Archive for luglio, 2007

Mantova 2007

Sdrucciola luglio 30th, 2007

Tanto per farci sbavare un po’ prima della partenza, è uscito il calendario del Festivaletteratura di quest’anno, che si terrà dal 5 al 9 settembre.

Come sempre sono moltissimi gli appuntamenti interessanti. Ricordandovi che prenotarli non è affatto una cattiva idea se volete evitare lunghe code sotto al sole.
Ecco qualche segnalazione dal programma (che potete scaricare qui):

  • Mercoledì 5 settembre
    - 18.30 Giovanni Sartori e Luciano Canfora
    con Gian Antonio Stella

    Le difficoltà della democrazia, la distanza della politica
  • Giovedì 6 settembre
    - 15.45 Enrique Vila-Matas con Daniele Del Giudice
    - 16.00 Chuck Palahniuk con Tullio Avoledo ***
    -
    16.30 Antony Beevor con Marcello Flores
    Le guerre nella guerra civile spagnola
    - 17.15 Frank McCourt **
    -
    21.00 Erri De Luca, Gianmaria Testa
    e Gabriele Mirabassi
    Chisciotte e gli invisibili
  • venerdì 7 settembre
    - 10.15 Robert Fisk e Amira Hass con Ugo Tramballi
    Dai nostri inviati in Medio oriente
    - 11.00 Boris Spassky con Demetrio Volcic
    La guerra fredda degli scacchi
    - 18.15 Gautam Malkani con Enrico Franceschini
    La Londra degli altri
    - 19.00 David Grossman con Peter Florence ***
    -
    20.45 Neil Gaiman con Matteo Stefanelli ***
    -
    22.30 Maurizio Ferraris, Massimo Carboni e il pubblico
    Qualsiasi cosa può essere un’opera d’arte?
  • sabato 8 settembre
    - 10.15 Senel Paz con Bianca Pitzorno
    Gelato all’Avana
    - 11.15 Jonathan Coe con Piero Dorfles ***
    -
    15.30 Simonetta Agnello Hornby con Stefania Bertola ***
    -
    17.45 Qiu Xiaolong con Luca Crovi
    -
    18.15 Bjorn Larsson ***
    Le infinite rotte della letteratura
  • domenica 9 settembre
    - 11.00 Vikram Chandra con Alessandro Zaccuri ***
    Mumbai: il disordine del mondo
    - 18.00 Wole Soyinka con Peter Florence

Salvo imprevisti, sarò a Mantova da giovedì a domenica, seguirà rapporto;-)

Bai bai Giovanni

Sdrucciola luglio 28th, 2007

Retorico ma vero: ci sono persone che quando se ne vanno si portano via un pezzo della nostra storia e della nostra memoria…

Giovanni Pesce si è spento ieri, dopo una vita che lo ha visto attraversare anni terribili aderendo con coraggio al destino che aveva scelto: la linea del fuoco in Spagna, l’esilio a Ventotene, le azioni gappiste a Torino e Milano.

Uno che non si è mai tirato indietro, non per spirito avventuroso ma ponendosi domande, scegliendo in ogni momento da che parte stare.

Questa estate mettete in valigia Senza tregua, non ve pentirete.

I libri di Panzallaria

Panzallaria luglio 27th, 2007

Ecco anche sotto-tomina Panzallaria che lascia una prova tangibile del fatto che porterà un libro in vacanza.

Almeno uno, se la valigia stracarica di ciucci, pannolini e compagniabella non sarà troppo crudele.

Libro strappacore:

Nido vuoto di Alicia Gimenez Bartlett, Ed. Sellerio, Palermo, 2007: la protagonista è Petra Delicado, la commissaria barcellonese ormai nota ai lettori di questa scrittrice.

Una bambina le ruba la pistola dalla borsa mentre in un centro commerciale sta visitando la toeletta. Questo furto scatena una serie di omicidi a catena e sparizioni di bambini.

