Archive for Ottobre 26th, 2006

L’ombra del vento - Carlos Ruiz Zafon

Panzallaria Ottobre 26th, 2006

Finalmente scrivo anche io Panzallaria, autore assente e fantasma di questo blog.

Ho avuto mesi un po’ intensi - mentalmente - che hanno sostituito alla gioia della lettura i pensieri di una 33enne che sta per diventare mamma. Mi scuso quindi per il mio non esserci stata, dettato da pigrizia unita a mancanza di stimoli culturali, o meglio a mancanza di volontà di cogliere gli stimoli culturali.
In questo periodo di scarse letture, sono rimasta affascinata da un libro che proprio Sdrucciola mi ha consigliato: L’ombra del vento di Carlos Ruis Zafon, edito negli Oscar Mondadori.

Attualmente tra i libri più letti, almeno a stare dalle classifiche dell’inserto culturale della domenica de “Il sole 24″, a buon merito è un libro che si divora.

La storia intreccia la vita di un ragazzo con quella del suo scrittore preferito, quello che ti cambia la vita e ti fa vedere cose che prima non vedevi, come un amico caro che non dimenticherai mai più.

E sulle orme di Julian Carax, l’autore de L’ombra del vento, il giovane Daniel scopre la sua vita, sperimenta gli anni della dittatura in Spagna e le repressioni, vivendo la seconda chanche di Carax: autore poco conosciuto e di cui - un’oscuro personaggio - vuole bruciare tutti i libri ancora esistenti.

Il noviziato alla vita di Daniel si compie seguendo le orme di Carax, ricostruendo il puzzle della sua vita, della sua storia d’amore e di un destino di espiazione.

E il libro, come un cerchio, si chiude sull’inizio, sul motore primo della storia: il rapporto con il proprio padre, con i ricordi e con i libri.

Il finale è consolatorio e accomoda gli strappi del destino. Di solito a me questo tipo di finali non piacciono, perché ho il dubbio che mi lascino sempre senza dubbi, ma in questo caso si confà al libro: ogni cerchio deve chiudersi e L’ombra del vento è un cerchio.

Mi ha affascinato in particolare il gioco al quadrato della letteratura che attua l’autore, un gioco dal vago sapore medievale, in cui in un libro si parla di un altro libro, in cui uno scrittore costruisce la vita di un altro scrittore e i personaggi fittizi e reali si mischiano, senza creare confusione ma armonia emozionale.

E forse, il senso di tutto il romanzo, sta in queste poche righe, scritte a conclusione del primo capitolo:

Un giorno sentii dire da un cliente della libreria che poche cose impressionano un lettore quanto il primo libro capace di toccargli davvero il cuore. L’eco di parole che crediamo dimenticate ci accompagna per tutta la vita ed erige nella nostra memoria un palazzo al quale - non importa quanti altri libri leggeremo, quanti mondi scopriremo, quante cose apprenderemo o dimenticheremo - prima o poi faremo ritorno.”

Perché leggere è sempre ri-leggere…