Festivaletteratura 11- Amartya Sen con Armando Massarenti
Sdrucciola settembre 20th, 2006
La storia è questa: dovevo andare a vedere l’incontro con Maurizio Maggiani. E ci sono andata. E sono scappata.
Tralasciando una spiegazione più dettagliata che coinvolge il mio vicino di posto nonché cuore infranto in cerca di consolazione da cui sono dovuta fuggire, diciamo che le parole pacate dell’autore non mi hanno proprio convinta.
Mi riservo di tornare sul giudizio, questo è il motivo per cui non ha un post a sé: colpa del contesto sfavorevole (leggi: il marpione addolorato).
Ma dal letame nascono i fiori ed ecco che la fuga precipitosa mi permette di assistere all’incontro con Amartya Sen e chiudere in bellezza il soggiorno a Mantova.
Armando Massarenti introduce la figura dell’economista-filosofo indiano con forse troppa generosità.
Il diluvio di informazioni e idee su un terreno per giunta così difficile, è un po’ eccessivo.
Ma è comprensibile come si voglia evitare il rischio di ridurre tutto a chiacchiere da salotto e allora ci si sforza di arrivare vivi al tema del libro di Sen: identità e violenza.
L’economista utilizza concetti chiari e non per questo banali cercando di illustrare i pericoli insiti in un’idea di identità che separa e oppone gli uomini.
Un passaggio su tutti: il famoso scontro di civiltà non è che un aspetto dei conflitti odierni.
Come ha ricordato Sen, il Bangladesh si è separato dal Pakistan pur condividendone la religione. L’appello che percorre il suo intervento è sempre lo stesso: aggrapparsi a concetti semplici di identità, basati su un aspetto di ciò che siamo, è il modo più sicuro per andare incontro al disastro.
Per fortuna ci fornisce un esempio di segno contrario, il suo paese: in India, la più grande democrazia del mondo, il capo dello stato, il primo ministro e il leader del maggiore partito appartengono a tre religioni diverse, nessuna delle quali è la prima religione del paese, l’induismo. Se non fa riflettere questo…


