Archive for Settembre, 2007

Festivaletteratura- Chisciotte

Sdrucciola Settembre 10th, 2007

chisciotte.jpg A Mantova non si chiacchiera solo di libri, capita di assistere a spettacoli belli come quello apparecchiato da Erri De Luca, Gianmaria Testa e Gabriele Mirabassi.

I tre, rispettivamente alla voce, alla chitarra e al clarinetto, attraversano con l’aiuto di Don Chisciotte storie di invincibili.

Chi è invincibile? La risposta a questa domanda è lo spettacolo. Non è invincibile chi spunta una vittoria dietro l’altra ma chi, dopo ogni sconfitta, si rialza e torna a combattere.

Sono invincibili Chisciotte e il suo cavallo Ronzinante che come noi si fa cavalcare da una buona idea e la porta in giro per un po’, sono invincibili quelli che scalano montagne, lottano contro l’alta velocità…

Uno spettacolo intenso ed emozionante di canti, storie e versi.
Se passa dalla vostra città, andate a vederlo, non ve ne pentirete. 

Festivaletteratura 2007- Chuck Palahniuk

Sdrucciola Settembre 10th, 2007

palahniuk.jpgPremessa: questo post si autodenuncia immediatamente come groupistico e letterariamente irrilvante, ma data la portata dell’incontro so che capirete.
Del resto non capita tutti i giorni di trovarsi faccia a faccia con Chuck e farsi fotografare con lui tenendo in mano un bouquet da sposa insieme ad altre due pregevoli squinternate (grazie a Pelo e Gavino per la pazienza e la presenza).
Turbamenti a parte, l’evento ha permesso di apprendere quanto segue:

1. Si pronuncia Polenik, non Palaniuk. Pazienza, resterà comunque e sempre Palafuff, Palaciucc e quant’altro la fantasia ci suggerisca.

2. Tullio Avoledo è come i suoi libri: supponente. Azzeccare qualche domanda non gli fa perdonare una frase decisamente infelice all’indirizzo del tendone (”e dopo ci saranno delle domande del pubblico che si spera siano intelligenti quanto le risposte”)

3. Chuck è disponibile, si vede che prende come un ingrato lavoro questi tour promozionali ma in fondo non lo fa pesare più di tanto. Passate voi due ore a farvi fotografare e firmare autografi…

4. Di tutte le cose dette, e sono molte, quella che mi è rimasta impressa è la semplice dichiarazione: “io non invento niente, mi limito ad ascoltare storie e trasformarle in altre parole”.
Nello specifico, sostiene, il suo ruolo è tirar fuori quelle parole che ci permettono di discutere le storie e le cose. Esisteva gente che si picchiava in quel modo e con quei riti anche prima del fight club, ma ora c’è la parola e quel mondo può diventare oggetto di un discorso, il suo e naturalmente il nostro.

5. Le grandi orecchie di Palaciucc sono al servizio dei suoi amici e di chiunque abbia una storia da raccontare.

6. Se show ha da essere, Palaciucc fa le cose per bene, invitando il pubblico a prendere una cartolina precompilata e inviargli una domanda in cambio di un prezioso gadget. La folla si avventa su di lui, Avoledo finge indifferenza, i timidi rosicano.

7. La lavorazione di Fight Club, a detta di Palafuff, è stata un vero incubo. Quella di Choke, con Angelica Houston e Sam Rockwell, estremamente divertente e i presupposti perché il film sia un successo ci sono tutti (spendendo pure molto ma molto meno). L’altra buona notizia, o cattiva a seconda dei punti di vista, è che è in lavorazione un film tratto da Invisible Monsters.

8. Avoledo a volte ha ragione. Le domande sono demenziali e ruotano attorno all’asse “hai letto/ti sei ispirato a” suscitando occhiate al cielo e sospiri del povero Chuck che di certo non pensava di dover discutere dei suoi ipotetici legami con uno sconosciuto scrittore anarchico.

9. La frase “beata Anna Frank, lei almeno non ha dovuto fare il tour promozionale” è stata effettivamente pronunciata da un’amica scrittrice di Palafuff, di cui non ritiene opportuno svelare il nome.

10. Mille domande sono rimaste senza risposta, semplicemente perchè nessuno le ha poste. Peccato

Festivaletteratura - Tom Holland e Luciano Canfora

Sdrucciola Settembre 9th, 2007

Supponiamo che un divulgatore anglosassone di storia classica vi abbia giocato un brutto scherzo e vogliate vendicarvi facendolo soffrire atrocemente.
Supponiamo che per qualche motivo abbiate accesso alla selezione degli interlocutori di un grande festival letterario. Beh, sappiate che la vostra sete di vendetta potrà essere facilmente placata se riuscirete ad aggiudicarvi la presenza di un noto accademico dello stesso settore.

Il povero Tom Holland, autore di Fuoco persiano, deve essere stato davvero molto cattivo per meritarsi questo incontro e la colpa delle sue sofferenze non è neanche interamente dello storico Luciano Canfora. Che in fondo fa il suo mestiere, cioè scardinare semplificazioni, erigere una barriera contro i tentativi di rivestire la Storia di una ideologia che la renda più digeribile alle masse.

