanzia berlinese

Grazie a Michela per la citazione e i suggerimenti.

Kazuo Ishiguro – Un artista del mondo fluttuante

Sdrucciola novembre 15th, 2007

geisha.jpgDopo una serie di libri dedicati ai sistemi di governo che hanno infestato e infestano il pianeta, una lettura che riprende il filo rosso, svolgendolo però attraverso un percorso del tutto singolare.

Masuji Ono è un pittore in pensione nel Giappone post bellico, un paese alle prese con la sconfitta e con un passato difficile da digerire, sia per chi ne ha preso parte attiva, come Ono, che per chi l’ha ricevuto in eredità.

Ogni tanto capita la fortuna di leggere un libro il cui protagonista suscita sentimenti ambigui che rendono difficile giudicarlo. Il pittore Ono suscita allo stesso tempo orrore, per l’incapacità di assumersi le responsabilità per le sue azioni, e tenerezza, per il suo continuo scontrarsi con un mondo che non è più evidentemente in grado di capire.
Potrebbe essere come quei nonni a cui non si può non voler bene, anche quando dicono che con Lui si stava meglio, ma più spesso assomiglia a un incosciente, immune alla colpa che porta altri al suicidio.

Perché affrontare il proprio fallimento in Giappone, non è proprio come farlo da noi, e Ishiguro questo lo mostra molto bene anche se a Ono fa dire che il fallimento non può toccare chi ha tentato dove altri non hanno osato.

Kazuo Ishiguro, Un artista del mondo fluttuante, Einaudi €9.50

Ryszard Kapuscinski – Ebano

Nathan novembre 14th, 2007

Il primo impatto è con il Ghana degli anni ’50.

Le speranze della decolonizzazione incendiano i cuori quando la chimera dell’indipendenza diventa una conquista concreta, un virus che si diffonde rapidamente in tutta l’area sub-sahariana.

La nuova classe dirigente è giovane e inesperta, spesso ingenua ed entusiasta. Il tabù della superiorità dell’uomo bianco si è infranto nella carneficina della seconda guerra mondiale. I reduci africani assoldati dagli eserciti europei tornano alle loro città portando con sé il segreto della vulnerabilità dei loro padroni. Hanno osservato gli europei sopraffarsi l’uno con l’altro, hanno vissuto la capitolazione della Francia, i bombardamenti di Londra, osservato colonne di uomini scheletriti coperti di stracci. L’uomo bianco è capitolato davanti agli occhi degli africani che hanno combattuto in Europa a fianco dei loro colonizzatori. Questi reduci hanno imparato che l’uomo bianco non è invincibile. Forti di questa scoperta, saranno loro, questi reduci, a guidare i primi movimenti di liberazione dei popoli africani.

Ebano è un dispenser di pillole, un libro per principianti dell’Africa. Kapuscinski, da inviato qual era, ha un approccio a volte antropologico, moderatamente storico, spesso aneddotico, alla condizione del continente nero della seconda metà del Novecento

Questo bignami dell’universo africano è un concentrato di personaggi e avvenimenti, scontri e paesaggi, un’introduzione affascinante e feroce ai drammi silenziosi di un continente.

Chi conosce la genesi e la contrapposizioni sociali e culturali che hanno fatto della Liberia il paese dell’apartheid tra neri-amercani e neri-africani ben prima che gli afrikaneer mettessero il loro marchio su questa pratica? Chi conosce l’origine della guerra sudanese che da vent’anni affama il Darfur? Quanto abbiamo letto e ascoltato negli ultimi tredici anni su ciò che è successo in Ruanda? Chi è sufficientemente informato da conoscere le responsabilità dei colonizzatori belgi di questo paese, dei loro “esperimenti” sociali e della logica di potenza ottocentesca che la Francia ancora gioca in quest’area?