Storia affascinante, sagace e piena di suspance. Personaggi molto introspettivi e a volte un poco autoreferenziali ma a me il libro è piaciuto.

Se avete figli, maneggiatelo con cura. Vi strappailcore un bel po’, ma anche se non ne avete vi lascia con un velo di tristezza sui casi del mondo e dell’infanzia rubata.

Libro nonpuoisbagliare:

La pioggia prima che cada, J. Coe, Feltrinelli, Milano 2007

Questo ancora non l’ho letto ma conosco Coe (grazia a sdrucciola che si sbaglia di rado ed è una lettrice vorace, anzi direi bulimica) e mi fido.

Libro neavevosentitoparlare:

Testimone inconsapevole, Gianrico Carofiglio, Sellerio 2002, Palermo

Bravo. Scrive in modo che mi piace molto, delicato e potente allo stesso tempo. E’ il suo primo giallo avvocatesco. Un’ottima lettura quando il pupo dorme negli afosi pomeriggi e voi sorseggiate birra in riva al mare…

Poi, se proprio il cervello svapora e svanisce, consiglio una lettura in compagnia, sotto l’ombrellone, abbarbicati sullo scoglio o distesi sull’amaca:

entrate in uno di quei negozietti che vendono qualsiasivoglia cianfrusaglia marina, ivi compresi giornali giornaletti riviste pettegole e acquistate un utile quando poderoso quanto spegnineurone LIBRO DEI TEST ESTIVI.

Scoprirete molto di voi, dei vostri amici e del vostro/a compagno/a!!!!

BUONE VACANZE!

Libri in valigia

Sdrucciola luglio 26th, 2007

Sottotomo sta per andare in vacanza e anche quest’anno vorrei consigliare qualche buon libro per appesantire la valigia e sollevare la mente.

Giallo
Giorgio Scerbanenco, I milanesi ammazzano il sabato, Garzanti, 8 euro
Cosa: Milano, anni ’60. Duca Lamberti, medico e investigatore, indaga sulla sparizione di una fanciulla dal fisico statuario e la mente di una bambina.
Perché: se non vi basta il geniale titolo diciamo che i giallisti italiani devono un bel po’ di cose a Scerbanenco (non a caso finisce nella valigia di Sottotomo per il secondo anno)

Henning Mankell, Piramide, RL libri, 4,50 euro
Cosa: Un giovane Wallander investiga sulla morte del vicino di casa, palpita per la sua futura ex moglie e inizia il suo cammino in polizia.
Perché: Non sentiremo parlare di Wallander per un bel po’. Questo prequel è un’ottima occasione per dirgli arrivederci

Rosso
Javier Cercas, La velocità della luce, Guanda, 14,50 euro
Cosa: Giovane scrittore di belle speranze catapultato nel Midwest scoprirà l’orrore della guerra e gli abissi della solitudine umana negli occhi di chi le ha attraversate
Perché: Javier Cercas ha il dono di portarti lontanto raccontando una scena che si svolge in una stanza. La passione civile non è morta

Argento (vivo)
Arturo Pérez Reverte, L’oro del re, Tropea, 16 euro
Cosa: Spagna, 1626. Oscure figure complottano per trafugare il tesoro delle Americhe, ma dovranno fare i conti con Capitan Alatriste
Perché: Anche se non ci sono inseguimenti in macchina, azione ed emozione sono garantiti.

Rosa
Carolina Invernizio, Il bacio d’una morta, Mursia, 9,50
Cosa: Amore, morte, lacrime e un pizzico di gothic
Perché: L’autrice più stroncata della storia della narrativa italiana è la protagonista della nuova edizione di Qui comincia la lettura

Blu
José Saramago, La zattera di pietra, Einaudi, 11 euro
Cosa: La penisola iberica si staccata dal continente e inzia ad andarsene a spasso per l’Atlantico, trasportando destini e sogni
Perché:
Saramago è un noto antipatico, i suoi personaggi no e volano alto, altissimo.

