Archive for febbraio, 2007

Mi si è ristretto il classico

Sdrucciola febbraio 25th, 2007

Ign riporta la notizia che d’ora in poi i lettori inglesi potranno disporre di un Guerra e pace in versione ridotta.

L’operazione, condotta dall’editore HarperCollins, ha snellito il celebre classico di circa 500 pagine per renderlo più accessibile.

La cosa mi suscita qualche perplessità, specie di fronte all’affermazionedella casa editrice:

“Lontano dai solenni vagheggiamenti filosofici, nel testo viene invece rinforzato il dramma e la tragedia dell’immenso racconto”

che rende evidente con quale spirito sia stato effettuato il taglio. Non sarà che i vagheggiamenti filosofici c’entrano qualcosa con il fatto che Guerra e pace sia un classico? Già immagino il fiorire di appassionanti dibattiti come: “Tolstoj e Dostoevskij, chi ha scritto le più struggenti scene d’amore?”.Non ho letto Guerra e pace. E’ una lacuna di cui mi pento e che spero di colmare. Ci sono libri che appaiono come montagne impossibili da scalare, letture che si rimandano di anno in anno. Ma è bello sapere che quando le si affronterà, si proverà la stessa soddisfazione di chi ha conquistato una vetta dopo un percorso faticoso. Sforzandosi, cadendo, ricominciando, arrivando con i polpacci doloranti e il fiato corto ma ripagati dalla contemplazione della salita fatta e della vista che si gode da lassù.
Chi preferisce risparmiare le forze rimandi l’impresa, oppure si accontenti della visuale ridotta che si gode lato statale…

Qui comincia la lettura

Sdrucciola febbraio 22nd, 2007

Dopo il successo delle letture dedicate a La figlia del corsaro, torna Qui comincia la lettura, l’iniziativa promossa dal festivaletteratura di Mantova.

L’idea è quella di creare una grande comunità di lettura attraverso un libro, che per due mesi diventa occasione di incontro e di animazione culturale.

Il libro di quest’anno è Il bacio di una morta di Carolina Invernizio, feuilleton che promette grandi emozioni.

Qui tutte le indicazioni per partecipare. Il libro come sempre sarà diffuso a Mantova e in altri comuni, sul sito è comunque possibile scaricarlo.

Avventure agrodolci – Anthony Bourdain

Sdrucciola febbraio 18th, 2007

Per chi non lo conoscesse Anthony Bourdain è il geniale autore che ci ha fatto conoscere il lato oscuro della cucina in Kitchen confidential e ci ha portati in giro per il mondo con Un cuoco in viaggio.

Cuoco di provata esperienza, ama presentarsi come il Keith Reichards dei fornelli, e come dargli torto: dai suoi racconti il mondo della ristorazione appare né più né meno come il trionfo di sesso droga e rock’ n’roll. Ma dall’uscita italiana del suo primo libro è passato qualche tempo e il nostro Tony è diventato una celebrità con tanto di show su satellite (per chi ne dispone consiglio assolutamente di seguire le sue scorribande in giro per il pianeta).

In questo Avventure agrodolci sono raccolti testi e brevi articoli che hanno a che fare con la sua professione di cuoco famoso e riflessioni più o meno pertinenti al cibo.

La mia personale simpatia per Bourdain non conosce limiti ma c’è da ammettere che a volte è un po’ fastidioso nel suo ribadire il cliché del cuoco maledetto.

Le cose importanti che dovevamo sapere sulla sua professione ce le ha già dette nel primo libro. Le assurdità culinarie mondiali sono nel secondo. A cosa serve allora questo libro?

A riflettere sullo status di celebrità, a chiarire qualche giudizio e a formulare una visione del presente e del futuro della ristorazione visti da Tony.

Alla domanda “cosa c’è dietro al fenomeno degli chef di successo?“, Bourdian si risponde:

Forse la gente non scopa abbastanza

e non è solo una battuta ad effetto, Tony argomenta la cosa riuscendo persino convincente!

Per il suo e per il nostro bene c’è da augurarsi che rimanga in salute (cosa difficile data la quantità di sostanze più o meno lecite che ingurgita) e che maturi il proprio personaggio (più difficile ancora).

Abbiamo bisogno di gente che sdogani il buon cibo senza cedere alle mode, abbiamo bisogno di imparare che l’unica cosa che conta, in un tre stelle come in un pub, sono coerenza e onestà nel piatto che ci viene servito.

Anthony Bourdain, Avventure agrodolci, Feltrinelli, 16 euro

Concorso – Opera narrativa

Sdrucciola febbraio 18th, 2007

Opera Narrativa lancia la prima edizione del suo concorso letterario, dedicato ai racconti noir.

