Gatti e topi

Panzallaria Novembre 23rd, 2006

Ho appena finito di leggere Maus, la graphic novel di Art Spiegelman, uscita in edizione integrale con Repubblica e che gli ha fatto meritare un Pulitzer.

Ho finito prima di addormentarmi e ho fatto sogni intensi e angoscianti, pieni della storia che qui è narrata.

L’olocausto degli ebrei, i campi di sterminio, e la perdita delle persone care e delle certezze è qui raccontata con il punto di vista del padre dell’autore, trasfigurato in topo.

Non è un fumetto di quelli da leggere in spiaggia, Maus.

Anche se cerca il lieto fine e lo fa suo per lasciare spazio ai dubbi e al vuoto esistenziale (che è contemporaneamente pieno memoriale) del protagonista-padre del libro.

Forse non è un fumetto. O non solo. Le immagini conferiscono potenza alla storia, una storia vera che non lascia spazio all’aneddoto ma solo alla cruda ricostruzione dei fatti come si sono evoluti nella memoria.

Attraverso le fisime, i mali interiori e le debolezze di un padre: ombra immensa - con il suo dolore - per un figlio vissuto sentendo parlare, sempre, di Auschwitz.

Attraverso gli occhi di un ebreo che degli ebrei non nega gli stereotipi ma li normalizza, che si è salvato ma è anche rimasto sommerso.

Attraverso gli occhi di un topo che tenta di fuggire dai gatti (i tedeschi) e dai loro giochini di potere come può, per un pezzo di formaggio che lo faccia arrivare a sera.

Attraverso il rapporto padre-figlio, nelle sue mille sfumature, nell’incedere della vecchiaia dell’uno e del senso di colpa dell’altro.

Maus mi ha profondamente turbata. Perché da quelle tavole non escono solo parole ma anche l’odore, l’odore della cenere e della nebbia polacca di quei - sempre più lontani - giorni del 44.

Se vi capita leggetelo, guardatelo e accarezzatelo come si fa con un ricordo.

Non personale ma nostro.

Una Risposta a “Gatti e topi”

  1. Cap. Carlockon 23 Nov 2006 at 22:17

    Certo che Maus è un fumetto, e dei migliori: il linguaggio è esattamente quello. Graphic novel, si dice in inglese, ossia romanzo grafico (o disegnato): ciò che rende molto di più l’idea per questi tipi di opera, e se in effetti vogliamo evitare l’uso del brutto e non azzeccatissimo termine italiano.
    Tuttavia la sostanza non muta.
    A presto per ulteriori commenti sull’opera.

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