Verde
Jonathan Coe, La banda dei brocchi, Feltrinelli, 6,80 euro
Cosa: Speranze e progetti di quattro amici sulla soglia dell’età adulta
Perché: Per non dimenticarsi che ogni tanto crederci e basta è tutto quello che ti serve

Nero
Raymond Carver, Cattedrale, Minimum Fax, 9,78 euro
Cosa: 12 racconti per personaggi sospesi nell’inazione
Perché: Carver è scrittore da adorare o detestare, a volte entrambe le cose nello stesso tempo. Per farsi un po’ di male, ma non troppo.

Lo strano caso di Andrea Bertotti

Sdrucciola luglio 24th, 2007

Ricordate l’uomo del quotidiano straordinario?

Su Repubblica – Torino di oggi Massimo Novelli racconta la sua storia:

l pittore e scultore che ha conquistato Sergio Marchionne, amministratore delegato della Fiat, si chiama Andrea Bertotti, ha quarantun anni e per campare e sfamare due figlie, dato che l’arte e la poesia sovente non danno pane e neppure pubblici onori, da un bel po’ di tempo lavora come operaio al cimitero Monumentale di Torino. Incredibile ma vero. E singolare, strana condizione, la sua, quella cioè di un artista libero e pieno di talento che ha al suo attivo diverse mostre, vari riconoscimenti da parte della critica più attenta e la paternità, oltre al resto che sveleremo tra poco, di un suo lieve, ironico, onirico e intrigante giornale (o journal, se si vuole, di segni e parole) che dal 2000 va dipingendo ogni giorno su carta di quotidiani. Ventimila fogli, insomma, in sette anni, che si sono potuti e si possono leggere, guardare e toccare in alcuni caffè torinesi e al bar della Triennale di Milano.

Ma c’è anche e soprattutto dell’altro. Ovvero questo semplice fatto: in giro per la piazze e i corsi delle città italiane e straniere, da qualche settimana, sui cartelloni pubblicitari che reclamizzano la nuova Cinquecento campeggia uno slogan — You are, we car — che è stato scelto per accompagnare d’ora in avanti il logo dell’azienda del Lingotto. Una frase-simbolo di indubbia efficacia, piaciuta parecchio a Marchionne, che è stata pensata e scritta proprio da Andrea. Nessuno, però, lo sa. È venuto pertanto il momento di dirlo, scoprendo il volto dell’artista felice e sconosciuto. “Gli amici dell’agenzia 515 Creative Shop — spiega Bertotti — mi avevano invitato a collaborare con loro nell’ambito della gara internazionale per aggiudicarsi le campagne pubblicitarie per la nuova Cinquecento. Ho elaborato alcune proposte e l’ultima che ho scritto, quel You are, we car, alla fine è risultata vincente”.

Schivo, con la testa classicamente tra le nuvole, Andrea ha un approccio all’espressione artistica che sarebbe piaciuto a un grande romanziere come Jean Giono. Vi ricordate il suo racconto L’uomo che piantava gli alberi? È la storia di quell’uomo che “arrivato dove desiderava, cominciò a piantare la sua asta di ferro in terra. Faceva così un buco nel quale depositava una ghianda, dopo di che turava di nuovo il buco. Piantava querce”. Il pittore torinese si sente in sintonia con il personaggio descritto dal narratore di Manosque perché pure lui semina ghiande artistiche, affinché nascano dei boschi metropolitani. E lo fa, spesso e volentieri, gratis o quasi. Si prenda a esempio il suo personalissimo giornale, quei dieci o più fogli di Repubblica o de La Stampa trasformati ogni giorno in veri quadri, che ha intitolato “Misteri della sede” con una delle sue non banali scorribande semantiche. “Ero stato invitato a cena da amici — ricorda Andrea — e, invece di portare del vino come si fa di solito, ho portato un foglio di giornale disegnato da me. Tra gli invitati c’era Maria Enrichez, proprietaria di un bar di via San Francesco da Paola. Il mio lavoro le è piaciuto e mi ha chiesto di esporne altri nel suo locale”. Apprezzamenti, d’altro canto, che gli sono venuti, tra i tanti, da Lapo Elkann, che lo ha messo in contatto con il direttore della Triennale, allo stesso Marchionne, al quale sono stati regalati alcuni fogli del giornale d’artista.

