Bookcrossing alla francese
Sdrucciola Ottobre 23rd, 2006
Mentre fervono i preparativi per l’imminente megaliberazione (martedì sera verso le 19.30 ne parliamo con Vic su radio deejay) mi imbatto in un post piuttosto polemico sul blog francese Culture Café.
L’obiettivo della polemica non è tanto il bookcrossing (anche se definirlo il peer to peer dei libri è francamente scorretto) ma alcune case editrici che l’hanno utilizzato come strategia di marketing.
In Francia esiste una legge, varata venticinque anni fa da Jack Lang, secondo la quale è vietato applicare ai libri riduzioni maggiori del 5% del loro prezzo. Si tratta di una legge che mirava a proteggere le piccole librerie di fronate all’avanzare della grande distribuzione.
Tra le conseguenze però, viene sottolineato l’effetto negativo sui piccoli editori che come accade in Italia presentano i loro libri a prezzi più alti e sono privati in questo modo della possibilità di affettuare vendite promozionali.
Detto questo, il blog attacca la strategia della casa editrice Héloïse d’Ormesson, accusata di aver liberato i propri libri per fare promozione aggirando la legge.
Su questo nulla da obiettare e qualcosa su cui riflettere: assisteremo allo stesso fenomeno in Italia? Quanto tempo può passare prima che le case editrici fiutino l’affare?
Quello che mi lascia perplessa è l’apertura del post: il casus belli infatti è la liberazione fatta dal comune di Rennes e dalla Fnac che lasceranno 600 copie di tredici libri selezionati tra i vincitori del premio Goncourt.
Si può parlare anche in questo caso di marketing? Può essere, di certo Fnac ha il suo ritorno. Ma manterrei la distinzione tra l’iniziativa della casa editrice e quella assai più popolare concordata con il comune(i titoli sono stati scelti dagli studenti del liceo).
Riprendendo il titolo del post (”Il bookcrossing istituzionale, troppo altruista per essere onesto“): sì, l’istituzionalizzazione non fa bene al bookcrossing, ma non gli fa bene neanche il moralismo;-)

Credo che l’articolo, che è tutto comunque molto centrato sulla legislazione francese in materia di editoria, sia abbastanza condivisibile. Soprattutto per quanto riguarda il sospetto che sorge quando multinazionali della “cultura” come Fnac si appropriano del bookcrossing. Che è deve restare una pratica individuale, anche quando svolta in gruppo.
L’istituzionalizzazione segna la morte del bookcrossing. A meno che non si voglia che il bookcrossing sia una pratica “bobo”, come si dice nell’articolo.
Secondo me perché il bookcrossing non diventi un’alternativa al club del bridge per un’élite facoltosa deve stare lontano dalle tentazioni di istituzionalizzazione, dalle sponsorizzazioni di istituzioni e enti, oltre che, naturalmente e a maggior ragione, di privati sicuramente molto poco altruisti.
Ma è solo la mia opinione ;)
Come dicono i markettari delle compagnie aeree “la tua opinione per noi è importante!” :-) In realtà lo è davvero, grazie per aver lasciato il tuo parere.
Come dicevo, mi ha infastidito il tono moralista dell’articolo e la gaffe del peer to peer che dimostra una scarsa comprensione del fenomeno. ll che non significa che ne appoggi un uso strumentale e commerciale