Il vento che soffiava sulla grande stagione della decolonizzazione non ha fatto altro che inaridire la terra e prosciugare le sorgenti. L’economia predatoria non ha mai cessato di allungare le sue mani sulle ricchissime risorse di questa parte di mondo. E ne ha fatto la sua condanna. Ai bwana bianchi si sono sostituiti i signori della guerra, i tirannelli tanto sciocchi quanto brutali che si avvicendano nel succedersi dei colpi di mano. Razzie, guerre, fame e malattie. Questa l’eredità.

Ebano è un libro che getta un fascio di luce sulla storia, la società e la psicologia di un continente che non riesce a sollevarsi. E’ un libro che fa male, quando scava nelle ragioni, quando illumina le responsabilità. Chi ha condannato l’Africa all’eterna infanzia dell’umanità?

Un primo passo per capire.

Ryszard Kapuscinski, Ebano, Feltrinelli, € 7,50

Ugo Cornia – Le pratiche del disgusto

Panzallaria novembre 13th, 2007

Ugo Cornia scrive in un modo così dentro alle cose e alle emozioni che mi ha incantata fin dai tempi di Sulla felicità ad oltranza.

Con Le pratiche del disgusto lo scrittore modenese riesce a comporre una filosofia del quotidiano che rende il libercolo non solo una lettura appassionante ma anche grande spunto di riflessione.

In un’epoca corrotta – e non secondo la morale cattolica – dove cultura e intelligenza non sempre coesistono e corrispondono, bisogna fare molta attenzione a ciò che si assorbe dal mondo circostante. Potrebbe essere linfa vitale, ma potrebbe essere anche sterco.

E con lo sterco arriva il disgusto. E del disgusto a volte vale la pena scrivere. Soprattutto se sai farlo con il tratto personale con cui Cornia dipinge un mondo.

Chi ha detto che si tratta di un libro misogino non ha capito quasi nulla del libro.

Secondo me.

Ugo Cornia, Le pratiche del disgusto, Sellerio, € 9,00

Benvenuto Nathan

Sdrucciola novembre 9th, 2007

Sottotomo accoglie un nuovo valente collaboratore tra le sue fila: diciamo tutti ciao a Nathan.
Se volete saperne di più su di lui leggete qui, io aggiungo solo ciò che tace per modestia: oltre che leggere il ragazzo scrive e anche bene ;-)

Cormac McCarthy – Oltre il confine

Sdrucciola novembre 1st, 2007

oltre.jpgTrecento pagine possono contenere una miriade di storie, se scritte da Cormac McCarthy. Tutte avvincenti, autentiche e in grado di restituire cose e persone sospese in un momento che è qualsiasi tempo, in questo caso un confine che è qualsiasi confine.

Il viaggio del giovane cowboy Billy attraverso la frontiera del Messico e dell’età adulta, ne contiene e ne produce infiniti altri. Ogni volto incontrato, anche solo per un attimo, è una storia, un percorso, un intreccio di avvenimenti ed emozioni che sono poi quelli che disegnano le nostre vite.

Quando si parla di questo autore, oltre a ricordare a ragione i grandi classici della narrazione americana, si cita la sua abilità nei dialoghi. McCarthy restituisce davvero il senso di ogni scambio usando poche essenziali parole.

Certo, la tensione non è la stessa in tutte le pagine e alcune, di collegamento, sono piuttosto fiacche, stanche come i cavalli di Bill. In qualche pagina centrale poi, entra un filo di retorica che guasta il racconto, peraltro molto bello, dell’uomo che si fa testimone di Dio.

Ma la parte sulla lupa vale da sola tutto il libro. Non mostriamo mai la nostra umanità quanto nel rapporto con gli animali, quell’ “altro” che non si può sottrarre:

Le parlò a lungo e, dal momento che il guardiano non capiva che cosa diceva, le disse ciò che aveva nel cuore. Le fece delle promesse e le giurò che le avrebbe mantenute. Che l’avrebbe portata tra le montagne, dove avrebbe trovato altri della sua specie. Lei lo guardò con quei suoi occhi gialli, che tradivano non disperazione, ma soltanto quell’insondabile, profonda solitudine che è l’impronta più tipica di questo mondo.

Cormac McCarthy, Oltre il confine, Einaudi, € 11,50

Foto: Cirox