Sdrucciola settembre 21st, 2006
Repubblica riporta una statistica secondo la quale il 57% degli italiani, nel 2005, non ha aperto un libro.
Dato interessante quello relativo al parallelismo letture/pil:
Le regioni del nord, che contribuiscono per il 54,02% al Pil, raccolgono il 53,4% dei lettori; quelle del centro, che portano il 21,03% del Pil contano il 20,24 % dei lettori e il sud, infine, che contribuisce per il 24,94% al Pil, totalizza il 26,2% degli affezionati alla parola scritta.
e la rilevazione rispetto alle professioni:
se le famiglie di operai destinano lo 0,67% della spesa complessiva nell’acquisto di libri, all’incirca la stessa quota è riservata dai dirigenti e liberi professionisti
Quindi riassumendo si evince che: le regioni più ricche leggono di più, ma gli stipendi non c’entrano nulla.
A leggere, per esclusione, è la classe media di impiegati e piccoli professionisti. Guarda un po’, proprio coloro che in questi anni si stanno impoverendo di più.
E’ lecito pensare, quindi, che il futuro sia tutt’altro che roseo: i lettori forti leggeranno di meno perché avranno meno soldi (speriamo che leggano meglio e che facciano più bookcrossing), i lettori deboli continueranno a non farlo.
A meno che, come suggerisce lo stesso articolo di Repubblica, non si intervenga in modo deciso, a cominciare dalla scuola che investe pochissimo in iniziative per la lettura e in biblioteche scolastiche.
Come dire che se non cresciamo da ora i lettori di domani ci ritroveremo in un paese in cui i volumi saranno solo quelli dei televisori.