Andrea Bertotti, in tutto questi anni, non è diventato ricco e neanche troppo famoso, almeno quanto meriterebbe. Ma a lui sembra importare poco. La sua vita, pure nei momenti di intervallo al Monumentale, coincide con il gesto e con le idee da mettere su carta, da realizzare in sculture e in installazioni, da consegnare alle agende che riempie di disegni, di concetti, di storie. Ed è forse in uno di quegli stacchi dal lavoro, che fa per mangiare, che deve avere pensato a You are, we car. Ossia a un messaggio di immediata comunicazione, umanissimo, che consente a chi lo riceve di interpretarlo a suo piacimento. Ma con una base imprescindibile: “Tu sei, noi siamo, ciò che sei e che siamo, ciò che desideri e che desideriamo essere; loro, la Fiat, per destino e per Dna non possono essere che inventori di automobili”. Ecco come è stato sedotto Marchionne.

H. Mankell – Il ritorno del maestro di danza

Sdrucciola luglio 23rd, 2007

tango.jpgCosa può aver fatto un uomo per meritare di essere frustato a morte su ogni parte del corpo, trascinato come un sacco e deposto nel cuore di una foresta gelida?

Hanning Mankell riparte da qui e dalle altre domande che si pone Stefan Lindman, ispettore di polizia, per liberarsi dell’amato/odiato Wallander e dare corpo a un’indagine che attraversa ancora una volta i confini del presente, evocando i sinistri echi del nazismo.

Stefan Lindamn è anche e soprattutto un uomo dal fiore in bocca, che si getta in un’inchiesta che non gli compete pur di non affrontare l’idea della propria possibile morte, pur di distrarsi da se stesso. Mankell però lo costringerà a fare i conti con quel che è, con il suo futuro e con il suo passato.

Si dice che questo sia il migliore romanzo dell’autore svedese. Se Mankell non avesse scritto La leonessa bianca, potrei essere d’accordo.
Ma quel precedente pesa e deve saperlo anche il suo autore, che qui replica l’operazione di intrecciare storia e Storia, con meno successo.

L’autore prova a ribadire il cambiamento operando anche sul paesaggio, non siamo più nella relativamente assolata Scania ma nel profondo nord dello Härjedalen (meriterebbe il Nobel anche solo per averci creato una topografia immaginaria della Svezia), ma non è sufficiente.

Quando e se una recensione di Mankell sarà affidata a Iorek, scopriremo forse perché i suoi personaggi si fermino così spesso “a urinare fuori dalla macchina” e perché le donne siano presenze evanescenti confinate alla cornetta, in eterna attesa.

Per ora possiamo dire che sì, sarà un bieco impulso emotivo, sarà resistenza al cambiamento… ma quanto ci manca Wallander!

Henning Mankell, Il ritorno del maestro di danza, Marsilio, 18,50 euro

Foto: Bastet

Harry Potter e gli Sputa Sentenze – il capitolo finale

iorek luglio 21st, 2007

A differenza di numerosi siti e quaccquaraqqua’ vari, Uppertonefraz. di Sottotomo – e’ l’unico in grado di raccontarvi il vero finale della vicenda di Enrico Pentolaio, il piu’ odioso maghetto in circolazione.

Attenzione: se volete leggere il libro e regalare un’altro yacht a J.K. Rowling, non leggete da qui in giu’.