L’incontro tra i due è un fallimento su tutta la linea, perché “non e’ lo stesso fottuto campo da gioco, non e’ lo stesso campionato e non e’ nemmeno lo stesso sport.”
Presi singolarmente sono sicura che i due protagonisoi dell’incontro ci avrebbero dato molto. Nel caso di Holland, un’avvincente narrazione del conflitto greco persiano, in quello di Canfora una sua accurata ricostruzione.
Combinati, sembrano non solo parlare due lingue diverse ma parlare da punti di vista talemente differenti da non avere nessun terreno comune, fosse anche quello della polemica.

Il pregio dell’evento e aver contribuito a una personale tradizione: se il primo incontro di Mantova a cui assisto è deludente, il resto andrà benissimo!

Festivaletteratura 2007 - post post

Sdrucciola Settembre 9th, 2007

mantova.jpgSono stata parecchio in dubbio sull’immagine migliore per descrivere questa edizione del festival. Questo bouquet, oltre che un omaggio al Palagroupismo sfrenato, è estremamente rappresentativa dello spirito di Mantova. Anche quest’anno i fiori selezionati sono stati molti, alcuni davvero pregevoli, altri inodori, ma in ogni caso mi hanno lasciato negli occhi e nei neuroni mille impressioni.

Seguirà l’inevitabile cronaca evento per evento, per ora basta dire che Mantova ha accolto grandi nomi e piccole chicche, offrendo come sempre qualcosa di più di un assaggio di letteratura. Si è parlato non poco di politica, di altri paesi e di altre culture, il più delle volte con curiosità e autentico interesse.

Le note negative sono poche, più che altro dovute al crescente affollamento e all’impazienza di alcuni lettori che costringono a veri esercizi ginnici, allunghi e scatti.

Dicono che il festival è peggiorato, che non si respira l’aria degli inizi.
Non c’ero ma mi sembra plausbile, ho notato che in molti casi il tempo concesso alle domande del pubblico si è ridotto.
Può essere, può darsi che il Festival si stia trasformando in qualcos’altro.
Rimane però un’occasione unica per chi legge di coltivare le proprie passioni e scoprirne di nuove, confrontarsi con altri lettori nelle lunghe attese.

Javier Cercas - La velocità della luce

Sdrucciola Settembre 3rd, 2007

cercas.jpg

«Bella frase. Quanto piacciono a voi scrittori le belle frasi. Nel tuo libro ce ne sono alcune. Davvero carine. Così perfette che a volte sembrano vere. Ma non lo sono affatto, sono solo belle. La cosa strana è che tu non abbia ancora imparato che scrivere bene è l’esatto contrario di scrivere belle frasi. Nessuna bella frase è capace di catturare la realtà»

È curioso che a scriverlo sia un autore che in quanto a belle frasi* non scherza. Ma a Javier Cercas (già apprezzato per Soldati di Salamina) lo si può perdonare perché il compito che si è assunto in questo romanzo è davvero impegnativo.

Tenere insieme una storia che parla di guerra, di coscienza, del confine tra successo e fallimento parlando contemporaneamente dell’arte del raccontare, non è facile.
Avere a disposizione un personaggio come Rodney, veterano del Vietnam e della vita, aiuta non poco e permette tanto al Cercas scrittore che al Cercas personaggio di non perdere le fila.

Provo un sospetto ben motivato nei confronti degli autori che insistono nello spiegare perché e per come scrivono, lo trovo fastidioso come un cuoco che spiega la ricetta mentre vi gustate il piatto.
In questo caso, però, la voce di Cercas nel raccontare questa storia e il mestiere di scrittore appare sincera.

«Mi piace» m’interruppe Rodeny
«Ti piace cosa?» domandai, attonito.
«Che tu non sappia ancora di cosa tratterà il romanzo» rispose. «Se lo sapessi in anticipo, sarebbe un male: finiresti per dire quello che già sai, cioè le cose che sappiamo tutti. Se invece non sai ancora cosa vuoi dire, ma sei tanto pazzo o tanto disperato o hai il coraggio sufficiente per continuare a scrivere, magari finirai per dire qualcosa che neanche tu sapevi di sapere e che soltanto tu puoi arrivare a sapere, e questo potrebbe risultare di qualche interesse.» [...] «Quello che intendo dire è che chi sa sempre dove va non arriva mai da nessuna parte, e si sa cosa si vuole dire solo quando lo si è già detto»

L’impressione è che al di là delle frasi ben cesellate qui ci sia dell’anima, delle domande autentiche, delle risposte abbozzate ma offerte al lettore per quello che sono. Naturalmente Cercas si diverte a confonderci le idee e il ci è o ci fa è sempre in agguato, ma questa è parte del gioco molto serio di La velocità della luce. Prendere o lasciare…

Javier Cercas, La velocità della luce, Guanda, 14,50

* in questo il caso il merito va anche a Cacucci per la traduzione

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