Se avete una buona idea sul tema il libro potete provare a cimentarvi. Il premio è la pubblicazione del racconto in un’antologia edita da Tabula Fati.

La scadenza per la partecipazione è il 30 giugno, leggete attentamente il bando per tutte le informazioni e approfittatene per dare un’occhiata a Pagine aperte, il network letterario di Opera narrativa.

Eataly – Torino

Sdrucciola febbraio 18th, 2007

In tempi difficili il cibo resta il migliore appiglio per non lasciarsi andare allo sconforto. E’ con questo spirito, e per aprire la strada alla recensione delle Avventure agrodolci di Bourdain, che sconfino volentieri nella cultura gastronomica per una visita a Eataly.

Sotto questo marchio si è riunito un gruppo di piccole aziende che operano nei diversi settori del comparto enogastromico, per proporre i frutti del loro lavoro, fedeli al vecchio motto «l’unione fa la forza»

Il risultato di questi sforzi si può vedere a Torino, in via Nizza 230, dove proprio di fronte al Lingotto è stato creato una sorta di outlet del cibo di qualità.

Il manifesto del progetto parla chiaro: cibo di ottima scelta a portata di tutti. Una vasta area, disegnata come un mercato, dedicata all’acquisto e al consumo, zone riservate alla formazione con corsi di cucina e degustazioni di prenotazione.

Fa un certo effetto essere immersi nell’atmosfera linda e stilosa di Eataly, circondati da primizie di tutti i tipi, divise per settori. Carne, pesce, formaggi e persino bibite spesso introvabili accolgono e quasi confondono il visitatore, in un’orgia di colori e profumi.

Notevole l’angolo delle spezie così come la scelta di frutta e verdura, rigorosamente di stagione. Impossibile trattenere lo stupore nel corridoio delle conserve, dove barattoloni sott’olio rievocano le dispense di una volta (in grande, molto in grande).
Il personale, gentilissimo, riesce a destreggiarsi anche in un affollato pomeriggio del sabato senza mai perdere il sorriso.

Note stonate: il gusto con sui sono disegnati gli spazi è ineccepibile, ma davanti al banco dei formaggi si sente l’assenza del classico “numeretto” che sarà anche poco fine ma evita discussioni e snellisce il servizio.

Per quanto riguarda i prodotti stupisce non poco la presenza di alcune marche. La pasta Garofalo è ottima, ma perché comprarla qui piuttosto che al supermercato?

Veniamo quindi alla cassa, là dove si può consumare il vero dramma. Perché nonostante gli sforzi di democratizzazione, il conto resta salato e poco in linea con le dichiarazioni d’intenti.

La conclusione è che il luogo merita sicuramente una visita ma lo shopping dev’essere accorto, spiluccando qua e là tra i prodotti che davvero non si possono trovare altrove e per i quali vale la pena di fare uno sforzo anche economico.

A dimostrare che molti si limitano a cogliere l’aspetto puramente fashion del luogo, riporto questa richiesta sentita al banco dei formaggi:

Abbiamo a cena quattro persone, ci dia un po’ di formaggi

Come dire, il sogno di ogni divulgatore del buon cibo…

Il sito di eataly torino

Federico Rampini – L’impero di Cindia

Sdrucciola febbraio 5th, 2007

Quello di Federico Rampini è prima di tutto un viaggio nei nostri pregiudizi, quelli che ci impediscono di cogliere una realtà in mutamento che sta già producendo i suoi frutti, buoni o cattivi che siano.

Si parla di Cindia: come Cina e India, le due potenze economiche che sono pronte a conquistare il mondo scalzando le egemonie tradizionali.

Partiamo dall’India per scoprire, ad esempio, il distretto di Bengalore, la Silicon Valley indiana dove non si produce hardware sottocosto ma si disegnano software e carrozzerie ad elevatissimo valore tecnologico.

Secondo pregiudizio abbattuto: gli studenti indiani considerano Harvard una seconda scelta, nel loro paese esiste una serie di poli universitari che hanno guadagnato l’eccellenza.
Non solo il numero di laureati indiani è nettamente superiore a quello dei paesi ritenuti avanzati, ma le occasioni di impiego non mancano dato che le maggiori imprese americane ed europee scelgono di investire qui le loro risorse. Certo, un ingegnere indiano costa meno ma, sorpresa, spesso è anche più capace*.

L’immagine un po’ fricchettona di un paese ammalato di spiritualità cozza brutalmente con i casi portati ad esempio da Rampini, e non è tutto.
Perché l’India è anche la più grande democrazia del mondo, con una percentuale di affluenza alle urne superiore a quella degli Stati Uniti (ok, qui non ci vuole molto) e una dialettica tra le grandi religioni che le consente di avere primo ministro, presidente e capo del maggiore partito politico di tre religioni diverse.