Harry Potter si trova in grande difficolta’, come sempre all’inizio del libro.

Si sente solo, isolato dagli altri e dice cose che nessuno vuole sentire (un po’ come Bertinotti, ma piu’ antipatico).

Dopo le incresciose vicende del penultimo libro, decide che ne ha un po’ piene le balle di bacchette e calderoni, e se ne va in vacanza nello Yorkshire a bordo della sua scopa magica. Li’ incontra tutti i personaggi dei libri precedenti, piu’ Lele Mora, e si da’ ai piu’ pazzi divertimenti che la combinazione ormoni sedicenni – bacchetta magica – film svedesi libertini gli possono suggerire.

Lord Voldemort, pero’, non ha nessuna intenzione di lasciarlo in pace, ed una notte terribilmente tempestosa si presenta ad Harry con la minacciosa frase “A bit of raining, isn’t it?

Harry rabbrividisce e si prepara a combattere per la sua vita, ma due eventi lo fermano: l’espressione curiosa e quasi paterna di Lord Voldemort, ma soprattutto un calcio in faccia.

Semi-incosciente al suolo, Harry non puo’ fare altro che ascoltare quello che Lord Voldemort ha da dirgli.

Intanto che e’ tutto un equivoco, che giura sulla testa dei suoi figli che lui non ne sapeva nulla della morte dei coniugi Potter, che e’ un intricatissimo intrigo ordito da una societa’ segreta di cui Dumbledore era a capo, le famigerate Toghe Rosse.

Lord Voldemort butta li’ il colpo di scena: colui che deve rispondere a tutto cio’ e’ in realta’ suo fratello, Paolo Voldemort.

Harry non sa se crederci o meno, ma decide alla fine di dare fiducia a Voldemort.

Inizia cosi’ l’addestramento di Enrico Pentolaio, per impratichirsi dei piu’ reconditi segreti della magia nera: il terribile Excursus Mendacis, che magicamente cambia le carte processuali, l’Intercepto Patronus, o “quella li’ non e’ la mia voce”, e il piu’ efficacie, il segretissimo Leccaculum Prezzolatis, in grado di rendere servile anche il piu’ feroce oppositore.

Harry arriva dunque, proprio al fianco di Lordy, alla resa dei conti con i suoi ex-amici: Hermione Granger e Ron Weasley, che capeggiano le Toghe Rosse dalle dimissioni forzate (per una vicenda di sesso con animali) di Dumbledore.

Dopo un lunghissimo combattimento senza esclusione di colpi, tanto noioso che persino l’autrice si appisola due o tre volte, la vittoria sembra arridere ai due ex-sodali di Harry, grazie al loro Comunistam Complottus, quando Voldemort tira fuori un tocco da maestro: butta sul campo delle foto che ritraggono Paolo Voldemort che sta uccidendo i genitori di Harry a colpi di articoli di Ivan Scalfarotto (nessuno si accorge che le foto erano artefatte con il Photoshoppo, incantesimo invenzione del malvagio. Harry ci casca di brutto, ovvio).

Il gelo cade su Ron ed Hermione, che non sanno piu’ cosa dire. Ai crudeli nemici non tocca che capitolare, Paolo Voldemort viene assicurato alla giustizia (se cosi’ si puo’ considerare degli arresti domiciliari a Ibiza) e Enrico Pentolaio diventa direttore de Il Giornale, urlando “sono invincibile”.

Assume Ron ed Hermione, il primo come corrispondente per la Siberia e la seconda come segretaria da sotto scrivania.

Lord Voldemort ha vinto ancora, ma la buona notizia e’ che di Enrico Pentolaio non ne sentiremo piu’ parlare. Era ora.

PS: Un sentitissimo ringraziamento a JKR, per averci permesso di renderla schifosamente ricca.

