Archive for giugno, 2007

Simonetta Agnello Hornby – La mennulara

Sdrucciola giugno 28th, 2007

agnello_hornby.jpgForse ha ragione chi dice che non bisognerebbe mai incontrare gli scrittori per evitare delusioni.
A volte però capita, come in questo caso, che l’incontro preceda la lettura e la arricchisca.

Perché se non si ha nelle orecchie la voce di Simonetta Agnello Hornby che racconta la propria scrittura con la modestia e la determinazione di un artigiano, forse si perde qualcosa.

Siciliana trapiantata in Inghilterra dove esercita come avvocato, ha acquisito il pragmatismo della patria di adozione senza perdere in passione.
Il risultato è miscela esplosiva, in grado di gelare con un solo sguardo chi insiste con l’evocare le sue ascendenze nobili come un titolo di merito.

La Sicilia raccontata nella Mennulara è quella degli anni ’60, un mondo che in tutte le sue facce è travolto dal cambiamento e cerca con più o meno voglia un modo per traghettarsi nella modernità.
Fil rouge è la progressiva scoperta dei segreti della defunta Mennù, serva e sostegno della famiglia Alfallipe.

Le parole che Simonetta Agnello Hornby scrive sono pungenti come quelle che pronuncia ma il romanzo in sé resta nel limbo indefinito delle storie di cui coinvolge più l’atmosfera della trama e che si finiscono senza troppi rimpianti.

Una buona lettura estiva, in ogni caso

Simonetta Agnello Hornby, La Mennulara, Feltrinelli, 14 euro

Apdeit: qui potete vedere/sentire Simonetta Agnello Hornby

David Leavitt – L’uomo che sapeva troppo

Sdrucciola giugno 21st, 2007

Turing crede che le macchine pensino
Turing giace con gli uomini
Quindi le macchine non sanno pensare

turing.jpgIl sillogismo è opera dello stesso Alan Turing, il genio a cui David Leavitt dedica un’appassionata biografia.
Chi ha frequentato almeno un corso di informatica conosce il nome dell’autore della macchina alla base delle speculazioni logiche che hanno portato alla nascita dei computer.

Meno noto il suo fondamentale contributo alla decrittazione dei codici generati da Enigma, lo strumento utilizzato dai nazisti per proteggere le proprie comunicazioni.

Leavitt esordisce il suo tributo al genio soffermandosi in particolare su alcuni aspetti della sua vita privata che, secondo l’autore, ne spiegano in parte il pensiero originale e non allineato. Turing era omosessuale, e lo era in un’epoca in cui, in Inghilterra, era considerato un reato punibile con il carcere e la castrazione chimica (e naturalmente entrambe le fortune spettarono a Turing).

Ora, non occorre essere come Leavitt un paladino della causa, per comprendere quale incidenza ciò possa avere avuto nella vita di un uomo che si è dedicato interamente alla conoscenza e ha visto le proprie scoperte spesso ignorate, fraintese, quando non apertamente derise.

Perché Turing non si è limitato a sondare le possibilità della logica simbolica ma è andato oltre, immaginando un mondo in cui le macchine non solo cooperano con l’uomo ma mettono in discussione il suo concetto di intelligenza, esigono rispetto.

Sono moltissimi gli spunti di riflessione che questo libro è in grado di offrire, ma ci sono due grandi “ma”.

Il primo è che Leavitt insiste forse eccessivamente sul tema dell’omossessualità di Turing, sicuramente ingiustamente trascurato ma qui ribadito in modo ridondante.

Il secondo è che nonostante la premessa dell’autore che ci confessa di capirne poco di logica e matematica, il libro si addentra in questioni complesse.

Certo, si tratta di capire il valore degli studi di Turing.
Ma… le pagine sulla logica e sulla macchina di Turing sono ostiche, seguono quelle sulla matematica pura (e sono dolori) e quando ci si rilassa con la crittografia, immaginando il risvolto spionistico, si è stroncati dall’accurata descrizione di Enigma (una specie di flipperone per matematici).

Resta la suggestione evocata dai sogni di Alan Turing e dalla sua fine.
L’uomo che aveva spinto oltre il proprio pensiero, osando sfidare il mainstream e perseguendo, anche a costo di sbagliare, le proprie intuizioni, si tose la vita a 41 anni, mordendo una mela intinta nel cianuro.

