Nathan Englander – Il ministero dei casi speciali

Sdrucciola ottobre 25th, 2007

englander_cirox.jpgNon so se giusto usare, come fa Gad Lerner, il termine “capolavoro”, ma di sicuro è quello di Englander è uno dei più bei libri in circolazione.

Kaddish Poznan è un signore che di mestiere fa il cancellatore di memorie scomode, peccato che nel 1976, in Argentina, la sua modesta e amichevole attività familiare sia spodestata da un’impresa di Stato, assai più determinata nel rimuovere non solo i nomi ma le vite dei propri cittadini.

Un’altra dittatura insomma, ma qui il punto di vista è molto diverso da quello di Anna Funder, anche se il senso di frustrazione e di insopportabile ingiustizia è lo stesso.

Englander non sarà il solo che ha scelto di occuparsi di questo momento nella storia della sopraffazione umana, ma il modo in cui riesce a farlo intrecciando individualità e collettività (argentine, ebree) è ammirevole.

Dicono che l’autore abbia lavorato moltissimo al testo, leggendo le prime pagine si intuisce che è stato soprattutto un lavoro di sottrazione, e il risultato è che si fatica un po’ a entrare nella storia, a orientarsi nello scenario iniziale.
Ma è una piccolo sforzo ampiamente ripagato dai successivi capitoli e nel complesso da un libro che riesce a emozionare schivando ogni sentimentalismo.

Nathan Englander, Il ministero dei casi speciali, Mondadori, 18 euro

Foto: Cirox

3 Risposte a “Nathan Englander – Il ministero dei casi speciali”

  1. Nathanon 25 ott 2007 at 15:48

    Io non so se questo romanzo è un capolavoro. Ma credo che sia sinceramente una delle cose migliori uscite negli ultimi tempi. Aldilà di alcune debolezze che si ravvisano qua e là, mi è venuto naturale collocare Englander nel solco di una certa letteratura europea del Novecento.
    In Kaddish ho rivisto il protagonista di Berlin Alexanderplatz di Doblin, quasi lo stesso uomo incastrato nel rullo compressore della Storia.
    Il paragone più immediato, poi, quello che hanno fatto in molti, è con Il processo di Kafka, rivisto in chiave ministeriale e in salsa argentina.
    E infine i romanzi di Joseph Roth, quei microcosmi familiari calati nel declino epocale dell’Impero Asburgico.

    Ma la forza di questo libro, per me, sta nelle metafore così pregnanti. I nomi cancellati in parallelo i con i corpi scomparsi, le ossa di un vecchio generale che si trasfigurano in quelle del figlio scomparso in una misera nemesi che colpisce (senza però far loro del male) i responsabili della tragedia argentina di quegli anni. Se loro ci prendono i figli, si appropriano dei nostri nipoti, non ci resta che rubare le ossa dei loro antenati e far finta che siano quelle dei nostri figli.
    mamma mia, se quest’ultima parte non è chiara, consolati pensando che, scrivendola di getto, non è chiara nemmeno a me :-)

    grazie sdrucciolina per questo contenitore di stimoli (quasi) quotidiani.

  2. LaFranceseon 25 ott 2007 at 16:06

    …e mi pareva che non avesse già commentato!

  3. Sdrucciolaon 26 ott 2007 at 10:32

    bellissimo commento Nathan, grazie a te per il contributo (ad avercene, di lettori così!)

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