Cinema invisibile

Sdrucciola luglio 17th, 2007

Per chi ama il cinema ma non si può permettere il lusso di girare per festival: Cinema invisibile di Ticho Film offre segnalazioni e recensioni di film e documentari che difficilmente vedrete nei multisala (ma che loro, se possono, mettono a disposizione).

Il sito contiene un data base con le rassegne e i festival in giro per l’Italia, da tenere presente per non morire di CineVillaggi estivi;-)

Tichoblog

Montecristo: un po’ Opera, un po’ imprecazione

iorek luglio 16th, 2007

Il Conte di Montecristo

Per la serie di – Luttaziana memoria – “La Letteratura per chi non ha tempo da perdere

ATTENZIONE:
La presente cronaca contiene NUMEROSI SPOILER. Se siete tanto pazzi da voler leggere l’originale, non leggete da qui in poi.
Sto leggendo questa opera titanica, madre legittima di ogni soap opera, e mi sembra giusto condividere con voi lo strazio.

L’edizione in mio possesso è introdotta da una prefazione di Umberto Eco, il quale ne descrive i difetti (arcinoti, dovuti soprattutto al fatto che Alexandre Dumas venne pagato a righe) e i pregi, secondo Eco supremi.

Sono d’accordo, anche se va detto che ogni opera di cui Eco cura la prefazione è un’opera superba (“Dieci piccoli indiani”: “un capolavoro di fronte al quale la Commedia dantesca impallidisce”, “L’amante di lady Chatterley”: “uno delle 10 opere immancabili nella biblioteca di chiunque”, “L’almanacco della cucina piemontese”: “un Madame Bovary più raffinato ed al passo coi tempi”).

Insomma, si farà qui una recensione – bigino, perché diciamocelo: non avete tempo da perdere per ‘sto mattone. Per facilitarne la fruizione, ho leggermente attualizzato i personaggi.
Edmondo Dantes, un marinaio che in confronto Popeye è un metalmeccanico, torna a Marsiglia dopo anni. La sua nave, il Faraone (ottima idea, battezzare una nave come un re di una civiltà estinta), ha subito la perdita del capitano, di cui Dantes era il secondo.

In punto di morte, il capitano chiese al suo secondo, giungendo presso l’Isola d’Elba che ospitava Napoleone in esilio, di raggiungere il temuto corso e di recapitargli un messaggio. Edmondo (diciamolo subito: è un povero idiota) è felicissimo e non considera minimamente compromettente andare dal più temuto personaggio d’Europa; il capitano lo convince che motivi di etichetta impongono che Dantes ci vada vestito da ninja, di notte e fuggendo dall’isola come Tom Cruise in Missione: Impossible.

Il demente svolge il suo compito, e giunto a Marsiglia bello bello sbarca, insieme a Danglar, lo scrivano di bordo, che odia profondamente Dantes. Quest’ultimo non si accorge che Danglar ogni volta che lo guarda sussurra “Che ti vengano le emorroidi, cretino”, e pensa che Danglar darebbe un rene per lui. L’armatore della nave accoglie il neo – capitano come un figlio, ed Edmondo si reca subito dal padre (quello vero).

I geni non mentono, dato che per una dimenticanza Dantes padre non mangia per mesi, e quando vede il figlio (per la fame, senza dubbio) si mette a piangere, si piscia sotto e si vomita addosso.

Subito dopo Edmondo si reca dalla bella Mercedes, promessa sposa, che vive, mangia e dorme con Fernando, che cerca costantemente di indossare le di lei mutande (con lei dentro), ma che riceve una betoniera di 2 di picche. Ovviamente, chiunque sano di mente direbbe a Fernando: “Se ti vedo entro 300 metri dalla mia fidanzata ti bombardo come Ramallah”. Edmondo e Mercedes, invece, si commuovono e lo chiamano fratello per un intero, disgustoso capitolo.

Fernando è profondamente toccato dal loro affetto, e alla prima occasione cerca di far finire per sempre in galera Edmondo, in combutta con Danglar.

