Festivaletteratura 10- Patrik Fogli e Gianni Biondillo con Carlo Lucarelli
Sdrucciola Settembre 19th, 2006
Uno degli incontri più divertenti a cui mi è capitato di assistere.
Saranno le chiacchiere con i vicini di posto con cui ci si scambia dritte sui titoli più interessanti o commenti sulla tizia che si intrufola a tutti gli eventi con un falso pass.
Sarà che il trio sul palco ce la mette tutta per parlare seriamente ma senza seriosità della condizione del noir italiano.
Certo, una buona mezz’ora è spesa da Lucarelli per la difesa d’ufficio del genere e questo si spera di non doverlo vedere più.
Non perché le argomentazioni non siano convincenti, ma perché se non sono gli autori i primi a smettere di giustificarsi non si uscirà mai dal circolo vizioso dell’accusa-difesa e si perderà un sacco di tempo prezioso.
Tanto più che le critiche sono davvero risibili e i lettori, che a differenza dei critici i libri li comprano, hanno chiarissima l’idea che si distinguano semplicemente in buoni e cattivi.
L’intervento di Lucarelli è comunque godibile e va detto che la visibilità televisiva non sembra avergli fatto danni.
La parola passa ai due autori presentati: ingegnere bolognese uno (Fogli) architetto milanese l’altro (Biondillo). Le differenze, che andranno approfondite con la lettura dei rispettivi romanzi, non si fermano qui.
Fogli parla più timidamente del suo lavoro, delle difficoltà di occuparsi di una città giallisticamente sovraesposta, della necessità di raccontare ciò che si conosce, e arrosisce in modo adorabile a un complimento dal pubblico.
Biondillo sfodera una verve da intrattenitore e regala buone battute, ma è molto serio quando parla della sua Milano.
Una città che da oltre vent’anni nessun romanzo racconta, se si escludono gli sforzi ombelicali di un paio di tizi dal doppio cognome.
Ed è convincente quando ci ricorda che quella Milano di nebbia e fabbriche non esiste più, che altro è successo in questi anni e quest’altro va raccontato. Magari, come nel suo caso, dall’osservatorio di Quarto Oggiaro invece che dalla madonnina.
Giudizio>> diretto e divertente
Henning Mankell è un distinto signore svedese che con una disinvoltura molto nordica si presenta all’appuntamento in anticipo e si mette tranquillo a passeggiare nel cortile della Cavallerizza senza attirare l’attenzione su di sé.
Per festeggiare i dieci anni del festival la sua madrina ci regala un sequenza di letture dagli autori che ne sono stati protagonisti. Da Adonis a Saramago passando per De Luca, Lessing, Pennac e moltissimi altri che la voce di Lella Costa anima e vivifica.
Devo questo incontro a G. che il giorno prima me l’ha segnalato e che ringrazio.
Il cortile della Cavallerizza è pieno che più non si potrebbe, i due arrivano con un certo ritardo ma vengono perdonati subito perché lo fanno a bordo della mitica Topolino, lasciata generosamente ostaggio dei fotografi dilettanti.
Rumiz ci regala la storia della gialla cotogna di Istanbul, la stessa che ha sigillato la sua amicizia con Capossela. Commozione in sala, la storia è una di quelle che ti prendono testa e cuore.
I coniugi Wheeler sono famosi per aver creato la guida turistica più popolare del mondo: la Lonely Planet.
Finalmente un appuntamento da ricordare!Nonostante Bruno Arpaia si dilunghi un po’ troppo nella presentazione raccontandoci tutta la trama di I soldati di Salamina, la palpabile amicizia che lega i due rende l’incontro piacevole e stimolante.
David Sedaris, autore americano di origine greca, fa la sua apparizione salutando il pubblico in italiano. Il sospetto che si tratti un gran baccaglione viene confermato piuttosto rapidamente e confesso che alla fine dell’incontro, non fosse per l’ottimo Massimo Cirri, mi verrebbe una certa tristezza.