Il tutto accanto alla sopravvivenza delle caste, a un sistema sanitario inefficente, alla scarsità di infrastrutture e alla più che migliorabile distribuzione delle ricchezze.

Se nonostante questo i primi capitoli, dedicati all’India, sono tutto sommato all’insegna della positività, quelli riservati alla Cina non possono che destare turbamento.

Il gigante cinese appare come un mostro dominato dal pericoloso abbraccio tra capitalismo e autoritarismo.
Qui, davvero, troviamo gli operai letteralmente incantenati alla macchina, schiavi senza via d’uscita di un sistema che stritola ogni dissenso.

Gli aneddoti non mancano e nessuno di essi è piacevole. Ma Rampini avverte: la leggitima preoccupazione per la tutela dei diritti umani non può essere usata come scusa per un ritorno al protezionismo.

Perché, come spiega bene l’autore, quella di Cindia non è solo una minaccia, è un’occasione che l’Occidente deve saper cogliere per cambiare. Imporre dazi per proteggere l’industria locale non farà che rallentare un processo irreversibile e non riuscirà sicuramente a cambiare le condizioni degli operai cinesi.

Abbiamo di fronte delle culture millenarie che stanno riprendendo la posizione di primo piano che hanno avuto in passato. Abbiamo due scelte: nascondere la testa sotto la sabbia, oppure guardarle negli occhi.

Il giudizio complessivo sul libro è più che buono. Rampini riesce a insinuare qualche dubbio nelle nostre, spesso stolte, certezze.

* Ho scelto qualche esempio che mi ha colpita ma sono davvero molti gli spunti offerti dal libro, dalla gestione della democrazia alla coesistenza di valori tradizionali e moderni, in un quadro senza dubbio contradditorio ai nostri occhi

Federico Rampini, L’impero di Cindia, Mondadori, 15 euro

Aggiornamento: sulla Cina e il suo futuro consigliato anche lo scambio epistolare tra il giornalista Will Hutton (liberal) e l’economista Meghnad Desai (laburista) apparso sull’ultimo numero di Internazionale (grazie a Pelo per la segnalazione).  Leggete e giudicate, a me pare che la verità sia in mezzo…

Viaggi letterari

Sdrucciola febbraio 1st, 2007

Il sito Literary traveler nasce nel lontano 1998 da un’idea molto semplice: coniugare due passioni esplorando i luoghi vissuti e raccontati dai grandi autori.

Le sezioni principali, literary articles e literary tours, permettono infatti di navigare tra i temi d’interesse per lettori e viaggiatori.

La prima sezione contiene gli articoli dedicati ai diversi autori, ai temi rilevanti e agli eventi. Accanto ai nomi celebri del passato trovano spazio i contemporanei (ad esempio Arto Paasilinna) mentre da una frettolosa ricerca emerge qualche assenza illustre (Simenon, Conrad ecc…). Per una rapida consultazione lo strumento migliore resta l’elenco degli autori.

Nella sezione literary tours troviamo le proposte per viaggiare sulle orme degli autori. Non sono molte ma spaziano dal Messico alla Polonia. Accanto alla descrizione del luogo, comprensiva di note sui suoi riferimenti lettari, si trova il nome del tour operator selezionato per il viaggio. Niente da spartire con club vacanze a base di animazione, qui calma, relax e spazio per la meditazione sono garantiti.

Nel complesso un progetto interessante, i contenuti sembrano di qualità. Peccato solo che siano così pochi!

Quiz: indovinate qual è l’autore più citato? A occhio e croce senza dubbio il buon Hemingway che, come è noto, a lasciato tracce di sé praticamente ovunque (ma saranno di più le targhe “Napoleone ha dormito qui” o quelle dedicate ai giacigli di Ernest?)

E in Italia? Esiste il sito dei Parchi letterari:

I Parchi Letterari possono essere uno spazio fisico o mentale dove l’autore ha vissuto o ha assorbito l’atmosfera che lo ha portato a scrivere le sue opere. (…) In tale spazio vanno salvaguardate le esperienze visive ed emozionali dell’autore, con attività che stimolino curiosità e fantasia.

Sul sito un menù a tendina permette di individuare le regioni dove sono presenti i parchi e accedere al loro sito. Gli autori vanno da Dante a Chiara (in questo caso spicca l’assenza del Piemonte e dei suoi scrittori!).

Altri viaggi, sicuramente meno istituzionali, si trovano nella sezione dedicata di writers. Qui si può scegliere se andare a Roma con Hans Christian Andersen o a Genova con Nietzsche.

Buona lettura e buon viaggio