Sapendo quest’ultimo della missione di Edmondo, che comprendeva anche il recarsi a Parigi per contattare i fedelissimi di Napoleone e preparare i 100 giorni (peraltro Edmondo lo dice a chiunque, si fa anche una maglietta con su scritto “Io CUORE Napoleone”), i due scrivono una lettera anonima per la Magistratura Regia (la scrivono in gran segreto: sui tavolini esterni di un bar, urlando 2 ore in mezzo alla strada) in cui si svela il piano di Napoleone ed il ruolo del povero idiota. Edmondo passa persino davanti al bar, li vede indicare verso di lui, sputare per terra, scrivere su un pezzo di carta e gli chiedono anche l’indirizzo del magistrato. Edmondo è ovviamente felice di aiutarli, e tesse le lodi della loro solida amicizia per mezz’ora.

Mentre festeggia la festa di fidanzamento, il giorno dopo, lo arrestano.

Edmondo, naturalmente, non se lo aspetta, anche se Fernando durante il pranzo si fa paonazzo e lo chiama “Alcatraz” sghignazzando. Mercedes giura a Edmondo di rimanerle fedele, il padre sviene, per cambiare.

Edmondo viene interrogato da un magistrato, che è il figlio proprio del vecchio girondino a cui era indirizzata la lettera di Edmondo (no, non è “L’Italia sul Due”, ma avete ragione: la trama è raccapricciante).

Il Nostro, ovviamente, non ha nessun sospetto nemmeno quando il magistrato, leggendo l’indirizzo sulla busta che compromette la sua parentela imbarazzante, esclama “Cazzo, mio padre!” e sviene.

Rinvenendo, il magistrato gli dice “Tutto OK, era solo un divieto di sosta, sa il caldo, sono svenuto. Vada, vada” e subito dopo, per sicurezza, lo incarcera per una trentina d’anni nel Castello d’If , che al confronto Guantanamo sembra la guardina dei carabinieri di Vizzolo Predabissi.

(Continua…)

‘Ala-Al-Aswani – Palazzo Yacoubian

Sdrucciola luglio 8th, 2007

yacoubian.jpgEsistono libri di autori stranieri che si leggono semplicemente per assaporare un gusto esotico, ed esattamente come una buona cena indiana che spezza la monotonia spaghetti-carne-insalatina, lasciano in bocca solo l’assaggio di un altrove.

Poi ci sono i libri come quello di Ala-Al-Aswani: che non nascono con l’obiettivo di provocare ma a contatto con un palato addormentato scatenano delle reazioni e fanno nascere delle domande.

Politicamente corrette per chi vive nell’ “asse del bene” e vuole vedere da vicino l’oscuro, prevedibili e concentrate sul tema dell’omosessualità per chi fomenta l’integralismo, in ogni caso più vere di quelle che (non) pongono i telegiornali.

Corruzione, violenza, intolleranza, povertà… qual è la causa e quale l’effetto?
Quanti e quali fili legano i destini degli individui a quelli delle società, dei mondi che abitano?

E’ lui, Il destino, il vero nemico dei protagonisti di Palazzo Yacoubian.
C’è chi tenta di aggirarlo, chi lo combatte, chi vi si abbandona, chi semplicemente vive in attesa di scoprirlo. In ogni caso, quasi in ogni caso, il destino fa il suo lavoro fino alla fine.

Riuscirà a emanciparsene solo chi deciderà di riscriverlo dopo averlo letto e compreso. ‘Ala- Al- Aswani regala benevolmente un’ultima consolazione che è un’ombra appena accennata di speranza. Leggendo la cronaca con il filtro del suo romanzo c’è di che essergliene grati.

‘Ala-Al-Aswani – Palazzo Yacoubian, Feltrinelli, 16 euro

Dal libro è stato tratto un film che in Francia e in Egitto ha suscitato molta polemica.
Gabriele Romagnoli lo ha visto e la racconta così

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