Come un altro grande logico, Gödel, Turing era rimasto affascinato dall’edizione dinseyana di Biancaneve e i sette nani.
Leavitt lascia intendere che forse già quando percorreva i corridoi del King’s College cantando “Metti il frutto nel veleno fino a quando ne sia pieno” portava il germe della sua fine.
Non importa, così come non importa la leggenda che vuole il logo della Apple ispirato al grande logico.

Quello che conta è che, come ci ricorda David Leavitt, la mela di Biancaneve non la uccide, la fa cadere addormentata.
Forse Turing sta ancora sognando le sue macchine che scrivono sonetti e gustano le fragole con la panna…

David Leavitt, L’uomo che sapeva troppo, Codice Edizioni, 19 euro

Percival Everett – Glifo

Sdrucciola giugno 13th, 2007

stewie.jpgSe amate I Griffin e il personaggio di Stewie, il diabolico infante, siete sulla buona strada per apprezzare questo piccolo libro che sta già diventando un culto.

Il protagonista di Glifo ha dieci mesi e, come Stewie, si diletta nell’osservare e formulare giudizi al vetriolo sugli adulti che lo circondano.
Il fatto è che il piccolo Ralphie non sa parlare, ma ha già sviluppato una padronanza del linguaggio che lo mette in grado di divorare qualsiasi libro gli si ponga nelle vicinanze, e non solo.

Affascinato proprio dal linguaggio e dalle sue straordinarie proprietà, Ralph comunica per scritto le sue elucubrazioni che attraversano con disinvoltura tutta la storia della filosofia del linguaggio, ironizzando senza pietà sui suoi “eroi”.

Tanto per darvi un’idea, tra i protagonisti del romanzo c’è un esilarante
Roland Barthes, che dopo averci provato con qualsiasi essere di sesso femminile precisa:

Sai, io sono francese

Tra una dissertazione e l’altra (tenere una garzantina a portata di mano non è una cattiva idea) c’è spazio per una sottotrama improbabile quanto divertente: il bambino prodigio viene rapito, ri-rapito, salvato e quindi ri-salvato.
Nel cast non mancano psico-antropologhe d’assalto, preti pedofili e carteggi immaginari tra i grandi del pensiero.

Vi sentirete terribilmente ignoranti, inadeguati e impacciati, ma vi divertirete comunque un sacco.

Un sentito grazie al mio pusher personale (di cui come nel caso di Ralphie condivido i geni) per questo e tutti gli altri consigli.

Percival Everett, Glifo, Nutrimenti, 15 euro

Chuck Palahniuk – Rant

Sdrucciola giugno 6th, 2007

rant.jpgFresco di acquisto* e già divorato, Chuck è qui.
Dopo la parentesi di La scimmia pensa la scimmia fa, si torna a leggere una bella storia circolare, anzi episodico-circolare.

Perché Rant, come recita il titolo completo, è la biografia orale di Buster Casey, una vita raccontata attraverso le persone che hanno avuto la (s)fortuna di incrociarla nel proprio cammino.

Il buon Palafuff pare essersi almeno in parte liberato dalla sindrome delle prime 5 pagine, quella strana malattia che in alcuni sfortunati romanzi come Cavie lo obbligava a dare sfoggio della propria perversità nei primissimi passi del libro.
Qui, come si conviene, spunti di raccapriccio sono ben spalmati in tutta la lunghezza e sapientemente miscelati a un paio di invenzioni che non fanno rimpiangere i titoli più noti.

Anticiparle a chi aspetta l’uscita dell’edizione italiana sarebbe pura crudeltà, ma vale la pena di dire che Rant Casey è sì, come dichiarato nelle anteprime, un killer, ma di natura strettamente palahnukiana.
Ossessionato come il suo autore dal corpo e dalle sue mutazioni, riuscirà a fare di sé la più grande arma biologica che il mondo abbia conosciuto, somministrando morte e redenzione.

Accanto a questo, altri temi ricorrenti e qualche nuovo spunto frutto di suggestioni tecnologico apocalittiche. Di cui magari si poteva fare anche a meno, ma una spruzzata di Dick sta bene su tutto quindi è perdonabile.

Un consiglio di lettura: abbandonatevi alle pagine mantenendo un occhio sempre vigile. Palaciuk ha seminato indizi che assumono senso con il procedere della storia e suggeriscono succulente interpretazioni.

Chuck Palahniuk, Rant, an oral biography of Buster Casey, Doubleday

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